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giovedì 22 gennaio 2015

Cielo! Mio padre!

La mia storia è assurda ed ebbe inizio dopo dieci anni di matrimonio, quando a trentacinque anni, mi trovai a gestire un sovrappeso che, secondo il mio punto di vista, incrinò il rapporto coniugale.

Molte amiche mi consolavano dicendo che quei chili di troppo non erano poi tanto male e che non potevo ritenermi obesa bensì una donna in carne, molto attraente e piacevole esteticamente.

Non era così per mio marito. Infatti con il passare degli anni mi accorsi che lui non era più attirato da me; gli sguardi libidinosi lanciati sulle altre donna lasciavano intendere che non rientravo più nei suoi gusti estetici.

Nonostante abbia tentato di cambiare look adeguandolo al nuovo fisico, per esaltare i lati migliori, la delusione non venne meno perché tutti se ne accorsero tranne lui.

Il suo atteggiamento indifferente, alla fine, mi ha scoraggiato e quando la crisi raggiunse l’apice mi sono lasciata andare con un altro uomo, perché non solo apprezzava le mie qualità fisiche ma sapeva darmi sensazioni che mancavano nell’alveo domestico.


Capitolo primo (scritto da Guzzon59) Un amante perfetto.

La mia vita mutò una giornata di autunno; stavo rientrando a casa con l’autobus di linea, allorquando incontrai un vecchio compagno di scuola.

Dopo tanti anni non lo avevo riconosciuto. Da ragazzo era secco come una cannuccia, senza muscoli, quasi rachitico, con la faccia coperta di brufoli. Lo rammentai come lo sfigato della classe che non interessava ad alcuna ragazza, nonostante fosse intelligente e spiritoso. Infatti era bravo a raccontare barzellette e ad imitare i professori, per questo motivo spesse volte si cacciava nei guai.

Fu lui a riconoscermi per primo. Dopo un attimo di confusione, quando capì chi fosse rimasi stupita. Davanti a me c’era un uomo brizzolato, nonostante avesse la mia stessa età, dal fisico asciutto e robusto ma non grasso. Vestiva elegante con giacca e cravatta. Insomma il classico uomo maturo affascinante e molto attraente.

“Marco?
“Già!
“Ma sei tu?
“Si! Aspetta! prima che tu mi faccia la stessa battuta di Ilaria, te la ricordi?
“Si!
“Non sono stato a Lourds! Ahahahahah
“ahahah Ma cosa hai fatto? Sei più muscoloso! Il tuo viso e liscio! Sei diventato bello!
“ E senza foruncoli! Ahahahah
“Già!
“Un po di palestra e una vita sana! Ecco il risultato!
“Caspita! Nonostante i capelli quasi bianchi! Stai benissimo! Se vedessi gli altri! Roberto per esempio! Che era il più figo della classe ora è completamente calvo e grasso! Per non parlare degli altri!
“Anche tu stai bene!
“Mi prendi in giro? Se sono ingrassata come una balena!
“Scherzi! Se tutte le balene fossero come te! Le belle donne dovrebbero lottare a gomitate per spuntarla! Ahahahah
“ahahahhahahah ma dai! Sei il solito adulatore! Ahahah
“Dimmi che cosa fai nella vita? Ti sei sposata? Hai figli?
“Fermati fammi scegliere la busta!
“ahahahahhahah scusami! Parlami di te!
“Sono sposata da dieci anni! Ho due bambini! Un maschietto di sei anni ed una femminuccia di otto! Lavoro partime in un ufficio legale! In pratica correggo bozze!
“ahahahha cavolo! Eri la più brava in italiano! Partime?
“Si! Tre ore al giorno! Mio marito fa il vigile urbano!
“Porca puttana! Proprio ieri ho preso una multa per divieto di sosta! Ahahah forse è stato tuo marito a farmela hahahahah
“ahahahah non lo so! Ma so che è molto severo sul lavoro!
“Ho capito è uno di quelli che è… un stronz… insomma è  meglio non incontrare! Ahahahah
“Già! E tu che fai di bello nella vita? Sei sposato?
“Non sono sposato! Lavoro come funzionario di banca! Mi occupo di prestiti e finaziamenti! Roba seria da mal di testa!
“ahahah lavori in banca?
“Si!
“Ecco perché curi l’aspetto! Chissa quante donne ti vengono dietro!
“Si! ma no quelle che vorrei!
“ah ah mmm delusioni d’amore! Vero?
“diciamo che le cose non vanno mai come desideri!

Quella risposta mi fece impressione. Lo sguardo da sfigato non lo aveva mai abbandonato. Da ragazzo era divertente ma adesso, in considerazione che stavo vivendo un rapporto matrimoniale in crisi,  i suoi sentimenti mi erano affini, quindi mi suscitava compassione. Avrei voluto abbracciarlo e consolarlo con qualche carezza. Ma ci pensò il destino a farlo. Perché una brusca frenata dell’autobus mi proiettò tra le sue braccia.
Marco mi prese al volo e mi tenne stretta a se per non farmi cadere. L’autobuos riprese la corsa normalmente ma la sua mano rimase ancora cinta attorno alla mia vita.
Successe un fatto strano. Il contatto fisico improvviso ci fece fremere. Sentì il suo corpo vibrare e come una scossa che contagiò il mio.
Ci fissammo per pochi secondi, intensamente. I suoi occhi azzurri erano luminosi e splendenti. Aveva uno sguardo profondo che trasmetteva una sensazione che mi fece tremare la gambe.

Fu il classico colpo di fulmine.

“Io… io scendo alla prossima!
“Anche io… se ti..!

Una volta scesi. Continuammo a guardarci incantati. Nessuno dei due osava dire qualcosa. Da come mi guardava si capiva che gli piacevo.  Gli diedi la mano e prima che si allontanasse:

“Cosa volevi dirmi prima di scendere?
“Si.. insomma .. mi piacerebbe rivederti! Se ti va?

Senza esitare risposi:

“Si! – sembrava che non aspettassi altro- Si! Mi piacerebbe! facciamo domani?

Fu uno slancio emotivo imbarazzante, perché forse gli avevo dato l’impressione che mi stessi dimostrando troppo interessata a lui. Marco, infatti, sorrise sotto i baffi:

“Domani mattina? Certo! sono libero!
“Anche io! Potremmo incontrarci qui?
“Si! Allora a domani mattina! Ti aspetto alle dieci!
“Alle dieci va benissimo!

Dopo il primo incontro ci rivedemmo molte volte, fino a diventare amanti.

La prima volta successe a casa sua.
Eravamo talmente eccitati che facemmo l’amore in cucina, sul tavolo e sul piano cottura, come folli affamati di sensazioni estreme.
Il suo impeto mi sorprese, forse perché da anni non ero abituata ad essere presa in quel modo quasi selvaggio.
Mi aveva gettata supina sul piano della cucina poi, guardandomi come un lupo famelico, mi allargò le cosce invadendo come un feroce predatore il punto di incontro delle gambe. Era bello sentirsi desiderata da un uomo. Quello sguardo incantato su di me non lo avevo visto da molti anni.
Leccava da dio. La sua lingua forzava i recessi più intimi della vagina, mentre le sue mani guidate da una mente eccitata, marciavano decisa sulle cosce e sui fianchi fino a impossessarsi delle tette e sollazzarsi felicemente.

Era impossibile resistere a quell’uragano di stimoli globali che mi scombussolavano il basso ventre come un terremoto devastante all’ennesima potenza.

Quando ricambiai il fervore rimasi incantata davanti al suo cazzo. Grosso e lungo.
Il brutto anatroccolo era dotato; pensai che se all’epoca lo avessero saputo alcune amiche zoccole forse il suo destino non sarebbe stato quello di un ragazzo sfigato.

Appena lo afferrai, ne apprezzai la solidità e la potente durezza. Le nervature delle vene sembravano fiumi in piena in procinto di esplodere per quanto fossero ingrossati.

Quando attaccai a pompare il suo palo, Marco non resistette al desiderio di chiavarmi in bocca. Mi afferrò la testa e tenendola ferma iniziò a spingere il suo corpo. I suoi affondi inducevano la cappella a penetrare nella profondità della gola intasando l’esofago. Era difficile trattenere il respiro avendo quel grosso e lungo tubo nella faringe.

Nel momenti in cui soffrivo per debito di ossigeno lui lo capiva dallo sguardo allucinato e lacrimante. Si staccava e in quegli istanti sputavo conati di saliva schiumosa, colanti dagli angoli della bocca sul collo e sul petto.

Mi fu subito chiaro che Marco era un uomo abituato a dominare le donne. Gli piaceva dettare i ritmi e a me piaceva lasciarmi trascinare dalla corrente lussuriosa della sua mente prevaricante.

Da tempo presi l’abitudine a indossare lingerie erotica che lui apprezzava molto. Così mi abituai a vestirmi in modo provocante.

Gli piaceva vedere le mie gambe velate da calze, trasparenti, che lasciavano scoperti la pelle bianca nella parte superiore delle cosce.

La prima volta in casa sua, dopo avermi presa in tutte le posizioni che la sua immaginazione gli suggeriva, mi bloccò a pecorina sul pavimento della cucina, scaricando la sua voluttà nella mia fica, senza porsi limiti, sfogando la tensione che aveva accumulato durante gli incontri clandestini, in auto, nei cessi dei bar, nei parcheggi dei supermercati, nei garage, in luoghi e tempi che non avevano consentito di appagare come volevamo le nostre brame.
Appena il rapporto intimo si rafforzò la sua casa divenne l’alcova dove consumavamo i nostri incontri di amanti diabolici e passionali.

Quelle abitudini si interrompevano solo in occasione della visita della madre, ma dopo un po decidemmo di risolvere ripiegando nei motel. La passione che ci aveva uniti era troppo intensa e non volevamo perdere tempo in attese inutili.

Più tardi in considerazione dei rischi connesse alla frequentazione dei motel, iniziammo a incontrarci anche in casa mia, la mattina, quando mio marito era in servizio.

Il rischio era alto, ma con un po di prudenza diventava minimo perché mamma e papà lavorano, i bambini erano a scuola..

Marco, prima che cominciasse a frequentare la mia casa diventò un amico di famiglia.
Con mio marito condivideva la stessa passione per la pesca.

Capitò una cosa curiosa perché col tempo mio marito cominciò a pensare che Marco fosse un omosessuale. Il fatto che non parlasse mai di donne; che vivesse da solo e che non lo avesse mai visto in compagnia di una ragazza lo aveva insospettito. Anche i miei genitori suggestionati da mio marito videro nel suo comportamento un aspetto legato alla omosessualità.

Quel giudizio avventato tuttavia poteva servire la nostra causa. Il fatto che mio marito e i miei genitori lo giudicassero gay mi permetteva di frequentarlo apertamente e senza suscitare sospetti. Anzi mi divertivo anche a rinforzare quel giudizio errato.

Vivevo un periodo di appagante tranquillità psicofisica, perché in Marco avevo trovato l’amante ideale. Entrambi non volevamo complicazioni esistenziali con separazioni o divorzi con eventuali conflitti dovuti a cause civili. Sia lui che io ci accontentavamo dei momenti in cui potevamo scatenare le nostre voglie, evitando di esporci con incontri pericolosi.
La sua comparsa nella mia vita aveva risolto la crisi matrimoniale.
Le poche soddisfazione che ricevevo da mio marito venivano compensate alla grande dalle molte che mi offriva Marco. Costituimmo un menage a tre che stava funzionando meravigliosamente e in modo perfetto.

Ma il diavolo fa le pentole e mai i coperchi.

Capitolo secondo (scritto da Guzzon59):  Incredibilmente l’incesto.

Successe che Papà fu messo in cassa integrazione. La sua presenza in casa, la mattina, complicò i piani e rendeva difficile il collaudato menage a tre.
Tuttavia in considerazione che gli appartamenti erano situati su piani differenti ci garantiva comunque una certa sicurezza. Inoltre le frequentazioni di Marco non avevano mai allarmato i miei familiari.

Una mattina, tuttavia successe l’imprevedibile.

Quel giorno la mamma di Marco era venuta a fargli visita. Così toccò a me ospitarlo.
Per l'occasione mi ero agghindata da grande troia: Sottana trasparente di seta nera, calze fine e reggicalze, tanga succinto e scarpe nere con tacco. Avevo profumato l’ambiente con essenze esotiche che alteravano la percezione dell’aria, favorendo l’eccitazione ed il desiderio.

Marco arrivò puntuale. Come d’abitudine iniziamo a baciarci scatenandoci prima all’ingresso, poi lungo il corridoio e infine in camera da letto.
Mentre lui stava terminando di spogliarsi, mi ero impegnata in un intenso giochetto con il suo cazzo duro come la pietra.

Il gioiello mi incantava ogni qual volta che lo soppesavo e l’accarezzavo; quel
giorno prima fu preda della mia bocca ingorda che lo succhiava fino all’elsa, poi fu schiavo delle mie mani vogliose che lo segarono con forza e quando lo imprigionai nelle mie tette per stimolarlo lungo tutta la sua lunghezza successe l’apocalissi:

“Ma che cazzo sta succedendo qui?
“Cielo! Mio padre?

Rimanemmo di ghiaccio appena comparve la figura di papà sulla soglia della camera da letto.

Marco imbarazzato afferrò velocemente i suoi vestiti e in pochi minuti scomparve dalla scena fuggendo come una lepre braccata da un segugio.

Papà, avvolto nell’accappatoio di spugna, in ciabatte, con le braccia incrociate, mi fissava come se volesse incenerirmi solo con lo sguardo. Inoltre da una mano pendeva una mazza da baseball.

Nei suoi occhi vidi brillare la rabbia selvaggia dei lupi.
Rimasi ancora inginocchiata davanti al letto. Incapace di alzarmi. Bloccata da quella situazione imbarazzante. Marco intanto era scomparso e mi sentivo abbandonata e terribilmente esposta all’ira di papà.

“Ma che razza di donna sei? In casa tua? Mentre tuo marito lavora? Peggio delle puttane di strada! Guardati come ti sei ridotta! Non ti riconosco più! Mi sembri una troia! Eravate talmente accaldati come cani, che non vi siete curati di chiudere la porta! Mi vergogno di avere una figlia come te!

Accidenti! Proprio così! Non avevamo preso le dovute precauzioni. Incredibilmente avevamo lasciato la porta aperta, addirittara spalancata. Fu una vicina di casa a contattare papà avvertendolo che la porta era aperta e di  aver sentito delle voci strane; preoccupata temeva che mi fosse successo qualcosa perché aveva notato un uomo entrare in casa mia. Papà, a sua volta allarmato, si era munito di una mazza di baseball precipitandosi in casa mia senza curarsi di vestirsi. I suoi capelli infatti erano bagnati e lasciavano intendere che stesse facendo la doccia.

“Mio dio! Quel coglione! Pensavo che fosse un frocio! Invece quello stronzo si fotteva la compagna di scuola facendo cornuto un uomo a cui aveva fatto credere di essere un amico! Ma che razza di uomo è? Infilarsi nelle famiglie e tradire la fiducia della gente! E tu guardati! Come ti sei ridotta! Fai schifo! Tradire un uomo che ti mantiene e ti fa vivere come una signora!

Quella frase mi fece incavolare, e presa dall’ira gli urlai:

“Basta! Basta! Giudicare dalle apparenze! Claudio non mi ama più! Mi tratta come un oggetto di nessun valore! Anzi forse gli faccio schifo come donna! Che cosa ne sai tu? Claudio non è quel grande uomo che credi che sia! È un bastardo egoista che pensa solo a farsi i cazzi suoi!
“E tu? cosa hai fatto per cambiare le cose? Ti sei fatta scopare da un altro! Lo hai sostituito a letto! Non sei diversa da lui! Porca puttana ti sei comportata come una troia!

Mi afferrò dai capelli trascinandomi in salotto. Scomparve pochi secondi per ritornare con il grosso mestolo di legno che tenevo in cucina attaccato al muro, come ornamento. Brandendo il ramaiolo:

“Da bambina era tua madre a punirti quando facevi le cazzate! Ed io pronto a difenderti! Ma ora sei una donna adulta e dovresti capire che tipo di cazzate combini e questa non è di poco conto!  penso che le sberle di tua madre in questo momento non sarebbero sufficienti a punire la colpa di cui ti sei macchiata! Ci vuole una punizione corporale dolorosa che ti lasci il segno! e so cosa ci vuole!
“Che cosa vuoi fare?
“Inginocchiati sul tavolino! Adesso!
“ma papà! Sei impazzito!
“non sono pazzo! Devo sfogare la rabbia che mi bolle dentro! Ti sei comportata come la peggiore puttana di strada! Hai messo in pericola la tua famiglia! Meriti una lezione! Lo devo fare! Per il bene tuo e del tuo matrimonio! Se devo tacere per sempre e portarmi questo segreto nella tomba! Almeno lo voglio fare a modo mio! Ti devo punire! Ora inginocchiati sul tavolino!

I suoi occhi brillavano dalla rabbia. Il tono della voce era determinato. Brandiva il mestolo come un oggetto minaccioso, con l’intenzione di usarlo contro di me. Il suo comportamento mi intimoriva.
Tuttavia successe un fatto strano, papà mi stava dominando con il suo carattere violento. Mi stava trattando da schiava e voleva infliggermi pene corporali, quindi invasive. La paura si tramutò in un sentimento inaudito: emozionata, fremevo nell’attesa di ricevere la pena corporale.
Lo fissai intensamente. Il suo sguardo irato mi faceva tremare le gambe. Ero turbata dalla paura all’idea che il mestolo mi avrebbe colpito.

Non opposi alcuna resistenza, ubbidiente come un agnellino eseguì i sui ordini, quindi mi predisposi nella posizione che mi aveva imposto d’autorità. Inginocchiata sul tavolino del salotto. Sapendo quali fossero le sue intenzioni mi preparai mentalmente a subire gli effetti dolorosi che il mestolo avrebbe prodotto sulle mie terga. Iniziò subito a colpirmi senza preavviso.

“To! to! Prendi! prendi!

Ciaf! Ciaf! ciaf!

La parte piatta del mestolo di legno batteva violentemente contro la pelle delle natiche. Il dolore era forte, strinsi i denti cercando di sopportare il male e il bruciore.

“Ciaf! Ciaf! Ciaf…

Poi non sentì più nulla. Si era fermato. Pensai che l’amore paterno avesse avuto il sopravvento.

Non mi mossi. Fino a quando non me lo avesse ordinato lui decisi di restare ferma in quella posizione, in attesa che riprendesse a colpirmi ovvero mi lasciasse andare.

C’era un silenzio strano; Inoltre pensai che i colpi inferti erano stati pochi rispetto alla grande rabbia che lo animava.

Mentre riflettevo su quel fatto, successe qualcosa di sbalorditivo. Ad un tratto avvertì la sua mano che spostava di lato il perizoma, poi percepì qualcosa di duro che iniziava a premere tra le fessure della figa.

In quei momenti lo sentivo agitarsi dietro di me, avvertendo un insolito contatto fisico; quando iniziò a sforzarsi compresi che l’oggetto duro che stava affondando dentro di me era il suo cazzo. Fui scioccata. Non ebbi nenache il tempo di reagire perché la penetrazione mi aveva colto di sorpresa e lui aveva subito iniziato a chiavare in modo estenuante. Inoltre quell'assalto improvviso mi aveva paralizzato in uno stato di godimento così intenso che mi indusse persino a lamentarmi dal piacere.

“Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmmmmmmmmm

Il gemito mi uscì spontaneo. Non mi sembrava possibile che papà stesse abusando di me; non c’era il tempo di ragionare perché papà continuava a chiavarmi con foga. Mi sembrava una situazione inconcepibile ma reale, perché incredibilmente quello che si muoveva dentro di me era veramente il suo cazzo.

La penetrazione inoltre fu facilitata dal fatto che avevo la fica bagnata dall’eccitazione provocata dal dolore dei colpi di mestolo inferti sulle natiche. Ribellarsi era impossibile perché  il godimento intenso che stavo provando mi teneva praticamente inchiodata sul tavolino. Papà inoltre mi aveva bloccata con il suo grande ardore sfogato con veemenza, sembrava un ariete. Non era neanche il caso di indignarsi per l'abuso e restare inerti cercando di soffocare quel godimento che di fatto mi stava sconquassando la fica, quindi iniziai a partecipare attivamente:

“Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmmmmmm aaaaaaaaa

Liberati i freni inibitori, cominiciai ad apprezzare il piacere che il suo cazzo mi stava procurando. Dio mio, mi sembrava di morire. Mi ero afferrata saldamente al tavolino per ammortizzare i suoi colpi devastanti. Mi stava scopando con rabbia e determinazione. Era certamente la sua ira a guidarlo. Non aveva più l’accappatoio e il corpo secco e nervoso si muoveva nudo dietro di me.

Papà era un uomo magro e ossuto. Il suo bacino solido impattava contro le mie natiche senza darmi alcun fastidio. Mi teneva saldamente dai fianchi mentre ficcava il suo cazzo dentro di me, con una forza incredibile.
Per dare slancio ai suoi affondi si aiutava con i piedi che facevano leva sul pavimento favorendo i suoi movimenti micidiali.

Passato lo scioc iniziale, mi predisposi favorevolmente al quell’assurdo rapporto incestuoso, ed accettando quell’impensabile invasione iniziai a gemere e ad imprecare il suo ardore.

“aaaaaaaaaaaaaaaa si mmmmmmmmmmmmmm si si mmmmm dio papà mmmmmm sto godendo mmmmmm

Alla fine anche papà ruppe il silenzio:

“Puttana! Sei una puttana! To to puttana mmmmm to puttana! Vuoi fare la puttana? E
così sia! Ti piace il cazzo? Ora ti accontento io puttana!
“si mmmmm si mmmmm dio godo mmmmm si mi piace il cazzo mmmmmm

La follia o forse l’effluvio delle essenze esotiche avevano avuto un ruolo determinante in quel cambiamento di programma.  Certamente la vista delle mie terga esposte a pecorina al suo sguardo lo devono avere eccitato fino a indurlo ad intraprendere quella via inaudita per padre.
Mi insultava con impropri insulsi esaltandosi nella sua azione incestuosa.
Non so, se si fosse reso conto di quanto stava succedendo. Ma la cosa non mi importava più di tanto, perché accettai coscientemente quella strana punizione che tutto sommato dava piacera anziché pene corporali, e si adattava perfettamente alla mia attitudine trasgressiva; non ero soltanto una moglie infedele e puttana ma una figlia incestuosa e zoccola a cui piaceva scopare con il padre. Il massimo della spregiudicatezza e perversioni immaginabili.

“Mmmmmmm si mmmmm si si si godo mmm dio sto godendo mmmm si si papà mmmm
“to puttana! Troia! Sei una troia! Allora non sei più mia figlia! Ma sei una puttana di strada! To to
“si si mmm si si si sono una puttana! Oddio sto godendo mmmmmm
“ora lo devi prendere in bocca ho visto che ti piace fare i pompini!

Mi venne davanti. Il suo sguardo era allucinato. Sembrava posseduto da un demone.
Parò davanti al mio naso il suo cazzo che era bellissimo. Duro e grosso. L’ho amato da subito. Mi afferrò la testa e me lo infilò in bocca.
Appena senti la tonicità del suo pene nelle gote attaccai a pompare come piaceva a me; lo succhiai intensamente e per molto tempo.

“Adesso andiamo sul letto, qui sono scomodo!

Lui ordinava e io eseguivo senza problemi, ormai succube della sua mente sconvolta dell’eccitazione e dai suoi istinti animali. Serva di un padre padrone, il massimo godimento che una donna potesse sperare di sperimentare.

Come un selvaggio mi strappò la camicia di seta nera lasciandomi solo le calze, poi mi gettò sul letto a pecorina e da dietro riprese a scoparmi con la stessa foga di prima. Anzi i suoi affondi sembravano più incisivi e devastanti.

“Aaaaaaaaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmmm dio mmmmm papà mmmmm

Il godimento era talmente forte che mi sembrava di perdere i sensi. Era una situazione infernale, incredibilmente straordinaria. Difficilmente descrivibile se non si sperimentasse di persona.

Papà continuò a chiavarmi in tutte le posizioni e dopo una estenuante pecorina, che metteva in luce una grande energia del suo fisico asciutto, alla fine di una serie infinita di affondi, penetranti e devastanti:

“aaaaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmmmmm aaaaaaaaaaaa si si mmmm to to puttana! puttana! to Puttana!

Si alzò in piedi, mi venne davanti e menando il cazzo lo fece sborrare sul mia faccia. Era la punizione che meritavo; la massima umiliazione.

“Aaaaaaaaaaaaaa mmmmmm aaaaaaaaaaaaaaaaa

Tuttavia ero estasiate ed ancora in prede agli spasmi del godimento e come una pazza
spargevo il suo seme sulla bocca e sulle tette, succhiando ingorda le dita impregnate del liquido che mi aveva generato.

Il menage da quel giorno diventò a quattro. Non avrei mai rinunciato a Marco.
Lo convissi a riprendere il rapporto mentendogli. Gli dissi che papà era stato comprensivo e che aveva capito la natura del mio tradimento. A lui premeva la mia felicità. Per questo ci esortò ad essere prudenti. Ma con la sua complicità la tresca divenne più sicura.

Non ho mai confessato a Marco che ero diventata anche la puttana di papà.

Così va la vita
Guzzon59