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sabato 20 aprile 2013

Zio Pan


Gabriella, ventitré anni, è una studentessa universitaria di storia antica, impegnata a preparare la tesi di laurea. L’argomento scelto riguardava i personaggi mitologici. E precisamente il Dio Pan, metà uomo e metà capra, famoso per il suo famigerato appetito sessuale. Era talmente tormentato che quando non riusciva a sedurre una donna, sfogava i suoi istinti bestiali con la pratica dell’onanismo, oppure accoppiandosi con qualsiasi animale.

Gabriella era appassionata da quel periodo storico, a tal punto che aveva più volte visitato i siti archeologici dell’antichità, in Sicilia e in Grecia.

Studiava con impegno, tuttavia, per quando cercasse di sforzarsi, gli era difficile concentrarsi. In casa c’erano i suoi fratellini che disturbavano con schiamazzi e urla continui.
Inoltre, di fronte a quel casino, si sentiva disarmata, perché non c’era alcuna possibilità di fuggire.

Una sera, mentre cenava con il suo fidanzato:

Allora tesoro! Come sei messa con la tesi?
Male! Sono in ritardo! A casa c’è troppo casino! Non riesco a concentrarmi! Sono costantemente disturbata dai miei fratellini. Due specialisti nel fare bordello! La casa è quella che è! Devo trovare la forza di concentrarmi!

Piero fissò Gabriella, con aria pensierosa perché si stava preoccupando per l’esito dei suoi studi. Ad un tratto sorride, come se gli si fosse accesa una lampadina in testa:

Mi è venuta un’idea brillante, che potrebbe aiutarti!
Magari! E quale sarebbe questa brillante idea?
Casa mia è da escludere! non è possibile ospitarti! Anche da me troveresti lo stesso casino! Le mie sorelline sono peggio dei tuoi fratellini! Però, c’è una possibilità!
Quale?
Lo zio Aldo!
Chi è?
E’ il fratello minore di mio nonno! Ha sessantacinque anni e vive in campagna! E’ rimasto vedovo da quattro anni circa! Non ha figli e vive da solo! Secondo me potresti andare da lui! Sono sicuro che lo zio ti ospiterebbe! volentieri! Pensa! Ha una fattoria! Ci sono tutti gli animali! Il cavallo, l’asino, le mucche, le caprette, le galline e i conigli! Non è lontano da qui, appena due ore di macchina! Inoltre, potresti trovare ispirazione per la stesura della tua tesi di laurea! Mi pare che il Dio Pan vivesse nei boschi! vero?
Sarebbe una soluzione eccezionale! Certo! viveva in simbiosi con la natura! La parte inferiore ricordava le zampe di una capra! E sulla testa aveva le corna a spirale! Oltre ad un’ossessione esagerata per il sesso!
Un maniaco sessuale insomma!
“ahahahah Si! Adesso sarebbe stato considerato un maniaco sessuale! I Greci lo adoravano come un Dio!
Allora, che faccio? Chiamo lo zio Aldo?
Si! L’idea mi piace, e potrebbe essere anche una fuga da questo stress!

Piero chiamò subito lo zio Aldo, con il cellulare. Dopo qualche minuto.

E’ fatta! Lo zio era entusiasta all’idea di accoglierti! Puoi andare subito o quando vuoi!
E io non vedo l’ora di fare la sua conoscenza! La campagna mi ha sempre affascinato!

I fidanzatini, due giorni dopo, partirono per la tranquilla fattoria. Il paesino si trovava alle pendici dell’Appennino.
Gabriella, appena furono in vista della tenuta dello Zio Aldo, rimase affascinata dal paesaggio agreste, che circondava la fattoria. Boschi, prati verdi e ruscelli in cui scorreva acqua trasparente.
Davanti c'era un recinto in cui razzolavano liberamente alcuni animali domestici. Era una visione pastorale idilliaca; sembrava la valle della mitica arcadia.

L’auto, dopo aver percorso il viale alberto, entrò nel cortile ad andatura sostenuta, passando in mezzo alle galline, che saltarono in aria, starnazzando con le ali aperte.

Lo zio Aldo spuntò sull'uscio, come un uccellino a cucù. Si presentò un vecchio canuto e basso, con il fisico secco e asciutto, come una cannuccia.

Piero e Gabriella erano di statura alta, e quando lo zio Aldo si avvicinò a loro per salutarli, entrambi hanno dovuto abbassarsi di parecchio per lo scambio dei convenevoli. Lo zio era un omino di appena un metro e sessanta.

Gabriella, oltre ad essere alta e abbondante, ostentava un seno generoso. Capelli neri e lunghi. Ricordava una dea bucolica.

L’accoglienza fu calorosa. Lo zio, prese subito in simpatia la nipote, e per questo, gli offrì la sua camera, la più grande.

Gabriella:

Zio! No! Non posso accettare! Mi sistemerò nello stanzino degli ospiti! Per me è più che sufficiente!
No! Non se ne parla! Assolutamente! Tu dormirai nella camera grande! Lì c’è tutto quello che ti serve per studiare e preparare la tua tesi!

Alla fine Gabriella dovette arrendersi davanti all’ostinazione dello zio Aldo.

Piero rimase ancora una settimana prima di rientrare in città. Gabriella, in quei giorni, ebbe la gioia di apprezzare la generosità dello Zio Aldo.
Il vecchio era premuroso e sempre gentile. Si occupava di tutto. La mattina si alzava prestissimo per preparare la colazione. Poi il pane era sempre caldo e croccante. Il cibo era di una fragranza genuina assoluta. Uova, carne, latte e verdura, erano sempre freschi.

Gabriella a volte cercava di dare il suo aiuto, ma lo zio si opponeva.
Lei doveva solo pensare a studiare.

Il vecchio sembrava rinato. Il suo volto esprimeva un’espressione felice, stampata sul viso. Era contento di occuparsi dei nipoti. Aveva vissuto da solo per molto tempo e in quei giorni stava apprezzando nuovamente il piacere di  avere persone care vicine, con cui poter interloquire. 

Piero partì la domenica successiva.

Gabriella, nei giorni seguenti, volle a tutti i costi rendersi utile. Così, lo zio Aldo, cedendo alla sua insistenza, gli permise di raccogliere la verdura, cercare le uova, di governare gli animali domestici. Tenendosi per se i lavori più duri e faticosi.
Alla fine trovarono un compromesso anche in cucina e qualche volta il pranzo e la cena, erano preparati da Gabriella.

Gli studi intanto stavano procedendo in modo brillante.
Con Il tempo, lo zio prese l’abitudine di chiamarla Gabry.

Gabriella, tuttavia, cominciò a notare che c’era qualcosa che non quadrava.

La campagna, con la sua bellezza solitaria e silenziosa, a volte, accentuava la sensibilità dei sensi. Come se oltre alle normali sensazioni, se ne sviluppassero delle nuove.

Gabriella, quindi, si accorse di un particolare insolito, che non aveva notato la prima settimana. Capitava che lo zio Aldo a volte sparisse dalla circolazione, anche per parecchie ore. In quei momenti era impossibile trovarlo. Il mistero s’infittiva perché l’auto restava in garage. Sembrava che fosse svanito nel nulla.

Gabriella, quando lo cercava, si aggirava per tutta la fattoria, facendosi prendere dall’ansia, perché quel silenzio gli dava un senso di inquietudine.
Era una situazione assurda. A casa avrebbe pagato qualsiasi somma per avere quella quieta. Ora, quella calma piatta, la opprimeva.


Lo zio, infine, compariva all’improvviso, così com’era sparito. A Gabriella gli sarebbe piaciuto sapere dove andasse e cosa facesse. Per lei diventò un mistero che gli suscitava molta curiosità. Ebbe l’impressione che lo zio Aldo si nascondesse, come se avesse un segreto da custodire.

Gabriella era decisa a scoprire ad ogni costo quel mistero.

Cominciò a tenere d’occhio il vecchio canuto.


La mattina, quando Gabriella si svegliava, lui era già in piedi e impegnato nei lavori rurali. Era un vecchio coriaceo e pieno di energie. La sera guardava la televisione fino alle dieci e andava a dormire presto, come le galline. 




Era un uomo metodico, ma soprattutto pudico che rispettava la privacy di Gabriella. 
Lei, in quei giorni, non si era mai trovata in situazioni imbarazzanti. Lo zio sapeva muoversi nei tempi giusti, perché aveva imparato a conoscere le sue abitudini.

Gabriella, dall’ultima scomparsa, divenne attenta perché erano passati alcuni giorni, quindi doveva stare controllarlo in quanto poteva succedere da un momento all’altro. Quindi, lo teneva d’occhio, con discrezione, e certamente, nulla gli sarebbe sfuggito. 

Una mattina mentre era impegnata a rivoltare il terreno attorno alle piante delle melanzane, vide lo zio Aldo che, con la capra al guinzaglio, imboccava la via del bosco.

Gabriella mollò tutto e lo segui con discrezione. Dopo un quarto d’ora di cammino, su un sentiero sterrato, che correva all’interno del bosco, arrivarono davanti ad una parete rocciosa. Ai piedi c’era l’ingresso di una grotta. Il vecchio entrò tirandosi dietro la capra.

La nipote aspettò qualche minuto, prima di andargli dietro. 
L’ingresso era una stretta gola. Dopo dieci metri si apriva di nuovo. Non era completamente al buio perché la caverna era schiarita da una luce che proveniva dal fondo. La ragazza, cautamente, si avvicinò e scoprì l’origine di quella luminosità: un grosso falò, che ardeva al centro della volta. Vide che la capra era stata legata a una stalattite. 

La scena sembrava inverosimile. Gli rammentava le foto raffiguranti le immagini epiche della mitologia greca, stampati sui testi, che stava studiando. Quei preparativi gli ricordavano i riti pagani, simile a quelli del dio Dioniso. Gabriella era emozionata e attendeva trepidante lo sviluppo di quella situazione bizzarra. Pensò persino all'arrivo delle baccanti filli, i tamburi dei coribanti e l’irruzione del Dio peloso.

Ad un tratto davanti alle fiamme magicamente comparve la figura del vecchio zio. Era completamente nudo. In testa aveva un cappello strano, perchè dai lati pendevano due strisce che ricordavano le corna a spirale del caprone.

Un particolare attrasse l’attenzione di Gabriella. Il corpo del vecchio era completamente coperto da un folto pelo.

Guardò incantata quella strana figura, come fosse stata folgorata da una visione fantastica, perché gli rammentava qualcosa che in quel momento era al centro dei suoi studi.

Lo zio Aldo, nell'aspetto, somigliava al Dio Pan.

L’emozione fu tale, che il corpo vibrò come fosse stata colpito da una saetta di Giove.
Nella sua mente stava prendendo corpo tutto ciò che riguardava i riti della fertilità e del Dio Pan
Notò un altro particolare che gli fece venire la pelle d’oca. Dal grembo peloso come un cespuglio spuntava il suo cazzo scuro, duro e grosso, che oscillava su e giù, perché indotto dai movimenti del corpo.  Nella memoria di Gabriella riaffiorarono le ossessioni estreme del Dio per il sesso. Lo scrutava affascinata, e si emozionò, quando lo vide piegarsi in ginocchio dietro la capra. 
Si impressionò, soprattutto quando notò che le sue mani accarezzavano vogliose quello animale, delicatamente; sembravano i preliminari di un rito di accoppiamento.

Gabriella osservava la scena con sguardo stralunato, sedotta. Gli sembrava tutto fantastico. La luce del fuoco che schiariva quel corpo peloso; La capra, dalle corna a spirale; Lui, Dio Pan, piegato con il busto in avanti e la faccia dietro alle terga dell’animale.

Gabriella, appena si rese conto che stava leccando la vagina della capra, ebbe un sussulto. Il corpo gli tremava.
La sua fantasia si scatenò, come un terremoto di adrenalina, quando vide quello che stava facendo. 
Fissava quella scena stregata da quelle immagini mitologiche che gli richiamavano alla mente i riti pagani dell’antichità e suoi misteri.
Ai suoi occhi lo zio Aldo era l’incarnazione del Dio Pan, che si stava preparando ad accoppiarsi con un animale, come nelle immagini epiche dipinte dagli antichi artisti greci.

L’azione del vecchio era costante. La sua bocca era completamente immersa nei glutei pelosi della capra.

Ad un tratto si alzò col busto. Afferrò un otre la sollevo in aria e bevve. Gabriella fu paralizzata dal profilo di quel dio pagano che tracannava il liquido, spargendolo copioso sul petto. Era vino, il nettare degli Dei. Il Dio Pan stava alterando i suoi sensi, per entrare in uno stato di ebbrezza che lo avrebbe proiettato in una condizione estetica irreale. Trangugiava ingordo il dolce liquido, mentre una mano stava agitando la lunghezza della verga.

Gabriella ebbe un moto improvviso tra le cosce. La figa gli pulsava e una strana sensazione di euforia si stava impossessando dei suoi sensi. Percepiva i suoi capezzoli turgidi e sensibili al contatto con la maglietta.
Le pulsioni vaginali aumentavano man man che cresceva l'eccitazione e abbondanti fluidi umorali cominciarono a inumidire le labbra della fica.

La sua mente era completamente rapita da quello atto osceno e quindi, non si poneva alcuna remora morale, perché stava condividendo pienamente quei sentimenti lascivi con una divinità. Si sentiva in unione empatica con lui, con i suoi pensieri libidinosi, con i suoi desideri, con la sua ossessione per il sesso.
Si sentiva una femmina attratta dal Dio Pan. Stringeva le cosce cercando di lenire i pungoli del desiderio, che gli stavano stravolgendo il corpo.

Dio Pan, dopo essersi soddisfatto con la bocca, avvicinò il suo grembo alle terga della capra, facendo sparire i suo cazzo dentro la vagina della capra. Nel momento in cui, il pene s'insinuava tra i glutei della capra, nella sua immaginazione, credette di assistere ad una scena sacra. Era il rituale del Dio, che si accoppiava con un animale, che sfogava i suoi istinti sessuali, divini, in simbiosi con i bisogni atavici indotti da madre natura.

Quel pensiero la fece fremeva. Il suo corpo bruciava dal desiderio. Bramava la verga del Dio Pan. La desiderava. I suoi sensi erano completamente alterati dalla brama, dall’estasi di fondersi con il suo Dio.

Guardava la sagoma del Dio Pan, in controluce, contro le fiamme del fuoco. Gli appariva per metà uomo e meta animale. Gli sembrava l'esaltazione di un dio, mentre si stava congiungendo con la capra.

Gabriella si lasciò trasportare da quell’immagine mitologica. Si sdraiò per terra e cominciò a spogliarsi. A liberare il suo corpo da tutto quello che era superfluo, voleva avere il contatto diretto con la nuda terra. Sentire il freddo di quel suolo sacro, dimora del Dio Pan. Si rotolava, si agitava, i suoi capelli erano completamente sciolti e cosparsi sul terreno. Alla fine di quella metamorfosi apparve come una folle baccante di Dioniso, una sacerdotessa pronta ad immolarsi ai piaceri orgiastici del suo Dio padrone.

Era in estasi, quando si avvicinò al fuoco e si inginocchiò dietro le spalle del vecchio, accarezzando con grande foga la folta peluria.

Il vecchio canuto, si bloccò, con il cazzo dentro la capra, appena si sentì afferrare le spalle dalle mani di Gabriella.

Cambiò subito espressione, quando la vide nuda, con i lunghi capelli sciolti, che scendevano selvaggi fino ai fianchi. Notò che il suo sguardo era perso nel nulla, non aveva alcuna espressione particolare. Le fiamme del falò si riflettevano nei suoi occhi, come due carboni ardenti.

Gabry?
Mio dio! sono una tua devota sacerdotessa!

Il vecchio, aveva i sensi eccitati. Il suo cazzo era duro e pulsante. La capra poteva essere un valido palliativo e un surrogato adeguato della figa della povera moglie, deceduta alcuni anni prima. 
Gabriella, però, nuda e propositiva, gli appariva un rimpiazzo di lusso, un vero miracolo.
Si staccò subito dalla capra e rivolse le sue attenzioni morbose alla nipote. Non ritenne necessario chiedergli perché fosse lì in quel momento. A lui stava bene così.

Gabriella si era impossessata dell’otre. Era vino. Bevve con ingordigia.

Guzzon59, è il caso di spiegare il motivo di tutta quelle messa in scena:

Il vecchio si ubriacava per farsi coraggio. Quando la moglie morì gli aveva lasciato un grande vuoto, soprattutto a letto. Un giorno aveva notato che la vagina della capra non era differente da quella di sua moglie. Ma gli faceva schifo. I pungoli del desiderio sessuale, col tempo, ebbero la meglio sulla ragione. La prima volta che decise di scoparsi la capra, per farsi coraggio si era ubriacato, e nel delirio dello stato di ebbrezza si accorse che l’animale, da dietro gli ricordava lo scoscio della moglie. Così iniziò quella turpe abitudine, ubriacarsi prima di far sesso con l’animale.
Aldo si preoccupò il giorno in cui arrivò la nipote. Perché la sua presenza lo costringeva a cambiare abitudini: non poteva più scoparsi la capra in casa. La caverna aveva risolto tutti i suoi problemi, ma era troppo fredda. Il fuoco serviva per riscaldare l’ambiente. Poi si accorse che lo stato di ebbrezza, i vestiti e le fiamme scaldavano eccessivamente il suo corpo, quindi si spogliava, così completamente nudo non soffriva il caldo. Usava il cappello, con i paraorecchie, per proteggere i capelli dalla fuliggine che si sviluppava dalle fiamme.

.... continua...

Gabriella era in uno stato di completa ascesa mistica. Ora il vino, agiva da catalizzatore alterandogli la mente, totalmente stravolta, per cui quella esperienza fantastica gli sembrava di riviverla realmente con il dio Pan.

Il suo immenso corpo sovrastava quello del vecchio. La faccia di Aldo scomparve tra i grossi seni, mentre le sue mani si muovevano avide sulla schiena, sui fianchi, sulle cosce, fino a chiudersi sui morbidi e rotondi glutei.

Erano genuflessi, l’uno di fronte all’altro. Il cazzo di Aldo si era incastrato tre le cosce di Gabriella, la cappella rotonda puntava verso l’alto e spingeva contro le fenditure della fica.

ohhh dio Pan, sento il tuo reale scettro, che vuole insinuarsi dentro di me! prendo il posto della capra! Mio dio!

La ragazza era completamente andata di testa. 
Aldo era turbato dalla sua presenza, ma anche contento di quel miracolo inatteso. La follia di Gabriella gli sembrava assurda, tuttavia non la considerava un ostacolo alla realizzazione delle sue intenzioni libidinose. La guardava incanto, perché era bellissima anche se indemoniata. I suoi deliri erano incomprensibili. Lo chiamava Dio.

Padrone prendimi!

Gabriella, si mise a pecorina, fiacco alla capra, e quando la scorse vicino, l’afferrò il collo e la baciò. La capra rispose a quel gesto affettuoso leccandogli il viso e la bocca.

siiii dio pan! Siamo pronte a soddisfare la tua reale verga oooo ora aa

Aldo guardò il culo di sua nipote. Era perfetto, da infarto. Nemmeno la moglie, da giovane, aveva un lato posteriore così superbo.
Non ci pensò due volte a tuffarsi dentro con la bocca.

Mmm è tutto un'altra cosa, altro che quello schifo di prima (rivolto alla capra)!

Dopo una lunga e particolareggiata leccata di fica, che suscitarono gemiti, e brividi nel corpo di Gabriella.
Aldo era impaziente di possedere quel pezzo di fica. Così, in preda all’eccitazione tentò di penetrare quel sublime buco. Era in affanno perché voleva scopare prima che la ragazza riacquistasse il senno, a meno che tutto quanto, non fosse un sogno.
Il primo tentativo non ha avuto successo, in quanto ebbe difficoltà ad arrivare all’altezza della figa, giacché le sue cosce erano più corte rispetto a quelle di Gabriella.

Pensò in fretta la soluzione, quindi afferrò un pezzo di legno, ci buttò sopra i vestiti. Trafilato e con il respiro ansioso, s’inginocchiò subito dietro le chiappe della nipote. Perfetto. La punta del cazzo era esattamente in linea con la vulva vaginale.

Eccitato come un montone:

Ora il tuo Dio ti consacrerà, per sollazzare il suo regale cazzo!
si… sono pronta!


Il vecchietto, tenendo dritto il pene, schiacciò la cappella dura e rotonda tra le fessure della vagina. La fece razzolare su e giù, fino a, quando non scomparve dentro, avvolta dal pertugio della fica, caldissimo, che si era allargato come un elastico attorno al volume della verga.

L’improvviso caldo avvolgente della fica gli diede un brivido alla schiena, aumentando il suo ardore, che si tramutò in un impeto di movimenti convulsi, che si scatenarono come un martello pneumatico dentro la nicchia vaginale di Gabriella.

Si iiiiiiiiiii Mio dioooo sono il tuo sfogo ooo la tua aaaa concubina aaaaaa
Si mmmm per me tu sei una troia aaaaa mmmmmmmmm to to to
Si iiii possiedimi! Fai di me la tua schiava aaaaa mio dio oooo sono devota a te e al tuo reale scettro, che indegnamente, mi penetra aaaaaaaaa

Per Aldo era una vera epifania dei sensi. Si stava scopando un pezzo di figliuola, che neanche da giovane aveva sperato di avere, ed ai suoi occhi sembrava immensa. La guardava con bramosia, inginocchiata, davanti a se, mentre il suo cazzo si perdeva tra i suoi candidi glutei. La pelle era bianca ed esaltata dalla luce del fuoco. Sembrava una dea.


Gabriella, mentre incassava gli affondi penetranti del suo cazzo, oscillava il capo, trasmettendo il movimento ai lunghi e scuri capelli. Sembravano onde nere. Aldo accarezzava compiaciuto la pelle morbida dei lombi, delle natiche, e della schiena. Il suo corpo era perfettamente disegnato, stretto in vita e largo nei fianchi. Uno scenario da infarto, che non avrebbe mai potuto immaginare se non l'avesse lì, davanti ai suoi occhi.
Nei tentativi di afferrare le grosse tette, che penzolavano come grossi provoloni, doveva alzarsi e sporgersi in avanti. In quella posizione, sembrava un fantino in corso, non era facile ficcare e schiacciare quelle montagne di morbidezza.

Dopo averla chiavata abbondantemente alla pecorina, la volle girare sul dorso, per poter baciare e leccare le sue meravigliose tette e ammirare il suo viso bellissimo, avvolto nei capelli sciolti e sparsi come edera selvaggia, mentre esprimeva il piacere che il suo cazzo gli dava scivolando nella sua calda fica.
Gabriella, era in estasi, ubbidiente come un agnellino, e quando si sdraiò sulla schiena, lo tirò verso di se accogliendolo tra le sue cosce spalancate. Le sue dita si infilarono vogliose nel folto pelo brizzolato che copriva la schiena e le spalle del vecchio, immaginando che fosse il Dio Pan.

Aldo si incastrò subito tra le sue gambe lunghe e aperte.
IL suo cazzo duro e vibrante, entrò di nuovo nel pertugio della fica, bagnato e totalmente slabbrato, e  si lasciò cadere con la faccia in mezzo a grossi meloni, che si innalzavano come colossi sul petto di Gabriella.
Insinuato saldamente nello scoscio della ragazza, il bacino del vecchio arzillo iniziò subito a ficcare con veemenza, penetrando profondamente la figa già in fibrillazione, mentre le sue mani si trastullavano con le grosse tette. Le baciava, le stingeva, si immergeva completamente con il viso, lasciandosi accarezzare da quelle morbide montagne.

Era strano vedere un omino, mingherlino, muoversi su un corpo così imponente. Eppure, nonostante la piccola statura, l’azione di Aldo era impressionante. Il corpo di vecchio canuto, sebbene fosse secco come una cannuccia, era duro come la roccia. Era un fascio di nervi e fibre, forgiato e temprato dal lavoro della campagna. Era un uomo maturo, ma ancora virile, che si accoppiava con le capre per lenire i pungoli di desiderio che gli tormentavano i sensi. Un piccolo uomo che riusciva a tenere testa brillantemente a quella grandiosa macchina di sesso, che era Gabriella, e con grande efficacia:

Siiiiiiiiii mmmmm Mio Dioooooo godoooooooo godoooooooo ancoraaaaaa

Lo stato di ebbrezza dei diabolici amanti, indotto dall’abuso di vino, stava avendo come effetto un tumulto di sensazioni fantastiche.

Sei bellissima mmmm to to to mmm Sono il tuo dio?
Siiiiiiiiiii godooooooo

Aldo afferrò l’otre del vino e lo versò sul seno e sulla bocca di Gabriella.

Tieni bevi alla mia salute!
mmmm si si si mmmmm

Le tette di Gabriella erano impregnate di vino. La bocca vorace di Aldo si tuffò in mezzo, leccando e aspirando il nettare degli dei. I due, in poco tempo, si erano estraniati dalla realtà ed erano completamente in estasi. In una realtà quasi virtuale, nella quale esistevano solo le sensazioni di piacere che i loro corpi pativano in quell’accoppiamento bestiale.
Anche Aldo, suggestionato dalle visioni della nipote, stava farneticando di essere una divinità.


To to mia schiavaaaaaa mmmmm to to
Si si si ancora aaaaa

Il movimento del bacino era divenuto frenetico, i conati di sborra si stavano già annunciando forti e pungolavano alle radici del cazzo. Il vecchio, in pieno delirio, iniziò a ficcare profondamente, fermandosi e strofinando l’inguine contro il pube della ragazza, girandoglielo dentro come un mestolo.
Le labbra infiammate dal godimento, le sentiva calde attorno al suo cazzo.

 "Si si si si mmmmm sto impazzendo oooooo si si

Alla fine, si strinse a Gabriella e gemendo come un animale in agonia:

grrrrrrrrr grrrrrrrrr ohhhhhhhhhh mmmm

Con la bava alla bocca, e con la faccia ficcata in mezzo alle tette, si lasciò andare ad una poderosa sborrata, che inondò l’utero di Gabriella. Poi si fermò, inerte sopra di lei. 
La nipote, in completa ascesa mistica, si era addormentata.

Il risveglio sarebbe stato molto amaro.

Così va la vita

Guzzon59

venerdì 24 febbraio 2012

La fattoria del nonno


Salve, il mio nome è Maria, ho trenta anni, e sono veterinaria.

La passione per gli animali è sempre stata una caratteristica della mia personalità, sin da bambina.
Mio nonno era un contadino, a sua volta discendente da una famiglia di contadini. Mia madre stufa di continuare le tradizioni ataviche ha scelto di lasciare i campi per la comoda città.
I miei, in ogni caso, non persero l’abitudine di passare alcuni periodi dell’anno in campagna. Per me erano giorni felici. Perché potevo godere di ampia libertà e nutrire la mia fantasia con i misteri della natura selvaggia, con i suoi boschi e ruscelli, facendomi sognare di vivere storie fantastiche.
In quei periodi ero molto felice perché potevo muovermi liberamente e soprattutto vivere accanto alle persone che amavo più della mia vita.
Le vacanze estive in campagna, quindi, erano delle vere e proprie avventure. Ogni giorno c’era sempre qualcosa di nuovo da scoprire.
Accudire i cavalli, nutrire le mucche e, cosa meravigliosa, cavalcare il mio piccolo pony.
Lo chiamai “polì”, in ricordo di un cavallino protagonista di una vecchia serie di film televisivi, dedicati proprio ad un cavallo simile al mio.

Il mio pony lo consideravo un cavallo fantastico, epico, simile al mitico pegaso. Con lui ho cavalcato tantissimo, in zone pianeggianti ed impervie. Insomma era diventata un’amica speciale, visto che era una femmina.

Un giorno dovetti prendere coscienza che la vita di campagna non era fatta solo di belle passeggiate e piacevoli corse all’aria aperta. Scoprì che oltre l’apparenza romantica, tra l’uomo e la natura c’era un’unione empatica bestiale, che celava emozioni forti, uniche e difficilmente riproponibili in città. E’ impossibile dimenticare il giorno in cui mi trovai di fronte ad una realtà agreste imprevista, selvaggia, che svelò anche le mie vere attitudini, facendomi vedere un aspetto insolito della vita del contadino, tale da coinvolgermi totalmente, trascinandomi per sentieri inesplorati del piacere.

Quell’estate di quattordici anni fa, la scuola era finita da una settimana. I vecchi decisero che ero abbastanza grande da riuscire ad affrontate un viaggio da sola. Così, zaino in spalle e trolley al seguito, presi il treno che portava dritto nella splendida regione dei miei nonni.
Pregai la mamma di non informarli del mio arrivo. Volevo fare una sorpresa.
Dopo aver cambiato treno, arrivai a destinazione nelle prime ore del pomeriggio, ero stanca ma felice.
La distanza tra la fattoria e la stazione ferroviaria non era eccessiva, così mi incamminai di buona lena ed in mezzora feci la strada sterrata che portava fino alla casa dei miei nonni.
Appena giunta, fui ricevuta dai soliti latrati dei cani, billy, un bastardino, avendomi riconosciuta, inizio a scodinzolare festeggiando a modo suo, poi si appoggiò con le zampette anteriori sui jeans. Finalmente, la fine di quell’odissea, ero in piedi davanti all’ingresso di casa, quindi lasciai i bagagli sull’uscio e mi precipitai all’interno. Trovai nonna Teresa, in cucina, intenta preparare gli ingredienti per il minestrone.

“Mio buon Dio! Maria sei tu!
“Ciao Nonnaaaaaaaaaaaaa!

Gli corsi incontro con le braccia aperte. Ci stringemmo forti, fino a toglierci il respiro. Mia nonna era tutta la mia vita, per me, l’amavo più di qualsiasi cosa al mondo.

“Sei proprio tu!
“Si Nonna! Ho preso il treno da sola! poi a piedi dalla Stazione!
“Ma perché? Potevi avvisarci? Il nonno ti avrebbe aspettato all’arrivo!
“Nonna! Oramai sono grande abbastanza! Ho voluto farvi una sorpresa!
“E che sorpresa! A momenti mi veniva un colpo! Dio quando sei cresciuta! Caspita! sei veramente una signorina!
“Guarda! Non trovi che ho un seno troppo grosso!
“Quanto sei sciocca! Il tuo seno è perfetto! Scommetto che fai impazzire già i ragazzini? E magari hai anche il fidanzatino?
“Diciamo di si! c’è un moro tenebroso che mi piace da morire! però!
“Però?
“Ancora lui non lo sa!

Scoppiammo a ridere come sceme. L’abbracciavo ricoprendola di baci.
Dopo aver parlato del più e del meno.

“Dove il nonno?
“A questa ora dovrebbe essere nella stalla a dare la biada ai cavalli!
“Il nonno è sempre indaffarato!
“Quello si fermerà solo il giorno in cui il signore lo chiamerà in cielo!
“Spero il più tardi possibile!
“Come stanno i tuoi genitori?
“Bene nonna! Papà è sempre indaffarato nella sua azienda! La mamma è occupata come membro esterno in una commissione d’esame! Ed io sono qui! hahah
“Sono contenta! E tu! come è andata la scuola?
“Non troppo bene! Ho avuto un debito in matematica!
“Maria! Maria! Devi studiare di più!
“Lo faccio nonna! La materia è molto ostica! Vado a cercare il nonno!
“Ci vediamo dopo! Mi raccomando! Non ti allontanare troppo e fai molta attenzione!
“Va bene nonna non ti preoccupare!

I cavalli, erano la mia passione. Il nonno mi aveva insegnato tutto quella che c’era da sapere sui nostri destrieri. Non vedevo l’ora di prendermi cura di loro. Era straordinario cavalcarli sui prati e lungo i pendii delle colline, che in quel periodo erano verdi ed in pieno rigoglio. Mi piaceva spazzolare il pelo della criniera fino a farla brillare.

La porta della stalla era aperta, segno che il nonno era ancora dentro. Entrai, camminando lungo il corridoio tra le staccionate in legno. Infine vidi il nonno. Era girato di schiena.
Le sue larghe spalle sporgevano dalla palizzata. Ad un certo pungo sento la sua voce sovrapposta al nitrito di un cavallo:

“Buonaa poliiii mmmm stai buonaa mmm!

Il tono della voce era deformato.
Osservai meglio e notai che stava con il capo abbassato. Ogni tanto le larghe spalle si sollevavano e si abbassavano. Guardando con più oculatezza mi accorsi che il movimento del corpo era costante. La sua voce continuava ad arrivarmi deformata, come se stesse facendo degli sforzi:

“Bravaa Poliii, mmm cazzooo che bucoo caldoo mmmm siiii!

Buco caldo? Ma che cazzo stava facendo? Quella frase mi allarmò, così decisi di spiarlo. Però mi trovavo in un angolo di osservazione che non permetteva di vedere bene la scena. Tornai indietro, fino alla scala in legno, che portava sulla balaustra. Era un gran ripiano in legno che sormontava la parte destra della stalla, su cui era stata depositata la paglia.
Strisciai silenziosa, fino a raggiungere l’estremità interna della balconata, proprio sopra il recinto in cui si trovava il nonno.
Mi tremavano le gambe ed a stento riuscivo a trattenere il respiro. Infine presi coraggio e mi affacciai dalla balaustra.
Rimasi scioccata. La scena che stava avvenendo sotto i miei occhi, mi sconvolse i sensi. Ho dovuto stringere i denti e sforzarmi enormemente per mantenere la calma ed evitare di gridare dal disgusto. Iniziai a piangere. Le lacrime solcavano le guance come rivoli di fiumi, e soffrivo per polì e per quello che il nonno le stava facendo.

Dopo alcuni minuti iniziai ad osservare la scena con minore coinvolgimento emotivo. La repulsione lentamente si era trasformata in curiosità. Ero turbata. Cominciai a considerare quello strano rapporto ed a riflettere sul fatto che, in fondo, il nonno non stava facendo nulla di male a Polì. Anzi, per certi aspetti, forse, era un atteggiamento che celava anche sentimenti d’affetto. Le mani del nonno si muovevano con dolcezza, accarezzando il dorso di Polì, come si fa con le persone che si amano.

Il nonno aveva i calzoni calati fino alle ginocchia, la camicia aperta davanti. Era quasi nudo, in piedi, dietro a Polì. Muoveva il bacino avanti ed indietro. Essendo di statura più alta della media, teneva le gambe leggermente flesse. Il suo sedere nudo dondolava in avanti e indietro, mentre il suo grembo s’incuneava tre i glutei pelosi di Polì. A tratti si notava il suo grosso cazzo che spariva completamente nella fessura vaginale scura di Polì.

Non ero più una ingenua educanda, sapevo quello che stava succedendo. In pratica il nonno stava ficcando la figa di Polì. Vedere il suo cazzo che sprofondava in quella vagina nera comincio a turbare i miei sensi.
La figa prese a pizzicarmi, come se fosse stata invasa dalle formiche. Iniziai a sudare.
Man mano che il nonno aumentava il ritmo degli affondi, cresceva la voglia di toccarmi la figa.

Le effusioni del nonno erano coinvolgenti, le sue parole mi trascinavano emotivamente nell’alveo della sua depravazione sessuale e scatenavano in me un desiderio inaudito.
Così, in preda ad una forte eccitazione, sbottonai i jeans e infilai una mano nello scoscio. Prima iniziai a palpeggiarmi le grosse lebbra, poi, dopo essermi sollazzato il clitoride, infilai alcune dite nella vagina. Non ero più vergine, quindi scivolai dentro con grande facilità.

I movimenti del nonno intanto erano diventati più frenetici. Ad un tratto si era disteso sul dorso di Polì, con il busto, e tenendola abbracciata dalla pancia dava dei possenti colpi dal basso verso l’alto. Sollevandola dal pavimento, sembrava che tenesse un grosso peluche.
Il corpo massiccio del nonno era imponente e sovrastava la piccola Polì.

L’azione del nonno si faceva sempre più intensa. Parimenti la mia mano si muoveva tra le cosce all’unisono con il cazzo del nonno. Ad un tratto iniziai ad immaginare quella grossa fava nella mia figa. Il pensiero era talmente vivo che le pareti della vagina si contorsero dal godimento, come se qualcuno le avesse strette con le mani.

Mi lasciai andare in quel delirio dei sensi. Masturbandomi con molta foga.
All’improvviso vidi il nonno che afferrò il culo peloso di Polì,  sollevandolo e tenendolo schiacciato contro il suo ventre.
In quella strana posizione lo vidi tremare, come se fosse esposto ad una folata di vento gelido, alla fine:

“Hoooooo. Mmmmm gruuuuu Bravaaaaa Poliiiiiiiiiiiiiii,

Il nonno stava sborrando nella figa della cavallina.
Nello stesso istante avevo le dita ficcate nella vagina e, immaginando di essere al posto di Polì, ebbi l’impressione di essere inondata dalla sborra del nonno. Mi lasciai andare all’estasi estrema, godendomi quello attimo di assoluto piacere.

Quando mi destai da quello stato di incoscienza, notai che il nonno non era più nella stalla. Mi aggiustai i vestiti e scesi dalla balaustra.
Le gambe mi reggevano appena, ero ancora sotto l’influenza di quella depravazione sessuale, che mi aveva sconvolto il corpo.
Mi avvicinai cauta al recinto in cui si trovava Polì. Non potei fare a meno di osservarle la fessura della vagina. Palpitava ancora, le labbra schioccavano, con un rumore secco.
Entrai nel recinto e mi inginocchiai. Lo sperma del nonno colava abbondante dalla vagina di Polì. Mentre guardavo la protuberanza vaginale del cavallino, pensai se anche lei aveva goduto come il nonno.
Osservai il seme del nonno e mi venne la tentazione di gustare quella delizia della natura.
Così infilai un dito, immergendolo profondamente nella fenditura pregna di liquido seminale, che colava ancora copioso. Poi portai il dito alla bocca e lo assaporai come se cosse miele. L’aroma forte, ed inebriante, la sborra del nonno mi fece venire le vertigini.
Quindi venne naturale il desiderio di appoggiare le labbra sulla apertura vaginale di Polì e leccarmi avida i rivoli di sborra che stava ancora uscendo.

“E brava la mia nipotina perversa! Prova a leccare anche questo!

La voce del nonno mi colpì come un dardo infuocato. Rimasi inginocchiata, bloccata, accovacciata dietro il culo di polì.
Poi, mi feci coraggio e girai il capo, trovandomi al cospetto del nonno. Aveva i pantaloni aperti. Il suo cazzo duro, spuntava come il pennone di una bandiera, borioso e palpitante, davanti al mio naso.

Mi afferrò il capo, e brandendo il cazzo come l’elsa di una spada appoggiò la grossa cappella contro le labbra della bocca:

“Dai apri la bocca a fammi vedere se sei brava!

Appena aprì la bocca il suo cazzo mi penetrò dentro, fino alla gola.
Il cazzo del nonno era largo di circonferenza, enorme per cui mi riempiva le gote.
Infatti, ebbi dei problemi a respirare. Intanto mi aveva afferrato la testa e mi stava letteralmente chiavando in bocca.

“Aspetta un attimo! Adesso te lo rendo più appetitoso!

Estrasse il cazzo dalla bocca, costringendomi ad espellere grumi di vomito. Si avvicinò a Polì, gli spostò la coda di lato, ed infilò nuovamente il grosso cazzo nella fessura vaginale. Le palpitazioni vaginali di Polì ricominciarono ad aleggiare ed aumentarono con l’accelerazione degli affondi del nonno.

Successivamente si rivolse verso di me.

“Ora accomandati! È tutto tuo!

Mi infilò nuovamente il cazzo in gola e riprese a scoparmi con movimenti veloci. Gli aromi della sborra si mischiavano ai conati di vomito, che fuoriuscivano abbondanti dai lati della bocca, formando una sostanza biancastra e limacciosa.

“Togliti i jeans e le mutande!

Mi alzai in piedi e feci quando mi aveva ordinato. Ero eccitata e soggiogata da lui. Mi piaceva accontentare la sua perversione. Un schiava che godeva a sottomettersi.

“Ora cavalca Polì e stenditi sul suo dorso!.

Era la prima volta che cavalcavo un cavallo nuda. Appena appoggiai le labbra vaginali sulla pelle calda di Polì avverti una sensazione di brivido.
Poi mi distesi sul dorso del cavallo, come mi aveva chiesto, esibendo il culo alla sua ingordigia libidinosa.

“Meraviglioso! Vedo che sei diventata un gran figa! Hai un culo da infarto!

Mi afferrò i fianchi tirandomi verso di lui. Po lo vidi inginocchiarsi dietro.

“Prima di tutto una bella leccatina a questa stupenda fichetta!

Quella situazione mi aveva letteralmente mandato in estasi. Ero super eccitata. Il suo potere su di me mi dava delle sensazioni incredibili. Appena percepì la sua lingua che si muoveva tra le labbra della figa non potei fare a meno di ansimare dall’intenso piacere.

“Siiiiiiiiiiii! Mi piaceeeeeeeeeeeee!
“Sapevo che eri una troiaaaa! Come tua madre! Ahahahah!
“Ti sei scopata anche la mamma?
“Si! proprio in questo recinto! In mezzo alla paglia! Dove capitava! Non le bastava mai!
“Sei un porco! Un depravato! Ma mi piaciiiiiiiiiiiiiiiiiii!
“Adesso lecchiamo la fichetta anche a Poliii!

Era immorale e depravato, per questo mi faceva impazzire. Lo sentivo raspare la figa di polì, mentre respirava forte.

“E’ arrivato il momento di scopare la bella nipotina!
“Siiiii! Ti pregooooo! Fottimi! Come una giumentaaaaa

Si alzò in piedi, appoggiò una mano sulla zona lombare, poi accostò la grossa cappella, spingendo contro l’ingresso della figa, poi diede una spinta possente, sprofondando velocemente con il resto del cazzo, ed entrò interamente dentro la figa.

Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaa siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii meravigliossssssssssssssssssoooooo


Appena quella massa carnosa iniziò ad incalzare dentro di me, mi colse un senso di vertigine. Il cazzo lo sentivo duro e massiccio, e avvertivo i movimenti della figa mentre si riempiva; percependo le sue grosse dimensioni che spostavano con tracotanza le pareti vaginali. Era una sensazione galattica che non avevo mai provato fino ad allora.

Le sue mani ruvide si appigliarono ai fianchi, come tenaglie, per dare più forza alla spinta. Il suo cazzo cominciò a muoversi dentro di me, penetrando profondamente, fino a urtare la base dell’utero.

Era la posizione che più preferivo, anche da dal nonno visto che iniziò a chiavarmi senza un attimo di tregua. Un vero e proprio animale da monta. Per me era l’epifania del piacere che avevo immaginato sulla balaustra.
Ora ero li, nel posto che avevo sognato ed era meraviglioso esserci. Le pareti della vagina, sottoposte a quella terapia devastante, si contorcevano come serpenti arsi nel fuoco dell’inferno.

“Ora un paio di colpetti anche alla cara polì!

Appena pronunciata quella frase, estrasse il cazzo. Si abbassò un pochino e cominciò a chiavarsi il piccolo pony. Mentre lo martellava con la sua grossa fava, avvertivo le vibrazioni che si sprigionavano dalle membra del cavallino. Anche lei, come me, stava vivendo intensamente la passione di piacere, suscitata da quella scopata folle.

Dopo alcuni minuti sento nuovamente quel grosso cazzo che si infila dentro di me.
Il nonno, era un uomo virile, una belva come le sue bestie, e come tale continuò a chiavarmi selvaggiamente per un lungo periodo. Poi si allungò sopra la mia schiena e ripresa a scoparmi con gli stessi movimenti che avevo visto prima, dal basso verso l’alto, facendo prendere al cazzo un’inclinazione tale da mandarmi in estasi.

“mmmm! Hai una figa bollenteeee! Ora te la riempio di sborra!
“ooooohhhh! Siiiiii!


Il suo cazzo, infatti, era diventato duro come l’acciaio e lo sentivo entrare, senza deformarsi. Mi stava sconquassando la figa, facendomi godere come una pazza.
Gli orgasmi si ripetevano senza tregua. Alla fina mi afferrò dai fianchi, accelerando il movimento del bacino. Non potei fare a meno di gridare il piacere immenso che stavo provando, i lamenti echeggiavano nella stalla, come se stessero sgozzando un’animale.

Infine cominciai a percepire il suo caldo seme che si spargeva dentro il mio ventre. Era una sensazione incredibile e meravigliosa.

Il nonno continuò a scoparmi in ogni angolo della fattoria, persino la notte, mentre la nonna dormiva, come aveva fatto con la mamma, quando viveva con lui in campagna.
Le vacanze divennero una vera avventura piena di sensazioni, sempre nuove, che mi arricchirono la vita e mi aiutarono nella scelta del mio mestiere.

P.S. Un giorno il nonno mi fece scopare dal bastardino billy e a fare i pompini ai cavalli.

Cosi va la vita.

Guzzon59 ( claudiogusson@ymail.com )