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venerdì 1 luglio 2022

Affinità

Marisa, la mia nuova compagna, l’ho conosciuta in un sito di incontri. Ho apprezzato subito la sua schiettezza, non nascondeva nulla del suo passato libertino, ed anche della sua natura lesbica. Diceva che la forza di un rapporto stava nel fatto di non avere scheletri nell’armadio. L’ho amata fin dall’inizio. Appena ci siamo conosciuti, nei dialoghi in chat, emergevano affinità, si coglieva un alone di magia, una forza che ci attraeva e poteva renderci felici. Per me, voleva significare che finalmente potevo condividere la mia doppia personalità con una donna spregiudicata che, come me, era amante della perversione in tutte le sue tonalità. Insomma, diventammo una coppia di fatto e, visto le assonanze, anche di scambisti e soci di molti club nazionali.


Da subito mi ha confessato che le piaceva cimentarsi anche in rapporti lesbici. Perché amava il corpo della donna come quello dell’uomo. Così, nei siti di incontri, oltre a coppie, contattavamo donne singole disposta a dividere il talamo matrimonio in un sublime triangolo.


Si sa che nella vita ognuno di noi indossa una maschera. La maschera che porti nei rapporti quotidiani è diversa da quella che metti in ambienti senza regole morali, quando scatenare le perverse inclinazioni è una espressione del tutto naturale.


Per questo, Marisa fu accolta con simpatia da tutti i miei parenti. Sopratutto da mia figlia Caterina, che fin da subito l’adottò come seconda madre. Tra loro nacque immediatamente una intesa perfetta. Meno male! Perché! Quando conobbi Marisa quello che temevo di più era soprattutto il giudizio di mia figlia. Per fortuna quell’incubo si è sciolto come neve al sole.


La mia vita stava procedendo a gonfie vele. Il lavoro, la mia compagna perfetta, mia figlia che finita la scuole superiore si era iscritti al corso universitario di magistrale, perché fin da piccola sognava di diventare una maestra elementare. Credo che la scelta possa darle molte soddisfazioni, poiché è portata verso l’insegnamento.


Con Marisa, ogni tanto, organizzavamo dei viaggi per incontrare altre coppie o donne, che avevamo contatto nel nostro sito.


La mia vita sembrava totalmente appagante, credevo di aver avuto il massimo. Ma non avevo fatto i conti con la seconda maschera di Marisa.


Si dice che il diavolo fa le pentole ma mai i coperchi.


Molto spesso capitava che, per motivi di lavoro, dovevo partecipare a dei seminari di aggiornamento. Noiose kermesse, che di fatto erano una inutile ostentazione di potere dei capi dell’azienda per cui lavoravo. Per fortuna duravano pochi giorni e quasi sempre si svolgevano nel fine settimana.


Marisa soffriva quando dovevo assentarmi, e sebbene le dispiacesse vedermi partire senza di lei, al rientro,  per farmi perdonare, non tornava mai a mani vuote.


Spesso, poiché non le piaceva restare da sola, chiedeva a Caterina di farle compagnia. In considerazione dell’ottimo rapporto che si era creato tra loro, lei accettava con entusiasmo. Anche contro il volere della mia ex moglie, l’unica che disapprovava quel rapporto speciale, chiaramente per mera gelosia.



Come dicevo nulla accade per caso.


Durante l’ultimo convegno dell’azienda, in piena riunione, un amministratore delegato, il relatore principale, fu stroncato da un infarto. Apriti cielo. Panico generale, ma, ritornata la calma, il convegno, per motivi di cordoglio, fu annullato.


Per fortuna che avevo già comprato il regalo per Marisa.


Quel giorno decisi di aggiungere più pepe al pensiero, così mi venne la brillante idea di farle una sorpresa.


Col senno di poi, miei cari amici, vi consiglio di evitare di sorprendere la vostra compagna, potreste essere voi ad essere sorpresi.


Pianificai il rientro nei minimi dettagli. Era un sabato sera, sicuramente Marisa e Caterina, sarebbero uscite, a farsi una pizza, essendo entrambe assidue frequentatrici delle pizzerie.


Sarei entrato e mi sarei fatto trovare seduto in salotto. Sperando di non provocarle un infarto.


Arrivato a casa, e parcheggiato l’auto in garage, entrai. Miei cari amici, io volevo sorprenderla ma è stata lei a sorprendere me. Del resto, dovevo immaginarlo considerato la sua natura. Comunque, ecco come sono andati i fatti.


Varcata la soglia di casa, entro in salotto e cosa scopro?


Marisa, nuda, con autoreggenti, seduta su una poltrona a cosce aperte, intenta a sgrillettarsi la fica. Caterina, nuda, inginocchiata al suo fianco, impegnata a succhiare e leccare i capezzoli del suo seno, come una lattante.


Guarda chi c’è? Che bella sorpresa!



Marisa mi aveva visto. Caterina alzò lo sguardo, mi sorrise e con voce serena.


Ciao papy!


La mia apparizione non l’aveva affatto imbarazzata, anzi, senza alcun patema d’animo, riprese con naturalezza a leccare e succhiare i capezzoli, come se  la mi presenza fosse scontata senza scomporsi di un millimetro. Marisa  con tono pacato.


Non fare quella faccia! Dai! Dai avvicinati!


Mi accostai a loro. Occupando l’altro fianco di Marisa. Osservavo mia figlia, basito, mentre ciucciava le tette di Marisa come una poppante.


Cambiando il punti di vista, notai un altro particolare che prima non avevo colto. Anche Caterina, alla pari di Marisa, si stava sgrillettando la fica. La vista della sua fica mi diede un brivido alla schiena.


Sai? Arrivi giusto in tempo! Abbiamo appena iniziato!


Non sapevo come reagire, se incazzarmi, se mandare a fan culo Marisa ed andare via. Ma una forza mi teneva  bloccato lì. Guardava le loro mani, frenetiche, mentre si muovevano sulle parti molli della fica.


Ti piace quello che vedi? Ti piace la fica di tua figlia? Non dici nulla?


Mi aveva colto di sorpresa, non ero imbarazzato, anzi, la scena mi affascinava. Solo che davanti a mia figlia avevo difficoltà ad esprimere quello che stavo provando.


La perversione di Marisa aveva toccato dei limiti che mai mi sarei aspettato. Vista la mia inerzia, guardate che cosa si è inventata.


Marisa, guardò la patta dei miei pantaloni.


Credo che qualcuno la pensa diversamente da te! Vediamo che dice?


Poiché avevo capito le sue intenzioni. Mi prestai al suo gioco lasciandola fare. Mi aprì la zip dei pantaloni, e, dopo aver armeggiato dentro tirò fuori il mio cazzo duro. Lo so, che avrei dovuto reagire diversamente, con repulsione, alla vista di mia figlia, nuda, ma, in quelle condizioni la bramosia ebbe la meglio sulla ragione. Perché la scena, nel complesso emanava un enorme carica erotica, che toccava i tasti più sensibili delle mie attitudini trasgressive.


Ah! Hahah lo sapevo! Guarda, Caterina, Guarda! che bel cazzo duro ha tuo padre! Mmmmm è duro, la pelle morbida e scivola divinamente!


Marisa attaccò ad agitarlo, muovendo il polso avanti ed indietro.


Nello stesso istante, Caterina fissava il mio cazzo, compiaciuta delle parole di Marisa. Il suo sorriso mi dava l’impressione che stesse condividendo le stesse sensazioni della matrigna.


Guarda, la cappella, mmmmm rotonda e lucida, bella! Dimmi? ti piace il cazzo di tuo padre?


Marisa stava palesando una oscena sfacciataggine incredibile, e, con naturalezza stava mischiando il sacro al profano.


Caterina, prima di rispondere, mi fissò intensamente, tuttavia i suoi occhi tradivano una forte eccitazione in corso. Che manifestava con una energico strusciamento della fica, mentre guardava il mio cazzo. Poi, candidamente… senza esitare!


Si! È un bel cazzo! Mi piace il cazzo di papà!


Marisa, rivolto a me.


Visto? Anche a tua figlia piace il tuo cazzo! Caterina, Dai, prendilo in mano! Accarezzalo! Fai contento il papino! Che non vede l’ora di sentire le tue mani sul suo cazzo! Dai!


Caterina senza alcuna incertezza, afferrò il mio cazzo ed iniziò a segarlo, con la stessa intensità che metteva nel sgrillettarsi la fica. La sua audacia mi sorprese e mi lasciava intendere che il suo candore era solo di facciata, una maschera come la mia, dietro la quale celava una personalità trasgressiva e perversa. Mi chiesi chissà da quanto tempo se la intendeva con Marisa, sicuramente da molto, vista l’affinità empatica che c’era tra loro.


Marisa ammirava ammaliata il gesto di Caterina. La situazione incestuosa, creata ad arte da lei, agiva in lei da vero tsunami. Si stringeva le tette, si trastullava la fica, con forza. Si agitava come le baccanti di Dioniso.


Cazzo! Che spettacolo! Una figlia che masturba il padre! Voglio di più! Caterina, ti prego, succhia il cazzo di tuo padre, prendilo in bocca e delizialo con un pompino! Hoooooooooo si hooooooooo


Era impazzita. Sembrava fosse preda della follia di un demone.


In pratica Marisa era la regista di quel teatrino. Dirigeva i gesti di Caterina secondo le sue perverse sinapsi mentali. Ed io, quasi compiaciuto mi prestavo a subire le morbose attenzioni di mia figlia, come una comparsa silenziosa, senza oppormi


Caterina, restando in ginocchio, si accostò al mio inguine, e, con naturalezza, comincia a leccare la cappella, il prepuzio, i contorni ed, infine, lo prende tutto in bocca. La sensazione che ebbi quando iniziò a succhiarlo era qualcosa di straordinariamente indescrivibile, vertiginoso, sublime.


Hooooooooo mio dio! Hoooooooooooo si mia dolce Caterina, assapora la consistenza del cazzo di tuo padre! Fai vedere quanto sei brava a ciucciare i cazzi! Hoooooooooooo si


Marisa, sembrava che fosse stata morsa dalla tarantola. Le sue parole, non mi lasciavano indifferenti. Mi coinvolgevano emotivamente nella sua follia. Infatti, mi ero predisposto a subire il sublime pompino di mia figlia. E, per la prima volta, riuscì ad esprime quello che stavo provando in quel momento.


mmmm si! Tesoro, mmmm sei brava… cazzo se sei brava! E tu (rivolto a Marisa) sei un diavolo tentatore, forse per questo ti adoro!

Amore! Sapevo che avevi un debole per tua figlia adorata! Guarda la tua bambina! È cresciuta, non ha bisogno del ciucciotto! Le piace ciucciare cazzi! Come il tuo! Questa era la tua fantasia! Io, l’ho reso reale, ora potrai attuare i tuoi fantasmi! Dai! chiavale la bocca! Come piace a te! Lei, non aspettava altro! Hoooooooooooo si chiavala! Così! Spingi il tuo cazzo nella sua gola! Soffocala! Ficcalo dentro fino in fondo! Hooooo siete meravigliosi mmmmmm


Avevo preso tra le mani il capo di Caterina e, con movimenti convulsi, spingevo il mio cazzo nella sua bocca, fino a prevarica il fondo della gola.


Ad un tratto dovetti fermarmi per evitare che, per carenza di ossigeno, Caterina potesse soffocare.


Marisa, la canaglia, mi aveva pesato in modo dettagliato, aveva intuito subito la mia vera natura trasgressiva, senza limiti, e, forse anche quella di Caterina. Quindi, come un maga alchimista, aveva combinato gli elementi a sua disposizione, per trasformare un rapporto normale in una relazione infernale.


Mentre Caterina restava genuflessa al mio cospetto, impegnata a succhiarmi il cazzo, Marisa si sposta sul divano, come una spettatrice, che trae piacere a guardare il suo personale spettacolo, predisponendosi con le gambe aperte verso di noi. Ma, conoscendola, non si sarebbe limitata guardarci. Infatti si era procurato un fallo di gomma, e lo spingeva nella sua fica, fino in fondo.


Ad un tratto ci interrompe.


Caterina, vieni, accontenta anche la mammina, voglio sentire la tua bocca sulla mia fica! Vieni, leccamela!


Caterina stacca la bocca dal mio cazzo, fissa Marisa, sorride, e, gattonando come una micia, oscillando il fondo schiena, la raggiunge.


Il giovane corpo di mia figlia, si mostra in tutta la sua conturbante bellezza. Il suo bellissimo fondo schiena si manifesta davanti al mio sguardo, concupendo la mia mente, già alterata ed eccitata, con una provocazione letale.


Si posiziona tra cosce aperte di Marisa, accarezza i suoi seni, e poi si concentra sulla fica. Le sue dita si intrufolano nella parti intime, separando le piccole labbra.


Mette in evidenza il pertugio della vagina di Marisa, che mostra un colore rosso. La sua testa si incastra nell’angolo della cosce, intanto che la sua bocca si fonda con la fica. Le sue leccate sono intense, profonde. Da come agisce lascia intendere che, alla pari di Marisa, anche lei ama il corpo delle donne, come lei è bisessuale. Una caratteristica comportamentale che le accomuna e, certamente, Marisa aveva colto e sfruttato a suo vantaggio.


Nei momenti di scarsa lucidità, mi chiedevo se considerarlo plagio o altro. Ma la serenità d’animo palesata da Caterina e l’entusiasmo espresso nel praticarmi un pompino, dimostravano che la sua coscienza non aveva nessun dilemma, o senso di colpa. Agiva con naturalezza e come una donna adulta e consapevole.


Davanti a me si stava svolgendo un teatrino erotico molto affascinante. Marisa era stesa su un angolo del divano, mentre Caterina allungata sull’altro lato, davanti a lei, le stava letteralmente mangiando la fica.


Non potevo starmene inerte davanti a tanta provocazione. Mi spogliai in poche mosse, ed imitando mia figlia, gattonai fino ad avvinarmi a lei. La indussi ad aprire le cosce, con l’intenzione di restituirle il piacere che lei mi aveva dato poco prima.



Mi trovo, davanti alla fica di mia figlia, in una situazione incredibile, appena poche ore prima era assolutamente impensabile che potesse accadere.


Fremo a causa della sensazioni che mi trasmette, eccitato la tocco, accarezzo le grossa labbra e con un dito, che uso come un aratro, traccio la linea della fessura, divaricando le piccole labbra. Vengo affascinato dal suo clitoride, molto sporgente che suscita il desiderio di succhiarlo. Lo faccio.


Hooooooooooooo si papà hooooooooooooo si hooooooooooooooo


Il gesto suscita un forte singulto. La reazione di Caterina mi invoglia ad andare oltre; separo le labbra della sua fica imberbe. Metto in mostra la parte interna della fica, che mi sprona a ficcarci dentro la lingua. Lo faccio, penetro il pertugio della fica di mia figlia, fino a quando posso. L’aggredisco con una estenuante cunnilingus. L’effetto non si fa attendere.


Hoooo papà hooooooooooooo si hooooooooooooooo mmmmmm fatto da te.. è meraviglioso!


Dopo alcuni minuti, interviene Marisa.



Ora chiava tua figlia! Ficca il tuo cazzo duro nella sua fica! Voglio vedere il creatore che fotte la sua creatura.. ora… ti prego scopa tua figlia! Fammi assistere alla grande dissacrazione! Il cazzo paterno che penetra la fica della figlia hooooooooooooo hooooooooooooooooo si hooooooooooooooooo


In verità non avevo bisogno di inviti. La voglia di chiavare mia figlia aveva pervaso la mia mente.


Il sistema nervoso era letteralmente in fibrillazione. Fremevo all’idea di infilare il mio cazzo nella fica di Caterina, che si era predisposta a riceverlo. Quindi, impugnando il cazzo schiacciai la cappella contro il pertugio della sua fica. Pressando in avanti, la strofinai lungo tutto lo spacco, fino a quando non percepì il foro vaginale aprirsi e fagocitarlo interamente come un animale affamato.


Nello stesso istante, diedi un colpo di reni ed indussi il resto del cazzo a sparire totalmente nel condotto vaginale di Caterina.


Il dolce tepore della sua fica, mi diede una forza incredibile, per questo, iniziai a chiavarla con grande ardore, nella tipica posizione del cucchiaio. Io da tergo, lei davanti a me con le cosce aperte, per facilitare la penetrazione del mio cazzo.


hoooooooooooooooo haaaaaaaaaaaaaaa si lo sento tutto! hooooooooooooo papà è meraviglioso… hoooooooo si scopami hooooooooo scopami hooooooo è pazzesco avere il tuo cazzo dentro di me! Hooooooooooooooo si hoooooooooooooo si hooooooooooooo haaaaaaaaaaaa godo hoooooooooo


La sensazione che provai quando varcai con il mio cazzo la soglia della fica di mia figlia, è stato come un terremoto, qualcosa di sconvolgente, indescrivibile. Un emozione unica e straordinaria. La fica che il mio cazzo stava sollazzando non era quella di una donna qualunque, era di mia figlia, la mia creatura. In quel momento scopri che infrangere il massimo tabù, incesto tra padre e figlia, dava una piacere vertiginoso, mentale e fisico. Preso dalla frenesia di sperimentare il sesso proibito, cominciai a spingere con grande forza, tale che gli affondi erano potenti e, soprattutto, penetranti.


Hooooooooooooooo si hooooooooooooooo haaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa godo hoooooooooo è bellissimo … il tuo cazzo è bellissimo hoooooooooo


Intervenne Marisa.


mmmmm non credevo di poter assistere alla dissacrazione reale del rapporto tra padre e figlia, era il mio sogno di adolescente, ma quel cazzone di mio padre, nonostante gli mettessi sotto gli occhi una fica vogliosa del suo cazzo, mi respingeva da bigotto, insultandomi con i peggiori epiteti. Che delusione! Ora si! Ora si che questa situazione mi fa assolutamente impazzire hooooooooooooooooooo si hoooooooooooooooo haaaaaaaaaaaaaa La verità è, che in natura, tutte le ragazzine hanno un sogno proibito, scopare con il padre! Sognano il cazzo paterno! E poche hanno la fortuna o il coraggio di realizzare quel bellissimo sogno! Hoooooooo Caterina! Sei fortunata!


Marisa si stava masturbando con grande energia. Ci fissava mentre il grosso fallo di gomma era quasi sparito dentro la sua fica. Durante gli incontri con altre donne, alcune volte partecipava direttamente, ma, spesso, le piaceva guardare e stimolarsi nello stesso tempo, gridando frasi senza senso “fottiti questa puttana! Sfondale il culo! Violentala! Soffocala ficcandole il cazzo in bocca!


E quel giorno non era da meno. I suoi deliri, tuttavia, si rivelavano uno stimolante molto potente,


Dai! Spingi il tuo cazzo nella candida fica di tua figlia! Forza violenta questa puttanella! Che non vedeva l’ora di prendere il cazzo di suo padre! Hoooooooooooo si hooooooooooo La piccola troia, agognava di prendere il tuo cazzo fin dal primo momento che la sua fica si cosparse di peli! Mmmm adesso fottila! Come lei desidera hooooooooooooooooooo hoooooooooooooooooo si hoooooooooooo



Caterina:

Haaaaaaaaaaaaaaaa Si hhhhhhh si è vero! godo ! Papà si hoooooooo è vero… ho avuto molti sonni inquieti! Bramando il tuo cazzo! Mi sono masturbata pensando al tuo cazzo! Hoooooo si hooooooooo si mmmmmmmm haaaaaaaaaaaa


Marisa, interviene con il suo delirio, e grida:


Hoooo Ora chiavale anche il culo! Dai sfondale il culo hooooooooooooooooooooo sodomizza questa degenerata!


Era già nelle mie intenzioni, considerato che amavo il sesso anale.


Dopo qualche minuto realizzai le richieste di Marisa. Spalmai le dita di saliva e con due iniziai a lavorare il buco del culo di Caterina. Trovai l’impresa non difficoltosa, considerato che il pertugio anale era stato ampiamente sfondato di brutto.


Cara! Ora ti accontento! Sto per sfondare il culo di questa sfrontata puttanella! Hooooooo to to

Si… paparino! hoooooooooooooo


Il cazzo, ben lubrificato di saliva, con una possente spinta, si aprì la strada dello sfintere di mia figlia, facilmente, adeguandolo alla sua consistenza.


Hooooooooooo si hoooooooooooo si papà hooooooo mi piace prenderlo nel culo! Marisa mi sodomizza con grossi gingilli, hoooo quanto mi piace….. quando me li ficca nel culo hoooo


Marisa.


si la tua puttanella è affamata di sensazione…. I miei giocattolini li vuole tutti nel culo! Ed io hooooooooo si hoooooooooo mi diletto a sfondarlo! Hoooooo



Le perverse parole di Marisa e Caterina, mi davano la forza di dare il massimo. Il mio cazzo, saldamente ficcato nel buco del culo di Caterina, lo stava letteralmente sconquassando, in modo devastante.


Dopo qualche minuto di estenuanti affondi, ormai all’apice di quella chiavata straordinaria, i coglioni cominciarono a fremere, vogliosi di svuotarsi nello sfintere di mia figlia. Gli ultimi conati mi spronarono a muovermi con maggiore enfasi. Gli effetti si videro subito.


Haaaaaaaaaaaaaaaa Haaaaaaaaaaaaaaa godo hooooooooooo si hooooooooooooooo papàààààààààààà godo hoooooooooooooo


Quando diedi l’ultimo affondo, mi bloccai contro le sue natiche, e, tenendo il cazzo interamente ficcato nel buco del culo di mia figlia, mi lasciai andare ad una sborrata liberatoria.



Il mio bacino si muoveva spinto solo da stimolali inerziali. Poi mi placai, abbandonandomi sul divano, come un sacco di patate, felice e soddisfatto.


La serata non era conclusa. Dopo cena, tutti e tre, nel lettone matrimoniale, a mettere in atto tutte le pratiche sessuali che con Marisa avevamo già sperimentato durante i tanti incontri con sconosciute.


Dimenticavo. Diventammo un trio diabolico di scambisti. Caterina diventò la compagna di un nipote di Marisa, che lei aveva svezzato all’età di quattordici anni, così il trio divenne un quartetto perfettamente accordato!


Così va a vita.


Guzzon59 (claudiogusson@ymail.com)

domenica 25 luglio 2021

Marco se ne andato......

Mi pare, di avervi già raccontato della sveltina? La più naturale espressione di un rapporto sessuale, soprattutto, perché capita in circostanze del tutto imprevedibili. Buona lettura.

Domenica mattina. Stavo consumando la prima colazione. Mia moglie Cristina, in tuta ginnica, dopo aver bevuto una bevanda energetica. Mi bacia e via, a correre nel vicino parco.

“Dai! Cambiati e vieni anche tu!

“No! Il jogging non fa per me! Lo sai che preferisco il bowling! Stasera, grande seratona con gli amici!

“Birra e bocce, non fa per me! Ciao tesoro! Ci vediamo dopo! Ah! Per cortesia, controlla che Laura, studi! Da quando Marco è andato via, passa molto tempo incollata a quel cellulare! Mi fa venire una rabbia! Certo che quel ragazzo le manca molto! Speriamo che superi il momento!

“Ah la solitudine del mal d’amore! Ve bene! Dopo vado a controllare! Tranquilla!

Sergio, dopo colazione, andò in giardino. Mentre innaffiava le piante, alzò lo sguardo, e diede un occhiata alla finestra della camera da letto di Laura, e, le venne in mente le raccomandazione di Cristina.


Mise a posto la manichetta dell’acqua, salì le scali. Bussò, ma non ebbe risposta. Allora aprì la porta. Trovò Laura stesa sul letto. Indossava le cuffie del cellulare. Non vedeva il display, ma dalle parole capì che stava parlando con Marco.


“Marco! Mmmmm perché tuo padre ti ha portato via! Mmmmm Hai lasciato un vuoto incolmabile! Hoooooooo si! Tantissimo! Soprattutto lì! mmmmmm


Ad un tratto notò le dita della sua mano, far capolino tra le cosce aperte. Si muovevano, intrufolate dentro i pantaloncini in jeans. Da come le spostava si capiva che si stava stimolando la fica. Ipotesi confermata dalla parole di Laura.


“mmmmm Marco! Mmmmm mi manchi! Mi manchi! Torna da me! Dio, quanto mi manchi! Noooo mmmmmm si! Mi sto toccando! Hooooooo si lì! Mmmmm tu? Anche tu? Mmmmmmmm aspetta, mi tolgo i pantaloncini! Mmmmm


Sergio, come ipnotizzato! Assisteva all’evoluzione di quello che si stava trasformando in una evidente scena erotica, che vedeva sua figlia protagonista, in un rapporto virtuale con il suo ragazzo. Non l’aveva mai immaginata, prima di allora, nella vesti di una donna eccitata. Restò ad osservarla mentre si spogliava. Ebbe un sussulto quando la vide nuda dalla cintola in giù. Poi, la guardò mentre si stendeva sul letto, sul ventre, con le cosce aperte. La vista della fica di sua figlia ebbe un impatto devastante nei suoi sensi, che scatenò un vero terremoto di adrenalina.


“Hooooooooo Marco! Mmmmm si ho infilato le dita nella fica! La tua fica! Che sofferenza, senza di te! Mmmmm hoooooooooooooooo Dio! Mi manca il tuo cazzo! Ho voglia del tuo cazzo! Hooooooooooo


Sergio si sorprese ad ascoltare sua figlia pronunciare quelle frasi lascive, che esaltavano una mente eccitata. Altro che amore platonico, Laura, soffriva di astinenza di sesso. Le mancava Marco, dal punto di vista sessuale. E lui, sicuramente, parlava con lo stesso linguaggio, provocando i suoi sensi. Parole che scatenavano il movimento della mano di Laura, ficcata in mezzo alle cosce. Si era talmente accanita, che avendo le cuffie infilate nella orecchie, non sentiva alcun rumore.


Sergio, a sua volta sconvolto da quanto stava accadendo sotto i suoi occhi, si avvicinò al bordo del letto, per avere una migliore visuale della fica di sua figlia. Si leccava le labbra, mentre la fissava, strattonata violentemente dalle dita di Laura. L’accanimento della mano, esaltava la sua fantasia. Fremeva quando la vedeva infilarsi nella carne viva, e poi sparire dentro. 

 

Sospirando, comprimeva la compattezza del cazzo, che, a quel punto, aveva raggiunto un rigidezza estrema. Era eccitato da quello che vedeva e dalle parole proferite da Laura, che lasciavano ampio spazio alla sua immaginazione.


“Mmmmmmm Marco…. Mmmmmmm mmmmmmmmm quando torni? Ho voglia di te! Hoooooooooo ho voglia del tuo cazzo! Mmmm dio quando mi manca! Ho la fica in fiamme! Ho difficoltà a placare il prurito che la consuma dentro!


Quelle parole, sottolineate da un comportamento simmetrico, era di una potenza erotica incontenibile. Era assolutamente impossibile restare inerti davanti a quella provocazione letale, dannatamente eccitante. Di conseguenza, Sergio, come un automa, si spogliò, mettendosi nudo davanti alle gambe di sua figlia, che erano completamente spalancate, sporgendo dal letto con i piedi.


“mmmmm ti prego! Hoooooooooo marco! Marco! Mmmmmmm ritorna!


Sergio, travolto emotivamente da quello uragano di parole, iniziò a masturbarsi di brutto, in perfetta sinergia con i movimenti della dita della mano di sua figlia, mentre amalgamavano le piccole labbra e infiammavano la carne viva.


In quella situazione infernale, con i freni inibitori ridotte in macerie, dopo alcuni potenti colpi di mano, la testa andò completamente in tilt. La sua mente divenne fuori controllo. Il desiderio carnale aveva preso il sopravvento sulla ragione. Quindi, come un animale, mosso da puri istinti bestiali, salì sul letto, inginocchiandosi tra le cosce aperte di sua figlia. 

Contemporaneamente, brandendo il cazzo duro, infilò la grossa cappella tra le labbra della fica e, sfruttando il peso del suo corpo, spinse in avanti, separandole.


Laura era talmente preda dal piacere delle sue dita, che non si avvide di quanto stava succedendo alla sue spalle. Ma, quando avvertì la grossa cappella del cazzo di suo padre, sostituire le sue dita e spingere tra le labbra della sua fica, arrossata dal desiderio, si girò. Incrociò lo sguardo del padre, completamente perso dall’eccitazione, che la fissava con espressione estasiata. Fu un attimo di perplessità, perché il grosso cazzo paterno, nel frattempo, continuò la sua corsa folle, penetrando interamente nel condotto vaginale. 

Il padre, appena avvertì il tepore della fica di sua figlia, si bilanciò in avanti, sulle braccia, ed iniziò a chiavare come un toro inferocito.


I primi affondi trovarono Laura spiazzata. Il godimento che percepiva, tuttavia, era cento volte più intenso di quello che le dava le sue dita. Non reagì. Rimase ferma, come una bambola inanimata. Mentre il padre da tergo stava martellando duro nelle sua fica.


“Bambina! Il tuo papà! Ti vuole bene! Ti manca marco!? Ti manca? Qualcosa? Ora c’è il tuo papà! Che pensa a tutto! Hooooooooooo mmmm Non soffrirai più di solitudine!


Dopo qualche minuti di completo silenzio e potente penetrazioni, Laura, malgrado tutto, venne sopraffatta dalla forza della natura, dall’effetto coinvolgente dell’azione possente del cazzo paterno nella sua fica. Chiuse gli occhi, gustandosi quel cazzo duro, che le scivolava dentro veloce e che le stava scompigliando i sensi.


Laura, presa nel girone infernale del godimento, si rese conto che era impossibile sottrarre la sua fica infiammata dal desiderio sessuale, dall’azione prevaricante del cazzo paterno, in corso d’opera, un cazzo duro, che la stava facendo orbitare in uno stato psicofisico completamente in estasi. Per cui, non restò indifferente, e superato il trauma del primo impatto, supportata da un indole trasgressiva, superò l’imbarazzo. Si adeguò alla situazione inaudita, emettendo un urlo liberatorio. Poi fu l’apoteosi del godimento, a sottolineare il piacere che stava ricevendo da quella inattesa chiavata incestuosa. Dopo tutto, si stava realizzando il desiderio di riempire il vuoto, che Marco le aveva lasciato andandosene via.


“haaaaaaaaaaaaaaaaaa mmmmmmmm si hooooooooooooooo si hooooooooooooo si! Era quello che mi mancava! Hooooooooooo papà! Hooooooooooo

“Si! Piccola! Hooooooooooooooooo papà! Ti vuole bene! Ora il vuoto che sentivi, lo sto colmando!

“Si hoooooooooooo si hooooooooo riempilo tutto! Hoooooooooooo si hoooooooooooooo


Sergio, dopo alcuni minuti di accanimento nella fica di sua figlia, la girò supina, trascinandola fino al bordo letto, e, ponendosi in mezzo alle cosce aperte, riprese subito a chiavarla, mentre la fissava negli occhi.


“hoooooooooo si hoooooooooo papà! Hoooooooooooooooooo

“Piccola! Hooooooooooooo sei magnifica! Mmmmmmmmm la tua fica è meravigliosa! Evitarle la sofferenza è quanto di bello posso fare hooooooooo

“Si! Ora… non soffre più… la sento piena e felice hoooooooooooooo papà! Si hoooooooooooo si


La chiavò alla missionaria, per un lungo periodo. Laura era completamente in estasi, mentre la sua fica incassava i potenti affondi del cazzo di suo padre.

 

“Hoooooooooooooo si hooooooooooooooo si hoooooooooooooo


Sergio, quando raggiunse il supremo momento catartico, si allungò sopra sua figlia, e, tenendole le gambe sollevate in aria, appoggiate sulle braccia, iniziò una lunga sequenza di affondi, robusti e penetranti.


“Hoooooooooooooo hoooooooooooooooo si hooooooooooooo godo hooooooooooooooooooo

“Si! Piccola! Lo sento! Hoooooooooooooooooooo mmmmm


Un intensa sborrata segnò l’apice di quella sublime sveltina. Ma, anche l’inizio di una nuova vita familiare.


Cristina rientrò dalla corsa. Trovò suo marito in giardino, intento a strappare le erbacce. Laura, allungata su una sdraio, intenta a studiare. La salutò con un sorriso smagliante.


Un quadro perfetto. Marco se ne andato! Chissà se gli manca ancora!


Così va la vita.


Guzzon59 Claudiogusson@ymail.com



venerdì 27 marzo 2015

INCINTA II


Gita scolastica galeotta, già, doveva essere una evasione dalla noia della scuola ed invece si è trasformata in una avventura meravigliosa che ha cambiato la mia vita e dato luogo ad episodi inimmaginabili.

Lo so che alcuni fatti accadono perché trovano riscontro anche in recessi attitudinali che con pazienza non attendono altro che scatenarsi al verificarsi di determinate condizioni. In pratica, è come dire, che il destino è già scritto nel nostro DNA. 
Sono una donna di quaranta anni. Sposata con un piccolo imprenditore che, tra alti e bassi, riesce a far sopravvivere la sua azienda. Ho due figlie. La prima non è di mio marito ma è nata da un relazione adolescenziale che è stata la causa delle vicende che sto per raccontarvi

All'epoca dei fatti avevo appena sedici anni e frequentavo il liceo. Eravamo nel mese aprile, il periodo delle gite scolastiche.
Firenze fu la più gettonata, per via del suo glorioso passato culturale e per la presenza di vestigi e opere d’arte magnifiche del medioevo.
In tutto eravamo sessanti alunni, del terzo anno.
Un pullman e via verso la città di Dante.
In quel periodo amoreggiavo con Marco. Prima di quella gita non avevamo mai avuto l’opportunità di poterci appartare per dare libero sfogo alla nostra passione; gli incontri erano fugaci e occasionali, quasi sempre fatti di brevi ed estenuanti pomiciate dietro la scuola, prima delle lezioni, o durante la festa di compleanno di amici in comune, ma non andavano mai oltre.

Quindi, ero partita illibata e mai violata da un uomo.

In albergo prendemmo posto in camere che ospitavano quattro persona, le donna da una parte e i maschietti da una altra. Fin da subito si capì che i controlli dei professori accompagnatori sarebbero stati tranquillamente aggirati. Infatti nei primi giorni si verificavano molti movimenti notturni.

La mia amica Jessica era tra le più scatenate. Lei, diversamente da me, aveva già scopato e, credo, che in quell'albergo lo facesse con più di un ragazzo, forse anche due alla volta.

Nonostante fossimo diametralmente opposte come stile di vita, eravamo amiche e tante volte aveva cercato di coinvolgermi nelle sue avventure ma, sapendo come andavano a finire certe cose, rifiutavo di seguirla.

Inoltre ero perdutamente innamorata di Marco, e qualsiasi avventura che non comprendesse la sua presenza, non mi interessava.

Lui, però, diversamente dagli altri ragazzi, era timoroso degli insegnanti e, per tale motivo, aveva paura di invitarmi in una avventura notturna.

I giorni passavano e non succedeva nulla. Le effusioni amorose si limitavano a qualche bacetto dato velocemente durante le visite guidate nei musei o in albergo.

Ma alla vigilia del rientro a casa, fui io a farmi avanti. Ero stufa di essere presa in giro dalle amiche con cui condividevo la stanza.

Così osai invitare Marco, fissandogli un appuntamento notturno. Ci incontrammo all'una di notte.
Dopo il prima assaggio di baci e pomiciata senza alcun controllo, lui mi prese per mano e mi disse:

“Qui possono scoprirci! Diego mi ha detto che al piano di sopra ci sono alcune stanze libere! Ci vieni?

Fissai il suo sguardo. Come sempre mi faceva battere forte il cuore. Lo amavo alla follia e lo avrei seguito anche all'inferno.

Risposi di si, non valutando le conseguenze nefaste di quel consenso.


Entrammo in una stanza dove c’erano due letti separati. La luce della luna penetrava illuminando gli arredi e i letti. Per certi aspetti era un atmosfera molto romantica. Iniziammo subito a baciarci. Lentamente senza staccarci di un solo millimetro e respirando solo quando eravamo in debito di ossigeno, raggiungemmo un letto.


Nella confusione dei baci mi trovai sdraiata  con lui sopra di me, incastrato in mezzo alle mie cosce spalancate mentre spingeva il suo bacino contro l’incavo vaginale. Sentivo la durezza del suo cazzo che premeva con energia sul mio pube.

Le sue mani sembravano tentacoli che si muovevano su ogni parte del mio corpo. Le sentivo scivolare sulle cosce, sui fianchi, mentre stringevano il seno.

Il mio corpo stimolato incessantemente sembrava una torcia umana. Il caldo avvampava il basso ventre, il contatto dal suo cazzo duro, che premeva continuamente, esaltava la mia immaginazione.

Lentamente, in piena frenesia dei sensi, iniziammo a spogliarci. Le bocche erano praticamente fuse. Non si erano mai staccata un secondo. Dopo alcuni minuti sentì le sue mani che avevano afferrato gli orli delle mutandine e le stavano sfilando lentamente. Per facilitargli il compito inarcai la schiena.


Quando fui nuda avverti le sue dita che già stavano stimolando le fenditure della figa.

Gemetti forte quando percepì alcune dita affondare dentro di me. I capezzoli dei seni erano super sensibili a qualsiasi contatto. Per cui avvertivo brividi intensi quando il suo petto premevano contro i capezzoli.

Ad un certo punto sento il suo pene spingere contro l’apertura della figa. La differenza di spessore rispetto alle dite si avvertiva chiaramente. Capì subito che era anche grosso di volume ed ebbi la certezza di quello che immaginavo quando incuriosita allungai una mano e lo strinsi.

“ti amo amore mmmm ti desidero! Sei bellissima! Ti amo,

Mentre spingeva il suo cazzo nella mia figa, lo sentivo sussurrare parole dolci, che in qualche modo alleviarono la paura che avevo a fantasticare quel grosso cazzo duro dentro di me.


All'improvviso ho percepito che le mie parti intime si stavano divaricando, cedendo alla pressione del suo cazzo. Poi lo sentì entrare tutto dentro di me. Dio mio il dolore fu grande.

Aaaaaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmmm Mmmmmmmmmmmmm

Dovetti mordere la sua spalla per soffocare l’urlo ed evitare che ci scoprissero. Marco si fermò dentro di me, e poi con dolcezza  baciava il mio viso sussurrando parole d’amore. Poi, lentamente,  prese a muoversi.

Mi sentivo la figa ingombra ma non era una sensazione di fastidio, anzi il dolore lentamente svaniva ed il movimento lento del suo cazzo cominciò darmi piacere.

“Mmmmmmm è bellissimo mmmm si! mi piace mmmm Marco ti amo mmm ti amo.
“mmm anche io ti amo! Amore!


Rotti gli indugi iniziammo a chiavare di brutto. Mi aveva sollevato le gambe in aria facendo leva sulle braccia robuste e in quella posa inizio a martellare duro.

Mmmmmm dio mmmm dio godo mmmmmmmmm ti amo ti amo mmmmm dio quanto ti amo si si mmmmm
“mmm sei magnifica! Ti amo tesoro! Amore mmm

Marco incitato dalla mie parole continuò a scoparmi con grande impeto. Fino a quando…

“Mmmmmmmmmmmmm si

“Mmmm grhhhhhhhhhhhhh ghaaaaaaaaaaaaaaa


Il suo corpo prese a tremare. Mi teneva stretta e lo sentivo fremere mentre continuava spingeva il suo cazzo dentro di me. Poi si placò e lentamente riprese a respirare.

In quel periodo era scema e persa per lui, quindi non pensai il rischio al quale l’idiota poteva espormi sborrando dentro il mio utero.

Dopo la gita non ci furono più altre occasioni simili. 
Un mese dopo lo lasciai perché avevo scoperto che mi tradiva con una altra ragazza. La delusione mi aveva amareggiata, pensai che non valeva più la pena di soffrire per un uomo, mi venne in mente lo stile di vita di Jessica, che si godeva la vita indifferente alle critiche, cosicchè accolsi i suoi consigli folli: che mi incitava a reagire dicendo “chiodo scaccia chiodo, gli uomini sono come i birilli uno vale l'altro”. 
Così, accettando i suoi suggerimenti iniziai a frequentare altri ragazzi, con i quali spesso ci scopavo senza tanti patemi d’animo. Dopo due mesi di intensa attività sessuale Marco mi era già passato completamente di testa.
Ma ci pensò madre natura a ricordarmi la grande cazzata che aveva commesso

Tre mesi dopo il primo rapporto, una serie di malesseri, caratterizzati da vomito e giramento di testa, insospettirono la mamma, che preoccupata pensò subito ad una visita ginecologica. 

Avendo avuto in passato dei cicli sfasati, anche di mesi, all'epoca non mi ero preoccupata eccessivamente, ma l'esito fu: incinta di tre mesi. 

Genitori furiosi. Cazziatoni a raffica. Pianti e disperazione. Quello che aggravò la situazione fu il fatto che Marco non faceva più parte della mia vita. Dissi tutto ai miei genitori. Li pregai di non coinvolgerlo. Così dopo lunghi litigi accettarono le mie condizioni. Sarei diventata una ragazza madre con un figlio di padre sconosciuto.

Cambiai liceo così nessuno dei miei compagni seppe quello che mi era successo.

Secondo capitolo (scritto da Guzzon59) La gravidanza.

Ma la storia non finisce qui. Inizia ora.

Ero al settimo mese di gravidanza. Il pancione ormai aveva deformato il mio corpo. I miei genitori mi avevano proibito qualsiasi contatto esterno. Jessica continuava a chiamarmi per sapere il motivo della mia sparizione. Le dissi che avevo cambiato scuola e che i miei genitori mi avevano proibito di frequentarla.

La gravidanza procedeva senza tanti problemi perché ero una ragazza sana e con una salute di ferro. Ma qualcosa era successo in me. Quei due mesi trasgressivi e libertini vissuti intensamente con la mia amica Jessica mi avevano aperto gli occhi e cambiato carattere.
Il sesso mi era piaciuto molto e non vedevo l’ora di ritornare a farlo, ma stavolta con le dovute precauzioni.


Ma nello stato di gravidanze in cui mi trovavo non potevo certamente praticarlo come avrei voluto, anche perché miei genitori mi avevano vietato di uscire e di vedere ragazzi. Insomma, con la gravidanza in corso d'opera ebbe inizio una vita di clausura e di privazioni mondane.


La gravidanza inoltre aveva accentuato la mia sensibilità e molto spesso sentivo i pungoli del desiderio che tormentavano i miei sensi.
Per lenirli cercavo di pensare ad altro. Ma era del tutto inutile. Dovevo toccarmi, stimolarmi fare qualcosa per dare piacere alle mie parti intime, che infuocate dal desiderio stavano soffrendo molto.

A volte mi chiudevo nel bagno e usavo quel che passava il convento. Il manico di una spazzola divenne un dildo ideale che iniziai ad usare regolarmente ed in modo spossante.


La forma allungata di una bottiglia di grappa servì la causa divinamente. Più si avvicinava il momento della gestazione e più sentivo con maggiore intensità i pruriti del sesso. Le mie voglie avevano forma fallica. Persino durante le visite dal ginecologo dovetti sforzarmi per non gemere quando il dottore infilava il suo attrezzo multiplo per ispezionare l’interno della vagina o mi toccava con le dita inguantate. Era un vero supplizio.


Ormai ero quasi all'ottavo mese di gravidanza ed i pungoli del desiderio carnale continuavano a tormentarmi rendendomi la vita un vero inferno. Nel frattempo mi ero procurato un oggetto a forma fallica, di vetro, che faceva bene il suo mestiere. Con quello, dopo una lunga ed estenuante masturbazione, riuscivo a raggiungere un certo stato di benessere, ma non era sufficiente.

Il cazzo di un uomo era insostituibile. Il contesto di una scopata con un uomo era unica per il piacere che dava. Toccare un uomo mentre ti scopa e stimolargli il cazzo duro durante i preliminari dà emozioni uniche e non ripetibili con uno strumento stupido e inanimato,

Questo pensavo mentre mi trovavo in camere da letto dei miei genitori, dove in un momenti di crisi, mi ero spogliata per darmi piacere.

I miei erano fuori e prima di sera non sarebbero rientrati.

Mi guardai allo specchio mentre mi toccavo il seno e mi accarezzavo il grosso pancione. Poi presi a toccarmi la figa. Separai le labbra e iniziai a strofinare la punta delle dita tra il perineo ed clitoride pizzicandolo. Mi guardavo allo specchio perché il grosso pancione mi impediva di vedere direttamente la mia fica che in quel momento era maledettamente arsa dal desiderio.

Mi ero portato dietro il fallo di vetro. Efficace nei preliminari, lo puntavo contro il clito e poi lo facevo scendere giù. Prima di infilarmelo nella fica lo strusciavo tra le fenditure molli per ottenere quel piacere che desideravo da impazzire.

Mi ero seduta sul bordo del letto con le cosce aperte riflessa davanti allo specchio. Mi toccavo il seno e la fica prima di dare inizio alla penetrazione. Dopo che mi ero stimolata a dovere iniziavo a giocare con il dildo di vetro, facendolo scorrere lungo la fessura della fica, in una azione sospesa prima di farlo entrare.

Poi, quando la voglia diventava insopportabile, finiti i preliminari della penetrazione presi a chiavarmi con forza.


Mi trovavo in una situazione di stallo: supina sul lettone matrimoniale, intenta a chiavare con il dildo, con le le gambe completamente spalancate, mentre lo muovevo con molta frenesia nella mia fica. 

Estraneata dal mondo ero completamente presa dall'estasi dei sensi. Con il corpo infuocato come se fossi posseduta dal demonio.
In tale situazione di estasi estrema, con i sensi completamente esaltati dal piacere, accadde l’imprevisto che cambiò la storia della mia vita.

Ad un certo punto qualcuno fermò la mia mano. Poi nello stesso istante percepì qualcosa di caldo  e solido che cominciava a spingere per entrare nella mia fica.
Era impossibile che fosse solo frutto della mia immaginazione ma lo sentivo reale, grosso e duro mentre divaricava le labbra bagnate e arrossate; poi lo avvertì entrare dentro di me e iniziare a muoversi lentamente.

“mmmmmmmmmmmm si siiiiiiiii

Il gemito mi usci naturale. Presi subito coscienza della situazione e non ebbi più alcun dubbio e non stavo sognando; quello che era entrato nella mia fica era un cazzo duro e grosso. Lo sentivo perfettamente muoversi e palpitare dentro di me.

Alzai lo sguardo e quello che vidi mi lasciò di sasso, perché mi trovai davanti la faccia di papà, sconvolta dal godimento, mentre nudo, si muoveva sopra di me impegnato in una estenuante chiavata.

Non credevo ai miei occhi. Fu come se si fosse materializzato dal nulla o dalla mia fantasia, eppure stava li, sopra di me, intento a scoparmi con grande energia.
Appena lo guardai negli occhi, vidi riflessa la mia stessa passione e per questo non gli dissi nulla. 

Poi chiusi i miei e mi concentrai sul coito, perché stavo godendo come una maiala! Quindi predisponendomi alla sua azione accettai di fatto e di buon grado di farmi sbattere da lui come una troia in una scopata terribilmente eccitante.

“mmmmm si mmmmmmmmmm si mmmm godo mmmmm

Papà non parlava ma lo sentivo ansimare in silenzio mentre si muoveva sopra e dentro di me.


Dopo qualche minuto cambiammo posizione. Mi ero messa a pecorina. Dalla forza che imprimeva quando spingeva il suo cazzo dentro di me capi che quella posa gli piaceva molto. Le sua mani come artigli, mi tenevano ferma mentre lui come un fantino in corsa si agitava dietro di me ficcando il suo cazzo tutto dentro la fica.  Dio che goduria avvertire quel cetriolo di carne scivolare nel mio utero e lo espressi a chiare lettere.

“MMmm si papà si mmmm papà mi piace! mi stai facendo impazzire grazie mmmm

Papà continua a stare zitto ma agiva. Dopo diverse posizioni mi trovai sopra di lui, in una strana smorza candela. Gli davo le spalle, lui mi reggeva dai fianchi e io mi agitavo sul suo grembo serrando il suo cazzo duro interamente nella mia fica

“mmmm si si mmmmmm

Il cazzo di papà era quanto di meglio potessi sperare in quel momento. La mia mente infiammata dal desiderio carnale si stava finalmente sfogando nel modo in cui aveva anelato durante l’autoerotismo estenuante fatto con un dildo di vetro.

Mmmm ai mmmmmm dio sto godendo mmmm si si mmmm

Ero pazzo di gioia e felice di sfogare la voglia che avevo represso in quei lunghi mesi di gravidanza. Mi sentivo al settimo cielo mentre il cazzo di papa incessante entrava in profondità dentro di me.

Dopo diverse intense pose fatte in tutte le maniere che papà gradiva, alla fine ci ritrovammo a scopare in una stupefacente missionaria. Papà mi sovrastava completamente. Lui si era incuneato tra le mi cosce aperte. Il suo ventre appoggiato al mio pancione. Ma la cosa straordinaria era il movimento energico del suo bacino tra le mie gambe spalancate mentre spingeva il suo meraviglioso cazzo dentro la mia fica ingorda e affamata di sensazioni forti.


Qualsiasi scopata mi avrebbe dato sensazioni strabilianti, ma quella era unica nel suo genere, perche si trattava di un rapporto incestuoso che si rivelò straordinariamente emozionate, perché suscitava sentimenti inauditi che non è facile descrivere.

Il rapporto incestuoso esaltava l’azione di papà e la mia. Nonostante lo stato di gravidanza mi scopava con grande energia e forza.
 
Alla fine di una lunga e possente penetrazione sentì la sua calda sborra che inondava il mio utero come un fiume in piena.

“Aaaaaaaaaammmmm mmmmmmmmmmmmmm

Papà alla fine dovette urlò per dare enfasi al suo sfogo.

Quel giorno segnò l’inizio di una meravigliosa relazione. E pensare che tutto era cominciato con una stupida gita scolastica.

Papà mi aveva confessato che mi stava spiando da molto tempo.
Quel pomeriggio era rientrato prima del previsto dimenticandosi di avvisarmi; quando mi sorprese in camera a masturbarmi rimase incantato dal mio corpo per cui restò a guardarmi in silenzio perché la scena lo eccitava; poi sedotto dalla sensualità dei miei gesti decise di partecipare idealmente sparandosi una sega; ma la provocazione del mio corpo accaldato era talmente irresistibile che non ha saputo controllare la tentazione di unirsi ai giochi.
Prima di avvicinarsi aveva imprecato con se stesso per le intenzione sbagliate, ma poi, vinto dal desiderio carnale giustificò il gesto pensando: “questa non desidera altro che chiavare! E che cazzo! Non sono mica di pietra! Devo mettere fine alle sue sofferenze! Ora ci penso io!

Così va la vita!

Guzzon59