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giovedì 15 agosto 2013

In tandem con il suocero

Una nuora dovrebbe sapere che i gusti del marito, in fatto di donne, sono simili a quelli del suocero.” 

Laura scrive:

…Ho conosciuto mio marito durante una gara ciclistica, quando avevo diciassette anni.
Quel giorno stavo partecipando al giro regionale, nella categoria donne.
Nel momento in cui tagliavo il traguardo, urtavo violentemente contro la sua bici. Il colpo fu brutale ma anche il colpo di fulmine fu intenso.
Il dolore fisico e la rabbia, passarono in fretta, quando ci ritrovammo a terra, l’uno di fronte all’altro, a guardarci profondamente negli occhi.

“Mi chiamo Luca!
“Piacere! Laura!

Il personale del 118, presente sul posto, dopo averci soccorso, in considerazione che avevamo riportato lievi lesioni, ci consigliò di restare seduti nell’ambulanza.
Rimasti soli, continuammo a guardarci, come ipnotizzati. Poi, quasi per magia, d’istinto, ci siamo buttati l’uno sull’altro, e in un impeto di adrenalina, simile a quella di uno sprint all’arrivo, ci siamo baciati con grande passione.
Gli infermieri, imbarazzati, chiusero subito le porte del veicolo lasciandoci consumare la nostra follia.

Dopo quasi quattro anni di fidanzamento e altri quattro di convivenza, abbiamo suggellato l’unione con il matrimonio. Nel frattempo era nato Alessandro.

Luca continuò a gareggiare in competizioni nazionali, anche come professionista.
Per quanto mi riguardava, dopo la nascita di Alessandro, lasciai l’attività agonistica, scegliendo quella più tranquilla della casalinga.

Andammo a vivere nella casa di mio suocero, che possedeva un’azienda agricola a conduzione familiare, nella quale lavoravo con mio marito.

Nel frattempo Alessandro era cresciuto con la passione del padre. Così, all’età di quattordici anni, cominciò a partecipare alle gare regionali e nazionali per juniores.
La bici era una passione di famiglia, perché anche il suocero era stato un campione nazionale e aveva partecipato persino al Tour de France.

La famiglia, quindi, unita dalla comune passione per la bici, ogni domenica, seguiva Alessandro negli allenamenti e, tutti insieme a pedalare, percorrendo chilometri e chilometri di strada.

Mio suocero, era un sessantacinquenne in forma, che ostentava ancora un fisico robusto e vigoroso, nonostante fosse grosso e tozzo. Si era arrogato il ruolo di manager familiare, quindi era lui a stabilire gli itinerari da percorrere ogni fine settimana.

Instancabile e pieno d’iniziative, pur di coinvolgere l’intera famiglia, compresa la suocera, comprò un tandem.
La suocera, con il passare del tempo, ritenendo eccessivamente impegnativo e affaticante partecipare agli allenamenti, cominciò a disertare le gite, limitandosi ad attenderci all’arrivo, che era sempre un ristorante o una trattoria.
Per quanto mi riguardava, a trenta otto anni non essendo più l’atleta di una volta, cominciai ad avvertire una certa stanchezza a percorrere tutti quei chilometri.
Il suocero, allora ebbe un’idea brillante, poiché la moglie non ne voleva sapere della bici, mi chiese di continuare a partecipare utilizzando il tandem insieme a lui.
Accettai con grande piacere e così, la domenica potevo pedalare comodamente senza fare eccessivi sforzi.

Il mio posto era quello davanti.

Confesso che iniziai ad apprezzare quel modo nuovo di andare in bici.
In effetti, non era faticoso perché pedalavi senza sforzi e avvertivi che la bici si muoveva anche quando segnavi il passo, essendo quello di dietro che spingeva.

In salita, tuttavia, dovevi partecipare allo sforzo comune altrimenti, era impossibile fare la scalata. In quelle circostanze, io e il suocero, ci sforzavamo in sinergia, alzati, dando all’azione la massima spinta possibile.


Ora andiamo a raccontare i fatti che mi portarono a passare il traguardo del girone dei lussuriosi.

Una domenica mio suocero:

“Laura! Prendiamocela comoda! Luca ed Alessandro, sono tosti da seguire! Lasciamoli andare e noi, tranquillamente, li possiamo raggiungere senza fretta!
“Hai ragione papà! E’ inutile stargli alle costole a tutti i costi! Si! prendiamocela comoda!

Così, la domenica, Alessandro e Luca, correvano veloci come schegge, mentre con il suocero, con calma, percorrevamo i chilometri che ci separavano, senza tanta fretta.

Col passare del tempo mi accorsi che il suocero, spesso, chiedeva di fermarsi perché accusava impellenti bisogni fisiologici.

Quel modo di fare non mi indusse a nessuna considerazione, vista l’età ritenni che la cosa potesse essere del tutto naturale.

Mi sbagliavo di grosso e quando scoprì la verità rimasi sconvolta.

Una domenica capitò che il bisogno fisiologico assalisse anche il mio basso ventre.
Così quando ci siamo fermati, ognuno per proprio conto s’infilò nella fitta vegetazione, in direzioni opposte.

Quando mi inoltrai persi il senso dell’orientamento.
Infatti, non mi ero allontanata troppo ed avevo percorso un tratto a cerchio.

Per questo motivo, accidentalmente, mi trovai il suocere davanti. Per evitare situazioni imbarazzanti indietreggiai di qualche passo. In quel momento, qualcosa attrasse la mia attenzione e mentre stavo allontanandomi da quel luogo, notai una cosa inconsueta: Il suocero era impegnato in un’azione indecente.

Aveva la tuta abbassata dalla cintola in giù, con una mano stringeva il telefonino, guardandolo fisso, e con l’altra impugnava il suo grosso cazzo duro, agitandolo freneticamente su e giù, con spostamenti spasmodici, veloci e costanti.

Il suo corpo tozzo, contratto, vibrava tutto.

Quella scena mi lasciò di stucco. Vedere il suocere masturbarsi in quel modo sconcio mi dette un senso di turbamento.
Pensai che fosse assurdo che un uomo anziano, che apparentemente non dimostrava alcuna volubilità, si abbandonasse a quella pratica di solista, al di fuori della sfera matrimoniale, come gli adolescenti.

La cosa curiosa era il modo come sfogava la morbosità dei suoi impulsi sessuali.
Lo faceva guardando il cellulare. Sicuramente aveva caricato qualche foto porno e le stava contemplando, mentre la sua mano sfogava la sua lussuria.

Mi chiesi coma mai un uomo adulto, sposato, che aveva tempo a disposizione a casa sua, nell'intimità della sua abitazione, con sua moglie, sfogasse le sue pulsioni sessuali in quella maniera puerile ed in aperta campagna.
Non lo giudicai male, perché ognuno era libero di comportarsi come meglio voleva, l’importante che non facesse violenza a persone.
Tuttavia mi faceva ribrezzo, perché pensai che quello atteggiamento perverso fosse una degenerazione comportamentale, legato ad abitudini malsane, che un uomo adulto avrebbe dovuto abbandonare dopo l’età adolescenziale.
Una cosa mi consolò: finalmente sapevo il motivo che si celava dietro quelle frequenti soste forzate.

Silente e disgustata mi allontanai subito dal posto.
Dopo aver soddisfatto i miei bisogni fisiologici, raggiunsi il tandem, dove trovai il suocero tranquillamente ad attendermi, sereno come se non avesse fatto nulla di male.

Nei giorni successivi ci furono molte soste, addirittura anche tre volte ad allenamento.  
Decisi di tenere il segreto per me, perché non mi sembrava opportuno sputtanare una persona adulta, che aveva una buona stima in famiglia.

Mi era difficile, tuttavia, non pensarci ogni volta che ci fermavamo, perché la scena a cui avevo assistito era sempre viva nella mia memoria.
Ad essere sinceri la scoperta di quella pratica del sesso fai da te, mi aveva impressionato perché notai che lo impegnava tre volte ad allenamento, e mi veniva naturale paragonare l’entusiasmo del suocero a quello di mio marito Luca, che non era mai stato un grande amatore.
Con Luca, a volte passavano molti mesi tra una scopata e l’altra.
Così, nel periodo di astinenza, spesso, pensavo alla cara suocera e alla fortuna ad avere un marito così virile, che, peraltro, sprecava anche parte del suo ardore con se stesso.

Il suocero, qualche tempo dopo, mi disse che avrebbe voluto fare più allenamenti, magari anche nei giorni feriali e mi chiese se fossi stata disponibile.

Caspita pensai: “più allenamenti voleva significare più seghe!

Accidenti quanta energia sprecata in inutili soliloqui! La proposta non mi aveva entusiasmato più di tanto, ma in considerazione che lui ci teneva molto, gli diedi il mio consenso.
Così anche nei giorni feriali, qualche pomeriggio, dopo il lavoro, ci mettevamo in tuta e inforcato il tandem partivamo per l’aperta campagna.

Considerazioni di Guzzon59:
Occorre precisare che Laura era una donna molto attraente (bona). La tuta attillata metteva in risalto una forma perfetta del suo corpo atletico. L’attività sportiva la teneva in forma per cui, a trenta otto anni aveva ancora un fisico tonico e slanciato. Quando pedalava, il sellino si conficcava tra i glutei e, nei momenti in cui si alzava per sforzarsi in salita, si piegava in avanti, come un fantino in corsa, mostrando un lato B sudato e con la stoffa aderente alla nicchia vaginale: l’ effetto era da infarto. La tuta era talmente stretta che la figa corpulenta si poteva immaginare nei dettagli, senza tanti sforzi.

Quei particolari anatomici conturbanti non erano sfuggiti al caro suocero, che, durante le pedalate s’incollava con gli occhi su quel culo da favola. Col tempo, per soddisfare quella brama, sceglieva itinerari con tante salite. In quei momenti la sua fantasia galoppava a cento all’ora ed il suo cazzo duro pulsava a ritmi pazzeschi.
Il suocero, durante gli allenamenti, si era portato dietro il cellulare e, nei momenti in cui Laura s’impegnava nelle salite, alzandosi per sforzarsi a pedalare, lui  approfittava di quegli istanti, inquadrava l’oggetto del suo desiderio e lo immortalava nelle pose più piccanti.

Il vecchio porco, quando il suo cazzo raggiungeva la massima rigidità e  gli provocava sofferenze immane, rendendo difficoltoso qualsiasi sforzo, chiedeva alla  nuora di fermarsi accusando un bisogno fisiologico. Poi spariva repentinamente nella folta vegetazione. Appena raggiunto una distanza rassicurante, si abbassava la tuta, liberando il suo cazzo dalla sofferenza angusta in cui era costretto a giacere, in ebollizione. Attivava la galleria fotografica del cellulare e mentre passava in rassegna le foto del lato B della nuora, si sparava un segone galattico.

Per il suocero, il bisogno di ammirare il culo di Laura, era diventato una vera e propria ossessione, una forma di dipendenza compulsiva, come da una droga. Valutò che un allenamento alla settimana fosse troppo poco. Così, spinto da una brama incontentabile, l’aveva invitata ad allenarsi anche nei giorni feriali.


Laura riprende a raccontare….

Quando iniziammo ad allenarci nei giorni settimanali, anche in quelle occasioni capitava di fermarsi frequentemente. Considerai che il suocero fosse un tipo coriaceo e sempre in tiro, perché le soste aumentavano in modo esponenziale.
Cominciai a pensare che mio suocero fosse un maniaco sessuale. Che la sega per lui fosse un’ossessione compulsiva, irresistibile. Nello stesso istante pensavo anche alla sua eccezionale virilità. Luca mi appariva apatico rispetto all'enorme energia inesauribile del padre.

La sera a letto, quando Luca non mi cacava nemmeno di striscio, mi veniva naturale pensare a mio suocero e alla sua attività frenetica. Quei pensieri cominciarono a fare radici profonde nel mio intimo e a stimolare i sensi, eccitandomi a tal punto da molestare Luca, per coinvolgerlo in quella passione, e suo malgrado, anche se non ne aveva voglia, lo costringevo ad accontentarmi.

“Ma che ti prende! Per caso ti droghi? Da un po’ di tempo mi sembri più agitata del solito! sempre in calore!
“A te dispiace?
“Certamente no! Sei una donna eccitante! Ma, mettiti nei miei panni! Non so per quanto tempo potrò reggere questo ritmo! Cazzo vuoi scopare tutti i giorni!

Pensai a suo padre. A lui sarebbe piaciuto scopare. La sua forza mi appariva notevole, un vero titano del sesso, perché si masturbava anche tre volte al giorno ed era più vecchio di lui di quasi trenta anni. Inoltre avevo notato che il cazzo del suocero era più massiccio di quello di Luca e forse anche più duro.

Mi sentivo confusa a pensare quelle cose! Ma che cazzo stavo facendo? Mi resi conto che stava offendendo la personalità di Luca, a riflettere su quelle cose assurde. Mi sentì irrispettosa verso di lui, paragonandolo a suo padre.
Pensai: “Devo essere impazzita! Stavo meditando sul cazzo di mio suocero! Addirittura lo stavo confrontando con quello di mio marito! Devo calmarmi! Altrimenti rischio di diventare isterica ad infastidire Luca con atteggiamenti da troia! Dirò a mio suocero che non ho più voglia di allenarmi! Così almeno non dovrò più pensare alle sue perfomance da record e a quelle abitudini da maniaco pervertito!

Una mattina, durante una pausa di lavoro, decisi di affrontare mio suocero per riferirgli che non sarei più andata con lui ad allenarmi.
Chiesi a mia suocera dove fosse andato:

“Dove è papà?
“Mi pare che sia entrato in casa per fare uno spuntino! Sai com’è! Lui, a quest’ora, sente il bisogno di nutrirsi con una ricca colazione!

Pensai: “per forza! Con tutte quelle energie che consuma!

“Mi è venuta fame anche a me! Gli faccio compagnia!
“Io, intanto, finisco qui!

Entrai in casa. Appena dentro notai il cellulare del suocero appoggiato sul mobiletto posto all’ingresso. La vista di quell’oggetto scatenò la mia curiosità, perché era anche parte delle mie fantasie. Mi guardai in giro con circospezione e dopo un attimo di esitazione, cedendo al desiderio di sapere che cosa contenesse, l’afferrai per visionare le foto che stimolavano la pugnette del vecchio porco. Fu un gesto spontaneo che mi faceva emozionare.

Ho acceso  il display e attivato l’applicativo per passare in rassegna le immagini. Non c’era nulla di eccezionale. Le solite foto di famiglia. I paesaggi delle località dove andavamo ad allenarci.
All'improvviso alcune foto mi lasciarono di sasso, esterrefatta. Non riuscivo a credere a quello che stavo scrutando.
Erano i primi piani del mio posteriore. Il mio culo era stato immortalato. Bene visibile e in tutte le pose in cui lo avevo mostrato a mio suocero, mentre pedalavo. Lui lo aveva fotografato nelle pose più oscene. Mi tremavano le gambe. Perché quelle immagini volevano significare una sola cosa, che mio suocero si masturbava guadandole, quindi, era io l’oggetto del suo desiderio.

Posai subito il cellulare, come se scottasse, e scappai fuori di casa. Il cuore mi batteva forte. La mente era un turbinio di pensieri, che vorticavano come un potente uragano. Ero emozionata e scioccata. La scoperta che mio suocero desiderava scoparmi, mi faceva sentire in imbarazzo.
Ripensai subito a quel giorno in cui lo aveva sorpreso con il cazzo in mano. Cribbio, quel cazzo duro palpitava per il mio culo, porca miseria! Solo a pensarci mi traballava la spina dorsale, come se sentissi un senso di vertigini. Incredibile! Mio suocero si masturbava desiderando di chiavare con me.

Mi resi conto che non era rabbia ma emozioni forti che aggredirono il ventre ed lo scoscio. Il grembo fremeva e percepivo la figa pulsare come un martello pneumatico. La sentivo umida e colante di fluidi umorali tra le cosce. Quel pensiero mi aveva fatto godere come se avessi scopato.

Mi recai in casa mia, e corsi subito in bagno per sciacquarmi la figa. Guardai il mio volto riflesso allo specchio. Ero sconvolta. I miei sensi alterati tradivano le mie intenzioni, perché fremevano dal desiderio e mi facevano tramare il corpo. Ero eccitata. Se ci fosse stato Luca lo avrei violentato, perché avevo un gran voglia di essere penetrata da un  cazzo duro.
Quella scoperta aveva accentuato le pulsazioni della vulva vaginale, ove si era concentrato il sangue, ed agitava la mia fantasia. Con la mano mi toccai il collo, facendola scivolare sul petto e sul seno. I capezzoli, somatizzando i miei pensieri, si erano irrigiditi ed erano diventati sensibili al tocco delle dita.
Ero eccitata, non c’era alcun dubbio. L’idea che fosse io l’oggetto che guidava i movimenti della sua mano mi faceva sballare la mente. Che cosa doveva fare? Mi sentivo smarrita.

Ripresi il lavoro, con molta sofferenza perché mi sforzavo di evitare di scambiare parole con il suocero. La sua presenza mi turbava. L’emozione mi aveva sbiancato il viso, ero pallida come la neve.

Lui preoccupato:

“Ti senti male?
“No sto bene!
“Se non te la senti oggi potremmo saltare l’allenamento!

Avrei voluto rispondergli di si. Ma dentro di me una forza sconosciuta mi fece rispondere:

“No! Non è il caso di interrompere i nostri allenamenti! Ormai ci sono abituata! E poi mi sento già meglio!
“come vuoi!

Non riuscivo a sostenere il suo sguardo perché l’occhio era attratto dal suo inguine. Sotto quel pacco c’era un cazzo grosso e duro che pulsava per me. Mi sembrava quasi di vederlo reagire allo stimolo della sua fantasia. 
Pensai che fosse un incesto virtuale, che aveva inquinato la mente del suocero ed ora stava intaccando la mia.

Mi era difficile prendere le distanza da quella idea malsana, nonostante fossi consapevole che tra me e lui non poteva mai succedere nulla. Eppure il corpo ribolliva all’idea di quel rapporto peccaminoso, proibito e vietato dalla morale comune. Un dilemma che mi tormentava come un insopportabile rumore molesto.

Dopo quella scoperta cominciai a valutare che mio marito non sarebbe mai stato in grado di soddisfare il tipo desiderio che si era impossessato della mia mente. Non era colpa sua. Ma della mia mente malata, che non faceva altro che anelare il cazzo del suocero, il suo ardore e quello che significava per me. Solo a pensarci la figa pungolava e friggeva dalla voglia di possederlo.
Quindi era una questione di desiderio inaudito. 
Il fantasma di una condizione mentale straordinaria che poteva realizzarsi solo se mi fossi data a mio suocero. Era un tormento terribile che cozzava contro la mia morale e mi struggeva la mente.

Quel pomeriggio, dopo essermi cambiata, mi avvicinai alla finestra e guardai nel cortile. Lui era lì, già pronto a partire e mi stava aspettando impugnando il manubrio posteriore del tandem. Mi tremavano le gambe, come se dovessi incontrarmi con il mio amante segreto.

Erano passati solo poche ore da quando avevo scoperto una verità inaudita, ma sentirlo respirare dietro di me mi sconvolgeva i pensieri. Quando, pedalavo, avvertivo i suoi occhi fissi sul mio culo. Non era quel gesto che mi eccitava, ma la sua mente impregnata di lussuria per me. Era la sua concupiscenza verso di me, che infondeva un senso di vertigini che stimolavano la spina dorsale e la figa. Sensazioni che mi eccitava immensamente. Era impaziente e non vedevo l’ora che mi chiedesse di fermare il tandem.

Il suocero come di consueto, fatti pochi chilometri chiese di fermare il tandem. Era la prima volta che gioivo. Sapendo cosa andava a fare, dentro di me avvertì un moto che scosse il ventre, i nervi, e mi faceva tremare le gambe dalle emozioni. Lo fissai intensamente mentre si allontanava fino a sparire nella vegetazione.

Mi guardai tre le gambe, sotto la stoffa percepivo una figa in calore e bagnata.
La mente eccitata l’aveva messa in scacco matto. Un desiderio di sesso si era impossessato della mia anima, incendiandola.
Non facevo altro che pensare a lui, alla sua mano mentre iniziava a masturbarsi mentre guardava le foto del mio culo, desiderando di chiavare con me. Era una sensazione di vertigini. Quel giorno gli avevo fatto un regalo. Non mi ero messo la solita tuta ma un pantaloncino corto, che durante la pedalata si era ficcato tra le natiche mostrando più di quanto doveva celare. Avevo voglio di provocarlo, di sfidarlo. Mi ero alzata più volte, anche su tratti in pianura, mettendomi nelle pose più oscene, quelle preferite da lui e che aveva senz’altro immortalato nel suo cellulare.

Quei sentimenti mi fecero capire che avevo delle affinità che mi legavano alla sua perversione.
Il comportamento trasgressivo aveva messo in luce un aspetto della mia personalità che era simile alla sua. Quel giorno ci avevo preso piacere a provocarlo con atteggiamenti maliziosi e da troia, assumendo un’aria lasciva che mi avvicinava sempre di più a lui. Quel giorno, infatti, la sosta avvenne prima del solito.

Dopo qualche minuto di attesa, buttai il tandem di lato e decisi di seguire i suoi passi. Lo raggiunsi subito. Come avevo immaginato lo trovai con la tuta abbassata, il cellulare in mano e nell’atto di masturbarsi con grande frenesia. Porca miseria! era quello che volevo vedere. Mi avvicinai a lui:

“Invece di guardare le foto! Guarda l’originale!

Mi abbassai i pantaloncini e gli mostrai il culo.

Il suocero, appena mi vide, bloccò la sua azione. Mi fulminò con uno sguardo scioccato ed imbarazzato.

Iniziai uno spogliarello davanti al suo volto bloccato con una espressione turbata e di stupore.

Dopo essermi disfatto delle mutande, mi accostai a lui, accarezzandogli il volto.
Ero emozionata e sorridevo nervosa per farmi coraggio. Stavo azzardando un atto che molti ritengono essere quello di una puttana. Ma in quel momento erano i miei istinti sessuali a dettare le regole. Ero eccitata come una cagna in calore e desideravo il suo cazzo come l’aria che respiravo.

Allungai la mano su di lui, lambendo il braccio sudato che stava agitando il pene, scesi giù fino a sovrapporla alla sua che cingeva lo spessore. Lui la ritrasse e lasciò campo libero alla mia, che si sostituì nell’azione. Quando attaccai a muovere il polso, vidi cambiare l’espressione del suo volto, c’era un grande desiderio di me, quindi per accrescerlo ripresi a stimolargli il cazzo con più vigore.

Il suocero, inizialmente fu spiazzato dalla mia iniziativa, esprimendo un’aria confusa. 
La mia fu un’apparizione imprevista che lo aveva spaventato. Ma quando la mia mano incalzò il suo cazzo, con un ritmo regolare, il piacere di quella sublime pugnetta, lo riportarono in vita.

Man mano che stimolavo il pene, lui diventava sempre più disimpacciato. Le sue mani furono le prime a manifestare le sue intenzioni morbose e finalmente si impossessarono delle mie tette massaggiandole con forza.
C’era molta differenza tra il tocco della mano di un uomo che ti desiderava e uno che lo facevo solo per abitudine come Luca. Il suocero, attratto dai capezzoli, duri come pietre, gli venne naturale realizzare il desiderio di avvicinare la bocca e serrarle tra le labbra.

“mmmmm mi piace!
“se avessi immaginato tanta disponibilità, non avrei perso tempo a farmi le seghe!
“Ed io ho perso tempo a prendere una decisione! che scema! Scatena la tua voglia su di me!
"non chiedo di meglio!

Ero impaziente di percepire la sua virilità addosso, così mi ero ficcato il suo lungo obelisco tra le cosce. Lo avvertivo duro, caldo e pulsante, mentre lo spingeva in avanti facendolo raspare nello scoscio. Ero in delirio quando avvertì quel palo muoversi tra le mie cosce e in mezzo alle fenditure della vagina.

Il suocero era possente nel maneggiare il mio corpo. Percepivo le mani robuste che agitavano il culo e la schiena. Le tette erano completamente schiacciate contro il suo petto e la sua bocca scivolava umida sul mio collo. Il suo respiro era forte e le sue membra possenti fremevano trasmettendomi il suo impeto.

Volevo assaporare il suo cazzo. Mi inginocchiai davanti a lui.  La sua virilità mi si parò davanti, grossa, pulsante e aperta al dialogo. Fu grande il piacere di stringere quel nerbo tre la mani, menarlo, segarlo e leccare i contorni del glande, del prepuzio e le nervature, che si dipanavano come tanti fiumi in piena ed infine pomparlo.
Finalmente, quel pungiglione d’amore che mi aveva tormentato la mente, non era più un immagine fantastica perché lo sentivo pulsare nella bocca e nelle mie mani. 

I suocero apprezzava il sublime gesto della lingua mentre laccava i contorni della cappella, e lui, compiaciuto, la colpiva con il grosso tubero.
Alla fine di quel giochetto me lo infilò in bocca aspettandosi il risucchio delle mie gote. Quando lo ficcò dentro, mi costrinse a stare ferma mentre lui mi chiavava facendo arrivare la punta fino in fondo alla gola.

“ho voglia di leccartela!



Mi sollevò con la forza di un ciclope, e mi appoggiò con le spalle contro il tronco di un albero, poi si inginocchiò facendomi alzare una gamba che posai su una spalla. Tenendola separata dall’altra. Avvertì il suo dito che si era insinuato tre le labbra della vagina, penetrandola come un uncino. Poi unì tre dita e prese a chiavarmi con foga la figa.

“mmmmmm siiiiiii mi piaceeeeeeee mmmmmm
“Calda e bagnata!

Il suo testone infine si infilò nello scoscio e la sua bocca sembrava che volesse fondersi con la vulva vaginale. Era un portento. Usava tutta la faccia per stimolarmi la nicchia vaginale, compreso il naso.
Tenendogli il capo, accompagnavo i movimenti convulsi della testa e delle spalle robuste, percependo la sua lingua che si agitava serpentina tra le labbra della figa, la sentivo mentre leccava con forza il buco del culo, fino ad arrivare al clitoride.

“mmmmmmmmmmmmmmmm  mio dio oooooooo godo ooooo mmmmmmm
“ho voglia di chiavarti! Ora!

Si alzò in piedi tenendomi la gamba sollevata. Il suo corpo massiccio e tozzo si incastrò violentemente nella biforcazione vaginale ed il suo cazzo penetrò profondamente nel tempio di venere.
 
“mmmmmmmmmmmmmmmm si mmmmmmmmm

Mi piaceva quella forza bruta e quell’ardore, perché erano la manifestazione palese della sua bramosia per me.
Ad un tratto percepisco il voluminoso glande muoversi, agitato dalla sua mano. Lo avvertì piacevolmente mentre si faceva strada nella figa.
Quando il suo cazzo penetrò interamente dentro di me, mi venne naturale esplodere in un urlo di piacere. Finalmente, il capitello che mi aveva acceso la fantasia era infine dentro di me. Grosso, corpulento, pulsante, duro come lo avevo immaginato, incalzare urtando con la punta contro le cervici dell’utero. Cribbio che foga!:

“hoooooooooooooooooooo mmmmmm mio dio ooooooo è pazzesco quello che avverto ooooo mmmmm mio dio ooooooo godo ooooooooooo
“mmmmm sei calda! Mmmmm Laura aaaaaaaaaaaa to to to….. mi hai fatto dannare per mesi e ora sono qui che ti sto chiavando come una troia, proprio come lo aveva sognato mmmmmm
“mmmmmmm si si mmmmmmm chiavami, chiavami forte mmmmmm mi piace passare per troia mmmmm

Mi aveva placcato contro il tronco dell’albero e mi sbatteva come una zoccola di strada. Il suo corpo era pressato contro il mio, mentre il suo bacino incastrato tra le cosce spalancate, spingeva verso l’alto bloccandosi quando il cazzo era penetrato in profondità.
Lo sentivo muoversi dentro di me, veloce, duro come la roccia. Luca non mi aveva mai chiavato in quel modo. Il suocero era un vulcano in piena eruzione e il suo ardore stava sconquassando la figa. Il basso ventre fremeva tutto, dandomi delle sensazioni fortissime. Sentivo la fica pulsante e strabagnata. Gli spasmi del godimento mi stavano facendo sballare la testa.

Mmmmmm aaaaaaaaaa mmmmmm aaaaaaaaaaaaaaaa mmmmmm

Non riuscivo a smettere di gemere, alternando i mugugni a forti acuti che rilevavano l’attimo in cui il suo cazzo arrivava all’apice, in profondità. Non mi reggevo più in piedi era lui che mi sosteneva mentre mi scopava. La schiena era completamente abrasa dalla corteccia dell’albero. Ma il dolore non dava alcun fastidio perché si conciliava sublimemente con gli orgasmi che mi stava provocando il suo impeto.
In sostanza ero sospesa in aria con le gambe serrate attorno ai suoi fianchi, sostenuta solo dalle sue possenti braccia e schiacciata contro il tronco dell’albero. Il suocero intrappolato tre le mie cosce aperte mi chiavava senza alcuna tregua. Era una furia della natura. Dio quanto mi piaceva essere sbattuta in quel modo selvaggio.


“Mmmmm aaaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmm aaaaaaaaaa mmmmmm
“Laura aaaaaaaaaaaa sto per sborrare mmmmmmmmmmm

Lo disse e lo fece. Alcuni affondi terribili e in sequenza, che mandarono la mia mente in delirio, m’indussero a stringermi a lui, e a gridare come una pazza il forte godimento che si stava diffondendo dalla biforcazione di Afrodite e, come onde di un terremoto devastante, si estendeva su tutto il corpo. Lui si era irrigidito, come un duro monolite, schiacciandomi con forza contro il tronco dell’albero.

Mmmmm aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa mmmmmm aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa mio dio ooooooooooo godo oooooooooooooooo godo oooooooooo
“grafffffffffffffffa garffffffffffa mmmmmmmmm

Stava ansimando come una bestia in agonia, mentre il suo il obelisco riempieva il tempio di Venere.

Il suocero divenne un amante eccezionale che colmò un vuoto di emozioni e sensazioni, che si era creato negli anni di convivenza con Luca.
Il vecchio sembrava ringiovanito, diventando un ragazzino ansioso, gli piaceva chiavare più volte al giorno, in ogni luogo: in aperta campagna, in casa, in cantina, in garage, in auto, persino al mare nella cabina. 
Ed io ero entusiasta di seguirlo in quelle follie erotiche. Ero diventata la sua puttana, che lo accontentava in tutte le sue perverse fantasie.
Una volta mi scopò a pecorina davanti alla famiglia. In quella circostanza ero appoggiata alla finestra. Luca era in giardino e stava chiacchierando con la madre ed il figlio, quando alzò lo sguardo e mi salutò con la manina, il padre, nascosto dietro le tende, stava sborrando copiosamente nel mio buco del culo.

Così va la vita.


Guzzon59

martedì 9 luglio 2013

Alla nuora piace la Gang Bang..

Mario scrive:

.....a volte immagino: che cosa succederebbe se anche le donne andassero in calore e si comportassero come le cagnette di strada? Vedremmo colonne di maschi arrapati in lotta tra loro con la bava alla bocca all’inseguimento di femmine accaldate! Sarebbe curioso vedere per strada donne placcate da uomini eccitati dal suo odore di cagna in calore, che cercano di leccare fiche infiammate e vogliose di cazzi! E poi vederli montare le cagne alla fermata di un autobus! In un parco, su una panchina o un verde prato o sui marciapiedi! Sotto lo sguardo deluso degli altri uomini rimasti in bianco! Certo sarebbe divertente!

Bando alle fantasie. La storia che mi accingo a raccontare nella sostanza, non è lontana dallo scenario rappresentato in premessa.

La protagonista è mia nuora. Un colpo di calore gli ha mandato in tilt la ragione, semmai l’abbia avuta.

Nel mese di luglio mia nuora Vanessa, con la piccola Elisa, come ogni anno, ci raggiunge alla casa che avevamo al mare.
L’edificio era inserito in un complesso di case a schiera, una accanto all’altro, circondati da verdi e floridi giardini, arricchiti da un pergolato e una loggia sulla quale potevi rilassarti su una sedia a sdraio facendoti accarezzare dal sol leone.

Mio figlio Alberto, di trenta sei anni, avendo le ferie in agosto, da circa tre anni ha preso l’abitudine di mandare la moglie in vacanza nel mese di luglio, per concedere alla piccola Elisa, di tre anni, i benefici dell’aria marina ricca di iodio.

Vanessa ha trenta tre anni. Qualche anno fa ha lasciato il lavoro per occuparsi a tempo pieno della piccola Elisa. Alberto ha un buon lavoro di dirigente, che gli permette di avere una vita comoda e di poter mantenere la moglie a casa.

Prima dei fatti che sto per raccontare, non mi era mai venuto in mente di pensare a lei come donna sensuale e avere dei pensieri libidinosi verso le sue conturbanti grazie.

Era la moglie di mio figlio e madre di mia nipote; questo bastava a tenere nei suoi confronti un atteggiamento assolutamente rispettoso.

Ma l’estate scorsa tutto cambiò.

La mia vicina di casa aveva due figli, Marco di diciotto anni e Andrea di ventitré. Erano due esemplari di maschi ben sviluppati. Due adoni, atletici che avevano una cura maniacale per la forma del corpo, modellato con intensi esercizi e allenamenti in palestra come le statue di Fidia.

Quella estate i ragazzi non partirono per l’estero, come facevano di consueto.
Si vedevano girare per il giardino in bermuda e a petto nudo. Purtroppo non ero l’unico ad averli notati.

I giovani erano simpatici, educati e generosi, perché qualche volta mi aiutavano in lavori di bricolage. Il padre era morto da alcuni anni e loro si erano legati a me, fin da, quando erano adolescenti, adottandomi come figura paterna, che forse gli era mancata.

La prima domenica di luglio, organizzai un barbecue nel mio giardino, ed invitai i ragazzi. 
La madre e mia moglie erano molte amiche, e spesso si scambiavano le visite di cortesia.

Quella domenica, io e i ragazzi stavamo seduti sotto il pergolato a bere una birra.
La piccola Elisa si era affezionata a Marco e non voleva saperne di scendere dalle sue ginocchia.

Vanessa, ogni tanto, arrivava con vassoi pieni di panini e carne arrostita.
Si rideva e si scherzava su tutto e sul campionato di calcio, che era finito male per la squadra del cuore dei due giovani.
La ragazza di Andrea era inglese e doveva arrivare la settimana successiva. Marco si era appena lasciato con la sua ed era reduce dallo stress degli esami di maturità che si erano conclusi la settimana precedente, in modo non tanto brillante.

Vanesse, da perfetta padrona di casa, aveva insistito affinché restassimo seduti sotto il pergolato, offrendosi di servire tutto quello che ci occorreva.

Marco, ridendo e scherzando, disse che non era il caso di contraddirla perché si intuiva che era una donna decisa a farsi rispettare.

Tutte le volte che Vanessa ci raggiungeva e si piegava in avanti, posando il vassoio sul tavolino di metallo, mi colpirono le occhiate che i due ragazzi lanciavano al suo decolté, molto scoperto. 
Quando si allontanava, li sorprendevo entrambi a osservare il suo lato B, chiuso nei jeans, molto attillati.

L'atteggiamento dei ragazzi non mi creava alcun fastidio. Poiché erano giovani e pieni di entusiasmo, e alla loro età, quando si viene stimolati dalla bellezza, è naturale che l’adrenalina vortichi nel sangue come un possente tornado. Vanessa è una bella ragazza ed era scontato che attirasse il loro interesse.

Il più attratto dalle sue grazie sembrava Marco. Del resto, ricordo che anch’io alla sua età ero affascinato dalle donne più anziane di me, anche se sapevo che era un terreno minato e il desiderio, una mera fantasia che non si sarebbe mai realizzata.

Con Andrea mi sentivo più mio agio. Era un ragazzo maturo e un brillante studente di matematica. Da geometra in pensione, mi trovai spesso a ragionare sui calcoli di stabilità dei progetti che avevo realizzato.
Marco era ancora un ragazzino e, trovandosi tra adulti, gli veniva naturale giocare con la piccola Elisa, facendola saltare e correre in giardino.

Più tardi, lungo il viale che costeggiava il giardino, durante una passeggiata con Andrea, notai che Marco e Vanesse stavano chiacchierando sottovoce.
Non so che cosa stava raccontando Marco, ma lei non la smetteva di ridire. Si coglieva una certa complicità che molto spesso caratterizzano i rapporti intimi di amicizia.
La cosa non mi sorprendeva, perché Vanessa possedeva una grande capacità di mettere le persone a loro agio.

Tuttavia, li scrutavo con molta attenzione mentre ero appoggiato alla staccionata, rivolto verso il giardino.

In quel momento stavo ascoltando Andrea, ma stavo anche riflettendo su quanto stava succedendo tra Marco e Vanessa..

Non so perché, ma non riuscivo a distogliere lo sguardo da loro. Lei era seduta accanto a Marco. Ed Elisa addormentata, giaceva sulle gambe del ragazzo.

Lei si esprimeva gesticolando e ogni tanto toccava la gamba di Marco. Qualche volta la mano si posava su una spalla. Lui continuava a parlare, ma si notava che quei contatti fisici, apparentemente spontanei, lo mettevano a disagio.

Ad un tratto i due si alzano. Marco tiene in braccio la piccola Elisa.
In quel frangente erano soli, perché mia moglie e la madre dei ragazzi si erano spostate nel pergolato del giardino attiguo.

I due si avviano verso l’ingresso. Vanessa precedeva il ragazzo, che da dietro non aveva occhi che per il suo fondo schiena. Mi era parso di cogliere nei movimenti di mia nuora un certo atteggiamento provocatorio, come se intuisse che il ragazzo la stava osservando. Mi sembrava che le oscillazioni delle anche fossero volutamente più accentuate.

Vanessa, prima di entrare in casa, fece una panoramica del giardino. Osservò mia moglie e la sua amica, impegnati a chiacchierare. Poi girò lo sguardo verso di me e valutò che ero lontano ed occupato con Andrea, fuori dal giardino e sul vialetto che costeggiava il lungo mare.

La vidi sparire all’interno della casa, seguita da Marco che teneva in braccio la piccola Elisa addormentata. Probabilmente, per non svegliarla, l’aveva fatto portare dal ragazzo.

Passarono almeno venti minuti abbondanti e dalla casa non vidi uscire nessuno. La faccenda cominciò a farmi insospettire.

“Andrea! Scusami! Vado un attimo in casa a cercare dei fazzolettini! Quest’aria marina mi sta facendo venire un raffreddore allergico! Torno subito!
“mi trovi al chiosco! Laggiù!
“Ok! Ci vediamo dopo!

Anche io, prima di entrare in casa, feci una panoramica completa. Aprì la porta lentamente. Cercavo di non fare rumori.

La casa sembrava vuota. Non si sentiva una mosca volare, come se gli abitanti si fossero volatilizzati nel nulla. Eppure sapevo che dentro c’erano Vanessa e Marco. Ma dove cavolo si erano nascosti?

Rimasi fermo ad ascoltare quel silenzio assurdo. Ad un tratto sentì un brusio provenire dalla cucina. Piano, piano, mi accostai alla porta. Appena ebbi la possibilità di vedere l’interno mi fermai subito. Perché sul vetro del forno notai chiaramente il riflesso di mia nuora, appoggiata con le mani sul lavandino, i pantaloni calati giù e Marco, da tergo, inginocchiato, che teneva separate le natiche, mentre razzolava con la bocca dentro la nicchia vaginale.
La faccia del ragazzo era completamente immersa tra i suoi rotondi glutei.

Quella scena mi sconvolse. Mi fece pensare ai preliminari dei cani. 
Dopo avrei visto il ragazzo estrarre il suo cazzo duro e infilarlo in quella nicchia scura come la pece.

Guardando meglio mia nuora, infatti, mi appariva come una cagna in calore, in stasi, mentre stava piegata in avanti, con le braccia appoggiate sui bordi del lavandino e la testa infilata nel lavello.
I suoi capelli biondi si agitavano davanti al rubinetto, man mano che la faccia di marco incalzava in mezzo alle sue cosce spalancate al massimo, per dare al ragazzo maggiore possibilità di azione.

Ad un tratto il giovane amante, arrapato come uno stallone, si aprì i jeans e si tirò fuori un cazzo grosso e scuro. Lo menò per alcuni secondi, poi accostandosi al culo di Vanessa puntò la grossa cappella, tesa come una biglia, dentro la nicchia vaginale. Avanzò quel tanto da farla scomparire all'interno.

Mia nuora appena avvertì l’intrusione di quella grossa fava, ficcò la testa nel lavello e tenendosi dai bordi del lavandino, si preparò ad incassare gli affondi devastanti del suo giovane amante.

I movimenti erano veloci e convulsi. Il giovane appariva emozionato e inadeguato alla situazione. Si teneva stretto ai fianchi di Vanessa e poi come un folle oscillava il bacino avanti e indietro. I jeans, a causa di quei movimenti disordinati, un po alla volta calarono fino alle caviglie.

Dopo il primo impatto scioccante, riconsiderai la situazione e, con animo pacato, mi adattai emotivamente agli eventi. Quella scena mi stava eccitando. 
Lo sdegno stava scemando, cedendo il passo ad altri sentimenti.

Non riuscivo a disprezzare quella troia di mia nuora, mentre si lasciava scopare da quel ragazzino, anzi quell'azione me la fece apprezzare ancora di più.

Pensai: Cazzo che coraggio! a farsi fottere in casa dei suoceri, senza adottare un minimo di precauzioni!

Immaginai le cagne di strada che si accoppiavano dove capitava seguendo l’unico istinto che in quel momento guidava il loro atteggiamento: il calore della fica infiammata dal desiderio incontrollato di ricevere un cazzo occasionale da un mastino arrapato.

Quella cagna lo aveva trovato subito il suo cane pronto a montarla.

Emozionato e fremente mi allontanai da quel luogo infernale, con una dolorosa erezione che pulsava nelle mutande. Raggiunsi Andrea, seduto su una panchina del chiosco.
Aveva ordinato due birre.

Gradì molto quella offerta, perché la sete che stava tormentando la mia gola non era fisica ma psicologica. Dentro di me i pensieri vorticavano come incubi. Pensavo a mia nuora e al suo giovane e diabolico amante intenti a scopare come animali.

Chissà come stava evolvendo quella chiavata bestiale? Forse Vanessa si trovava sdraiata sul tavolo e Marco, incastrato tra le sue cosce aperte, stava incalzando dentro di lei, con veemenza. Aiutato dai suoi stupefacenti muscoli, infilava il suo grosso cazzo in modo devastante nella fica infiammata e affamata di sensazioni forti.

Stavo riflettendo quando:

“Mario!
“Si?
“Ti senti bene?
“Si! Si! Tranquillo! È il raffreddore! Un allergia che non mi abbandona mai!
“ti sei fatto vedere da uno specialista?
“Si! Ci devo convivere!

Ero eccitato. Quella troia di mia nuora mi aveva sconvolto i sensi. Non era il gesto materiale che mi aveva impressionato, ma la mente che lei celava dietro quella trasgressione sfacciata.

Una donna, di trenta tre anni, che si faceva sbattere da un ragazzino. In casa dei suoceri. Cribbio che spregiudicatezza. Il suo ardire mi affascinò. In vita mia non aveva mai avuto donne così. In lei vidi solo istinto, come le cagne di strada.

Da bambino spesso rimanevo incantato a guardare i cani per strada  mentre si accoppiavano. Vedere quei bastardi con la bava alla bocca, arrapati, con i loro bastoni rossi e appuntiti, infilarsi in quelle fiche gocciolante di desiderio, mi eccitava molto.
Erano animali, lo so, ma era difficile non paragonarli agli esseri umani che vivevano intorno a me. Guardavo la mamma e pensavo al cazzo di papà, che come quello dei cani, si infilava nella sua figa pelosa. A mia zia e alle vicine di casa.

Nei giorni successivi, il ricordo del sesso animalesco di mia nuora teneva acceso i miei sensi e mi costringeva a sonni tormentati con voglie insoddisfatte.

Vanessa, mi appariva come una cagna di strada.

Nonostante mi sforzassi di mantenere la calma, mi era difficile ignorare quello che era successo in casa mia. La cara nuora, si era fatta spavalda. Provocante e trasgressiva, si aggirava in giardino in un succinto costume da bagno.

Dall’altra parte della staccionata, c’era Marco, che non perdeva occasione per comunicare con lei. Messaggi subliminali fatti di gesti, sorrisi, e una volta con un osceno pugno chiuso che oscillava su e giù per esprimere il suo insito significato di sesso e poi, subito dopo, vederli sparire.

Ed io tra loro che mi struggevo l’anima. La notte dormivo agitato perché non riuscivo a rimuovere il ricordo di mia nuora. Vedevo sempre il suo meraviglioso culo offerto al giovane amante. Mi era impossibile placare le mie pulsazioni sessuali che fremevano al solo pensiero di mia nuora mentre si abbandonava a gesti lascivi dettati dalla sua mente spregiudicata.

I due si incontravano di nascosto. A volta Vanessa spariva per alcune ora. Riappariva completamente serena e con l’aria di chi si sentiva appagata dopo aver soddisfatto quella maledetta astinenza di cazzo.

Alcuni giorni dopo, la mia curiosità si arricchì di nuovi elementi. I sorrisi ammiccati e i gesti subliminali non appartenevano solo a Marco. Ma anche Andrea aveva iniziato a scambiare con lei una forma di comunicazione fatta di sorrisi, sguardi languidi e gesti osceni. La cagna aveva suscitato l’interesse degli altri mastini e forse li aveva coinvolto nei suoi giochetti.

I due fratelli non mi sembravano in competizione. Si intuiva una chiara intesa. All’improvviso mi era tutto chiaro. Vanessa faceva sesso con tutti e due insieme.

Quella fu la goccia che fece traboccare il vaso e mandò i miei sensi in delirio, facendoli esplodere come fuochi di artificio.

Un pomeriggio, con mia moglie, portai la piccola Elisa al parco giochi. Vanesse declinò l’invito, accusando presunti malori allo stomaco.

In cuor mio sapevo quali fossero in verità, quegli asseriti malori. La troia aveva programmato il suo pomeriggio di fuoco con i due fratelli. La cagna era in calore e voleva sbollire i gradi facendosi sbattere dai due giovani segugi.

Il parco giochi si trovava a pochi chilometri. La località, inoltre, era collegata dalla tangenziale, una strada a quattro corsie. Per cui era percorribile in pochi minuti.

La decisione era presa. Dovevo sorprendere quella cagna in azione.

Elisa si stava divertendo a girare sulla giostra dei cavalli. Mia moglie era disperata perché ogni volta che tentava di farla scendere si ribellava con pianti e urla. Allora decisi di acquistare una ventina di gettoni.
Dissi a mia moglie che sarei andato un attimo al bagno.
Mi precipitai al parcheggio e, come un fulmine, corsi verso casa.

Entrai piano. Stavolta i rumori erano anche esagerati. Sentivo la voce di mia nuora gemere con acuti e mugugni. Provenivano dalla sua camera da letto.
Senza tanti riguardi, aprì la porta e li sorpresi in flagranza di scopata, tutte e quattro.
Si! Proprio in quattro! Marco e Andrea avevano invitato al festino un loro amico.

Andrea era steso sul letto, e stava scopando Vanessa da sotto. Dietro di lei c’era un ragazzo che non conoscevo che con il suo grosso cazzo gli stava trapanando il culo. Marco, nello stesso istante, era davanti a lei che spingeva il suo nella bocca, in una sublime chiavata orale.

Appena mi videro si fermarono. Terrorizzati dalla mia presenza, si agitarono come demoni accennando ad una fuga veloce.

“Fermi! Non preoccupatevi! Continuate! Non curatevi della mia presenza! Fatemi vedere come sbattete sta troia!

Tutti e quattro mi fissarono sconcertati. Fu Marco il primo a riprendere la sua quota di sesso. Mia nuora, indotta dal suo giovane amante, riprese a succhiare il suo cazzo fissandomi con imbarazzo.
Il ragazzo sconosciuto, riprese a spingere da dietro e poi a seguire anche Andrea continuò a chiavarla da sotto.

In pochi minuti ritorno l’atmosfera infuocata di prima.
Era una scena erotica straordinaria, che mi stava stravolgendo i sensi. Cribbio, Vanessa, era nuda, in mezzo a tre uomini che se la stavano scopando con grande aggressività.
Era difficile restare inerti di fronte a quella provocazione, cosicché con mani frementi e nervose, mi sbottonai i pantaloni per dare la libertà al mio cazzo duro, che stava soffrendo l’angusto spazio dei pantaloni.

I ragazzi apprezzarono l’atto e tutti e tre risero compiaciuti del mio gesto.

Finalmente potevo assistere e partecipare direttamente a quello che, fino a pochi istanti prima, immaginavo struggendomi l’anima.

Mi sembrava di essere tornato indietro negli anni, quando ero bambino e mi eccitavo a guardare i cani accoppiarsi per strada.

Con la mano cingevo il mio cazzo duro e pulsante, menandolo a ritmo folle, in sinergia con quello dei ragazzi. I giovani si stavano scannando il corpo di Vanesse. La vedevo agitarsi in modo spasmodico, incastrata tra quei tre diavoli, mentre la penetravano in ogni buco.

Ad un tratto il giovane sconosciuto si stacca da Vanessa e mi invita a prendere il suo posto.

Mia nuora, ancora imbarazzata, mi fissa cercando di capire le mie intenzioni.

Mi avvicinai al suo culo e senza tanti complimenti, brandendo il cazzo come una mazza
attaccai a strusciare la cappella tosta in mezzo alle sue chiappe bianche e rotonde.
Da sotto notai il cazzo di Andrea che indefesso continuava a ficcarsi nella sua fica infiammata. Il buco del culo era uno osceno e slabbrato foro nero. Si notavano i contorni delle pareti interne, rosse e umide. Quel ragazzo lo aveva spianato per bene prima di lasciarlo al giogo del mio cazzo.

Spinsi dentro quel tanto da trovarmi immerso interamente in quello inferno di fuoco.

“mmmmmmmmmmmmm

Vanessa gemette, nonostante avesse le gote occupate. Ma non era stato la grandezza del mio cazzo a suscitargli quel mugugno, ma il fatto che il cazzo fosse di suo suocero. Era una condizione mentale eccezionale che le faceva sballare la testa.
Anche i ragazzi si eccitarono a vedermi inculare mia nuora. Per questo aumentarono il loro ardore che provocarono dei forti sussulti nel corpo di Vanessa, un vero e proprio terremoto di sensazioni.

Per Vanessa era l’apoteosi del piacere.

Cominciai ad apprezzare il culo di mia nuora. Ed era un piacere immane sentire il mio cazzo in quel forno incandescente e per dare più forza agli affondi mi afferrai dai fianchi stretti, attaccando a ficcare profondamente in quello sfintere largo e torrido come un forno.

Mi sentivo rinvigorito, perché finalmente mi trovavo a godermi il corpo di mia nuora mentre incassava gli affondi del mio cazzo. Lo avevo agognato per giorni e ora quel sogno era reale.

Che spettacolo straordinario, avere davanti agli occhi il suo fondo schiena, nudo, agitato dal mio cazzo duro, mentre si ficcava profondamente all’interno del suo ano.

Marco e il suo amico, a turno, gli ficcavano il cazzo in gola. La sentivo mugugnare mentre io e Andrea da tergo incalzavamo contemporaneamente dentro di lei.

Dopo alcuni minuti di devastante azione di godimento, il primo a sborrare fu Marco che
gli inondò la gola di sperma. 
Poi a seguire toccò al giovane sconosciuto, che si chiamava Roberto, e infine a Andrea, che nel frattempo aveva ceduto il suo posto a me, che gli inondò il buco del culo di sborra.

Io, intanto, resistevo ad oltranza a quegli incitamenti e continuai a scoparmi la cara nuora alla missionaria. L’avevo messa sotto di me, con le cosce spalancate, mentre accoglieva il mio grosso ventre, appoggiato sul suo, intanto che il mio cazzo scivolava veloce e gaudente dentro la sua calda fica.

In quegli ultimi minuti di follia la penetravo profondamente, e lei, con lo sguardo sconvolta dal godimento, mi fissava trasmettendomi la sua intensa emozione.
La baciavo più volte in bocca, mischiando la sua salvia al gusto della sborra che aveva ingollato dal cazzo dei ragazzi.

Alla fine, bilanciandomi sulle braccia, attaccai a spingere dentro di lei, più veloce, per soddisfare un principio di conato di sborra che aveva aggredito  la radice dei miei coglioni.

“To… to … Cagna …. Mmmm
“si si godo mmmmmm

I ragazzi si erano messi attorno a me e mi incitavano come tifosi a chiavare mia nuora con grande foga. Poi, quando urlai il mio godimento tutti e tre si misero a gridare in coro con me.

“grgggggggga si mmmm si iiiiiii (in coro)

Condividere la nuora con quei ragazzi è stata la cosa più bella che mi potesse capitare nella vita. Perché oltre a soddisfare personalmente la fava con mia nuora, appagavo la voglia di guardare la troia scopare con quei giovani demoni e di masturbarmi, pratica sessuale sublime che non aveva mai abbandonato.

Andrea mi fece un regalo straordinario, quando mi confidò che la sua fidanzata era una scambista.

Fu un piacere immenso poter scopare una giovane inglesina di venti anni. 
Anche questa gemma preziosa fu un dono raro che la vita mi aveva riservato, e che io accolsi con grande piacere.

Così va la vita.

Guzzon59