Translate

venerdì 24 febbraio 2012

La fattoria del nonno


Salve, il mio nome è Maria, ho trenta anni, e sono veterinaria.

La passione per gli animali è sempre stata una caratteristica della mia personalità, sin da bambina.
Mio nonno era un contadino, a sua volta discendente da una famiglia di contadini. Mia madre stufa di continuare le tradizioni ataviche ha scelto di lasciare i campi per la comoda città.
I miei, in ogni caso, non persero l’abitudine di passare alcuni periodi dell’anno in campagna. Per me erano giorni felici. Perché potevo godere di ampia libertà e nutrire la mia fantasia con i misteri della natura selvaggia, con i suoi boschi e ruscelli, facendomi sognare di vivere storie fantastiche.
In quei periodi ero molto felice perché potevo muovermi liberamente e soprattutto vivere accanto alle persone che amavo più della mia vita.
Le vacanze estive in campagna, quindi, erano delle vere e proprie avventure. Ogni giorno c’era sempre qualcosa di nuovo da scoprire.
Accudire i cavalli, nutrire le mucche e, cosa meravigliosa, cavalcare il mio piccolo pony.
Lo chiamai “polì”, in ricordo di un cavallino protagonista di una vecchia serie di film televisivi, dedicati proprio ad un cavallo simile al mio.

Il mio pony lo consideravo un cavallo fantastico, epico, simile al mitico pegaso. Con lui ho cavalcato tantissimo, in zone pianeggianti ed impervie. Insomma era diventata un’amica speciale, visto che era una femmina.

Un giorno dovetti prendere coscienza che la vita di campagna non era fatta solo di belle passeggiate e piacevoli corse all’aria aperta. Scoprì che oltre l’apparenza romantica, tra l’uomo e la natura c’era un’unione empatica bestiale, che celava emozioni forti, uniche e difficilmente riproponibili in città. E’ impossibile dimenticare il giorno in cui mi trovai di fronte ad una realtà agreste imprevista, selvaggia, che svelò anche le mie vere attitudini, facendomi vedere un aspetto insolito della vita del contadino, tale da coinvolgermi totalmente, trascinandomi per sentieri inesplorati del piacere.

Quell’estate di quattordici anni fa, la scuola era finita da una settimana. I vecchi decisero che ero abbastanza grande da riuscire ad affrontate un viaggio da sola. Così, zaino in spalle e trolley al seguito, presi il treno che portava dritto nella splendida regione dei miei nonni.
Pregai la mamma di non informarli del mio arrivo. Volevo fare una sorpresa.
Dopo aver cambiato treno, arrivai a destinazione nelle prime ore del pomeriggio, ero stanca ma felice.
La distanza tra la fattoria e la stazione ferroviaria non era eccessiva, così mi incamminai di buona lena ed in mezzora feci la strada sterrata che portava fino alla casa dei miei nonni.
Appena giunta, fui ricevuta dai soliti latrati dei cani, billy, un bastardino, avendomi riconosciuta, inizio a scodinzolare festeggiando a modo suo, poi si appoggiò con le zampette anteriori sui jeans. Finalmente, la fine di quell’odissea, ero in piedi davanti all’ingresso di casa, quindi lasciai i bagagli sull’uscio e mi precipitai all’interno. Trovai nonna Teresa, in cucina, intenta preparare gli ingredienti per il minestrone.

“Mio buon Dio! Maria sei tu!
“Ciao Nonnaaaaaaaaaaaaa!

Gli corsi incontro con le braccia aperte. Ci stringemmo forti, fino a toglierci il respiro. Mia nonna era tutta la mia vita, per me, l’amavo più di qualsiasi cosa al mondo.

“Sei proprio tu!
“Si Nonna! Ho preso il treno da sola! poi a piedi dalla Stazione!
“Ma perché? Potevi avvisarci? Il nonno ti avrebbe aspettato all’arrivo!
“Nonna! Oramai sono grande abbastanza! Ho voluto farvi una sorpresa!
“E che sorpresa! A momenti mi veniva un colpo! Dio quando sei cresciuta! Caspita! sei veramente una signorina!
“Guarda! Non trovi che ho un seno troppo grosso!
“Quanto sei sciocca! Il tuo seno è perfetto! Scommetto che fai impazzire già i ragazzini? E magari hai anche il fidanzatino?
“Diciamo di si! c’è un moro tenebroso che mi piace da morire! però!
“Però?
“Ancora lui non lo sa!

Scoppiammo a ridere come sceme. L’abbracciavo ricoprendola di baci.
Dopo aver parlato del più e del meno.

“Dove il nonno?
“A questa ora dovrebbe essere nella stalla a dare la biada ai cavalli!
“Il nonno è sempre indaffarato!
“Quello si fermerà solo il giorno in cui il signore lo chiamerà in cielo!
“Spero il più tardi possibile!
“Come stanno i tuoi genitori?
“Bene nonna! Papà è sempre indaffarato nella sua azienda! La mamma è occupata come membro esterno in una commissione d’esame! Ed io sono qui! hahah
“Sono contenta! E tu! come è andata la scuola?
“Non troppo bene! Ho avuto un debito in matematica!
“Maria! Maria! Devi studiare di più!
“Lo faccio nonna! La materia è molto ostica! Vado a cercare il nonno!
“Ci vediamo dopo! Mi raccomando! Non ti allontanare troppo e fai molta attenzione!
“Va bene nonna non ti preoccupare!

I cavalli, erano la mia passione. Il nonno mi aveva insegnato tutto quella che c’era da sapere sui nostri destrieri. Non vedevo l’ora di prendermi cura di loro. Era straordinario cavalcarli sui prati e lungo i pendii delle colline, che in quel periodo erano verdi ed in pieno rigoglio. Mi piaceva spazzolare il pelo della criniera fino a farla brillare.

La porta della stalla era aperta, segno che il nonno era ancora dentro. Entrai, camminando lungo il corridoio tra le staccionate in legno. Infine vidi il nonno. Era girato di schiena.
Le sue larghe spalle sporgevano dalla palizzata. Ad un certo pungo sento la sua voce sovrapposta al nitrito di un cavallo:

“Buonaa poliiii mmmm stai buonaa mmm!

Il tono della voce era deformato.
Osservai meglio e notai che stava con il capo abbassato. Ogni tanto le larghe spalle si sollevavano e si abbassavano. Guardando con più oculatezza mi accorsi che il movimento del corpo era costante. La sua voce continuava ad arrivarmi deformata, come se stesse facendo degli sforzi:

“Bravaa Poliii, mmm cazzooo che bucoo caldoo mmmm siiii!

Buco caldo? Ma che cazzo stava facendo? Quella frase mi allarmò, così decisi di spiarlo. Però mi trovavo in un angolo di osservazione che non permetteva di vedere bene la scena. Tornai indietro, fino alla scala in legno, che portava sulla balaustra. Era un gran ripiano in legno che sormontava la parte destra della stalla, su cui era stata depositata la paglia.
Strisciai silenziosa, fino a raggiungere l’estremità interna della balconata, proprio sopra il recinto in cui si trovava il nonno.
Mi tremavano le gambe ed a stento riuscivo a trattenere il respiro. Infine presi coraggio e mi affacciai dalla balaustra.
Rimasi scioccata. La scena che stava avvenendo sotto i miei occhi, mi sconvolse i sensi. Ho dovuto stringere i denti e sforzarmi enormemente per mantenere la calma ed evitare di gridare dal disgusto. Iniziai a piangere. Le lacrime solcavano le guance come rivoli di fiumi, e soffrivo per polì e per quello che il nonno le stava facendo.

Dopo alcuni minuti iniziai ad osservare la scena con minore coinvolgimento emotivo. La repulsione lentamente si era trasformata in curiosità. Ero turbata. Cominciai a considerare quello strano rapporto ed a riflettere sul fatto che, in fondo, il nonno non stava facendo nulla di male a Polì. Anzi, per certi aspetti, forse, era un atteggiamento che celava anche sentimenti d’affetto. Le mani del nonno si muovevano con dolcezza, accarezzando il dorso di Polì, come si fa con le persone che si amano.

Il nonno aveva i calzoni calati fino alle ginocchia, la camicia aperta davanti. Era quasi nudo, in piedi, dietro a Polì. Muoveva il bacino avanti ed indietro. Essendo di statura più alta della media, teneva le gambe leggermente flesse. Il suo sedere nudo dondolava in avanti e indietro, mentre il suo grembo s’incuneava tre i glutei pelosi di Polì. A tratti si notava il suo grosso cazzo che spariva completamente nella fessura vaginale scura di Polì.

Non ero più una ingenua educanda, sapevo quello che stava succedendo. In pratica il nonno stava ficcando la figa di Polì. Vedere il suo cazzo che sprofondava in quella vagina nera comincio a turbare i miei sensi.
La figa prese a pizzicarmi, come se fosse stata invasa dalle formiche. Iniziai a sudare.
Man mano che il nonno aumentava il ritmo degli affondi, cresceva la voglia di toccarmi la figa.

Le effusioni del nonno erano coinvolgenti, le sue parole mi trascinavano emotivamente nell’alveo della sua depravazione sessuale e scatenavano in me un desiderio inaudito.
Così, in preda ad una forte eccitazione, sbottonai i jeans e infilai una mano nello scoscio. Prima iniziai a palpeggiarmi le grosse lebbra, poi, dopo essermi sollazzato il clitoride, infilai alcune dite nella vagina. Non ero più vergine, quindi scivolai dentro con grande facilità.

I movimenti del nonno intanto erano diventati più frenetici. Ad un tratto si era disteso sul dorso di Polì, con il busto, e tenendola abbracciata dalla pancia dava dei possenti colpi dal basso verso l’alto. Sollevandola dal pavimento, sembrava che tenesse un grosso peluche.
Il corpo massiccio del nonno era imponente e sovrastava la piccola Polì.

L’azione del nonno si faceva sempre più intensa. Parimenti la mia mano si muoveva tra le cosce all’unisono con il cazzo del nonno. Ad un tratto iniziai ad immaginare quella grossa fava nella mia figa. Il pensiero era talmente vivo che le pareti della vagina si contorsero dal godimento, come se qualcuno le avesse strette con le mani.

Mi lasciai andare in quel delirio dei sensi. Masturbandomi con molta foga.
All’improvviso vidi il nonno che afferrò il culo peloso di Polì,  sollevandolo e tenendolo schiacciato contro il suo ventre.
In quella strana posizione lo vidi tremare, come se fosse esposto ad una folata di vento gelido, alla fine:

“Hoooooo. Mmmmm gruuuuu Bravaaaaa Poliiiiiiiiiiiiiii,

Il nonno stava sborrando nella figa della cavallina.
Nello stesso istante avevo le dita ficcate nella vagina e, immaginando di essere al posto di Polì, ebbi l’impressione di essere inondata dalla sborra del nonno. Mi lasciai andare all’estasi estrema, godendomi quello attimo di assoluto piacere.

Quando mi destai da quello stato di incoscienza, notai che il nonno non era più nella stalla. Mi aggiustai i vestiti e scesi dalla balaustra.
Le gambe mi reggevano appena, ero ancora sotto l’influenza di quella depravazione sessuale, che mi aveva sconvolto il corpo.
Mi avvicinai cauta al recinto in cui si trovava Polì. Non potei fare a meno di osservarle la fessura della vagina. Palpitava ancora, le labbra schioccavano, con un rumore secco.
Entrai nel recinto e mi inginocchiai. Lo sperma del nonno colava abbondante dalla vagina di Polì. Mentre guardavo la protuberanza vaginale del cavallino, pensai se anche lei aveva goduto come il nonno.
Osservai il seme del nonno e mi venne la tentazione di gustare quella delizia della natura.
Così infilai un dito, immergendolo profondamente nella fenditura pregna di liquido seminale, che colava ancora copioso. Poi portai il dito alla bocca e lo assaporai come se cosse miele. L’aroma forte, ed inebriante, la sborra del nonno mi fece venire le vertigini.
Quindi venne naturale il desiderio di appoggiare le labbra sulla apertura vaginale di Polì e leccarmi avida i rivoli di sborra che stava ancora uscendo.

“E brava la mia nipotina perversa! Prova a leccare anche questo!

La voce del nonno mi colpì come un dardo infuocato. Rimasi inginocchiata, bloccata, accovacciata dietro il culo di polì.
Poi, mi feci coraggio e girai il capo, trovandomi al cospetto del nonno. Aveva i pantaloni aperti. Il suo cazzo duro, spuntava come il pennone di una bandiera, borioso e palpitante, davanti al mio naso.

Mi afferrò il capo, e brandendo il cazzo come l’elsa di una spada appoggiò la grossa cappella contro le labbra della bocca:

“Dai apri la bocca a fammi vedere se sei brava!

Appena aprì la bocca il suo cazzo mi penetrò dentro, fino alla gola.
Il cazzo del nonno era largo di circonferenza, enorme per cui mi riempiva le gote.
Infatti, ebbi dei problemi a respirare. Intanto mi aveva afferrato la testa e mi stava letteralmente chiavando in bocca.

“Aspetta un attimo! Adesso te lo rendo più appetitoso!

Estrasse il cazzo dalla bocca, costringendomi ad espellere grumi di vomito. Si avvicinò a Polì, gli spostò la coda di lato, ed infilò nuovamente il grosso cazzo nella fessura vaginale. Le palpitazioni vaginali di Polì ricominciarono ad aleggiare ed aumentarono con l’accelerazione degli affondi del nonno.

Successivamente si rivolse verso di me.

“Ora accomandati! È tutto tuo!

Mi infilò nuovamente il cazzo in gola e riprese a scoparmi con movimenti veloci. Gli aromi della sborra si mischiavano ai conati di vomito, che fuoriuscivano abbondanti dai lati della bocca, formando una sostanza biancastra e limacciosa.

“Togliti i jeans e le mutande!

Mi alzai in piedi e feci quando mi aveva ordinato. Ero eccitata e soggiogata da lui. Mi piaceva accontentare la sua perversione. Un schiava che godeva a sottomettersi.

“Ora cavalca Polì e stenditi sul suo dorso!.

Era la prima volta che cavalcavo un cavallo nuda. Appena appoggiai le labbra vaginali sulla pelle calda di Polì avverti una sensazione di brivido.
Poi mi distesi sul dorso del cavallo, come mi aveva chiesto, esibendo il culo alla sua ingordigia libidinosa.

“Meraviglioso! Vedo che sei diventata un gran figa! Hai un culo da infarto!

Mi afferrò i fianchi tirandomi verso di lui. Po lo vidi inginocchiarsi dietro.

“Prima di tutto una bella leccatina a questa stupenda fichetta!

Quella situazione mi aveva letteralmente mandato in estasi. Ero super eccitata. Il suo potere su di me mi dava delle sensazioni incredibili. Appena percepì la sua lingua che si muoveva tra le labbra della figa non potei fare a meno di ansimare dall’intenso piacere.

“Siiiiiiiiiiii! Mi piaceeeeeeeeeeeee!
“Sapevo che eri una troiaaaa! Come tua madre! Ahahahah!
“Ti sei scopata anche la mamma?
“Si! proprio in questo recinto! In mezzo alla paglia! Dove capitava! Non le bastava mai!
“Sei un porco! Un depravato! Ma mi piaciiiiiiiiiiiiiiiiiii!
“Adesso lecchiamo la fichetta anche a Poliii!

Era immorale e depravato, per questo mi faceva impazzire. Lo sentivo raspare la figa di polì, mentre respirava forte.

“E’ arrivato il momento di scopare la bella nipotina!
“Siiiii! Ti pregooooo! Fottimi! Come una giumentaaaaa

Si alzò in piedi, appoggiò una mano sulla zona lombare, poi accostò la grossa cappella, spingendo contro l’ingresso della figa, poi diede una spinta possente, sprofondando velocemente con il resto del cazzo, ed entrò interamente dentro la figa.

Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaa siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii meravigliossssssssssssssssssoooooo


Appena quella massa carnosa iniziò ad incalzare dentro di me, mi colse un senso di vertigine. Il cazzo lo sentivo duro e massiccio, e avvertivo i movimenti della figa mentre si riempiva; percependo le sue grosse dimensioni che spostavano con tracotanza le pareti vaginali. Era una sensazione galattica che non avevo mai provato fino ad allora.

Le sue mani ruvide si appigliarono ai fianchi, come tenaglie, per dare più forza alla spinta. Il suo cazzo cominciò a muoversi dentro di me, penetrando profondamente, fino a urtare la base dell’utero.

Era la posizione che più preferivo, anche da dal nonno visto che iniziò a chiavarmi senza un attimo di tregua. Un vero e proprio animale da monta. Per me era l’epifania del piacere che avevo immaginato sulla balaustra.
Ora ero li, nel posto che avevo sognato ed era meraviglioso esserci. Le pareti della vagina, sottoposte a quella terapia devastante, si contorcevano come serpenti arsi nel fuoco dell’inferno.

“Ora un paio di colpetti anche alla cara polì!

Appena pronunciata quella frase, estrasse il cazzo. Si abbassò un pochino e cominciò a chiavarsi il piccolo pony. Mentre lo martellava con la sua grossa fava, avvertivo le vibrazioni che si sprigionavano dalle membra del cavallino. Anche lei, come me, stava vivendo intensamente la passione di piacere, suscitata da quella scopata folle.

Dopo alcuni minuti sento nuovamente quel grosso cazzo che si infila dentro di me.
Il nonno, era un uomo virile, una belva come le sue bestie, e come tale continuò a chiavarmi selvaggiamente per un lungo periodo. Poi si allungò sopra la mia schiena e ripresa a scoparmi con gli stessi movimenti che avevo visto prima, dal basso verso l’alto, facendo prendere al cazzo un’inclinazione tale da mandarmi in estasi.

“mmmm! Hai una figa bollenteeee! Ora te la riempio di sborra!
“ooooohhhh! Siiiiii!


Il suo cazzo, infatti, era diventato duro come l’acciaio e lo sentivo entrare, senza deformarsi. Mi stava sconquassando la figa, facendomi godere come una pazza.
Gli orgasmi si ripetevano senza tregua. Alla fina mi afferrò dai fianchi, accelerando il movimento del bacino. Non potei fare a meno di gridare il piacere immenso che stavo provando, i lamenti echeggiavano nella stalla, come se stessero sgozzando un’animale.

Infine cominciai a percepire il suo caldo seme che si spargeva dentro il mio ventre. Era una sensazione incredibile e meravigliosa.

Il nonno continuò a scoparmi in ogni angolo della fattoria, persino la notte, mentre la nonna dormiva, come aveva fatto con la mamma, quando viveva con lui in campagna.
Le vacanze divennero una vera avventura piena di sensazioni, sempre nuove, che mi arricchirono la vita e mi aiutarono nella scelta del mio mestiere.

P.S. Un giorno il nonno mi fece scopare dal bastardino billy e a fare i pompini ai cavalli.

Cosi va la vita.

Guzzon59 ( claudiogusson@ymail.com )

1 commento:

Edoardo Valenzetti ha detto...

Bel racconto! Molto eccitante ;), come tutti gli altri del resto :D