Translate

mercoledì 27 gennaio 2016

Provocazione letale.

Stavo imprecando per l’ennesima volta, dopo che mia moglie Angela mi aveva informato che a casa di mia figlia Alessia era in corso una vera e propria battaglia campale.
Conoscendo l’aggressività di mia figlia immaginai scenari da incubi. Ma la mia preoccupazione maggiore fu per il piccolo Mirko, costretto da quei due pazzi ad assistere a scene inaudite di violenza verbale.

Dovevo correre velocemente a casa di mia figlia ed arrivare in tempo per evitare che la situazione degenerasse, peraltro già compromessa.

Bastardo tu e la tua famiglia! Siete una razza di schifosi bastardi! Figlio di puttana!

Bum! Bum! Crash! Crak!

Alessia urlava indemoniata, mentre suppellettili e piatti si schiantavano contro la porta della camera da letto, lanciati con forza atletica.
Imprecava contro il marito, che si era rifugiato dentro, insultandolo con un linguaggio improponibile e degno degli scaricatori di porto.
Mi guardai attorno, quando sotto il tavolo, rannicchiato come un ranocchio, scorsi mio nipotino Mirko che assisteva terrorizzato ed impotente a quel teatrino di violenza.

Lo presi in braccio e lo portai subito nella sua cameretta. Gli feci il solletico per indurlo a ridere e cercare di dargli un minimo di serenità d’animo.

Le urla di sua mamma arrivavano anche lì, sempre più forti e con contenuti che mi sembrava impossibile potessero uscire dalla sua bocca. Era il caso di intervenire e fermare quei due sciagurati.

La raggiunsi, le afferrai i polsi, ed urlando a mia volta:

Basta! Adesso calmati! Basta! Stai terrorizzando Mirko!

Mi fissò basita, come se no mi vedesse, aveva gli occhi sgranati e gonfi di rabbia. Tuttavia tacque all’istante e dopo aver lanciato un ultimo grido isterico si accasciò sul pavimento.

La sostenni subito affinché non cadesse malamente; poi lentamente l’accompagnai verso il divano, dove si allungò abbandonandosi ad un pianto liberatorio.

Bussai alla porta della camera dal letto:

Andrea sono io! Apri per cortesia!
Si! Così quella pazza mi ammazza! Non sono mica scemo!
Non fare l’idiota e apri sta cazzo di porta! Altrimenti la butto giù!

Il tono deciso e fermo della mia voce ebbe il suo effetto.
Andrea aprì la porta.

I segni rossi in faccia erano la testimonianze di due schiaffoni che mia figlia Alessia gli aveva assestato con forza.

Lo presi da un braccio e lo trascinai in cucina e dopo aver chiuso la porta.

Ma che cazzo combini?
Niente! Lo sai come è fatta Alessia! Si incazza per un non niente!
Ma stavolta la cosa mi sembra molto seria! Mi dici che cazzo è successo per farla incazzare come una iena?

Dopo un lungo silenzio:

allora?
Ecco! Cioè! Ha letto un sms!

Che Andrea non fosse un stinco di santo, mi era noto, ma non era un cattivo ragazzo. Del resto io non ero certo l’angelo innocente che avrebbe dovuto fargli la paternale.
Andrea era un puttaniere, come me.
Sapevo che razza di animale fosse, ma fino a quando riusciva a farla franca e tenere nascosto i suoi intrallazzi la cosa non mi interessava più di tanto, ma quel giorno.

Ma porca puttana! Sei proprio un cretino! Se devi tradire almeno fallocon intelligenza! E cercati zoccole che non si attaccano al cellulare e poi ti scassano i coglioni con gli sms!
Non è come credi! Io… io..
Senti Andrea! Con me non attacca! Non sono un idiota! E neanche stupido! Guardami in faccia e da uomo a uomo! Dimmi che cazzo è successo! Ti ha sgamato! Vero?

Diventò rosso fuoco e con imbarazzo:

Si… ho fatto una cazzata!
Una? Lasciamo perdere!

Guardai quel coglione da quattro soldi.

Certo che sei proprio un cazzone!

Era impacciato e si grattava la testa evitando il mio sguardo.

Adesso che cosa faccio?
Dovresti chiarirti con Alessia! Inventa una cazzata qualsiasi! Dille che hai dato il tuo numero di telefono per sbaglio a una amica e quella ha frainteso il gesto! Cerca di salvare sto cazzo di matrimonio! E fallo per il bene di Mirko!
Ci ho provato a giustificarmi! Non c’è stato verso! Era furiosa! Se provo ad avvicinarmi quella mi ammazza! E poi mena peggio di un pugile!

Lo diceva mentre si massaggiava la mascella.

Facciamo così! Tu stasera sparisci! Chiamo mia moglie e le dico che questa notte dormi a casa nostra! Io rimango qui e cerchrò di sistemare le cose! Almeno tenterò di far capire ad Alessia che non vale la pene distruggere un matrimonio solo per qualche sospetto! È così?
Be.. si!
Non è così?
Credo che il contenuto del messaggio sia un po’…!
Ho capito! Sei proprio un cretino! Va bene ormai è fatta! mi inventerò qualcosa! Ora togliti dai coglioni!

Andrea andò via. Prima di raggiungere mia figlia Alessia mi occupai di mio nipote. Dopo averlo messo a letto e calmato, si addormentò.

Ritornai in salotto. Sul divano non c’era più nessuno. Mentre mi guardavo attorno sentì dei lamenti provenire dal bagno. Entrai e trovai una scena pietosa. Alessia in ginocchio con la faccia nella tazza del cesso e stava vomitando l’anima.
Per terra c’era una bottiglia vuota di un super alcolico. Cazzo, se l’era scolata tutta.
Mi inginocchiai al suo fianco preoccupato. Dopo averla ripulita notai che Il suo sguardo era completamente svanito nel nulla. Era già ubriaca marcia.
Rideva come una pazza e parlava in modo incomprensibile. Tuttavia il colorito roseo del volto mi dava subito un po’ di tranquillità.

Me la caricai in spalle trasportandola nella sua camera, dove la scaricai gettandola sul letto. Iniziò subito a dormire in modo pesante; Meglio così avrebbe smaltito la sbornia.

Presi un cuscino e una coperta e raggiunsi il divano.

Capitolo primo: la provocazione. (scritto da guzzon59)

Stavo nel bagno seduto sul cesso, quando lo sguardo vagando cadde su una pila di riviste appoggiate sul ripiano inferiore del mobiletto, posto sotto il lavandino.
Mi venne voglia di leggere qualcosa.
Erano dei settimanali femminili. Mentre sfogliavo e osservavo la copertina dei giornali, sotto gli occhi si materializzò una rivista porno.
Superata la sorpresa per l’insolita scoperta, pensai che un po’ di svago mentale in quel momento non era sbagliato. Mi assicurai che la porta del bagno fosse chiusa. Mi misi comodo sulla tazza del cesso ed iniziai a sfogliare la rivista.

Tette, fighe, cazzi enormi che si infilavano in ogni buco, si alternavano sotto il mio sguardo eccitato man mano che le pagine della rivista venivano sfogliate.
Ad un certo punto capitai su una serie di immagini che mostrava la foto di una giovane donna con un omino attempato. La scena si svolgeva sul posto di lavoro tra il capo ufficio e la sua giovane segretaria. La giovane attrice dopo i preliminari fatti di leccate di fica e succulenti pompini, veniva chiavata dal vecchio, sul divano dell’ufficio, in tutte le posizioni. A pecorina, smorza candela e di fianco. C’erano alcuni scene nelle quali l’attrice succhiava il cazzo e leccava con perizia la cappella e lo scroto che racchiudevano i grossi coglioni del arzillo attore.
Le foto cominciarono a stimolare i miei sensi che si catalizzarono in chiavate immaginarie con le mie giovani colleghe di lavoro; in pochi secondi mi ritrovai a gestire un enorme erezione. Il cazzo spuntava dal mio grembo come una grossa torre, e anelava di ricevere le attenzioni della mia mano.
La soluzione fu opportuna perché come palliativo si rilevò un rimedio efficace contro il fastidio mentale e fisico che stava turbando il mio corpo. In quei momenti un desiderio immenso stava già campeggiando nei miei pensieri; tuttavia immedesimandomi nel personaggio maschile fui colto da un leggere imbarazzo perché la giovane ragazza che lavorava nel mio ufficio altro non era che mia figlia. Gestivo un agenzia di assicurazione e lei lavorava come segretaria. Paradossalmente stavo immaginando un improbabile rapporto sessuale proprio con lei.

Mentre guardavo la rivista, con una mano avevo già dato inizio alle danze menando il cazzo in modo estenuante.
In quegli istanti di puro diletto ero completamente sprofondato in una azione di autoerotismo totale, che mi aveva alienato dalla realtà.
Ma le pene della vita a volte irrompono come un tempesta a ciel sereno e ti riportano bruscamente con i piedi per terra.
Un grido arrivò mentre ero intento a sollazzarmi il cazzo, super eccitato dalle foto di quell’omino attempato impegnato a chiavarsi la sua giovane segretaria, parodia di un immaginario rapporto incestuoso con la mia segretaria di lavoro, che peraltro era mia figlia.

Mi fermai all’istante.
Pensai: “Cazzo il piccolo Mirko!

Ero in mutande, me le tirai su e corsi subito in camere di mio nipotino. Lo trovai che dormiva serenamente. Non era stato lui a urlare.

Andai allora in camera da letto di mia figlia. La trovai stravaccata sul letto pancia in giù mentre ronfava rumorosa come un animale.

In quel preciso istante notai un particolare sconvolgente.
Alessia si era spogliata, sparpagliando i vestiti per ogni dove, ed in quel momento giaceva prona in mezzo al letto, completamente nuda.
Mentre la fissavo sorpreso, un altro particolare colpì la mia mente; fu come se una meteorite infuocata lanciata a velocità supersonica avesse impattato contro la mia testa.
Alessia in quel momento riposava con le gambe divaricate al massimo; quella posa mostrava il suo lato conturbante, ma soprattutto provocante, perché in quel modo ostentava l’incavo vaginale completamente esposto al mio sguardo; la figa era in bella vista ed emanava una potente attrazione erotica.

Per quanto mi sforzassi di moderare i miei pensieri libidinosi, non ebbi la forza di allontanarmi da lì; Ero ipnotizzato da quella nicchia di piacere e come un falena attratta dalla luce, mi avvicinai inginocchiandomi ai piedi del letto, per poter apprezzare da vicino quell’angolo di paradiso.
Ero ancora super eccitato dalla visione delle immagini porno ed il mio desiderio inappagato fremeva dalla voglia e brama di sfogarsi; così davanti a quel imprevista provocazione sensuale, il mio cazzo diventò duro e pulsante, di nuovo voglioso di altre cure. Mi leccavo le labbra mentre lo immaginavo entrare in quel cunicolo carnoso, succulento e sicuramente caldo come una fucina.

La tentazione mi assalì come la febbre, arrivando all’ennesima potenza.
Il lume della ragione era ormai distrutto dagli ormoni impazziti; Mi ritrovai come un pervertito a sbavare davanti a quella fica corposa, così comincia a menare con frenesia il cazzo. Più fissavo la fica di mia figlia e più aumentava il desiderio di toccare quella nicchia di piacere e quindi il movimento della mano.

Alla fine cedetti alla tentazione. Nel bel mezzo di una azione sinergica tra la pugnetta e la mente, decisi che toccarla sarebbe stata un sensazione piacevole in più. Così allungai la mano e iniziai ad accarezzarla con tocchi leggeri: prima mi limitai a sfiorarla per apprezzarne la morbidezza e il tepore.

Si sa che l’appetito viene mangiando, cosicché, dopo alcuni passaggi tenui, aumentai la pressione e la punta delle dita affondarono in quella palude umida e calda. Le labbra molle si aprirono subito alla pressione delle dita facendoli passare oltre.
Nel momento in cui affondavo le dita nella carne viva della figa, Alessia emise un leggero singulto. Tuttavia lo stato di ebbrezza la teneva ancora in uno stato di incoscienza.

Le intenzioni lascive guidavano le mie azione. Mi concentrai per darle maggiore godimento. Per cui, man mano che incalzavo con le dita nella sua fica la sentivo ansimare sempre più forte. Quei lamenti erano cosi intensi, che stimolarono la mia eccitazione infondevano maggiore voglia di andare oltre.
Ma andare oltre significava provare sensazioni più forti rispetto al semplice contatto fisico. Voleva significare una vera e propria congiunzione carnale con mia figlia.

Nessun contrasto interiore poteva fermare la brama di sesso che ardeva nella mia mente, esortandomi ad andare oltre. Del resto non mi sembrava un ostacolo invalicabile considerato che in quegli istanti non percepivo più alcun codice etico o morale, quindi nessuno poteva impedirmi di andare oltre.

Secondo capitolo. Un desiderio di andare oltre (scritto da guzzon59)

Mi venne naturale sfilarmi le mutande, salire sul letto e gattonando inginocchiarmi tra le gambe aperte di mia figlia; dal mio grembo spuntava un cazzo duro come la roccia, che brandito come una spada, minacciava quell’ingresso carnoso, umido e tanto desiderato dalla mia mente, ormai senza alcun difesa.

Mi distesi sopra il dorso di mia figlia, fino a far collimare la grossa cappella del cazzo contro la nicchia della figa in ombra e dare sfogo ai miei istinti: la sentivo soda e sensibile al tatto, così appena battei contro la vulva vaginale ebbi un brivido al coccige, perché la trovai morbida e calda.

Quella piacevole sensazione di vertigini rafforzò i miei propositi incestuosi, per cui nulla più poteva cambiare le cose, perché la voglia di andare oltre ormai aveva infettato ogni cellula del mio cervello.
Strusciai con forza la punta del cazzo tra le labbra umide ed appena avvertì un lieve affondamento del glande, spinsi in avanti con energia e in un attimo mi trovai con il cazzo interamente affondato in quella fucina bollente e accogliente.

mmmmmmmmmmmm

Alessia, reagì subito a quella invasione carnale emettendo un lungo e forte singulto.

Il caldo intenso della sua fica mi diede una sensazione incredibile; quel sentimento inaudito di incesto mi aveva subito ingalluzzito la mente e così appoggiandomi saldamente sulle braccia iniziai a muovere il bacino ed a chiavare mia figlia con immenso gaudio.

Aaaaaaaaaaa mmmmmm aaaaaaaaaaaaaa mmmmmm

Mio dio, mi sentivo al settimo cielo. Il sesso incestuoso mi apparve subito meraviglioso. Fissavo il culo e la schiena di Alessia, da dietro poteva essere qualsiasi donna, ma non lei, quindi fin da subito quella chiavata assunse connotati straordinari, apparendomi assolutamente unica per le sensazione che trasmetteva.
Sensazioni che contribuivano a far aumentare il mio ardore. Di fatto ci stavo dando dentro alla grande. Il cazzo duro scivolava nella fica di mia figlia a velocità supersonica, quasi mi dispiaceva che non potessi andare più a fondo.

mmmmm mmmmm oooooooo mmmmmm

Alessia ansima profondamente ad ogni immersione del mio cazzo. Nonostante fosse ubriaca marcia ed incosciente in quel momento la sentivo viva e partecipante al coito.

Mmmmmm mmmmmmmmm

Pur avendo la mente scompigliata dai fumi alcolici, la sentivo godere intensamente, e agitarsi verso di me dimostrando di gradire l’azione che il mio cazzo le stava provocando nel basso ventre.

Mmmm aaaaaaaaaaaaa mmmmmmmm

Alla lunga chiavarla da dietro mi faceva sentire al sicuro, sebbene in realtà mi sentissi un ladro, poiché avevo approfittato di una stato di incoscienza di mia figlia; tuttavia decisi di voltarla. Desideravo chiavarla alla missionaria e guardarla in faccia per godermi le espressioni del suo volto mentre gioiva dall’azione del mio cazzo.

Quando la girai la trovai sveglia; i suoi occhi lucidi e aperti mi fissavano intensamente, dandomi l’impressione che mi avesse riconosciuto; quando però pronunciò il nome di Andrea capì che Alessia stava vivendo quel rapporto sessuale in un mondo onirico, nel quale credeva di scopare con suo marito.

In ogni caso era uno spettacolo osservarla In posizione supina, perché in quel modo ostentava due belle e grosse tette, che furono subito preda della brama della mia bocca.
Le baciai con foga leccando e succhiando i grossi capezzoli. Non mi limitai solo e quello espediente, proseguì nella soddisfazione delle mie intenzioni lascive andando ad affondare la bocca anche in mezzo alle cosce dalla pelle bianca, che esaltava un giovane corpo robusto ma piacente.
La figa di Alessia si presentava slabbrata e umida, a causa dell’azione del mio cazzo che l’aveva fatta sbrodolare abbondantemente come una grondaia nel pieno di una pioggia torrenziale.

Dopo aver ampiamente soddisfatto il palato mi gettai nuovamente sopra quel corpo molle e accaldato, penetrandola con voluttà fino alla base dei coglioni.

mmmmmmmmmmmm aaaaaaaaaaa

Il singulto di gradimento della mia invasione incestuosa mi diede una ulteriore forza incredibile.
La voglia di chiavare mia figlia cresceva in modo esponenziale, ed ogni attimo era più intenso di quella precedente.
Per avere una maggiore azione su di lei, le sollevai le gambe appoggiandole sulle braccia, così, soverchiandola con il peso del mio corpo, seguitai a martellare nelle sua fica con una energia immane.

mmmmmmmmmmm aaaaaaaaaaaa mmmm

I singulti nasali si alternavano a urli di piacere, sottolineando la slittamento del cazzo fuori e dentro di lei, in una sequenza costante, estenuante e senza soluzione di continuità. I quei momento potevo avvertire i coglioni che urtavano con forza sul perineo

L’avevo placcata con la schiena sul materasso e da sopra la stavo montando con una foga degna di un feroce predatore.

Aaaaaaaaaa mmmmmmmm aaaaaaaaaa

Dopo una serie di affondi pieni e profondi, fino alla radice dei coglioni, iniziai ad avvertire i primi impulsi di sborra.
Non mi fermai un solo secondo ed aumentando il ritmo della ficcata, la costrinsi ad urlare dal godimento.

Aaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaa

Il piacere che stava agitando il suo basso ventre doveva essere intenso, perché le palpitazioni delle pareti vaginali che si avvertivano chiaramente, lasciavano intendere che stava naufragando in un oceano di orgasmi.


aaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaa

Al termine di quella maratona incessante, mi fermai incuneandomi con l’inguine tra le cosce aperte di mia figlia, e mentre tenevo il cazzo profondamente immerso nella vagina, e mi dilettavo con le sue tette, le sacche seminali si svuotavano completamente nella cavità vaginale tormentata dal godimento.

Quando mi ripresi stavo ancora sopra Alessia, con la faccia immersa tra le sue grosse tette.
Lei invece stava ronfando di brutto. L’orgasmo aveva agito da calmante. Il suo corpo era completamente rilassato.
Come un ladro abbandonai la camera da letto.

Ritornai al divano, la mente tuttavia era ancora scossa per quel rapporto incredibilmente esaltante, ma alla fine trovai la quiete di morfeo e mi addormentai.

Il mattino:
Papà!
Che cosa è successo?
Niente!

Mi strofinai gli occhi e dopo un breve attimo di confusione mentale cominciai a prendere coscienza di dove mi trovassi e soprattutto a ricordare quanto era successo la sera precedente.

Imbarazzato fissai Alessia, con un pizzico di preoccupazione. Sospirai quando capì dall’espressione serena del suo volto che non sospettava nulla. Ripresi subito il controllo della situazione.

Allora come stai? Certo che ieri sera eri ubriaca marcia!
Non so che cosa mi sia preso! Non sono alcolizzata! Solo che volevo bere qualcosa di forte! Poi mi sono lasciata prendere la mano e… non mi ricordo più nulla!
Già ti sei scolata la bottiglia! ti ho travato nel bagno che vomitavi! Ma visto che eri solo ubriaca a non stavi male ti ho portata al letto!

Imbarazzata.

papà scusami non volevo crearti fastidi!
Tranquilla! Piuttosto che cosa è successo ieri sera! Avevi perso completamente la ragione! È la prima volta che ti ho vista così incazzata!

Sapevo del SMS, ma feci finta di niente per cercare di imbastire un discorso.

Papà lascia perdere! Ora sto bene! Non lo perdono quel bastaro! per il bene di Mirko, faccio finta di niente! Me lo tengo così! Che faccio? Lo ammazzo?
Brava! Sei saggia! hai ragione! Però non finisce così! Tu stai tranquilla! a lui ci penso io a mettergli la testa a posto! Ora dovrà vedersela con me!
Papà ti prego lascia perdere! Potresti scoprire una verità squallida che potrebbe farti del male!

Appena disse quella frase si portò una mano alla bocca. Come se si fosse lasciato scappare qualcosa che mi riguardava. La fissai con uno sguardo indagatore.

Che cosa intendi dire con verità squallida che potrebbero farmi male?
Nulla! E.. è’ così per dire!

Era imbarazzata. Le tremava la voce ed evitava di guardarmi negli occhi. Segni palesi che stava nascondendo qualcosa.

Alessia! Guardami in faccia! Ti conosco! Non sei capace di mentirmi! Che cosa vuoi dirmi?

Scoppiò a piangere. L’Abbracciai:

Adesso mi preoccupi! Liberati del segreto che ti pesa come un macigno! Farà del bene a te e, forse, anche a me!

Mi fissò intensamente, poi asciugandosi gli occhi, strinse le spalle e con una espressione disperata, respirò forte e senza guardarmi sussurrò:

Andrea ha una relazione con la mamma!

Mi alzai in piedi basito. Fui scosso da quella frase, come se mi avessero infilzato lo stomaco con una lancia.

Cosa?

Alessia si coprì il volto con le mani, imbarazzata per la verità rivelata.

Cosa?

La guardai cercando il suo sguardo.
Si era nascosto il volto con le mani.

Cosa dici?

Imbarazzata continuò:

Papà! La mamma ha una tresca con Andrea! Da circa un anno! Il messaggio conteneva porcate e altre oscenità che solo due porci pervertiti come loro sono capaci di concepire! La mamma è una troia! Papà rassegnati!
Ero sconvolto.
Continuai a interrogarla. Mi raccontò che aveva scoperto la relazione questa estate. Per pudore lo accusava di avere un amante, senza rivelargli che conosceva la sua identità, perché si vergognava di sua madre.
Sapevo che mia moglie Angela possedeva un altro cellulare ma non avrei mai immaginato lo scopo e il fatto che scambiasse messaggini erotici con il genero degenerato.

Ripensandoci tanti tasselli si mettevano a loro posto. Come la cura maniacale per l’estetica. Angela è ancora una bella donna di cinquanta anni ed anche se la relazione con Andrea mi sembrava incredibile, davanti a quelle rivelazioni tutto si accordava. Ero scioccato, tuttavia ripensando a quanto era accaduto la sera precedente meditai:
sono un ipocrita e non dovrei reagire così! Dopo quello che ho fatto ad Alessia, non ho alcun diritti d condannare Andrea! Chi lo fa se l’aspetti! Dopo tutto, anche se a sua insaputa, gli ho reso pan per focaccia!

In un silenzio tombale, riflettevo fissando intensamente mia figlia:

Mia cara Alessia mi sa che sei tu la vera vittima! Chissà come la prenderebbe se conoscesse la verità? Forse no! Magari le darebbe una amara soddisfazione! In un certo qual modo anche lei ha tradito suo marito! No? E’ aberrante quello che penso!

Stavo in piedi davanti a mia figlia Alessia cercando una via d’uscita. Non potevo permettere che Andrea la trattasse in quel modo e che la facesse franca. Dovevo darle qualcosa che la mettesse alla pari con quella canaglia di suo marito. In quel momento non ragionavo, ero completamente impazzito.

Decisi di confessarmi, anche per togliermi un peso ed cosciente, dopo averle separato le sue mani per scoprirle il volto.

Alessia guardami!
Si papà!

Aveva gli occhi gonfi e bagnati dalle lacrime. Ormai ero partito di testa e convinto che quello che stavo per fare fosse un gesto di compassione. Non valutai le reazioni morali di Alessia.

Tu sei stata sincera con me! Ed anche io dovrei essere sincero nei tuoi confronti! Ma la verità che dovrò confidarti è qualcosa di sconvolgente che potrebbe darti un dolore maggiore e forse indurti ad odiarmi! Ma credo che potrebbe darti un vantaggio!

L’espressione del suo volto cambiò. Mi guardava perplessa.

Un vantaggio? Non capisco papà che cosa vuoi dirmi! Sapevi tutto? Eri d’accordo con Andrea?
No! No! non sapevo nulla! Fino ad oggi! Non c’entra niente la nefandezza di Andrea con quella che devo dirti! Anche se non sono diverso da lui…

Pensai: “Nefandezza per nefandezza!

Mi sedetti al suo fianco e fissandola negli occhi iniziai a raccontare quello che era successo la sera precedente, senza tralasciare nulla, compreso il rinvenimento della rivista porno, la storia del capo ufficio ed fatto che mi ero lasciato andare ad una tentazione più forte della ragione e che, paradossalmente, non mi ero pentito di quello che avevo fatto e che con lei ho provato un piacere che mai avrei immaginato e che non ho mai provato con nessuna donna prima di lei. Ero impazzito e non avevo riflettuto molto a quello che sarebbe successo.

La prima reazione fu un silenzio assoluto che sottolineò la fine del racconto. Fu lei a rompere il ghiaccio. Con tono di voce sconvolta e arrabiata.

Io… io… tu.. tu.. mio dio! Hai abusato di me! Tua figlia? è… è stato sbagliato… tutto è sbagliato … io.. sono confusa! oh mio dio!

Si coprì nuovamente il volto. Ci fu Imbarazzo, vergogna e disperazione, mi resi subito conto della cazzata che avevo fatto e non sapevo che cosa sarebbe successo. Ero preoccupato.

Ripresi la discussione per cercare di riportarla su un binario di comprensione.

Non so cosa dire! so di aver fatto una cosa oscena! Certo ho approfittato di te… ho ceduto ad un desiderio lussurioso e assurdo… ma.. credo che se lo valutassimo da un punto di vista naturale, cioè a prescindere dai legami di sangue che ci uniscono.. io, non so tu, ma io non ci vedo nulla di sbagliato! E’ stato il destino!

Silenzio, Poi con tono di voce irata continuai:

Poi alla luce di quello che mi hai confidato, sinceramente, considero l’episodio come una piccola vendetta personale verso quel bastardo che si è infilato nel letto di tua madre! Per non parlare di lei! Si è dimostrata una zoccola delle peggiori specie per essere arrivata a tradire la fiducia di sua figlia! E pensare che l’ho pure mandato a casa! Porca puttana! Questa notte avranno senza altro festeggiato alla grande! Alla nostra faccia! Ed io dovrei pentirmi?

Finalmente Alessia alzò il capo, ritrovando una apparente serenità nel volto, poi quasi sussurrando rispose:

Già! Avranno senza altro festeggiato alla grande! Quel bastardo! Merita.. merita.. lo stesso trattamento…

Fissandomi intensamente:

..almeno tu hai avuto la tua vendetta…..

Buttò quella frase così, ma detta in quel modo sembrava priva di condanna per aver approfittato di lei e quasi un approvazione alla mia azione, poi continuando, infatti:

Papà! Eppure non so perché? ma non riesco a condannarti per quella che hai fatto! E poi….
e poi?
Si! Tu almeno ..cioe.. Si.. in un certo senso ti sei.. diciamo ... mmm ..vendicato!

Parole ambigue. La mia mente le interpretò in solo modo. La situazione mi sembrava cambiata. Tra noi si era creato un contatto di complicità e tale da scatenare le mie intenzioni lascive. Le sue parole sibilline, funzionarono da catalizzatore dei miei ormoni. Perché mi suscitarono immediatamente un pensiero trasgressivo che mi fecero eccittare in pochi secondi, concentrand tute le mie attenzioni sessuali psicofisiche verso di lei.

Il cazzo mosso da quegli impulsi foti, si era oscenamente ingrossato aumentando vistosamente il volume dell’inguine. Mi coprì subito con la coperta per nasconderlo allo sguardo di mia figlia.

Tuttavia fu inutile, perché non l’erezione in atto che mi faceva fremere ma era la mia mente in fermento che si erano nuovamente scatenata ed era in preda ad un desiderio forte di possederla ancora; così senza pensare alle conseguenze le risposi…

possiamo rimediare…. Se vuoi?

Orami avevo scoperto il vaso di pandora, tutto era possibile, così spinto da una voluttà incontenibile avevo scoperto le mie carte palesando le mie vere intenzione incestuose; per dare un segnale preciso e forte, accompagnai la frase con una carezza leggera su un ginocchio.

Lei, fortemente turbata da gesto e dalle mie parole, mi fissava smarrita senza tuttavia fermare la mia mano, anzi in piena confusione balbettò:

io… io.. non so….. no lo so….
Si che lo sai.. si… che lo sai…. Sai cosa intendo! Vero?

Presi coraggio e determnato le infilai la mano verso l’interno coscia, per dare un preciso e chiaro segnale delle mie intenzioni, arrivando persino a lambire l’incrocio delle cosce.

Le cosce di Alessia non si chiusero. Cosi con la punta della dita arrivai fino alla fonte dei miei desideri.
Fui sorpreso quando scoprì che sotto la sottana non portava le mutandine. Si era messa soltanto la sottoveste e sotto era praticamente nuda.

Appena ci fu il contatto tra il dorso della mia mano e la sua corpulenta fica, che ormai conoscevo perfettamente, Alessia emise un lungo e intenso sospriro.

mmmmmmmmmm

Era troppo per me, così decisi passare ai fatti, mi alzai in piedi e senza curarmi della vistosa erezione che oscenamente si mostrava davanti ai suoi occhi, le afferrai gli orli della sottana e l’aiutai a sfilargliela:
Davanti ai miei occhi impregnati di bramosia si materializzarono per prima le sue grosse e meravigliose tette.
Ma ero troppo eccitato per i impegnarle in accurati preliminari, folle di desiderio carnale volevo realizzare subito il sogno che incandescente bruciava ogni cellula del mio cervello. Così fissandola negli occhi le ordinai;

Lo sai cosa voglio?

Mi guardo e senza fiatare, fece un leggero cenno con il capo

Mi sedetti al suo fianco, e mentre mi sfilavo le mutande, fissandola negli occhi, le ordinai:

“Vieni!.... siediti con le gambe aperte sul mio cazzo!

Il cazzo duro e dritto come una grossa pannocchia,  svettava borioso sul mio grembo.

Lei lo fissò con aria imbarazzata, pur avendo sentito quali fossero le mie intenzioni, non sembrava ancora convinta ad ubbidire alla mia richiesta apparendo indecisa e titubante.
Allora, la inclazai, le presi una mano e la tirai verso di me, costringendola ad alzarsi e poi a sedersi con le gambe aperte sul mio grembo.

Il ferro era rovente e non dovevo lasciare che si raffreddasse. Lei, docile come un agnellino, mi venne sopra cavalcandomi come un amazzone; io da sotto, seduto sul divano brandivo il cazzo tenendolo dritto e puntato con la cappella ingrossata contro l’apertura della sua fica, già abbondantemente bagnata; infine, fu lei che, evitando il mio sguardo per un senso di pudore, si sedette lasciando via libera al mio cazzo di infilarsi come un serpente in quella tana calda e umida. Nello stesso istante vidi il suo sguardo illuminarsi e una smorfia di piacere comparire sul suo volto non più irato
Il cazzo penetrato profondamente dentro l'aveva scossa e non le restava altro che sospirare.

mmmmmmmmmmmmm mmmmmmmmmm

Quel singulto così intenso mi diede una forza immane e con voce eccitata la incalzai subito:

Dai! Mmmm Muoviti! Cavalcami mmmm come un amazzone, fammi sentire l’ardore della tua fica! Alla faccia di quei due stronzi!

Gli stimoli erano forti per cui senza ulteriori incitamenti iniziò subito a muoversi con voluttà sul il mio grembo, in una sublime e strabiliante smorza candela, scatenata e selvaggia, la soluzione infine era stata di suo gradimento e anche mio.

La vendetta stavolta era condivisa…. Pienamente.

Così va la vita

Guzzon59

venerdì 26 giugno 2015

I Jeans



I jeans sempre più stretti e sempre più aderenti. Indossarli implica un grande sacrificio. Pur di far arrivare la cintola alla vita si mette in scena una vera danza tribale, inarcando la schiena, muovendo i fianchi a destra e sinistra e tirando, tirando forte fino a quando il cavallo non si è incastrato perfettamente nello scoscio; ahimè poi arriva il momento di unire l’asole al bottone.
Insomma dietro un bel jeans attillato si nascondono sofferenze immani, diete e quantaltro, pur di arrivare a calzarli perfettamente aderenti al corpo.

Con questa premessa cercherò di raccontarvi la strana storia che ha visto come protagonista i jeans di mia figlia Erika.

Era un sabato pomeriggio.

Erika si era comperato un paio di jeans. La taglia emme per intenderci.

Dovendo partecipare ad un festa di compleanno a tema, tutti i ragazzi e le ragazze dovevano indossare i jeans e una tishert bianca, tutto all’insegna della semplicità, perché i vestiti eleganti per una volta erano stati banditi.

Quel sabato pomeriggio mia moglie aveva accompagnato il fratellino ad una partita di pallavolo. Per mia moglie quelle occasioni rappresentano una ottima opportunità per farsi delle grandi chiacchierate con le mamme degli altri ragazzi. Me la immaginavo, seduta con le altre al bar a bersi il caffè e a sparlare di tutti e di tutte.

Quindi, già pregustavo un sabato pomeriggio tranquillo, seduto davanti alla televisione a guardarmi un film d’azione e a degustare qualche trancio di pizza farcita con prosciutto e funghi, accompagnata da un birra fredda.

Prima di inoltrarmi nei particolari di questo racconto, al fine di farvi apprezzare lo spirito della storia, è opportuno lumeggiare la mia personalità. Lavoro come autista di TIR, faccio lunghi viaggi in tutto il continente Europeo. Sono di carattere rude e amante della fica, nel senso che scoperei dalla mattina alla sera, infedele per vocazione, perché quando mi capita un occasione non mi faccio alcun scrupolo a tradire la moglie. Quindi, viaggiare nei paesi anglosassoni significa frequentare i bordelli di quei paesi liberi, che permettono ai loro cittadini di sfogare comodamente in strutture protette gli impulsi sessuali, evitando di stressarsi a scopare la puttana per strada.

Capitolo primo l’imprevisto (scritto da guzzon59)

Parcheggiato l’auto nel cortile di fronte alla casa, appena entrato gettai le chiavi nel primo cassetto. Stavo andando in cucina per preparare il companatico: cioè tirare fuori la pizza dal congelatore e mettere un paio di bottiglie di birra al freddo, quando allimprovviso sento delle urla giungere dal piano di sopra. Provenivano dalla stanza di mia figlia.

Mi preoccupai, pensando che stesse male o peggio. Feci le scale di corsa e quando ho messo piede in camera per poco mi venne un colpo

Trovai Erika, in mezzo alla stanza, che stava saltellando con il culo nudo, mentre tentava di tirarsi su i jeans. Per quanti sforzi facesse i pantaloni non ne voleva sapere di salire.

Appena mi vide:
 
“Papà ma che cazzo fai qui! Non vedi in che condizioni sono?
“Scusami! Ho sentito urlare e ho pensato che stessi male!
“Mi sto sforzando a far entrere sti cazzo di Jeans! Porca miseria sono tutta sudata!
“Scusami vado via!
“No! Dove vai?
“Be! Via! E’ imbarazzante per me restare qui!
“Aspetta! Forse potresti darmi una mano!
“E come?
“Avvicinati afferra i lati di dietro e tira insieme a me! Magari in due ci riusciamo!

L’idea mi sembrava buona. In un primo momento il culo nudo di Erika non mi aveva fatto alcuno effetto. I problemi  arrivarono quando mi trovai lo scoscio a pochi centimetri dal naso e in una posa oscena.

Così tirammo all’unisono. Lo sforzo fu talmente energico che lei finì per essere proiettata a pecorina sulla poltrona.

La posizione assunta mise la fica in bella vista e davanti a quella visione esclamai:
 
“Eh la peppa! Ma non porti le mutande?
“Cazzo papà! Invece di fare osservazioni stupide dammi una mano!
“Va bene! Non ti scaldare!

Mi inginocchiai dietro, con la faccia in linea con il suo culo nudo, e dopo aver afferrato i bordi superiori tirai con forza verso l’alto. Niente i jeans erano troppo stretti.

Ma qualcosa era successo, il suo culo a pecora aveva suscitato in me un attenzione non molto paterna.
Trovarmi davanti agli occhi, a distanza ravvicinata, la nicchia vaginale di Erika, influenzò i miei pensieri ed un terremoto di sensazioni turbò la mente.
Era impossibile restare inerti al cospetto di quel meraviglioso panorama.

Le natiche rotonde si  dividevano divinamente  in corrispondenza della fica, che sembrava incastrata come una conchiglia al centro dello scoscio. Sembrava l’immagine di una posa di playboy. Molto eccitante

“Dai proviamo ancora!
“Va… be.. ne!

Ero già emozionato. Il sangue nelle vene cominciava a bollire. La visione di quel spendido incavo vaginale iniziava a stimolare la mia fantasia.
Il cazzo, termometro di quella febbre morbosa, misurò a suo modo il livello di libidine ingrossandosi, mio malgrado ed in pochi secondi, alla massima grandezza.

“Dai papà tiriamo insieme!
“Si!... si…

In quelle condizioni non era facile collaborare. Stavo sudando dall’agitazione.
“Che fai non tiri!


Capitolo secondo: la tentazione (scritto fa guzzon59)

Stavo fermo, inpnotizzato davanti a quella fonte di piacere. La figa di mia figlia mi aveva stregato, la bramosia aveva già contaggiato la mia mente per cui persi il controllo della situazione. Ebbi l’impressione di trovarmi in uno di quei bordelli di Amsterdam e d’istinto immersi la faccia in mezzo ai glutei boriosi di Erika iniziando a mordere e a leccare la fica.

“Papà che cazzo fai?

Non potevo rispondere perché la bocca era impegnata incisivamente a nutrirsi di quella bontà naturale.

Per rendere la mia azione più tagliente le afferrai il culo e dopo aver diviso le labbra con i pollici, misi a nudo la carne viva della fica, e come un affamato di sensazioni forti mi immersi in profondità come un disperato.

Vani furono i tentativi di Erika di sottrarsi dalla mia aggressione imprevista.
Dopo alcun minuti di intensa leccata, la voce di Erika mutò ed iniziò a tradire una po di emozione. Era difficile non farsi coinvolgere da quella azione impettuosa.

“Pa… pà mmmm cazzo fer…. mati mmmm

Tutto inutile, parole vuote e prive di qualsiasi potere. Ero super eccitato. La figa di Erika in quel momento era quanto di meglio potessi avere per soddisfare una libidine cresciuta a dismissura.
Man mano che scavavo con la lingua la sentivo cedere fino quasi a partecipare. Quando finalmente….

“papà mmm si mmmmm dio sto godendo mmmm si si mi piace mmmmm

Un incitamento inutile visto che già leccavo, mordevo e succhiavo la nicchia vaginale guidato solo dalle mie cieche intenzioni ormai straripanti di libidine; ero talmente eccitato che mi ero aperto perfino i pantaloni e con un mano mi menavo il cazzo duro. Avevo trovato un accordo sinergico tra l’impegno della bocca nella nicchia vaginale di Erika e la sega.

Erika lo notò subito e senza distogliere lo sguardo, insisteva a fissarlo intensamente.

Le sue occhiate sul mio cazzo mi infodevano un energia increbile. Si leggeva chiaremente che quella curiosità morbosa celava una nascente eccitazione della sua fantasia.

Alla fine.

“visto che lo stai guardando! Non ti andrebbe di sucarmelo?

Mi piaceva essere scurrile e trattarla come una puttana di bordello. Silenzio assenso. Lo presi coma un si.

La spodestai dalla poltrona e ponendomi al suo posto me la tirai sopra il mio grembo e le spinsi la testo sul mio cazzo.

Erika si impossessò subito del pisello e attaccò a pompare come una indiavolata.
Avevo capito bene : quello era un desiderio che anelava di essere realizzato subito. Infatti il cazzo nella sue mani diventò il meglior lecca lecca che una ragazza potesse bramare.

Con quell'impegno aveva assunto una posa strabiliante, piegata con il busto sul mio cazzo, metteva in mostra il suo meravilgioso culo che era sempre scoperto. I Jeans non si erano mossi di un centimetro e le stringevano le gambe come pastoie.

Man mano che incalzava sul mio cazzo, aiutata da una mia mano che le spingeva il capo fino farglielo ingoiare tutto intero.
Nello stesso istante mi divertivo a stimolare le labbra della sua fica infilando qualche dito nel condotto vaginale.

Erika aveva una pelle liscia che a solo toccarla mi faceva venire i brividi alle radici del cazzo.

Da come pompava sul mio cazzo lasciava intendere che la troietta aveva fatto molta esperienza nell’arte orale.

Il cazzo brillava tanto era impregnato di saliva segreta in abbondanza.

Ci sapeva fare, era un vero diavolo di resistenza, perché aveva affrontato con determinazione le difficoltà di ossigeno pompando senza soluzione di continuità.
Procedeva sul mio cazzo con grande tenacia e da come mi accarezzava i coglioni anche con grande passione.

Il mio grembo era diventato un vero campo da gioco per la bocca e le mani di Erika. La sua bocca stimolavo il cazzo in tutta la sua lunghezza, mentre le mani si divertivano con i coglioni. Poi quando succhiava la cappella la mano spostava la pelle su e giù e soppesava i coglioni con molta cura.

Erika era un satannasso che sapeva bene come soddisfare un uomo.

Il godimento del cazzo, stimolato dalla sua bocca, mi aveva fatto salire il desiderio ad un livello tale da farmi aspirare ad una nuova forma di sollecitazione, più forte.


Capitolo terzo: Come al bordello di Amsterdam (scritto da guzzon59)

Le situazione era calda e adatta a fare il passo successivo.

“Vieni! stenditi sulla letto! Voglio scoparti!
“Si mmm si mmmm

Non aspettava altro. Appena posò la schiena sul materasso le sollevai in aria le gambe semi scoperti dai Jeans e puntando la cappella tesa e rossa tra le labbra della fica la spinsi fino a divaricare con prepontenza il varco di Afrodite, poi diedi una spinta più intensa ed il cazzo sparì completamente nel suo pastribolo delle delizie.

“Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaaa si mmm si mmmm

Attaccai subito a martellare in modo devastante.

Che gioia vedere il mio cazzo infilarsi nella sua fica. Era mia abitudine chiavare in maniera selvaggia, un modo che mia moglie apprezzava molto, come un vero animale.
Mi piaceva dominare la donna, scoparla intesamente fino a farle uscire l’anima dal corpo.

Ligio ai miei istinti bestiali, la tenevo bloccata come una preda, con le gambe impagliate dai jeansi, inducendola a subire una scarica possente di affondi del mio cazzo nella sua fica.

“Aaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaa dio sto morendo dal godimento aaaaaaaaaaaa
“To to mmm to lo sai che con le gambe strette sento la tua fica più serrata al mio cazzo! Mmmm è incredibile scoparti con i jeans addosso, e poi ha un colpo d’occhio incredibile mmmmmm to  to to
“Aaaaaaaaaa si si mmm dio sto godendo mmmm si si mmmmm

Dopo aver sfogato la prima rabbiosa e aggressiva libidine, me l’ero messa a pecora e in quella posa straordinaria ripresi a chiavarla con lo stesso vigore.

Erika sembrava una bambola di pezza in balia della mia perversione, strapazzata incessantemente dalle mie mani, mentre le spremevo le tette, e dal mio cazzo quando la penetravo fino all’elsa.

Continuai a montarla in tutte le maniere. Il mio modo rude di chiavare sembrava di  suo gradimento, per questo si era abbandonata completamente alla mie brame, e incitandomi a fotterla lasciava capire di aver accettato di subire tutto quello che mi passava nella mente eccitata e contorta, avvezza al sesso forte.

La voglia di possederla era incontenibile. Perché oltre a sfogarla su una giovane donna, che mi arrapava fino al midollo, mi esaltava perché era un rapporto di sesso forte che coinvolgeva mia figlia e no una anonima puttana di bordello, anche se non vedevo alcuna differenza, tuttavia la miscela psicologia dell’incesto era potente come la dinamita, una vera e propria bomba atomica dei sensi.

Mentre la stavo spolpando alla pecorina notai che il buchetto del culo non era pefettamento chiuso. Sicuramente quella via era stata pratica da altri.

Ci infialai un dito ed ottenni la conferma della mia ipotesi.

“aaaaaaaaaaa mmmmmm si si piace prenderlo nel culo sssss si sii fottimi nel culo!
“Sei proprio una troietta hahaha certo! È anche una mia fisima! Il culo di tua madre se potesse parlare ti racconterebbe una lunga storia di sodomia mmmm

Iniziai a lavorarmi il secondo canale, un dito, due e poi tre.
Mentre scavavo quel pozzo senza fondo, la sentivo ansare con un respiro pesante. Come se si stesse sforzando a cacare. Che porca! Le piaceva! Alla fine la caverna anale si era talemente allargata che era pronta a ricevere persino il mio TIR.

Impaziente di approfittare di quella nuova strategia culinaria, cambiai subito il varco. Il cazzo appena intraprese la via del buco del culo di mia figlia, lei rispose con grande entusiasmo ansimando in modo scurrile, come un volgare camionista, adottando un linguaggio che mi piaceva un casino.

“aaaaaaaaaaaaaa si si mmmmmm si inculami, inculami fottimi il culo mmmmm dio quando mi piace mmmmm prenderlo nel culo! mmm
“aaaa cazzo che figlia troia che ho mmmmm una scoperta meravigliosa mmmmm to to to mmmmm ti sfondo il culo! Toto
“Si mmmsi rompimi il culo! Voglio che anche il mio culo impari a parlare dal tuo cazzo e racconti la sua storia, come quello della mamma mmmmm
“Hahahahahah cazzo è impressionate! ma sei proprio una zoccolona hahahahha

Viste le premesse me la inculai con grande gusto per un paio di minuti. Inculare una donna è la massima fantasia che un uomo possa soddisfare, ma quando ti capita una che ci scopa regolarmente e le piace, allora diventa una vera e propria subliminazione  mentale del sesso.
Era incredibilemente vertigginoso scopare il culo di mia figlia e vedere i jeans sospesi a metà coscia, che le davano un tocco piacevole di sensualità estetitica e di provocazione senza uguali.

Mentre le sfondavo il pertugio anale, si agitava come una scrofa infoiata. Un cavallina selvaggia che dovevo tenere ferma per dare più effetto alla spinta del mio cazzo, in quel buco del culo oramai oscenamente slabbrato.

Capitolo quarto: la magna pompa (scritto da guzzon59)

Dopo averla chiavata ancora e ancora nella fica, nel culo e nella bocca, la feci stendere sul divano e ponendomi con il cazzo sulla sua faccia la trombai con forza nella bocca.

Il cazzo lo spingevo profondamente nella sua gola, agitando il bacino su e giu, fino a quando non ho avvertito i primi conati di sborra.

La sentivo sofferente, forse per debito di ossigeno, ma determinata a resistere, certo una troia del suo calibro meritava un trattamento speciale e duro, perciò ho pompato con grande energia nella fino allo estremo, fottendomene delle difficoltà respiratorie.

Al termine di una lunga e intensa sequela di affondi, mi bloccai dentro e le riempi le goti di sborra. Mi sembrò l’esaltante corrollario di quella chiavata speciale, e un degno riconoscimento per una zoccola depravata come mia figlia Erika.

L’imprevisto e anomalo rapporto sessuale, che postulava una piacevole relazione incestuosa, prometteva emozioni infinite e rappresentava, rispetto a mia moglie, la medaglia opposta del sesso anale, immensamente gradito da madre e figlia, e anche dal padre.

Così va la vita.

Guzzun59