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giovedì 11 agosto 2016

Con la mamma al corso di cucina....

La mia famiglia vanta una lunga tradizione di maestri cuochi. Mio nonno è stato persino accreditato durante il G8 a Genova, come insieme ai cuochi che hanno preparato i piatti dei grandi della terra. Papà da provetto gourmet ha seguito le sue orme e ora gestisce un avviata struttura di ristorazione. Tanto per restare in tema ha sposato anche una cuoca del Tirolo, per cui la passione per la cucina mi è stata trasmessa nel mio DNA.

Come si dice, buon sangue non mente, dopo l'istituto alberghiero stavo frequentando un accademia per chef, viste le origini ero il primo del corso. Per questo motivo il maestro chef mi annunciò che ero stato scelto per conseguire un master in Francia, per pochi eletti, che mi avrebbe aperto le porte di una carriera sicura e ricca di soddisfazioni. Per accedere al master dovevo prima partecipare ad una preselezione che si sarebbe svolta in Umbria, alla quale oltre ai migliori studenti italiani, dovevo confrontarmi anche con cuochi affermati delle migliori ristorazioni italiane. Professionisti con le palle che avevano anni di esperienza alle spalle.
Non dissi nulla ai miei genitori. Lo avrei fatto solo se fossi stato scelto per partecipare al master francese.
Il luogo ove si sarebbero svolte le selezioni era una pittoresca località delle campagne Umbre, ai piedi di una zona collinare ricca di boschi. La cascina era un maniero che per la circostanza si era trasformata in una vera e propria arena culinaria. Un mio amico mi disse che avrei incontrato molte persone provenienti da ogni angolo d’Italia, tra queste molte belle ragazze. Insomma mi fece capire che se avessi voluto avrei potuto arricchire non solo l’esperienza professionale. Mi strofinai le mani in segno di gioia.
Ai miei genitori inventai una balla colossale, gli dissi che per una settimana sarei stato ospite di un amico. Tutto era stato programmato nei minimi dettagli. Nessun imprevisto avrebbe potuto scalfire quel piano diabolico.

Ma come è noto, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

Raggiunsi la località umbra in moto, una domenica sera. Quando arrivai mi trovai davanti un antica costruzione medioevale in pietra, una vera fortezza imponente, con una torre sormontata da un tetto a forma di cono. Le cinte erano possenti alte almeno due metri. All’interno tutto era arredato secondo lo stile medievale. Arazzi, candelabri giganti, lampadari enormi di cristallo. Insomma un vero e proprio castello signorile.

Arrivai insieme ad altri ragazzi, ci presentammo, tra questi notai subito una bellissima ragazza. Una mora stupenda, occhi verdi e pelle abbronzata. Era siciliana. Bella da morire. Da come ricambiava lo sguardo intuì che anche ero di suo gradimento. Eravamo all’opposto, io biondo nordico e lei mora del sud, una coppia perfetta. Si chiamava Valentina e anche lei frequentava una scuola simile alla mia.

Ci accolse il direttore della struttura. Un signore distinto sui quaranta anni circa. Guardandolo meglio mi resi conto che aveva un volto noto. Poi mi venne un flash, lo riconobbi subito: era un cuoco famoso che partecipava a trasmissioni di successo incentrate sulla cucina.
Con lui c’erano i suoi collaboratori. Tre chef, una donna e due uomini e poi alcuni inservienti. Le stanze erano accoglienti anche se arredate con mobili antichi. Ogni stanza ospitava due persone.
Come compagno di stanza mi capitò in sorte un giovane napoletano di origine Nigeriana, si chiamava Gabriel, molto simpatico. Facemmo subito amicizia; lui era molto loquace e mi parlò della cucina tipica di Napoli accennandomi a qualcosa della sua terra di origine. Una miscellanea molto interessante.
Alla fine finimmo per parlare delle ragazze che si erano presentate con noi.

Marco! Ho visto le occhiate che ti lanciava la bella moretta! Secondo me ti fila!
E’ troppo presto per dirlo! Vedremo! E tu cosa ne pensi della cinesina! Ho visto come ti fissava il fior di loto! Ahahahah
ahahahah si! Mannaggia! Cazzo! Se mi piace la cinesina! Abbiamo una settimana di tempo! Basterà!
ahahah! Prima pensiamo alla selezione! Che è più importante!
già! Ahahah

Gabriel era un ragazzo curioso.
Vado a farmi un giretto! E ne approfitto per conoscere gli altri!

Mi lasciò solo. Sistemai i vestiti e la valigia. Mi feci una doccia nel bagno comune dove incontrai altri ragazzi e alcuni adulti, con i quali ho subito legato. Insomma era una bella compagnia.
In quella sessione eravamo circa una ventina.

Qualche ora dopo Gabriel ritornò tutto euforco con un ghigno che le deformava la faccia.

Marco! Non sai che ti sei perso! una figa galattica! Da leccarti i baffi! E’ arrivata in Taxi! Roba raffinata! Mi sono subito offerto di portarle la valigia!
Ti avrà preso per un inserviente! Aahah
No! Mi sono presentato subito! Dovevi vederla! Bella e arrapante!
La vedrò domani!
Già! Sai, non è una ragazzina! Avrà più di quaranta anni! Una bionda teutonica! Tutte curve! Vedessi che pezzo di figa! Una milf!
Be! Tu dovresti avere qualche chance! Alle tardone piacciono molto i ragazzi di colore! Ahahah
ahahah si! Si! Da domani mi metto subito a lavoro! Quella prima di domenica prossima! Me la voglio sbattere come un sandwich! Avanti e dietro! Così! To to to ahahahah Mannaggia! Ahahahah (strappazzò il cuscino)
cazzo! Ahahahah ma sei proprio fissato tu! con la figa!
che cosa c’è di più bello nella vita? oltre a Napoli! È?
Milano! Ahahahha
Ma vai! Ahahah polentone ahahahah
(In coro) ahahahah
Vado a farmi una doccia! va!

Gabriel si spogliò con molta disinvoltura. Appena lo vidi nudo, come sua mamma lo aveva fatto, rimasi impressionato. Il suo cazzo era di una misura sproporzionata. Mi vennero i brividi ai lombi a pensarlo all’opera. Sicuramente la vecchia tardona lo avrebbe apprezzato molto.

Ei! che ne dici! Ne vale la pena! Ahahah
Porca puttana con quel trapano! La nordica la metti K.O! Ahahahha
(in coro) ahahahah sapessi quante soddisfazione ha dato! Ahahah

Gabriel era un vero portento. Mi ha tenuto sveglio fino a tarda notte. Non smetteva di parlare e di raccontare le sue avventure. Alla fine credo di aver ceduto alle lusinghe di morfeo e mi sono perso parte dei sui logorroici racconti.

Il mattino seguente tutti svegli. Toilette e poi nel refettorio a fare colazione. Man mano che i corsisti facevano il loro ingresso Gabriel non smetteva di parlare o sparlare. Questa mi sa che… mmm questa qua non andrà lontano… questo dorme in piedi… cazzo questo mi sembra un figlio di ndrocchia! Insomma ne aveva per tutti. Alla fine arrivò la tardona teutonica.

Appena fece il suo ingresso il cibo mi rimase in bocca, sgranai gli occhi come se un fascio di luce accecante mi avesse accecato. Muto e basito. Non credevo ai miei occhi. La donna che Gabriel stava ammirando con la bava alla bocca altro non era che mia madre. Ma come era stato possibile che ci fosse anche lei in quel posto?

Gabriel la salutò con un sorriso che metteva in mostra denti bianchissimi, poi rivolto a me.

Hai visto che roba? Dall’espressione del tuo volto! Mi sa che la tardona piace anche a te! Si vede che ti ha impressionato! Aaaa Quella è una topa di classe! Non c'è che dire!

Gabriel non avrebbe mai potuto immaginare il motivo della mia reazione.

Riflettendo su quella situazione assurda tentai di dare un senso alla presenza della mamma in quel posto. Pensai che forse non era assurdo vederla lì. E’ stata insignita di molti premi per le sue capacità professionali. E' una eccellente cuoca che ha sempre declinato inviti o proposte di lavoro che l’avrebbero allontanata da papà. Ma perché non c’era lui? Che cosa era successo?

Appena mi vide anche lei rimase di sasso. Non si aspettava di trovarmi lì. Mentre io tardavo a riprendermi lei riprese subito il controllo della situazione e con un gesto appena percettibile ma eloquente mi fece segno di stare zitto. Mi sfilò davanti con disinvoltura continuando a parlare con un'altra signora.

Cazzo! hai visto che purchiacca! Che culo! Che tette! Mannaggia!

Mi risentì un pochino per quelle frasi sconce che riguardavano mia madre. Ma dovevo far buon viso e cattivo sangue.

Allora! L’hai vista la bella topona teutonica! Mmmmm
Si!
Non dici nulla? Non ti piace? Non dirmi di no! Cazzo! ma hai visto che pezzo di fica? Bionda! Alta e messa bene pure di gambe!
ma potrebbe essere tua madre!
Mia madre? Sono per caso biondo? Hahahahah
ahahahahh ma sei scemo!
Hai notato che non fa altro che guardare da questa parte! Mi sa che uno di noi due gli piace!

Effettivamente la mamma ogni tanto mi lanciava uno sguardo. Forse anche lei stava cercando di capire perché non l’avevo informata.
Il destino inoltre ha giocato anche un altro scherzo: la mamma e Valentina sono finite nella stessa camera.

Dopo colazione ci trovammo tutti in un grande salone con tanti tavoli come a scuola. Attorno a noi c’erano quadri e arazzi di tutte le specie, un corridoio portava alle cucine che erano ampie, con i piani cottura esattamente allineati.

Il direttore dell’accademia ci illustrò il programma e poi ci divise in quattro squadre formate da cinque elementi. La mamma mi ignorava. Non so come facesse a controllarsi. Io ero emozionato e stupito per la sua presenza. Mi aveva fatto cenno di non dire nulla e sono stato al suo gioco. Ma volevo capire perché di questa scelta dell’anonimato.

Si fecero le squadre e la mamma capitò proprio nella mia, mentre Gabriel e Valentina finirono insieme nella stessa squadra. Ci rimasi male ma la sorte ha voluto che fossimo concorrenti e avversari e no alleati.

Nel mio gruppo oltre a me capitò la cinesina, che si chiamava Chiara; un altro ragazzo, la mamma e il signore distinto che Gabriel aveva etichettato come vecchio marpione, Vincenzo, toscano di Livorno. Una bella squadra assortita.
Vincenzo dimostrò subito il suo interesse per la mamma. Non sapendo che fossi il figlio, in più occasioni mi aveva confessato che la mamma era una donna piacente e che non gli sarebbe dispiaciuto approfondire la sua conoscenza, nonostante avesse messo in chiaro di essere felicemente sposata.

Appena ebbi l’occasione chiesi alla mamma che cavolo ci facesse lì? Perché non mi aveva detto nulla? E come cavolo ci era arrivata!

Colpa di tuo padre! Lo sai che lui sogna la stella dei migliori ristoranti! Qualche tempo fa l’associazione ristoratori ci ha contattati! Ha detto che eravamo candidati a prendere la stella! Però uno di noi due doveva avere nel suo curriculum la frequenza di questo corso di specializzazione, con profitto, anche se non venivi selezionato per il master in Francia! Insomma era sufficiente la frequenza e il titolo di merito o attestato! Lo sai come è fatto tuo padre! Ha inventato mille scuse per non venire! Quello non si fida dei suoi dipendenti! E’ fatto così! vuole avere tutto sotto controllo! Così, visto che si trattava di una sola settimana, ho dovuto cedere e accettare di frequentare l'accademia! Anche io volevo farti una sorpresa, ma mi sa che sei stato tu a farla a me!
Incredibile! E adesso?
Adesso tu ti impegni ad arrivare tra i primi dieci! E’ importante che tu riesca ad andare in Francia! Se hai bisogno di qualche consiglio! Sono qua! A me interessa solo la frequenza! E sai una cosa? Sono felice di averti trovato qui! Sono due settimane che non ti facevi vivo! E’ meglio che non si sappia che sei mio figlio! Conosco bene l'ambiente e vorrei che ti valutassero per le tue capacità!
Come vuoi tu! Visto che siamo qui! Be adesso godiamoci sta vacanza! Lontano da quel rompiballe di papà! Ahahah
già! Ahahahahah

Alla fine avere la mamma al fianco poteva diventare strategicamente un vantaggio. Lei era una cuoca eccellente ed i suoi consigli mi avrebbero aiutato.

Infatti la nostra squadra si rivelò la migliore.

Intanto Gabriel in più occasioni cercava di intortarsi la mamma con scuse banali. Essendo un ragazzo allegro e spiritoso, nonché napoletano verace, non gli era stato difficile conquistare la sua simpatia. Inoltre la mamma notando che mi era diventato amico, estese anche a lui il suo affetto, e lui, ignaro del legame di parentela che ci univa, equivocò l’atteggiamento aperto della mamma, interpretandolo come un segno palese che la tardona sotto sotto sperava di farsi fottere da un giovane stallone.
Tutte le sere, in camera, era stressante. Non faceva altro che ripetere le stesse parole, di parlare della mamma, diventata una fissazione. Si era intestardito a tal punto da non accorgersi dell’atteggiamento di palese disponibilità della cinesina e di una tardona di Verona, non male.

Allora, visto che siete molto legati, e per questo ti invidio, ti ha parlato di me? Secondo te è interessata a me? Hai visto come ride quando siamo insieme? E poi i suoi occhi azzurri quando mi fissano mi fanno sciogliere il sangue come o sangue e San Gennaro! Madonna!
no! Gabriel! Rassegnati! È una donna seria! Ti sei fatta un idea sbagliata di lei! Perché non punti alla cinesina o a quella tardona di Verona! Io con Valentina mi sono portato già avanti! Stamattina c’è scappata una mezza pomiciata! E tu che fai? perdi tempo con una che manco ti vede? Svegliati!
Senti! Stamattina ho invitato Valeria (la mamma) per domani sera, io, te e Valentina andiamo fuori, a farci una pizza! Poi se sei d’accordo! Ce la portiamo in discoteca! Che ne pensi?
Ma sei scemo? E lei ha accettato?
Si! Anzi era entusiasta! Veramente ha accettato su proposta di Valentina, Ho l’impressione che le piaccia molto! Ma? Speriamo che non sia lesbica!
Ma vai a cagare! Ahahah che cazzo vai a pensare!

Pensai: Effettivamente la mamma si era legata a Valentina, credo, che lo facesse perché aveva capito che mi piaceva! Ecco perché ha accettato di uscire con noi, per controllarmi.
Che situazione imbarazzante.

La sera successiva dopo le prove di cucina e l’ennesimo successo, uscimmo tutte e quattro. Per l’occasione quel figlio e ndrocchia di Gabriel, con le classiche lusinghe napoletane, era riuscito a farsi prestare l’auto da Vincenzo, una piccola utilitaria.

Partimmo alla volta di Perugia. Alla fine invece della pizza optammo per un ristorante tipico del posto. Da cuochi esperti giudicammo che le pietanze non erano tanto male. La mamma non vista, mi aveva sganciato cento euro con la raccomandazione di pagare il conto.
Valentina, non sapendo il legame che avevo con la mamma, convinta che Gabriel le piacesse, le aveva consigliato di vestirsi in modo sexy. Cosi si presentò con un vestito aderente, corto, che esaltava in modo eccessivo il suo corpo. Mi soffermai a guardarla e dovetti ammettere che la mamma era ancora una bella donna matura; pensai che non fosse così strano che un ragazzino come Gabriel potesse perdere la testa per lei.

In ogni caso, in quella storia c'era qualcosa che non quadrava. La bugia aveva creato un equivoco e soprattutto un giudizio sbagliato sul rapporto che c’era tra me e la mamma. Spesse volte lei si era lasciata andare in carezze un po troppo materne, che agli occhi dei miei amici venivano interpretate in modo errato. Gabriel più volte espresse il dubbio che la tardone forse si era invaghito di me. Ma io ribattevo che era solo uno slancio di affetto, dettato dalla sua età. Ma lui ammiccava e schiacciandomi l'occhio:
Affetto? Secondo me tu hai più chance di me! Di fottere la tardona!

Dopo la cena, mezzi allegri, su insistenza di Valentina, andammo in una discoteca del luogo. Mi sentivo imbarazzato. Secondo me a pochi ragazzi è capitato di andare in discoteca con la propria mamma. Lei per contro non sembrava affatto impacciata. Anzi accolse la proposta con molto entusiasmo. Con Valentina si era amalgamata perfettamente, pettegolavano come civette, parlavano sottovoce, e la mamma esplodeva in grasse risate quando Valentina le sussurrava qualcosa alle orecchie.

Dentro trovammo il caos della folla avvolgente. Luci accecanti, specchi, spintoni. Tuttavia la mamma sembrava di trovarsi a suo agio. Ad un certo momento mi stringe la mano, come faceva quando ero bambino. Gabriel notò subito il gesto e dall'espressione mi parve che ci restò molto male. La mamma inconsapevolmente non si rendeva conto che i suoi slanci di affetto erano fraintesi. Infatti quando la musica si placò in un lento quasi statico, Valentina prese la mano di Gabriel e lo trascinò in pista fissandomi con un espressione contratta come dire: “fai lo scemo con la tardona? Tienitela!
La mamma ghignava e beveva molti drink a base di alcol. Ad un certo punto mi afferrò la mano e ridendo mi invitò a seguirla in pista. Con voce bassa le sussurrai:

Mamma! Guarda che è un lento!
E allora? Vuoi che balli con un estraneo? No meglio con te! E poi ho tanta voglia di abbracciarti! Così potrò farlo senza che il nostro segreto possa essere svelato!

Mi abbracciai la mamma. Le misi le mani sui fianchi tenendo le debiti distanza dal suo grembo. Ma lei, in presa all'entusiasmo del momento.

Ma dai! stringimi! Cucciolo!
Ma! Mamma!
ahahahha

E tirandomi a se mi serrò così forte che il suo corpo massiccio impattò contro il mio. La prima impressione che ebbi fu di un caldo intenso che promanavano forte dalle sue membra.

La mamma si comportava in modo materno, mi stringeva e poi in un slancio di tenerezza appoggiò la testa sulla spalla. Quel gesto fu la goccia che fece traboccare il vaso. Cercai lo sguardo di Valentina. Lo trovai mentre mi fissava in modo truce, io le sorrisi. Lei alzò le spalle e rispose con un gesto altrettanto esplicito, stringendosi a se Gabriel. Insomma non so che cosa stesse succedendo ma sembrava palese che le coppie si stessero invertendo.

Con il passare del tempo notai che Gabriel aveva preso sul serio il cambio delle coppie. Infatti lo vidi strusciarsi contro Valentina e nello stesso tempo passare all'attacco con decise toccate di fondo schiena.

L’atteggiamento di Gabriel, la sua fantasia erotica in quel momento in piena attività, agirono da catalizzatore verso i miei sensi; per cui mi capitò di imitarlo inconsapevolmente, forse per ripicca verso Valentina, e lentamente anche io iniziai a strusciarmi contro il corpo della mamma. Non so se fosse vendetta o altro. Il fatto imbarazzante fu che in pochi secondi avvertì il mio cazzo crescere e diventare duro come una pietra. Il grembo della mamma si rivelò un accogliente incavo caldo. Avvertivo il suo corpo sinuoso e molto sensuale. Insomma mi ero confuso mentalmente e sfogando un impulso naturale pressai il mio inguine contro il grembo della mamma.

Incredibilmente non ci fu alcuna reazione contraria. Anzi lei continuava a muoversi attaccata a me. Avvertivo il suo ventre caldo e vivo, molto incollato al mio. Man mano che mi stringevo a lei tremavo e percepivo un latente desiderio sessuale. Ero completamente smarrito in un limbo fuori dal tempo.
Il mio cazzo duro premeva contro il grembo della mamma e credo che la stessa cosa succedeva tra Gabriel e Valentina. Ad un certo punto mi resi conto che Valentina ormai aveva preso una altra strada. Ci rimasi male quando Gabriel e lei iniziarono a baciarsi con grande passione. La mamma intanto se ne stava attaccata a me ignara di quanto stava accadendo e del disastro che aveva provocato con il suo atteggiamento materno.

Ormai Valentina era definitivamente persa e ritenni la mamma responsabile di quanto stava succedendo. Mentre la stringevo cominciai a delirare una vendetta assurda. La fissai e lei ricambiò il solito sorriso, poi con voce ingenua:

Tranquillo! Non ti preoccupare! È una reazione naturale! Non ci fare caso!

Pensai: “Naturale? Avvertire un cazzo duro contro il suo grembo e considerarlo un gesto naturale? Ma era il cazzo del figlio!

Ad un certo punto Gabriel e Valentina spariscono.
La musica cambiò in dance.

La mamma, che aveva intuito:

Secondo me non perdi nulla! Era solo una bella ragazza! E basta!

Pensai: “ma era proprio quello che mi interessava!

Continuando:

Per me non era adatta a te! Troppo farfallina! Hai visto? Alla prima occasione si è comportata per quello che era! una troia!
Ma mamma! Se non mi avessi trascinato in pista non sarebbe successo!

Fece spallucce e sorrise.

Quella sera andò tutto storto. Gabriel ottenne quello che aveva sperato di avere dalla mamma. In macchina. Ma non contento chiese a mia madre se potevano scambiarsi le camere. La mamma fu entusiasta di accontentarli. Gabriel chiaramente mi schiacciò l'occhio come per dire: “hai visto? Che avevo ragione!

La mamma quella sera aveva un po’ esagerato nel bere.
Io ero totalmente deluso per il due di picche che avevo ricevuto da Valentina.

La sera in camera dal letto.

La mamma cantava e ballava come una ragazzina. Era felice di condividere con me la stanza. Sentirla cantare mi dava un nervoso. Così la lasciai sola e andai a farmi una doccia. 

Passai accanto alla stanza che occupava Valentina, chiusi gli occhi dalla rabbia quando percepì i suoi singulti. Gemeva come una scrofa. Pensai alla scena di sesso in atto tra lei e Gabriel ed immaginai il grosso cazzo scuro che in quel momento le stava sconquassando la figa.

Pensai: Cazzo! E pensare che gliela avevo offerta io su un vassoio di argento! Se non ci fosse stata la mamma tra i piedi a quest'ora avrei potuto esserci io la dentro!

Bestemmiai come uno scaricatore di porto.

Al ritorno trovai la mamma stesa sul letto. Porca puttana. Era nuda con gli autoreggenti nere ancora calzati.

Pensai: “E’ talmente ciucca che non ha finito di spogliarsi!
La guardai mentre dormiva di traverso sul letto. Le grosse tette nude si innalzavano imponenti.
Più la fissavo e più mi rendevo conto di quanto fosse arrapante. Cazzo, pensai, Gabriel aveva ragione, la mamma era un gran pezzo di fica e che fica.

In quel momento trovarmela in camera in quelle condizioni diventò mio malgrado una vera tentazione. Mi sedetti al suo fianco la fissai per bene.

Appena avvertì la mia presenza:

oo Giorgio! Che fai? Non vieni a letto?

Giorgio è il nome di papà. Mi aveva scambiato per lui.

Le sue tette erano un richiamo della natura. Più le guardavo e più aumentava la voglia di toccarle. Saranno morbide o dure?

ohhhh Giorgio! Vuoi scopare? E?

Quella richiesta mi sconvolse le budella.

Pensai: “Che faccio? Magari mi accontento di toccare solo le tette!

Ero super eccitato. Il pensiero ritorno in discoteca. Cazzo mi son sentito bene incollato a mia madre. Naturalmente il cazzo si era nuovamente destato adeguandosi alla situazione incandescente. Lo fissai mentre spuntava dal mio inguini duro e palpitante come un giovane puledro davanti ad una vecchia giumenta in calore.

La tentazione di toccare le tette della mamma era troppo forte, per cui, mi lasciai trasportare da quel richiamo e titubante allungai la mano posandolo su una tetta.

La pelle era liscia e calda. Avvertivo la solidità e la tenerezza che quel tocco trasmetteva.

Le massaggiai prima lentamente, poi con maggiore intensità, lei lo percepì ed aprì gli occhi fissandomi e sorridendo:

Giorgio sei un biricchino! Ti piacciono le mie tette?

Mi fermai dalla timore che mi avesse riconosciuto.
Sentendo il nome di papà, nonostante mi avesse squadrato il volto e non vedendo alcuna espressione di sorpresa, poiché gli occhi rimasero completamente sbiaditi, ripresi a massaggiare con più forza.

mmmmm sento che il tuo cazzo è già duro!

Mi aveva afferrato il cazzo e lo stringeva in tutta la sua lunghezza. La sua mano, saldamente afferrata al palo, lo stimolava facendo scivolare la pelle su e giù.
Un brivido di freddo mi tormentò il fondo schiena, era incredibile a quando stava succedendo sotto i miei occhi. Non credevo fosse possibile una cosa del genere.
Sei il solito biricchino! Mmm quanto è duro!

Ma stava succedendo veramente. Mi ripresi e fissai la mano della mamma che mi stava masturbando. Era troppo per me. Allora mi buttai sul suo petto e iniziai a toccare e baciare le grosse tette. La follia erotica si era impossessato della mia mente.
Era impossibile resistere a quella provocazione.
Ad un certo punto la mamma mi fece una richiesta insolita.

Giorgio! Chiavami in bocca! Coma sai fare tu! Mmmm dai sfondami la gola!

Era impressionante sentire la mamma parlare in quel modo. Non so se si rendesse conto di chi fossi. Tuttavia era troppo eccitante e impossibile tirarsi indietro, per cui ubbidendo alla sua richiesta, ancorché invogliante, mi alzai e mi misi davanti alla sua faccia. Lei mi fissava dal basso verso l'altro, con il capo che pendeva dal bordo del letto. Che strana posizione pensai. Forse con papà la facevano spesso.

Ero completamente nudo e con un imponente erezione in atto. Afferrai il cazzo e lo spinsi verso il basso avvicinando la grossa cappella alla sua bocca.

Fissai le sue labbra carnose, che erano quasi a contatto con la cappella del mio cazzo.
Ero ancora indeciso su cosa dovessi fare. Ma alla fine:
Ma si! Mi hai rovinato la serata! Adesso ti punisco! Ti accontento!

Schiacciai la cappella sulle labbra che magicamente si aprirono. Il cazzo scivolo in bocca fino in fondo. Poi attaccai a chiavarla di brutto. Come mi aveva implorato lei.

ti piace il cazzo in bocca! Hai fatto di tutto per allontanarmi da Valentina! Ora questa sarà la punizione che meriti! To! Ti sfondo la gola!
Mmmmmmmmmmmmmmmm

Non poteva rispondermi. Il mio cazzo scivolava nella sua bocca fino alla base dei coglioni. Nello stesso istante mi tenevo aggrappato alle sue grosse tette.

To to to mmmmmmmm

Mi ero fatto trascinare totalmente in quella situazione inaudita. Ero completamente in delirio e come un folle stavo chiavando la bocca della mamma, come se fosse una vera fica. Visto che c'ero, diedi sfogo alla mia perversione e così di tanto in tanto mi dilettavo a battere il cazzo sulle tette e a masturbarmi schiacciandolo tra i due grossi meloni; mentre lei mi leccava i coglioni. Spesso mi allungavo verso le cosce bianche, per razzolare con la mano nella grossa e corpulenta fica. La fonte della mia vita.

Pensai: da li sono uscito e ora? Cazzo ho voglia di ritornarci! Che faccio?

Fu lei a decidere per me.

Ora chiavami! Gio oo ora gioca con la mia fica! Mmmmm

Non bisogna mai disubbidire alla mamma.

Con grande piacere!

Mi predisposi davanti alla sue cosce spalancate, nella posizione della missionaria. Inizia a giocare con la sua fica. Strusciavo la grossa cappella tra le molli umide labbra. Era affascinato dalle sue cosce bianche, esaltate divinamente dalle calze scure.

Strusciai la cappella tra le rossa labbra, bagnate e lucide, su e giù

Gioooooo che fai? Chiavami ora! Mmmmm

In quel momento era anche il mio più grande desiderio, così dopo una leggera spinta, affondai con il cazzo dentro il suo utero, fino alla base dei coglioni e via con l'arrosto nel forno.

aaaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmmmmmmm si biricchino..... biricchino......
mmmmmm ora pagherai per quella che mi hai fatto! Mi hai fatto perdere una scopata mmmm galattica mmmm to to to mmmm con quella mega fica di Valentina aaaaaaaaa
Si si così mmmmmm così mmmmmmmm biricchino mmmmm si mmmm godo mmmm mmmmm

Iniziai a chiavarla con grande foga, senza darle un attimo di tregua. Rabbia ed eccitazione mischiate, che mi davano una energia distruttiva. Tutto sommato, pensai, la serata non era finita male. Mentre scopavo la mamma mi rendevo conto di quanto fosse emozionante quel rapporto e soprattutto esaltante.
In quel castello lei era l’oggetto del desiderio di quasi tutti i maschi presenti. Ed io ero il fortunato che se la stava infornando alla grande. Inoltre, il fatto che fosse la mamma magnificava ancora di più la mente e mi trasmetteva sensazioni vertiginose. Guardavo la mamma e non capivo se fosse così lucida da rendersi conto che era suo figlio a chiavarla di brutto e no papà.
Il mio corpo era più sottile rispetto a quello grosso di papà. Un fuscello in mezzo ad un tempesta che si dimenava come un diavolo. Il mio cazzo scivolava veloce dentro la fica della mamma fino a quanto potevo.
Lo spingevo in profondità e con grande energia.
La fica della mamma era completamente aperta al mio cazzo. Le labbra erano tirate al massimo, fino a ridursi ad sottile orlo teso e arrossato che attorniava il volume del mio cazzo.

Il clitoride era ben visibile, una bottoncino spianato che tremava al ritmo folle dei miei affondi.

To to mmmmm dio quando sto godendo mmmmm
si si mmmm Gio mmm biricchino mmmm divertiti mmm divertiti mmm come fai sempre! Mmm godo

Stavo galoppando sul corpo della mamma alla massima velocità. Avevo trovato un ritmo regolare, veloce e distruttivo.

Lei se ne stava con le cosce spalancate ad incassare il mio ardore, mentre godeva come una maiala.

Dopo una sequela di affondi secchi, le radici del cazzo mi annunciarono la fine di quella galoppata incestuosa, fatta di rabbia, eccitazione, vendetta e tutto quello che la mia mente ormai fuori controllo immaginava e mischiava.

Mmmmmm non ce la faccio più ùùùùùùùùù mmmmm
Aaaaaaaaaaaaaa siiiiiiiiiii biricchino ooooooooooooo

Sborrai nella fica della mamma fino all’ultima goccia, poi preso dalla curiosità volli fissare quella apertura slabbrata, la fonte della mia esistenza, mentre sputava il liquido bianco e spesso che lei aveva creato.

Rimasi a riflettere. “Cazzo quel buco che mi aveva dato la vita mi ha dato un godimento incredibile.


Così va la vita.


Guzzon59

mercoledì 27 gennaio 2016

Provocazione letale.

Stavo imprecando per l’ennesima volta, dopo che mia moglie Angela mi aveva informato che a casa di mia figlia Alessia era in corso una vera e propria battaglia campale.
Conoscendo l’aggressività di mia figlia immaginai scenari da incubi. Ma la mia preoccupazione maggiore fu per il piccolo Mirko, costretto da quei due pazzi ad assistere a scene inaudite di violenza verbale.

Dovevo correre velocemente a casa di mia figlia ed arrivare in tempo per evitare che la situazione degenerasse, peraltro già compromessa.

Bastardo tu e la tua famiglia! Siete una razza di schifosi bastardi! Figlio di puttana!

Bum! Bum! Crash! Crak!

Alessia urlava indemoniata, mentre suppellettili e piatti si schiantavano contro la porta della camera da letto, lanciati con forza atletica.
Imprecava contro il marito, che si era rifugiato dentro, insultandolo con un linguaggio improponibile e degno degli scaricatori di porto.
Mi guardai attorno, quando sotto il tavolo, rannicchiato come un ranocchio, scorsi mio nipotino Mirko che assisteva terrorizzato ed impotente a quel teatrino di violenza.

Lo presi in braccio e lo portai subito nella sua cameretta. Gli feci il solletico per indurlo a ridere e cercare di dargli un minimo di serenità d’animo.

Le urla di sua mamma arrivavano anche lì, sempre più forti e con contenuti che mi sembrava impossibile potessero uscire dalla sua bocca. Era il caso di intervenire e fermare quei due sciagurati.

La raggiunsi, le afferrai i polsi, ed urlando a mia volta:

Basta! Adesso calmati! Basta! Stai terrorizzando Mirko!

Mi fissò basita, come se no mi vedesse, aveva gli occhi sgranati e gonfi di rabbia. Tuttavia tacque all’istante e dopo aver lanciato un ultimo grido isterico si accasciò sul pavimento.

La sostenni subito affinché non cadesse malamente; poi lentamente l’accompagnai verso il divano, dove si allungò abbandonandosi ad un pianto liberatorio.

Bussai alla porta della camera dal letto:

Andrea sono io! Apri per cortesia!
Si! Così quella pazza mi ammazza! Non sono mica scemo!
Non fare l’idiota e apri sta cazzo di porta! Altrimenti la butto giù!

Il tono deciso e fermo della mia voce ebbe il suo effetto.
Andrea aprì la porta.

I segni rossi in faccia erano la testimonianze di due schiaffoni che mia figlia Alessia gli aveva assestato con forza.

Lo presi da un braccio e lo trascinai in cucina e dopo aver chiuso la porta.

Ma che cazzo combini?
Niente! Lo sai come è fatta Alessia! Si incazza per un non niente!
Ma stavolta la cosa mi sembra molto seria! Mi dici che cazzo è successo per farla incazzare come una iena?

Dopo un lungo silenzio:

allora?
Ecco! Cioè! Ha letto un sms!

Che Andrea non fosse un stinco di santo, mi era noto, ma non era un cattivo ragazzo. Del resto io non ero certo l’angelo innocente che avrebbe dovuto fargli la paternale.
Andrea era un puttaniere, come me.
Sapevo che razza di animale fosse, ma fino a quando riusciva a farla franca e tenere nascosto i suoi intrallazzi la cosa non mi interessava più di tanto, ma quel giorno.

Ma porca puttana! Sei proprio un cretino! Se devi tradire almeno fallocon intelligenza! E cercati zoccole che non si attaccano al cellulare e poi ti scassano i coglioni con gli sms!
Non è come credi! Io… io..
Senti Andrea! Con me non attacca! Non sono un idiota! E neanche stupido! Guardami in faccia e da uomo a uomo! Dimmi che cazzo è successo! Ti ha sgamato! Vero?

Diventò rosso fuoco e con imbarazzo:

Si… ho fatto una cazzata!
Una? Lasciamo perdere!

Guardai quel coglione da quattro soldi.

Certo che sei proprio un cazzone!

Era impacciato e si grattava la testa evitando il mio sguardo.

Adesso che cosa faccio?
Dovresti chiarirti con Alessia! Inventa una cazzata qualsiasi! Dille che hai dato il tuo numero di telefono per sbaglio a una amica e quella ha frainteso il gesto! Cerca di salvare sto cazzo di matrimonio! E fallo per il bene di Mirko!
Ci ho provato a giustificarmi! Non c’è stato verso! Era furiosa! Se provo ad avvicinarmi quella mi ammazza! E poi mena peggio di un pugile!

Lo diceva mentre si massaggiava la mascella.

Facciamo così! Tu stasera sparisci! Chiamo mia moglie e le dico che questa notte dormi a casa nostra! Io rimango qui e cerchrò di sistemare le cose! Almeno tenterò di far capire ad Alessia che non vale la pene distruggere un matrimonio solo per qualche sospetto! È così?
Be.. si!
Non è così?
Credo che il contenuto del messaggio sia un po’…!
Ho capito! Sei proprio un cretino! Va bene ormai è fatta! mi inventerò qualcosa! Ora togliti dai coglioni!

Andrea andò via. Prima di raggiungere mia figlia Alessia mi occupai di mio nipote. Dopo averlo messo a letto e calmato, si addormentò.

Ritornai in salotto. Sul divano non c’era più nessuno. Mentre mi guardavo attorno sentì dei lamenti provenire dal bagno. Entrai e trovai una scena pietosa. Alessia in ginocchio con la faccia nella tazza del cesso e stava vomitando l’anima.
Per terra c’era una bottiglia vuota di un super alcolico. Cazzo, se l’era scolata tutta.
Mi inginocchiai al suo fianco preoccupato. Dopo averla ripulita notai che Il suo sguardo era completamente svanito nel nulla. Era già ubriaca marcia.
Rideva come una pazza e parlava in modo incomprensibile. Tuttavia il colorito roseo del volto mi dava subito un po’ di tranquillità.

Me la caricai in spalle trasportandola nella sua camera, dove la scaricai gettandola sul letto. Iniziò subito a dormire in modo pesante; Meglio così avrebbe smaltito la sbornia.

Presi un cuscino e una coperta e raggiunsi il divano.

Capitolo primo: la provocazione. (scritto da guzzon59)

Stavo nel bagno seduto sul cesso, quando lo sguardo vagando cadde su una pila di riviste appoggiate sul ripiano inferiore del mobiletto, posto sotto il lavandino.
Mi venne voglia di leggere qualcosa.
Erano dei settimanali femminili. Mentre sfogliavo e osservavo la copertina dei giornali, sotto gli occhi si materializzò una rivista porno.
Superata la sorpresa per l’insolita scoperta, pensai che un po’ di svago mentale in quel momento non era sbagliato. Mi assicurai che la porta del bagno fosse chiusa. Mi misi comodo sulla tazza del cesso ed iniziai a sfogliare la rivista.

Tette, fighe, cazzi enormi che si infilavano in ogni buco, si alternavano sotto il mio sguardo eccitato man mano che le pagine della rivista venivano sfogliate.
Ad un certo punto capitai su una serie di immagini che mostrava la foto di una giovane donna con un omino attempato. La scena si svolgeva sul posto di lavoro tra il capo ufficio e la sua giovane segretaria. La giovane attrice dopo i preliminari fatti di leccate di fica e succulenti pompini, veniva chiavata dal vecchio, sul divano dell’ufficio, in tutte le posizioni. A pecorina, smorza candela e di fianco. C’erano alcuni scene nelle quali l’attrice succhiava il cazzo e leccava con perizia la cappella e lo scroto che racchiudevano i grossi coglioni del arzillo attore.
Le foto cominciarono a stimolare i miei sensi che si catalizzarono in chiavate immaginarie con le mie giovani colleghe di lavoro; in pochi secondi mi ritrovai a gestire un enorme erezione. Il cazzo spuntava dal mio grembo come una grossa torre, e anelava di ricevere le attenzioni della mia mano.
La soluzione fu opportuna perché come palliativo si rilevò un rimedio efficace contro il fastidio mentale e fisico che stava turbando il mio corpo. In quei momenti un desiderio immenso stava già campeggiando nei miei pensieri; tuttavia immedesimandomi nel personaggio maschile fui colto da un leggere imbarazzo perché la giovane ragazza che lavorava nel mio ufficio altro non era che mia figlia. Gestivo un agenzia di assicurazione e lei lavorava come segretaria. Paradossalmente stavo immaginando un improbabile rapporto sessuale proprio con lei.

Mentre guardavo la rivista, con una mano avevo già dato inizio alle danze menando il cazzo in modo estenuante.
In quegli istanti di puro diletto ero completamente sprofondato in una azione di autoerotismo totale, che mi aveva alienato dalla realtà.
Ma le pene della vita a volte irrompono come un tempesta a ciel sereno e ti riportano bruscamente con i piedi per terra.
Un grido arrivò mentre ero intento a sollazzarmi il cazzo, super eccitato dalle foto di quell’omino attempato impegnato a chiavarsi la sua giovane segretaria, parodia di un immaginario rapporto incestuoso con la mia segretaria di lavoro, che peraltro era mia figlia.

Mi fermai all’istante.
Pensai: “Cazzo il piccolo Mirko!

Ero in mutande, me le tirai su e corsi subito in camere di mio nipotino. Lo trovai che dormiva serenamente. Non era stato lui a urlare.

Andai allora in camera da letto di mia figlia. La trovai stravaccata sul letto pancia in giù mentre ronfava rumorosa come un animale.

In quel preciso istante notai un particolare sconvolgente.
Alessia si era spogliata, sparpagliando i vestiti per ogni dove, ed in quel momento giaceva prona in mezzo al letto, completamente nuda.
Mentre la fissavo sorpreso, un altro particolare colpì la mia mente; fu come se una meteorite infuocata lanciata a velocità supersonica avesse impattato contro la mia testa.
Alessia in quel momento riposava con le gambe divaricate al massimo; quella posa mostrava il suo lato conturbante, ma soprattutto provocante, perché in quel modo ostentava l’incavo vaginale completamente esposto al mio sguardo; la figa era in bella vista ed emanava una potente attrazione erotica.

Per quanto mi sforzassi di moderare i miei pensieri libidinosi, non ebbi la forza di allontanarmi da lì; Ero ipnotizzato da quella nicchia di piacere e come un falena attratta dalla luce, mi avvicinai inginocchiandomi ai piedi del letto, per poter apprezzare da vicino quell’angolo di paradiso.
Ero ancora super eccitato dalla visione delle immagini porno ed il mio desiderio inappagato fremeva dalla voglia e brama di sfogarsi; così davanti a quel imprevista provocazione sensuale, il mio cazzo diventò duro e pulsante, di nuovo voglioso di altre cure. Mi leccavo le labbra mentre lo immaginavo entrare in quel cunicolo carnoso, succulento e sicuramente caldo come una fucina.

La tentazione mi assalì come la febbre, arrivando all’ennesima potenza.
Il lume della ragione era ormai distrutto dagli ormoni impazziti; Mi ritrovai come un pervertito a sbavare davanti a quella fica corposa, così comincia a menare con frenesia il cazzo. Più fissavo la fica di mia figlia e più aumentava il desiderio di toccare quella nicchia di piacere e quindi il movimento della mano.

Alla fine cedetti alla tentazione. Nel bel mezzo di una azione sinergica tra la pugnetta e la mente, decisi che toccarla sarebbe stata un sensazione piacevole in più. Così allungai la mano e iniziai ad accarezzarla con tocchi leggeri: prima mi limitai a sfiorarla per apprezzarne la morbidezza e il tepore.

Si sa che l’appetito viene mangiando, cosicché, dopo alcuni passaggi tenui, aumentai la pressione e la punta delle dita affondarono in quella palude umida e calda. Le labbra molle si aprirono subito alla pressione delle dita facendoli passare oltre.
Nel momento in cui affondavo le dita nella carne viva della figa, Alessia emise un leggero singulto. Tuttavia lo stato di ebbrezza la teneva ancora in uno stato di incoscienza.

Le intenzioni lascive guidavano le mie azione. Mi concentrai per darle maggiore godimento. Per cui, man mano che incalzavo con le dita nella sua fica la sentivo ansimare sempre più forte. Quei lamenti erano cosi intensi, che stimolarono la mia eccitazione infondevano maggiore voglia di andare oltre.
Ma andare oltre significava provare sensazioni più forti rispetto al semplice contatto fisico. Voleva significare una vera e propria congiunzione carnale con mia figlia.

Nessun contrasto interiore poteva fermare la brama di sesso che ardeva nella mia mente, esortandomi ad andare oltre. Del resto non mi sembrava un ostacolo invalicabile considerato che in quegli istanti non percepivo più alcun codice etico o morale, quindi nessuno poteva impedirmi di andare oltre.

Secondo capitolo. Un desiderio di andare oltre (scritto da guzzon59)

Mi venne naturale sfilarmi le mutande, salire sul letto e gattonando inginocchiarmi tra le gambe aperte di mia figlia; dal mio grembo spuntava un cazzo duro come la roccia, che brandito come una spada, minacciava quell’ingresso carnoso, umido e tanto desiderato dalla mia mente, ormai senza alcun difesa.

Mi distesi sopra il dorso di mia figlia, fino a far collimare la grossa cappella del cazzo contro la nicchia della figa in ombra e dare sfogo ai miei istinti: la sentivo soda e sensibile al tatto, così appena battei contro la vulva vaginale ebbi un brivido al coccige, perché la trovai morbida e calda.

Quella piacevole sensazione di vertigini rafforzò i miei propositi incestuosi, per cui nulla più poteva cambiare le cose, perché la voglia di andare oltre ormai aveva infettato ogni cellula del mio cervello.
Strusciai con forza la punta del cazzo tra le labbra umide ed appena avvertì un lieve affondamento del glande, spinsi in avanti con energia e in un attimo mi trovai con il cazzo interamente affondato in quella fucina bollente e accogliente.

mmmmmmmmmmmm

Alessia, reagì subito a quella invasione carnale emettendo un lungo e forte singulto.

Il caldo intenso della sua fica mi diede una sensazione incredibile; quel sentimento inaudito di incesto mi aveva subito ingalluzzito la mente e così appoggiandomi saldamente sulle braccia iniziai a muovere il bacino ed a chiavare mia figlia con immenso gaudio.

Aaaaaaaaaaa mmmmmm aaaaaaaaaaaaaa mmmmmm

Mio dio, mi sentivo al settimo cielo. Il sesso incestuoso mi apparve subito meraviglioso. Fissavo il culo e la schiena di Alessia, da dietro poteva essere qualsiasi donna, ma non lei, quindi fin da subito quella chiavata assunse connotati straordinari, apparendomi assolutamente unica per le sensazione che trasmetteva.
Sensazioni che contribuivano a far aumentare il mio ardore. Di fatto ci stavo dando dentro alla grande. Il cazzo duro scivolava nella fica di mia figlia a velocità supersonica, quasi mi dispiaceva che non potessi andare più a fondo.

mmmmm mmmmm oooooooo mmmmmm

Alessia ansima profondamente ad ogni immersione del mio cazzo. Nonostante fosse ubriaca marcia ed incosciente in quel momento la sentivo viva e partecipante al coito.

Mmmmmm mmmmmmmmm

Pur avendo la mente scompigliata dai fumi alcolici, la sentivo godere intensamente, e agitarsi verso di me dimostrando di gradire l’azione che il mio cazzo le stava provocando nel basso ventre.

Mmmm aaaaaaaaaaaaa mmmmmmmm

Alla lunga chiavarla da dietro mi faceva sentire al sicuro, sebbene in realtà mi sentissi un ladro, poiché avevo approfittato di una stato di incoscienza di mia figlia; tuttavia decisi di voltarla. Desideravo chiavarla alla missionaria e guardarla in faccia per godermi le espressioni del suo volto mentre gioiva dall’azione del mio cazzo.

Quando la girai la trovai sveglia; i suoi occhi lucidi e aperti mi fissavano intensamente, dandomi l’impressione che mi avesse riconosciuto; quando però pronunciò il nome di Andrea capì che Alessia stava vivendo quel rapporto sessuale in un mondo onirico, nel quale credeva di scopare con suo marito.

In ogni caso era uno spettacolo osservarla In posizione supina, perché in quel modo ostentava due belle e grosse tette, che furono subito preda della brama della mia bocca.
Le baciai con foga leccando e succhiando i grossi capezzoli. Non mi limitai solo e quello espediente, proseguì nella soddisfazione delle mie intenzioni lascive andando ad affondare la bocca anche in mezzo alle cosce dalla pelle bianca, che esaltava un giovane corpo robusto ma piacente.
La figa di Alessia si presentava slabbrata e umida, a causa dell’azione del mio cazzo che l’aveva fatta sbrodolare abbondantemente come una grondaia nel pieno di una pioggia torrenziale.

Dopo aver ampiamente soddisfatto il palato mi gettai nuovamente sopra quel corpo molle e accaldato, penetrandola con voluttà fino alla base dei coglioni.

mmmmmmmmmmmm aaaaaaaaaaa

Il singulto di gradimento della mia invasione incestuosa mi diede una ulteriore forza incredibile.
La voglia di chiavare mia figlia cresceva in modo esponenziale, ed ogni attimo era più intenso di quella precedente.
Per avere una maggiore azione su di lei, le sollevai le gambe appoggiandole sulle braccia, così, soverchiandola con il peso del mio corpo, seguitai a martellare nelle sua fica con una energia immane.

mmmmmmmmmmm aaaaaaaaaaaa mmmm

I singulti nasali si alternavano a urli di piacere, sottolineando la slittamento del cazzo fuori e dentro di lei, in una sequenza costante, estenuante e senza soluzione di continuità. I quei momento potevo avvertire i coglioni che urtavano con forza sul perineo

L’avevo placcata con la schiena sul materasso e da sopra la stavo montando con una foga degna di un feroce predatore.

Aaaaaaaaaa mmmmmmmm aaaaaaaaaa

Dopo una serie di affondi pieni e profondi, fino alla radice dei coglioni, iniziai ad avvertire i primi impulsi di sborra.
Non mi fermai un solo secondo ed aumentando il ritmo della ficcata, la costrinsi ad urlare dal godimento.

Aaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaa

Il piacere che stava agitando il suo basso ventre doveva essere intenso, perché le palpitazioni delle pareti vaginali che si avvertivano chiaramente, lasciavano intendere che stava naufragando in un oceano di orgasmi.


aaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaa

Al termine di quella maratona incessante, mi fermai incuneandomi con l’inguine tra le cosce aperte di mia figlia, e mentre tenevo il cazzo profondamente immerso nella vagina, e mi dilettavo con le sue tette, le sacche seminali si svuotavano completamente nella cavità vaginale tormentata dal godimento.

Quando mi ripresi stavo ancora sopra Alessia, con la faccia immersa tra le sue grosse tette.
Lei invece stava ronfando di brutto. L’orgasmo aveva agito da calmante. Il suo corpo era completamente rilassato.
Come un ladro abbandonai la camera da letto.

Ritornai al divano, la mente tuttavia era ancora scossa per quel rapporto incredibilmente esaltante, ma alla fine trovai la quiete di morfeo e mi addormentai.

Il mattino:
Papà!
Che cosa è successo?
Niente!

Mi strofinai gli occhi e dopo un breve attimo di confusione mentale cominciai a prendere coscienza di dove mi trovassi e soprattutto a ricordare quanto era successo la sera precedente.

Imbarazzato fissai Alessia, con un pizzico di preoccupazione. Sospirai quando capì dall’espressione serena del suo volto che non sospettava nulla. Ripresi subito il controllo della situazione.

Allora come stai? Certo che ieri sera eri ubriaca marcia!
Non so che cosa mi sia preso! Non sono alcolizzata! Solo che volevo bere qualcosa di forte! Poi mi sono lasciata prendere la mano e… non mi ricordo più nulla!
Già ti sei scolata la bottiglia! ti ho travato nel bagno che vomitavi! Ma visto che eri solo ubriaca a non stavi male ti ho portata al letto!

Imbarazzata.

papà scusami non volevo crearti fastidi!
Tranquilla! Piuttosto che cosa è successo ieri sera! Avevi perso completamente la ragione! È la prima volta che ti ho vista così incazzata!

Sapevo del SMS, ma feci finta di niente per cercare di imbastire un discorso.

Papà lascia perdere! Ora sto bene! Non lo perdono quel bastaro! per il bene di Mirko, faccio finta di niente! Me lo tengo così! Che faccio? Lo ammazzo?
Brava! Sei saggia! hai ragione! Però non finisce così! Tu stai tranquilla! a lui ci penso io a mettergli la testa a posto! Ora dovrà vedersela con me!
Papà ti prego lascia perdere! Potresti scoprire una verità squallida che potrebbe farti del male!

Appena disse quella frase si portò una mano alla bocca. Come se si fosse lasciato scappare qualcosa che mi riguardava. La fissai con uno sguardo indagatore.

Che cosa intendi dire con verità squallida che potrebbero farmi male?
Nulla! E.. è’ così per dire!

Era imbarazzata. Le tremava la voce ed evitava di guardarmi negli occhi. Segni palesi che stava nascondendo qualcosa.

Alessia! Guardami in faccia! Ti conosco! Non sei capace di mentirmi! Che cosa vuoi dirmi?

Scoppiò a piangere. L’Abbracciai:

Adesso mi preoccupi! Liberati del segreto che ti pesa come un macigno! Farà del bene a te e, forse, anche a me!

Mi fissò intensamente, poi asciugandosi gli occhi, strinse le spalle e con una espressione disperata, respirò forte e senza guardarmi sussurrò:

Andrea ha una relazione con la mamma!

Mi alzai in piedi basito. Fui scosso da quella frase, come se mi avessero infilzato lo stomaco con una lancia.

Cosa?

Alessia si coprì il volto con le mani, imbarazzata per la verità rivelata.

Cosa?

La guardai cercando il suo sguardo.
Si era nascosto il volto con le mani.

Cosa dici?

Imbarazzata continuò:

Papà! La mamma ha una tresca con Andrea! Da circa un anno! Il messaggio conteneva porcate e altre oscenità che solo due porci pervertiti come loro sono capaci di concepire! La mamma è una troia! Papà rassegnati!
Ero sconvolto.
Continuai a interrogarla. Mi raccontò che aveva scoperto la relazione questa estate. Per pudore lo accusava di avere un amante, senza rivelargli che conosceva la sua identità, perché si vergognava di sua madre.
Sapevo che mia moglie Angela possedeva un altro cellulare ma non avrei mai immaginato lo scopo e il fatto che scambiasse messaggini erotici con il genero degenerato.

Ripensandoci tanti tasselli si mettevano a loro posto. Come la cura maniacale per l’estetica. Angela è ancora una bella donna di cinquanta anni ed anche se la relazione con Andrea mi sembrava incredibile, davanti a quelle rivelazioni tutto si accordava. Ero scioccato, tuttavia ripensando a quanto era accaduto la sera precedente meditai:
sono un ipocrita e non dovrei reagire così! Dopo quello che ho fatto ad Alessia, non ho alcun diritti d condannare Andrea! Chi lo fa se l’aspetti! Dopo tutto, anche se a sua insaputa, gli ho reso pan per focaccia!

In un silenzio tombale, riflettevo fissando intensamente mia figlia:

Mia cara Alessia mi sa che sei tu la vera vittima! Chissà come la prenderebbe se conoscesse la verità? Forse no! Magari le darebbe una amara soddisfazione! In un certo qual modo anche lei ha tradito suo marito! No? E’ aberrante quello che penso!

Stavo in piedi davanti a mia figlia Alessia cercando una via d’uscita. Non potevo permettere che Andrea la trattasse in quel modo e che la facesse franca. Dovevo darle qualcosa che la mettesse alla pari con quella canaglia di suo marito. In quel momento non ragionavo, ero completamente impazzito.

Decisi di confessarmi, anche per togliermi un peso ed cosciente, dopo averle separato le sue mani per scoprirle il volto.

Alessia guardami!
Si papà!

Aveva gli occhi gonfi e bagnati dalle lacrime. Ormai ero partito di testa e convinto che quello che stavo per fare fosse un gesto di compassione. Non valutai le reazioni morali di Alessia.

Tu sei stata sincera con me! Ed anche io dovrei essere sincero nei tuoi confronti! Ma la verità che dovrò confidarti è qualcosa di sconvolgente che potrebbe darti un dolore maggiore e forse indurti ad odiarmi! Ma credo che potrebbe darti un vantaggio!

L’espressione del suo volto cambiò. Mi guardava perplessa.

Un vantaggio? Non capisco papà che cosa vuoi dirmi! Sapevi tutto? Eri d’accordo con Andrea?
No! No! non sapevo nulla! Fino ad oggi! Non c’entra niente la nefandezza di Andrea con quella che devo dirti! Anche se non sono diverso da lui…

Pensai: “Nefandezza per nefandezza!

Mi sedetti al suo fianco e fissandola negli occhi iniziai a raccontare quello che era successo la sera precedente, senza tralasciare nulla, compreso il rinvenimento della rivista porno, la storia del capo ufficio ed fatto che mi ero lasciato andare ad una tentazione più forte della ragione e che, paradossalmente, non mi ero pentito di quello che avevo fatto e che con lei ho provato un piacere che mai avrei immaginato e che non ho mai provato con nessuna donna prima di lei. Ero impazzito e non avevo riflettuto molto a quello che sarebbe successo.

La prima reazione fu un silenzio assoluto che sottolineò la fine del racconto. Fu lei a rompere il ghiaccio. Con tono di voce sconvolta e arrabiata.

Io… io… tu.. tu.. mio dio! Hai abusato di me! Tua figlia? è… è stato sbagliato… tutto è sbagliato … io.. sono confusa! oh mio dio!

Si coprì nuovamente il volto. Ci fu Imbarazzo, vergogna e disperazione, mi resi subito conto della cazzata che avevo fatto e non sapevo che cosa sarebbe successo. Ero preoccupato.

Ripresi la discussione per cercare di riportarla su un binario di comprensione.

Non so cosa dire! so di aver fatto una cosa oscena! Certo ho approfittato di te… ho ceduto ad un desiderio lussurioso e assurdo… ma.. credo che se lo valutassimo da un punto di vista naturale, cioè a prescindere dai legami di sangue che ci uniscono.. io, non so tu, ma io non ci vedo nulla di sbagliato! E’ stato il destino!

Silenzio, Poi con tono di voce irata continuai:

Poi alla luce di quello che mi hai confidato, sinceramente, considero l’episodio come una piccola vendetta personale verso quel bastardo che si è infilato nel letto di tua madre! Per non parlare di lei! Si è dimostrata una zoccola delle peggiori specie per essere arrivata a tradire la fiducia di sua figlia! E pensare che l’ho pure mandato a casa! Porca puttana! Questa notte avranno senza altro festeggiato alla grande! Alla nostra faccia! Ed io dovrei pentirmi?

Finalmente Alessia alzò il capo, ritrovando una apparente serenità nel volto, poi quasi sussurrando rispose:

Già! Avranno senza altro festeggiato alla grande! Quel bastardo! Merita.. merita.. lo stesso trattamento…

Fissandomi intensamente:

..almeno tu hai avuto la tua vendetta…..

Buttò quella frase così, ma detta in quel modo sembrava priva di condanna per aver approfittato di lei e quasi un approvazione alla mia azione, poi continuando, infatti:

Papà! Eppure non so perché? ma non riesco a condannarti per quella che hai fatto! E poi….
e poi?
Si! Tu almeno ..cioe.. Si.. in un certo senso ti sei.. diciamo ... mmm ..vendicato!

Parole ambigue. La mia mente le interpretò in solo modo. La situazione mi sembrava cambiata. Tra noi si era creato un contatto di complicità e tale da scatenare le mie intenzioni lascive. Le sue parole sibilline, funzionarono da catalizzatore dei miei ormoni. Perché mi suscitarono immediatamente un pensiero trasgressivo che mi fecero eccittare in pochi secondi, concentrand tute le mie attenzioni sessuali psicofisiche verso di lei.

Il cazzo mosso da quegli impulsi foti, si era oscenamente ingrossato aumentando vistosamente il volume dell’inguine. Mi coprì subito con la coperta per nasconderlo allo sguardo di mia figlia.

Tuttavia fu inutile, perché non l’erezione in atto che mi faceva fremere ma era la mia mente in fermento che si erano nuovamente scatenata ed era in preda ad un desiderio forte di possederla ancora; così senza pensare alle conseguenze le risposi…

possiamo rimediare…. Se vuoi?

Orami avevo scoperto il vaso di pandora, tutto era possibile, così spinto da una voluttà incontenibile avevo scoperto le mie carte palesando le mie vere intenzione incestuose; per dare un segnale preciso e forte, accompagnai la frase con una carezza leggera su un ginocchio.

Lei, fortemente turbata da gesto e dalle mie parole, mi fissava smarrita senza tuttavia fermare la mia mano, anzi in piena confusione balbettò:

io… io.. non so….. no lo so….
Si che lo sai.. si… che lo sai…. Sai cosa intendo! Vero?

Presi coraggio e determnato le infilai la mano verso l’interno coscia, per dare un preciso e chiaro segnale delle mie intenzioni, arrivando persino a lambire l’incrocio delle cosce.

Le cosce di Alessia non si chiusero. Cosi con la punta della dita arrivai fino alla fonte dei miei desideri.
Fui sorpreso quando scoprì che sotto la sottana non portava le mutandine. Si era messa soltanto la sottoveste e sotto era praticamente nuda.

Appena ci fu il contatto tra il dorso della mia mano e la sua corpulenta fica, che ormai conoscevo perfettamente, Alessia emise un lungo e intenso sospriro.

mmmmmmmmmm

Era troppo per me, così decisi passare ai fatti, mi alzai in piedi e senza curarmi della vistosa erezione che oscenamente si mostrava davanti ai suoi occhi, le afferrai gli orli della sottana e l’aiutai a sfilargliela:
Davanti ai miei occhi impregnati di bramosia si materializzarono per prima le sue grosse e meravigliose tette.
Ma ero troppo eccitato per i impegnarle in accurati preliminari, folle di desiderio carnale volevo realizzare subito il sogno che incandescente bruciava ogni cellula del mio cervello. Così fissandola negli occhi le ordinai;

Lo sai cosa voglio?

Mi guardo e senza fiatare, fece un leggero cenno con il capo

Mi sedetti al suo fianco, e mentre mi sfilavo le mutande, fissandola negli occhi, le ordinai:

“Vieni!.... siediti con le gambe aperte sul mio cazzo!

Il cazzo duro e dritto come una grossa pannocchia,  svettava borioso sul mio grembo.

Lei lo fissò con aria imbarazzata, pur avendo sentito quali fossero le mie intenzioni, non sembrava ancora convinta ad ubbidire alla mia richiesta apparendo indecisa e titubante.
Allora, la inclazai, le presi una mano e la tirai verso di me, costringendola ad alzarsi e poi a sedersi con le gambe aperte sul mio grembo.

Il ferro era rovente e non dovevo lasciare che si raffreddasse. Lei, docile come un agnellino, mi venne sopra cavalcandomi come un amazzone; io da sotto, seduto sul divano brandivo il cazzo tenendolo dritto e puntato con la cappella ingrossata contro l’apertura della sua fica, già abbondantemente bagnata; infine, fu lei che, evitando il mio sguardo per un senso di pudore, si sedette lasciando via libera al mio cazzo di infilarsi come un serpente in quella tana calda e umida. Nello stesso istante vidi il suo sguardo illuminarsi e una smorfia di piacere comparire sul suo volto non più irato
Il cazzo penetrato profondamente dentro l'aveva scossa e non le restava altro che sospirare.

mmmmmmmmmmmmm mmmmmmmmmm

Quel singulto così intenso mi diede una forza immane e con voce eccitata la incalzai subito:

Dai! Mmmm Muoviti! Cavalcami mmmm come un amazzone, fammi sentire l’ardore della tua fica! Alla faccia di quei due stronzi!

Gli stimoli erano forti per cui senza ulteriori incitamenti iniziò subito a muoversi con voluttà sul il mio grembo, in una sublime e strabiliante smorza candela, scatenata e selvaggia, la soluzione infine era stata di suo gradimento e anche mio.

La vendetta stavolta era condivisa…. Pienamente.

Così va la vita

Guzzon59