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giovedì 22 gennaio 2015

Cielo! Mio padre!

La mia storia assurda ebbe inizio dopo dieci anni di matrimonio, quando a trentacinque anni, mi trovai a gestire un sovra peso che, secondo il mio punto di vista, incrinò il rapporto coniugale.

Molte amiche mi consolavano dicendo che quei chili di troppo non erano poi tanto male e che non potevo ritenermi obesa bensì una donna in carne, molto attraente e piacevole esteticamente.

Non era così per mio marito. Infatti con il passare degli anni mi accorsi che lui non era più attirato da me; gli sguardi libidinosi lanciati sulle altre donna lasciavano intendere che non rientravo più nei suoi gusti estetici.

Nonostante abbia tentato di cambiare look adeguandolo al nuovo fisico, per esaltare i lati migliori, la delusione non venne meno perché tutti se ne accorsero tranne lui.

Il suo atteggiamento indifferente, alla fine, mi ha scoraggiato e quando la crisi raggiunse l’apice mi sono lasciata andare con un altro uomo, perché non solo apprezzava le mie qualità fisiche ma sapeva darmi sensazioni che mancavano nell’alveo domestico.


Capitolo primo (scritto da Guzzon59) Un amante perfetto.

La mia vita mutò una sera autunnale; stavo rientrando a casa con l’autobus di linea, allorquando incontrai un vecchio compagno di scuola.

Dopo tanti anni non lo avevo riconosciuto. Da ragazzo era secco come una cannuccia, senza muscoli, quasi rachitico, con la faccia coperta di brufoli. Lo rammentai come lo sfigato della classe che non interessava ad alcuna ragazza, nonostante fosse intelligente e spiritoso. Infatti era bravo a raccontare barzellette e ad imitare i professori, per questo motivo spesse volte si cacciava nei guai.

Fu lui a riconoscermi per primo. Dopo un attimo di confusione, quando capì chi fosse rimasi stupita. Davanti a me c’era un uomo brizzolato, nonostante avesse la mia stessa età, dal fisico asciutto e robusto ma non grasso. Vestiva elegante con giacca e cravatta. Insomma il classico uomo maturo affascinante e molto attraente.

“Marco?
“Già!
“Ma sei tu?
“Si! Aspetta! prima che tu mi faccia la stessa battuta di Ilaria, te la ricordi?
“Si!
“Non sono stato a Lourds! Ahahahahah
“ahahah Ma cosa hai fatto? Sei più muscoloso! Il tuo viso e liscio! Sei diventato bello!
“ E senza foruncoli! Ahahahah
“Già!
“Un po di palestra e una vita sana! Ecco il risultato!
“Caspita! Nonostante i capelli quasi bianchi! Stai benissimo! Se vedessi gli altri! Roberto per esempio! Che era il più figo della classe ora è completamente calvo e grasso! Per non parlare degli altri!
“Anche tu stai bene!
“Mi prendi in giro? Se sono ingrassata come una balena!
“Scherzi! Se tutte le balene fossero come te! Le belle donne dovrebbero lottare a gomitate per spuntarla! Ahahahah
“ahahahhahahah ma dai! Sei il solito adulatore! Ahahah
“Dimmi che cosa fai nella vita? Ti sei sposata? Hai figli?
“Fermati fammi scegliere la busta!
“ahahahahhahah scusami! Parlami di te!
“Sono sposata da dieci anni! Ho due bambini! Un maschietto di sei anni ed una femminuccia di otto! Lavoro partime in un ufficio legale! In pratica correggo bozze!
“ahahahha cavolo! Eri la più brava in italiano! Partime?
“Si! Tre ore al giorno! Mio marito fa il vigile urbano!
“Porca puttana! Proprio ieri ho preso una multa per divieto di sosta! Ahahah forse è stato tuo marito a farmela hahahahah
“ahahahah non lo so! Ma so che è molto severo sul lavoro!
“Ho capito è uno di quelli che è… un stronz… insomma è  meglio non incontrare! Ahahahah
“Già! E tu che fai di bello nella vita? Sei sposato?
“Non sono sposato! Lavoro come funzionario di banca! Mi occupo di prestiti e finaziamenti! Roba seria da mal di testa!
“ahahah lavori in banca?
“Si!
“Ecco perché curi l’aspetto! Chissa quante donne ti vengono dietro!
“Si! ma no quelle che vorrei!
“ah ah mmm delusioni d’amore! Vero?
“diciamo che le cose non vanno mai come desideri!

Quella risposta mi fece impressione. Lo sguardo da sfigato non lo aveva mai abbandonato. Da ragazzo era divertente ma adesso, in considerazione che stavo vivendo un rapporto matrimoniale in crisi,  i suoi sentimenti mi erano affini, quindi mi suscitava compassione. Avrei voluto abbracciarlo e consolarlo con qualche carezza. Ma ci pensò il destino a farlo. Perché una brusca frenata dell’autobus mi proiettò tra le sue braccia.
Marco mi prese al volo e mi tenne stretta a se per non farmi cadere. L’autobuos riprese la corsa normalmente ma la sua mano rimase ancora cinta attorno alla mia vita.
Successe un fatto strano. Il contatto fisico improvviso ci fece fremere. Sentì il suo corpo vibrare e come una scossa che contagiò il mio.
Ci fissammo per pochi secondi, intensamente. I suoi occhi azzurri erano luminosi e splendenti. Aveva uno sguardo profondo che trasmetteva una sensazione che mi fece tremare la gambe.

Fu il classico colpo di fulmine.

“Io… io scendo alla prossima!
“Anche io… se ti..!

Una volta scesi. Continuammo a guardarci incantati. Nessuno dei due osava dire qualcosa. Da come mi guardava si capiva che gli piacevo.  Gli diedi la mano e prima che si allontanasse:

“Cosa volevi dirmi prima di scendere?
“Si.. insomma .. mi piacerebbe rivederti! Se ti va?

Senza esitare risposi:

“Si! – sembrava che non aspettassi altro- Si! Mi piacerebbe! facciamo domani?

Fu uno slancio emotivo imbarazzante, perché forse gli avevo dato l’impressione che mi stessi dimostrando troppo interessata a lui. Marco, infatti, sorrise sotto i baffi:

“Domani mattina? Certo! sono libero!
“Anche io! Potremmo incontrarci qui?
“Si! Allora a domani mattina! Ti aspetto alle dieci!
“Alle dieci va benissimo!

Dopo il primo incontro ci rivedemmo molte volte, fino a diventare amanti.

La prima volta successe a casa sua.
Eravamo talmente eccitati che facemmo l’amore in cucina, sul tavolo e sul piano cottura, come folli affamati di sensazioni estreme.
Il suo impeto mi sorprese, forse perché da anni non ero abituata ad essere presa in quel modo quasi selvaggio.
Mi aveva gettata supina sul piano della cucina poi, guardandomi come un lupo famelico, mi allargò le cosce invadendo come un feroce predatore il punto di incontro delle gambe. Era bello sentirsi desiderata da un uomo. Quello sguardo incantato su di me non lo avevo visto da molti anni.
Leccava da dio. La sua lingua forzava i recessi più intimi della vagina, mentre le sue mani guidate da una mente eccitata, marciavano decisa sulle cosce e sui fianchi fino a impossessarsi delle tette e sollazzarsi felicemente.

Era impossibile resistere a quell’uragano di stimoli globali che mi scombussolavano il basso ventre come un terremoto devastante all’ennesima potenza.

Quando ricambiai il fervore rimasi incantata davanti al suo cazzo. Grosso e lungo.
Il brutto anatroccolo era dotato; pensai che se all’epoca lo avessero saputo alcune amiche zoccole forse il suo destino non sarebbe stato quello di un ragazzo sfigato.

Appena lo afferrai, ne apprezzai la solidità e la potente durezza. Le nervature delle vene sembravano fiumi in piena in procinto di esplodere per quanto fossero ingrossati.

Quando attaccai a pompare il suo palo, Marco non resistette al desiderio di chiavarmi in bocca. Mi afferrò la testa e tenendola ferma iniziò a spingere il suo corpo. I suoi affondi inducevano la cappella a penetrare nella profondità della gola intasando l’esofago. Era difficile trattenere il respiro avendo quel grosso e lungo tubo nella faringe.

Nel momenti in cui soffrivo per debito di ossigeno lui lo capiva dallo sguardo allucinato e lacrimante. Si staccava e in quegli istanti sputavo conati di saliva schiumosa, colanti dagli angoli della bocca sul collo e sul petto.

Mi fu subito chiaro che Marco era un uomo abituato a dominare le donne. Gli piaceva dettare i ritmi e a me piaceva lasciarmi trascinare dalla corrente lussuriosa della sua mente prevaricante.

Da tempo presi l’abitudine a indossare lingerie erotica che lui apprezzava molto. Così mi abituai a vestirmi in modo provocante.

Gli piaceva vedere le mie gambe velate da calze, trasparenti, che lasciavano scoperti la pelle bianca nella parte superiore delle cosce.

La prima volta in casa sua, dopo avermi presa in tutte le posizioni che la sua immaginazione gli suggeriva, mi bloccò a pecorina sul pavimento della cucina, scaricando la sua voluttà nella mia fica, senza porsi limiti, sfogando la tensione che aveva accumulato durante gli incontri clandestini, in auto, nei cessi dei bar, nei parcheggi dei supermercati, nei garage, in luoghi e tempi che non avevano consentito di appagare come volevamo le nostre brame.
Appena il rapporto intimo si rafforzò la sua casa divenne l’alcova dove consumavamo i nostri incontri di amanti diabolici e passionali.

Quelle abitudini si interrompevano solo in occasione della visita della madre, ma dopo un po decidemmo di risolvere ripiegando nei motel. La passione che ci aveva uniti era troppo intensa e non volevamo perdere tempo in attese inutili.

Più tardi in considerazione dei rischi connesse alla frequentazione dei motel, iniziammo a incontrarci anche in casa mia, la mattina, quando mio marito era in servizio.

Il rischio era alto, ma con un po di prudenza diventava minimo perché mamma e papà lavorano, i bambini erano a scuola..

Marco, prima che cominciasse a frequentare la mia casa diventò un amico di famiglia.
Con mio marito condivideva la stessa passione per la pesca.

Capitò una cosa curiosa perché col tempo mio marito cominciò a pensare che Marco fosse un omosessuale. Il fatto che non parlasse mai di donne; che vivesse da solo e che non lo avesse mai visto in compagnia di una ragazza lo aveva insospettito. Anche i miei genitori suggestionati da mio marito videro nel suo comportamento un aspetto legato alla omosessualità.

Quel giudizio avventato tuttavia poteva servire la nostra causa. Il fatto che mio marito e i miei genitori lo giudicassero gay mi permetteva di frequentarlo apertamente e senza suscitare sospetti. Anzi mi divertivo anche a rinforzare quel giudizio errato.

Vivevo un periodo di appagante tranquillità psicofisica, perché in Marco avevo trovato l’amante ideale. Entrambi non volevamo complicazioni esistenziali con separazioni o divorzi con eventuali conflitti dovuti a cause civili. Sia lui che io ci accontentavamo dei momenti in cui potevamo scatenare le nostre voglie, evitando di esporci con incontri pericolosi.
La sua comparsa nella mia vita aveva risolto la crisi matrimoniale.
Le poche soddisfazione che ricevevo da mio marito venivano compensate alla grande dalle molte che mi offriva Marco. Costituimmo un menage a tre che stava funzionando meravigliosamente e in modo perfetto.

Ma il diavolo fa le pentole e mai i coperchi.

Capitolo secondo (scritto da Guzzon59:  Incredibilmente l’incesto.

Successe che Papà fu messo in cassa integrazione. La sua presenza in casa, la mattina, complicò i piani e rendeva difficile il collaudato menage a tre.
Tuttavia in considerazione che gli appartamenti erano situati su piani differenti ci garantiva comunque una certa sicurezza. Inoltre le frequentazioni di Marco non avevano mai allarmato i miei familiari.

Una mattina, tuttavia successe l’imprevedibile.

Quel giorno la mamma di Marco era venuta a fargli visita. Così toccò a me ospitarlo.
Quel giorno mi ero agghindata da grande troia: Sottana trasparente di seta nera, calze fine e reggicalze, tanga succinto e scarpe nere con tacco. Avevo profumato l’ambiente con essenze esotiche che alteravano la percezione dell’aria, favorendo l’eccitazione ed il desiderio.

Marco arrivò puntuale. Come d’abitudine iniziamo a baciarci scatenandoci prima all’ingresso, poi lungo il corridoio e infine in camera da letto.
Mentre lui stava terminando di spogliarsi, mi ero impegnata in un intenso giochetto con il suo cazzo duro come la pietra.

Il gioiello mi incantava ogni qual volta che lo soppesavo e l’accarezzavo; quel
giorno prima fu preda della mia bocca ingorda che lo succhiava fino all’elsa, poi fu schiavo delle mie mani vogliose che lo segarono con forza e quando lo imprigionai nelle mie tette per stimolarlo lungo tutta la sua lunghezza successe l’apocalissi:

“Ma che cazzo sta succedendo qui?
“Cielo! Mio padre?

Rimanemmo di ghiaccio appena comparve la figura di papà sulla soglia della camera da letto.

Marco imbarazzato afferrò velocemente i suoi vestiti e in pochi minuti scomparve dalla scena fuggendo come una lepre braccata da un segugio.

Papà, avvolto nell’accappatoio di spugna, in ciabatte, con le braccia incrociate, mi fissava come se volesse incenerirmi solo con lo sguardo. Inoltre da una mano pendeva una mazza da baseball.

Nei suoi occhi vidi brillare la rabbia selvaggia dei lupi.
Rimasi ancora inginocchiata davanti al letto. Incapace di alzarmi. Bloccata da quella situazione imbarazzante. Marco intanto era scomparso e mi sentivo abbandonata e terribilmente esposta all’ira di papà.

“Ma che razza di donna sei? In casa tua? Mentre tuo marito lavora? Peggio delle puttane di strada! Guardati come ti sei ridotta! Non ti riconosco più! Mi sembri una troia! Eravate talmente accaldati come cani, che non vi siete curati di chiudere la porta! Mi vergogno di avere una figlia come te!

Accidenti! Proprio così! Non avevamo preso le dovute precauzioni. Incredibilmente avevamo lasciato la porta aperta, addirittara spalancata. Fu una vicina di casa a contattare papà avvertendolo che la porta era aperta e di  aver sentito delle voci strane; preoccupata temeva che mi fosse successo qualcosa perché aveva notato un uomo entrare in casa mia. Papà, a sua volta allarmato, si era munito di una mazza di baseball precipitandosi in casa mia senza curarsi di vestirsi. I suoi capelli infatti erano bagnati e lasciavano intendere che stesse facendo la doccia.

“Mio dio! Quel coglione! Pensavo che fosse un frocio! Invece quello stronzo si fotteva la compagna di scuola facendo cornuto un uomo a cui aveva fatto credere di essere un amico! Ma che razza di uomo è? Infilarsi nelle famiglie e tradire la fiducia della gente! E tu guardati! Come ti sei ridotta! Fai schifo! Tradire un uomo che ti mantiene e ti fa vivere come una signora!

Quella frase mi fece incavolare, e presa dall’ira gli urlai:

“Basta! Basta! Giudicare dalle apparenze! Claudio non mi ama più! Mi tratta come un oggetto di nessun valore! Anzi forse gli faccio schifo come donna! Che cosa ne sai tu? Claudio non è quel grande uomo che credi che sia! È un bastardo egoista che pensa solo a farsi i cazzi suoi!
“E tu? cosa hai fatto per cambiare le cose? Ti sei fatta scopare da un altro! Lo hai sostituito a letto! Non sei diversa da lui! Porca puttana ti sei comportata come una troia!

Mi afferrò dai capelli trascinandomi in salotto. Scomparve per pochi secondi per ritornare con il grosso mestolo di legno che tenevo in cucina attaccato al muro, come ornamento. Brandendo il ramaiolo:

“Da bambina era tua madre a punirti quando facevi le cazzate! Ed io pronto a difenderti! Ma ora sei una donna adulta e dovresti capire che tipo di cazzate combini e questa non è di poco conto!  penso che le sberle di tua madre in questo momento non sarebbero sufficienti a punire la colpa di cui ti sei macchiata! Ci vuole una punizione corporale dolorosa che ti lasci il segno! Vediamo di rimediare!
“Che cosa vuoi fare?
“Inginocchiati sul tavolino! Adesso!
“ma papà! Sei impazzito!
“non sono pazzo! Devo sfogare la rabbia che mi bolle dentro! Ti sei comportata come la peggiore puttana di strada! Hai messo in pericola la tua famiglia! Meriti una lezione! Lo devo fare! Per il bene tuo e del tuo matrimonio! Se devo tacere per sempre e portarmi questo segreto nella tomba! Almeno lo voglio fare a modo mio! Ti devo punire! Ora inginocchiati sul tavolino!

I suoi occhi brillavano dalla rabbia. Il tono della voce era determinato. Brandiva il mestolo come un oggetto minaccioso, con l’intenzione di usare contro di me. Il suo comportamento mi intimoriva.
Tuttavia successe un fatto strano, papà mi stava dominando con il suo carattere violento. Mi stava trattando da schiava e voleva infliggermi pene corporali, quindi invasive. La paura si tramutò in un sentimento inaudito: emozionata, fremevo nell’attesa di ricevere la pena corporale.
Lo fissai intensamente. Il suo sguardo irato mi faceva tremare le gambe. Ero turbata dalla paura all’idea che il mestolo mi avrebbe colpito.

Non opposi alcuna resistenza, ubbidiente come un agnellino eseguì i sui ordini, quindi mi predisposi nella posizione che mi aveva imposto d’autorità. Inginocchiata sul tavolino del salotto. Sapendo quali fossero le sue intenzioni mi preparai mentalmente a subire gli effetti dolorosi che il mestolo avrebbe prodotto sulle mie terga. Iniziò subito a colpirmi senza preavviso.

“To! to! Prendi! prendi!

Ciaf! Ciaf! ciaf!

La parte piatta del mestolo di legno batteva violentemente contro la pelle delle natiche. Il dolore era forte, strinsi i denti cercando di sopportare il male e il bruciore.

“Ciaf! Ciaf! Ciaf…

Poi non sentì più nulla. Si era fermato. Pensai che l’amore paterna avesse avuto il sopravvento.

Non mi mossi. Fino a quando non me lo avesse ordinato lui decisi di restare ferma in quella posizione, in attesa che riprendesse a colpirmi ovvero mi lasciasse andare.

C’era un silenzio strano; Inoltre pensai che che i colpi inferti erano stati pochi rispetto alla grande rabbia che lo animava.

Mentre riflettevo su quel fatto, successe qualcosa di sbalorditivo. Ad un tratto avvertì la sua mano che spostava di lato il perizoma, poi percepì qualcosa di duro che iniziò a premere tra le fessure della figa.

In quei momenti percepivo il corpo di papà che si agita dietro di me, avvertendo un insolito contatto fisico; quando iniziò a sforzarsi compresi che l’oggetto duro che stava affondando dentro di me era il suo cazzo. Fui scioccata. Ma non ebbi il tempo di reagire perché la penetrazione fu veloce e subito lui attaccò a chiavarmi in modo estenuante; mi provocò un piacere così intenso che mi indusse a lamentarmi.

“Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmmmmmmmmm

Il gemito mi uscì spontaneo. Non mi sembrava possibile che papà stesse abusando di me; non c’era il tempo di ragionare perché papà continuava a chiavarmi con foga. Mi sembrava una situazione inconcepibile ma reale, perché incredibilmente quello che si muoveva dentro di me era veramente il suo cazzo.

La penetrazione inoltre fu facilitata dal fatto che avevo la fica bagnata dall’eccitazione provocata dal dolore dei colpi di mestolo inferti sulle natiche. Mi fu impossibile ribellarmi perché mi aveva colto di sorpresa e il godimento intenso che stavo provando mi aveva inchiodato sul tavolino. Papà mi aveva bloccata con il suo grande ardore che stava sfogando con veemenza, sembrava un ariete. Era impossibile resistergli e restare inerti e cercare di soffocare quel godimento che mi stava sconquassando la fica:

“Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmmmmmm aaaaaaaaa

Gemevo dal piacere che il suo cazzo mi stava procurando. Dio mio, mi sembrava di morire. Mi ero afferrata saldamente al tavolino per ammortizzare i suoi colpi devastanti. Mi stava scopando con rabbia e determinazione. Era certamente la sua ira. Non aveva più l’accappatoio e si muoveva nudo dietro di me.

Papà era un uomo magro e ossuto. Il suo bacino solido impattava contro le mie natiche senza darmi alcun fastidio. Mi teneva saldamente dai fianchi mentre ficcava il suo cazzo dentro di me, con una forza incredibile.
Per dare slancio ai suoi affondi si era aiutato con i piedi che facevano leva sul pavimento favorendo i suoi movimenti micidiali.

Passato lo scioc iniziale, mi predisposi favorevolmente al quell’assurdo rapporto incestuoso, e accettando quell’impensabile invasione iniziai a gemere e ad imprecare il suo ardore.

“aaaaaaaaaaaaaaaa si mmmmmmmmmmmmmm si si mmmmm dio papà mmmmmm sto godendo mmmmmm

Alla fine anche papà ruppe il silenzio:

“Puttana! Sei una puttana! To to puttana mmmmm to puttana! Vuoi fare la puttana? E
così sia! Ti piace il cazzo? Ora ti accontento io puttana!
“si mmmmm si mmmmm dio godo mmmmm si mi piace il cazzo mmmmmm

La follia o forse l’effluvio delle essenze esotiche avevano avuto un ruolo determinante in quel cambiamento di programma.  Certamente la vista delle mie terga esposte a pecorina al suo sguardo lo devono avere eccitato fino a indurlo ad intraprendere quella via inaudita per padre.
Mi insultava con impropri insulsi esaltandosi nella sua azione incestuosa.
Non so, se si fosse reso conto di quanto stava succedendo. Ma la cosa non mi importava più di tanto, perché accettai coscientemente quella strana punizione che tutto sommato dava piacera anziché pene corporali, e si adattava perfettamente alla mia attitudine trasgressiva; non ero soltanto una moglie infedele e puttana ma una figlia incestuosa e zoccola a cui piaceva scopare con il padre. Il massimo della spregiudicatezza e perversioni immaginabili.

“Mmmmmmm si mmmmm si si si godo mmm dio sto godendo mmmm si si papà mmmm
“to puttana! Troia! Sei una troia! Allora non sei più mia figlia! Ma sei una puttana di strada! To to
“si si mmm si si si sono una puttana! Oddio sto godendo mmmmmm
“ora lo devi prendere in bocca ho visto che ti piace fare i pompini!

Mi venne davanti. Il suo sguardo era allucinato. Sembrava posseduto da un demone.
Parò davanti al mio naso il suo cazzo che era bellissimo. Duro e grosso. L’ho amato da subito. Mi afferrò la testa e me lo infilò in bocca.
Appena senti la tonicità del suo pene nelle gote attaccai a pompare come piaceva a me; lo succhiai intensamente e per molto tempo.

“Adesso andiamo sul letto, qui sono scomodo!

Lui ordinava e io eseguivo senza problemi, ormai succube della sua mente sconvolta dell’eccitazione e dai suoi istinti animali. Serva di un padre padrone, il massimo godimento che una donna potesse sperare di sperimentare.

Come un selvaggio mi strappò la camicia di seta nera lasciandomi solo le calze, poi mi gettò sul letto a pecorina e da dietro riprese a scoparmi con la stessa foga di prima. Anzi i suoi affondi sembravano più incisivi e devastanti.

“Aaaaaaaaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmmm dio mmmmm papà mmmmm

Il godimento era talmente intenso che mi sembrò di perdere i sensi. Era una situazione infernale, incredibilmente straordinaria e unica al mondo. Difficilmente descrivibile se non si sperimentasse di persona.

Papà continuò a chiavarmi in tutte le posizioni e dopo una estenuante pecorina, che metteva in luce una grande energia del suo fisico asciutto, alla fine di una serie infinita di affondi, penetranti e devastanti:

“aaaaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmmmmm aaaaaaaaaaaa si si mmmm to to puttana! puttana! to Puttana!

Si alzò in piedi, mi venne davanti e menando il cazzo lo fece sborrare sul mia faccia. Era la punizione che meritavo; la massima umiliazione.

“Aaaaaaaaaaaaaa mmmmmm aaaaaaaaaaaaaaaaa

Tuttavia ero estasiate ed ancora in prede agli spasmi del godimento e come una pazza
spargevo il suo seme sulla bocca e sulle tette, succhiando ingorda le dita impregnate del liquido che mi aveva generato.

Il menage da quel giorno diventò a quattro. Non avrei mai rinunciato a Marco.
Lo convissi a riprendere il rapporto mentendogli. Gli dissi che papà era stato comprensivo e che aveva capito la natura del mio tradimento. A lui premeva la mia felicità. Per questo ci esortò ad essere prudenti. Ma con la sua complicità la tresca divenne più sicura.

Non ho mai confessato a Marco che ero diventata anche la puttana di papà.

Così va la vita
Guzzon59

venerdì 26 dicembre 2014

Vintage, il fascino del pelo...



Il parroco stava lodando la figura del nonno e i presenti ascoltavano commossi perché in paese tutto lo conoscevano.

E’ morto felice e pienamente soddisfatto della sua vita terrena.
Per quando mi riguardava, per quello che ha significato per me, non potrei mai dimenticarlo.

Ascoltavo emozionata l’omelia e lentamente la mente tornava indietro nel tempo di circa venticinque anni.
Era l’estate dell’anno 1990, avevo sedici anni ed ufficialmente ero scappata di casa. Perché?

Ecco la spiegazione:

Capitolo primo (scritto da Guzzon59): La fuga.

A causa del carattere ribelle. Al liceo tra le studentesse mi giudicavano la più scalmanata e sovversiva perché facevo incazzare i prof che contestavo e poi ero molto disponibile a scioperare per qualsiasi cazzata.

C’era anche un altro aspetto che faceva di me una ragazza particolare.
Lo ammetto senza alcun imbarazzo: mi piaceva il cazzo e scopare per me significava esprimere la mia libertà sessuale ed emancipazione femminile, considerato che non possedevo altri talenti.

A quel tempo il sesso era ancora considerato un argomento che riguardava esclusivamente  l’aspetto privato delle persone. Non era un argomento che si potesse discutere in pubblico.

Così per presa posizione il sesso lo avevo mondato di tutti quei fronzoli morali che lo relegavano  nella sfera dell’intimo per cui lo praticavo in modo estenuante al solo scopo di dimostrare una personalità disincantate e anticonformista.

Ero anche avvantaggiata poiché essendo una bella ragazza era scontato che fossi io a scegliere.

A quel tempo comunque avevo un ragazzo che consideravo un tromba amico con il quale c’era un patto: sarebbe rimasto al mio fianco con tutti i benefit se avesse tollerato la mia liberta sessuale.
Tuttavia quello che mi faceva più schifo era l’ipocrisia e i pregiudizi che imperavano sovrani e diffondevano ad arte la maldicenza dei compagni di scuola e dell’intero istituto che mi giudicavano una vacca ninfomane.
Apparentemente poteva essere vero ma in realtà non capivano che era il mio modo di essere e l’espressione del mio senso di libertà.

Durante l’estate di quello anno, per motivi che non mi ricordo non andammo al mare, così mi trovai in città a subire una canicola insopportabile in una noia mortale.
In quello stato mentale piatto mi venne in soccorso una amica del cuore e compagna di scuola che per certi aspetti ci univa una spregiudicata affinità, per questo anche lei subiva lo stesso ostracismo venendo assimilata a me per cui il popolo mormorava che eravamo due grandissime vacche, ma chi se ne fregava.

Cinzia, questo era il suo nome, mi parlò di suo cugino e del fatto che gli avesse proposto di passare due settimane al mare. Aveva a disposizione una intera ville a Follonica in Toscana.
Anche lei era minorenne e come me tiranneggiata dai genitori.
Mi confidò che il cugino e una suo amico erano dei grandi fighi e meritavano il nostro interesse, che nel nostro gergo significava che ce li saremmo scopati entrambi.
L’idea mi andava alla grande e senza pensare ai divieti che i miei genitori avrebbero posto riempì lo zainetto del necessario, rubai cinquecento mila lire da un cassetto e raggiunsi Cinzia e insieme ci imbarcammo sul treno per il paradiso marino.

I ragazzi erano maggiorenni e disponevano di una auto.
Erano veramente belli. Nella prima settimana ci godemmo la vita alla grande. Spiaggia, pizzeria e discoteca, poi la sera in casa a fare sesso tutti insieme, con tanto di trasgressive pomiciate tra me e Cinzia.

Quando i maschi erano spompati e ridotti all’osso, spesso continuavamo a stimolarci con sublimi sessanta nove e strusciamenti di fica contro fica, per un piacevole e caldo attrito.

Debbo confessare che in quel periodo ottenevo più soddisfazione a fare sesso con lei che con i maschi.
Fino ad allora non avevo mai incontrato un uomo capace di farmi impazzire dal godimento.

Mi ricordo che facevamo largo uso di bevande alcoliche e di spinelli soprattutto durante le orge a quattro.
Fu così che una sera esagerai con un mixi di alcool e hascisc e ripresi i sensi in piena notte al pronto soccorso dell’ospedale in mezzo a persone in camicie verde e divisa dei carabinieri.

Dopo esser stata dimessa, una poliziotta scortò me e Cinzia fino a casa affidandoci ai genitori che in quei giorni si erano disperati ma soprattutto incazzati neri.
Seguirono ramanzine, cazziatoni e filippiche a raffiche che anticipavano una mortificante prigionia forzata in casa.

Ma non durò a lungo perché una mattina vidi la mamma che stava preparando la mia valigia:

“Che cazzo fai?
“Smettila di rivolgerti a me con quel linguaggio triviale! Cosa abbiamo fatto di male per avere una figlia come te? Ti abbiamo dato tutto! Perché ti comporti così? Bella riconoscenza!

Era inutile risponderle, non avrebbe mai capito le mie ragioni e il fatto che l’affetto non si compra con il denaro.

“Perché prepari le valigie?
“Abbiamo deciso che andrai a stare per un po di tempo dal nonno? Non ti abbandoniamo! Ma non possiamo starti dietro! Tuo padre è una persona impegnata, con una grande responsabilità aziendale che non può trascurare! Io ho i miei impegni universitari e come assistente devo presenziare alle sessioni di esame! Tiziana ti prego aiutaci ad aiutarti! Non ti giriamo le spalle ma abbiamo pensato che il nonno, persona saggia, possa aiutarti a riflettere per farti trovare un senso a questa vita che stai buttando nel cesso! E sinceramente non sapremmo cosa fare per farti capire i disastri che stai combinando per un senso sbagliato di libertà!

La guardai senza rispondere conscia del fatto che mi stavano scaricando dalla loro vita, non mi andava di intavolare una discussione filosofica sulla esistenza che non avrebbe avuto alcun esito in presenza di due posizioni generazionali diametralmente opposte.

Papà mi accompagnò al suo paesino di origine. Il nonno paterno viveva in una casetta tra i boschi. Ricordava  la fattoria del nonno di Hide.

Secondo capitolo (scritto da guzzon59): Soggiorno forzato dal nonno.

Il nonno era vedovo da cinque anni, sessanta otto anni suonati ed era completamente canuto.
Un pensionato dei trasporti pubblici.

Alla morte della nonna ristrutturò la vecchia casa di famiglia dove poi si è rifugiato in solitudine ed immerso nella natura.

Quando arrivai lo salutai distrattamente. Non lo feci per cattiveria. Il nonno era l’unico adulto di famiglia che rispettavo perché incredibilmente nonostante l’età riusciva a capirmi o almeno si sforzava. Credo che la sua sia stata la saggezza di un uomo semplice e pratico non corrotto dalla cultura complicata e inconcludente delle discussioni intellettuali sul sesso degli angeli.

Il nonno quando restaurò la casa divise una stanza e l’arredò solo per me. In tanti anni non aveva mai cambiato il mobilio e quindi si presentava con sopramobili e arredo del colore dei manga giapponesi, più adatta ad una bambina di dieci anni. Ma non mi importava un fico secco, pur di stare lontano da quei bacchettoni dei miei genitori poteva servire la causa anche un tugurio.

Il nonno e papà discussero per parecchie ore. Notai che il nonno agitava le mani e lo guardava con espressione arrabbiata. Papà appariva in difficoltà. Sicuramente, come sempre, il nonno aveva preso le mie difese.

Quando vidi l’auto di papà lasciare la fattoria, senza neanche un cenno di saluto, raggiunsi il nonno.

Lo abbracciai forte, gli volevo un sacco di bene e qualche volta  mi commuovevo a pensarlo da solo in quella sperduta landa.

Ma col passare dei giorni mi accorsi che non era un anima solitaria e fuggiasca come l’avevo immaginato.

“Tiziana! L’hai fatta grossa stavolta! Non metto in discussione la fuga! Perché con due genitori come i tuoi pure i santi avrebbero perso la pazienza! Ma rischiare la salute con quella robaccia! Perché lo fai?
“Lo so! Ho esagerato! Non so cosa ho! Mi sento insoddisfatta! Sento che mi manca qualcosa! Non riesco a trovare un senso a questa vita! o a qualcosa che mi entusiasmi!
“E’ il male dei giovani di oggi! Viviamo in una società di merda che vi ha tolto persino sogni! E tu però cerca di studiare! Non ti mettere nei guai! E poi, il sesso! Con tutti i pericoli che ci sono oggi! Dovresti fare molta attenzione! Sei una bella ragazza! Non svalutarti per chi forse non ti merita!

Il nonno era così, schietto e l’unico che mi coinvolgeva in discorsi anche di sesso.

“Per me è qualcosa che mi fa sentire viva e libera! Sono i pochi momenti in cui mi sento bene!
“Ma benedetta figliola! Ci vuole moderazione in tutto! Soprattutto nel sesso! Lo sai che è come il miele? Quando ne abusi ti fa venire il vomito!
“ahahahahah mi fai ridere!
“perché?
“Pensavo all’accoppiamento tra il miele e il sesso! Ci vuole una bella fantasia! Ahahah
“ahahha ho capito! Volevo dire che il troppo storpia!
“ahah quando non piace!
“Tiziana per cortesia! Mi hai fatto perdere il filo del discorso!
“Ma nonno! Sei stato proprio tu a dirmi che nelle vita le cose piacevoli bisogna farle con entusiasmo ed impegno! Senza rinunciarci!
“si! va bene! Ma non parlavo di quello! Mi riferivo ad altro! Lo studio per esempio! Al lavoro!
“Non vado male a scuola! Anche se sono la più grande rompiscatole della classe!
“Da questo punto di vista hai preso da me! Sapessi a quanti ho fatto girare la pelle sul lavoro hahahah
“ahahahah nonno! Sono contente di stare un po con te!
“Tiziana ti prego! Approfitta di questo momento per riflettere sulle cose importanti della vita! Sei una bella ragazza e mi sembra un delitto cedere il proprio corpo per  un atto che consideri sbrigativamente come espressione di libertà! secondo me è un atto importantissimo perché lo ritengo il più alto momento di comunicazione empatico tra due persone che si desiderano, ma anche che si amano! E tu lo pratichi senza alcuna precauzione sia materiale che affettiva!
“Nonno! Non sono pronta per i rapporti seri! Ma non voglio privarmi di qualcosa che ritengo utile alla mia crescita!
“Tiziana! Sei una ragazzina intelligente! Ma secondo me un po’ confusa! Il tuo corpo e la tua personalità non sono divise ma compongono una unità di spirito e di carne! Se avvilisci una offendi l’altra! Certo non devi privarti di qualcosa che ti dia piacere! Ma essendo un atto che coinvolge una parte di quella unità che è la tua personalità, dovresti secondo me concederti solo a chi ti dia emozioni e sentimenti! Che secondo me sono molto più appaganti rispetto ai semplici piaceri carnali fugaci! Lo dico a ragione veduta perché con tua nonna ho vissuto una intera vita in perfetto equilibrio spirituale e carnale.
“E’ bello ciò che dici! Ma sono confusa nonno! Vorrei essere così! Ma poi ci casco sempre e mi rendo conto che è il mio modo di essere! La mia personalità che si afferma anche di fronte agli altri!
“Sei ancora una bambina! Devi imparare a non tener conto del giudizio degli altri! Il danno lo fai a te stessa! Ora basta con sti discorsi! Sei affamata! Ho preparato uno stufato e qualche dolce che so che apprezzerai!
“oh nonno! Grazie! Ti voglio tanto bene!

Lo abbracciai stringendolo con tutta la mia forza, perché lo sentivo molto vicino a me e sapevo che mi voleva un bene della madonna.

Col passare dei giorni i lavori di campagna e le lunghe passeggiate nei boschi mi dettero una certa serenità ma in me cresceva un disagio che mi faceva sentire in imbarazzo: Mi mancava il cazzo.

Nonostante i bei discorsi che aveva fatto il nonno e la mia volontà di seguire i suoi consigli, in me si agitavano fantasmi erotici incontrollabili che non mi davano tregua e non mi lasciavano dormire la notte.
A volte per lenire il desiderio carnale che saturava ogni cellula del mio cervello mi impegnavo in estenuanti ditalini e masturbazioni che non riuscivano mai a soddisfarmi completamente.
Arrivai persino a utilizzare strumenti a forma fallica, come il manico della spazzola e la sfera di ottone della spalliera del letto, per provare la sensazione di sentirli dentro me come un cazzo. Però mi rendevo conto che la voglia di un cazzo vero, duro e pulsante era il fantasma erotico che turbava maggiormente il sonno e i miei pensieri.

Una volta capitò di assistere alla copulazione della cagnetta del nonno con un cane randagio che si era presentato alla fattoria attratto dagli odori secreti dalla cagnetta in calore.
Vedere il suo cazzo ficcato nelle fica della cagnetta e incastrati uno nell’altro mi fece sballare la testa fino a desiderare di essere al posto della cagnetta. Disperata e con i sensi infiammati corsi in camera a masturbarmi come una pazza bramando persino il cazzo di quel randagio bastardo.

La mia era una vera e propria crisi di astinenza di sesso. Stavo diventando matta. Forse i miei compagni di scuola avevano ragione a dire di me che fossi una ninfomane.

I cetrioli si rivelarono un ottimo surrogato del cazzo. Erano grossi e la superficie presentavano dei piccoli rialzi che servivano al caso mio. Ma poi mi rendevo conto che erano solo oggetti inanimati. Il cazzo vero restava sempre al centro delle mie riflessione e desiderio di sesso. Soprattutto mi mancava un uomo che mi scopasse in modo estenuante e in quelle lande deserte non ce ne erano neanche a pagarli. Erano tutti vecchi contadini bifolchi ed i giovani erano scappati in città.

Dovevo resistere fino all’apertura della scuola.
Nell’attesa trovai anche il modo di moderare quei bollori dello spirito e per combattere i pruriti della fantasia e anche della fica; andavo ad immergermi in un laghetto non distante da casa. L’acqua era fredda e per alcuni minuti abbassava la temperatura del mio corpo accalorato dal desiderio.

Una terapia che iniziai a praticare tutti i giorni e per molte ore.

Una volta capitò di trovare il posto segreto occupato da una famiglia di villeggianti. Che rottura di palle pensai.
Così feci marcia indietro e tornai a casa.

Fino a quel giorno non mi ero reso conto che il nonno avesse considerato come un abitudine il fatto che andassi tutti i giorni al laghetto, quindi non si sarebbe mai aspettato un mio ritorno improvviso.


Capitolo terzo (scritto da guzzon59): La vita segreta del nonno.

Trovare la mia spiaggia privata occupata la considerai una seccatura tuttavia si rivelò anche l’occasione che mi fece scoprire  i retroscena inquietanti della personalità del nonno che lui, furbamente, mi aveva celato dietro un apparente maschera di integerrimo vedovo nostalgico della defunta moglie.
Sorrisi quando pensai che mi ero commossa ad ascoltare la sua meravigliosa storia di amore, l’empatia, la fedeltà e tutte quelle cazzate sul rispetto del proprio corpo. Altro che sentimenti e affetto spirituale appaganti! A lui piaceva qualcosa di molto carnale: la figa.

Lo so siete curiosi di sapere che cosa ho scoperto. Andiamo per gradi.

Arrivai a casa incazzata perché non avevo fatto il bagno. Davanti all’ingresso scorsi il motorino del postino, fermo sul cavalletto. Dovrei dire la postina visto che era una giovane ragazza di circa venti cinque anni.

L’avevo vista alcune volte, ragazza dai capelli lunghi e rossi. Non era brutta anzi in quelle lande sperdute faceva anche la sua bella figura.

Quando girai la maniglia trovai la porta d’ingresso chiusa a chiave. Mi sembrava strano a quella ora. Il nonno anche se si allontanava non aveva l’abitudine di chiudere la porta. Quella situazione mi aveva insospettito. Mi domandavo dove fosse andato e cosa strana dove era finita la postina?

Feci il giro della casa per dare un occhiata attorno e fui fortunata perché la porta finestra della cucina era aperta. Entrai ma mi bloccai subito appena sentì la voce alterata del nonno che incitava qualcuno a succhiargli il cazzo.

“Lo sai che sei meglio di tua madre! E pensare che solo un anno fa era lei a venire qui a portare la posta e a prendersi cura del mio cazzo! Ahaha porca miseria ti ha insegnato bene a fare i pompini! Mmmm si mmmmm così mmmm cazzo mmmm

Mi sporsi lentamente e vidi la postina nuda inginocchiata davanti al nonno impegnata a praticagli un pompino coi cazzi! O direi al suo cazzo! E che cazzo!

La prima impressione fu di sorpresa, perché mai e poi mai avrei immaginato il nonno da un punto di vista che per me era assolutamente impensabile.

Il nonno continuava a parlare.

“Quando ti sei presentata il primo giorno al posto di tua madre credevo che la cuccagna fosse finita! Ma poi col tempo ho capito che eri di indole puttanesca come lei! Una giovanissima troia a cui piaceva il cazzo! Mmmm

La ragazza si stava trastullando con il coglioni ed il cazzo del nonno. Poi si ferma ed alza la testa.

“Lo sai che da bambina facevo finta di giocare ma ascoltavo il pettegolezzo delle donne del paese? tutte parlavano di te! Che eri un animale con un grosso cazzo! Le hai castigate tutte o quasi!
“ahahahahh non dimenticare che sono nato e cresciuto qui! Quindi!
“molte dicevano che ti piacevano le donne con la figa pelosa! Crescendo ho capito perché in questi cinque anni la mamma curava la sua folta selva e perché veniva spesso qui!
“ahahahha tu sei pazza! Ahah mi viene in mente il giorno in cui ti sei alzata la
gonna e tu, con quella faccetta da ragazzetta timida, mi hai chiesto se ti piaceva la tua figa vintage! Porca puttana se mi piaceva! Ed era pelosa e corposa come quella di tua madre! Appena l'ho vista mi hai fatto venire in mente quella delle attrici dei film porno che ho visto in gioventù durante il servizio militare! Il pelo mi ha sempre affascinato!
“ahahahah lo sai che quando ho iniziato a scopare con il mio ragazzo, che adesso è mio marito, spesso pensavo alla mamma e alle donne del paese e a te! Mi piaceva tenere la fica pelosa e a lui non piaceva ma dentro di me pensavo a chi l’avrebbe apprezzata! Così quando mi hanno assunta come postina il primo pensiero fu proprio per te e a come avrei potuto prendere il posto della mamma! E so che ogni tanto viene ancora qui!
“Ma lei lo sa che cosa fai quando mi porti la posta?
“Certo che lo sa! Visto che l’ho sostituita! Per questo motivo mi ha lasciato fare il suo lavoro! E poi a te! Confessati! Non ti dispiace fottere la madre e la figlia hahahah
“ahahah certo che no! Hahah

Quei discorsi mi stavano facendo impazzire. Rivelavano una personalità del nonno inedita. Ma non era finito lì! Perché c’era un risvolto che mi riguardava.

“Vorrei dirti una caso!
“Che cosa?
“Ecco! Quando ho visto arrivare tua nipote ho pensato che per un po non ci saremmo più incontrati! E poi ti confesso che ho pensato a qualcosa di peccaminoso!
“Che cosa?
“Tu sei un malato di figa! Con una ragazza bella come tua nipote che ti gira per casa non ti viene le fantasia di trombarla?
“Ma che idee ti vengono in testa? Sei matta! E’ incesto! Quella è mia nipote? Non ci penso nemmeno! Neanche per l’anticamera del cervello!
“Si! Si! Ti conosco! Appena cominci a notarla nel modo che penso io! secondo me cambi idea! E poi anche lei deve avere una bella figa pelosa! Come piace a te! Ahahahah
“A parte il fatto che l’ho già vista nuda! E non ha la figa pelosa come la tua!

Pensai: “Porca puttana! quel mandrillone mi spia!

Continuò nelle sue farneticazioni erotiche circa l’estetica della figa:

“I giovani di oggi si depilano! Non mi piacciono le fighe senza peli! Mi sembrano quelle delle bambole di gomma! Che cazzo! una donna è sensuale se ha una bella fica pelosa! Madre natura l’ha forgiata così perché stimola i sensi dei maschi e quando la vedi ti viene una grande voglia di chiavarla e anche di immergerci la faccia e impregnarsi dei fluidi secreti dalla fica! Mmmm non mi ci fare pensare!
“ahahah hai visto! Sei un porco! Scommetto che se tua nipote avesse una bella fica pelosa te la tromberesti! Mmmm porco! Ahahah
“Lasciamo perdere questi discorsi! Dai fammela leccare che mi hai fatto venire una voglia!
“ahahahhaha porco stai pensando a me o a tua nipote? Hahahahah

Il nonno la spinse sul divano e si inginocchiò tra le sue cosce aperte. Poi iniziò a massaggiare la fica strapelosa separando le lebbra interne. Quando vide la carne viva si butto con la lingua in quella pelliccia untuosa suscitando il lamenti della giovane postina.

“mmmmmmmm mmmmm si si mmmmmm

Il discorso del nonno mi aveva messo il fuoco nel sangue. Il mio corpo bruciava voglioso di sensazioni simili a quelli che stava provando quella ragazza. Cominciai a masturbarmi con forza strofinando le labbra della fica.

Ero eccitata a vedere il nonno che leccava la fica di quella ragazza e la sua testa bianca agitarsi in mezzo a quelle cosce chiare mi faceva impazzire.
L’apoteosi la raggiunsi quando vidi il suo grosso cazzo, duro e palpitante campeggiare davanti allo sguardo abbagliato della postina e poi puntare dritto contro la fica pelosa della ragazza e sparire dentro.

“Aaaaaaaaaaaa mmmmmmmm dai montami…. Mmmmmm
“cazzo che fica calda che hai! Impazzisco quando vedo il cazzo perdersi tra i peli della tua fica! Non sono maniaco ma amo il pelo! Davanti ad una fica capellona come la tua perdo il controllo! Mmm
“mmmmm fottimi… si cosi mmm più forte mmmmm cazzo mmmmmm sei meraviglioso! Il tuo cazzo è meraviglioso! Mmmmm

Il nonno l’aveva placcata sul divano e la stava chiavando con grande slancio. Tutto mi sembrava incredibile. Il nonno nudo, canuto, che si era trasformato in un ariete folle. E da come batteva si capiva che imprimeva grande forza spingendo il suo cazzo in profondità. Gli effetti di quello impeto causavano le urla di gioia della giovane ragazza. Un canto acuto.

“Aaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmm dio godo mmmmm dio godoooooo mmmmmmm

Più la postina gridava e più forza il nonno imprimeva al corpo. Il suo cazzo spariva nella fica pelosa, ridotta ad un ricettacolo oscenamente slabbrato, fino all’elsa.
Ogni volta che cambiavano posizione la ragazza lo spompinava a dovere per tenere in tiro quel cazzo magnifico. Che mi affascinava sempre di più.

In quei giorni di astinenza forzata avevo usato surrogati fallici che di fronte al cazzo del nonno apparivano ridicoli. Mi sentì stupida al pensiero che in quei giorni avessi agognato un cazzo vero, senza sapere che accanto a me ci fosse quel meraviglioso palo che avrebbe soddisfatto ampiamente le mie aspettative sessuali. Quel bastardo mi aveva preso per il culo con i suoi discorseti da nonno saggio; mentre lui si godeva la vita alla grande io mi ero ridotta a deprimenti ditalini. Ma le cose sarebbero cambiate. Quel cazzo doveva essere mio a qualunque costo.

Era questo che pensavo mentre mi trastullavo la fica e guardavo sconvolta dalla brama le evoluzioni di quel grosso cazzo mosso dal nonno.

Le posizioni si alternavano:
 
Alla pecorina….. mmmmm dio quando avrei voluto essere al posto di quella troia!

A smorza candela… io avrei fatto di meglio di quella sfigata mmmm molto di meglio!

Alla missionaria… dio quando sarebbe stato bello farsi sbattere da quel cazzo supremo e fissare negli occhi il nonno!
 
Alla fine di quella maratone di sesso la stronza ha preteso che il cazzo del nonno si liberasse del carico di sperma sul suo viso e sulle tette.

Turbata alla radice dei sensi mi allontanai veloce per evitare un incontro spiacevole.

Avevo comunque deciso: Da quel giorno basta con il rasoio! volevo che il pelo della mia fica diventasse fitto e ribelle. Non so che cosa avessi in mente e cosa escogitassi, ma una cosa l’avevo fissa in testa ed era il desiderio di quel meraviglioso cazzo e di farla finita nell’uso dei cetrioli.

I giorni passavano ed il pelo pubico cominciava a riprendersi il suo spazio naturale. Mi guardavo alla specchio e finalmente alla base del mio ventre iniziò ad intravedersi un incipiente fica pelosa. Speravo che piacesse al nonno.

Alla fine il pelo copriva copioso il monte di venere e parte della labbra. Mi sorpresi a vedere che la mia fica pelosa era gradevole a vedersi. Il nonno non era un maniaco ma un vero maschio virile che apprezzava le cose naturali! La mia fica mi piaceva e sarebbe piaciuta anche a lui! Ricordava le fiche pelose dei film vintage, quelli preferiti dal nonno. Ora dovevo trovare il modo di fargliela vedere e desiderare.

Altri incontri con la postina seguirono dopo quello. Ormai il cazzo del nonno era quanto di meglio potessi bramare. Lo desideravo come l’aria che respiravo. Avevo ripreso a ficcarmi in figa qualsiasi cosa di forma fallica per lenire il prurito che mi assaliva quando pensavo al quel cazzo borioso. Dio mio mi sembrava di impazzire. Alcune notte mi era venuta persino la voglia di ficcarmi nel suo letto e violentarlo. Ma volevo che fosse lui a farlo. Perché mi piaceva come trattava le donne: da grandi zoccole.

Il piano ebbe inizio:

Presi l’abitudine di fare la doccia e vestirmi lasciando le porte spalancate. Sapevo che lui mi spiava, perché lo aveva rivelato alla sua puttana. Nell’ultimo incontro le aveva finalmente confessato che mi aveva sorpresa in bagno e che con sorpresa mi aveva visto una folta peluria spiccare tra le cosce. La ragazza lo incalzò subito e lui, dovette ammettere che quel cespuglio lo attirava come la calamita.

Ero contenta di sentire quelle parole, perché voleva dire che il nonno si stava interessando a me. La trappola che gli stavo preparato stava per attirarlo nella rete delle mie brame.

La sera presi l’abitudine di guardare con lui la TV, in quelle circostanze
allargavo le cosce per mostrargli l’incavo vaginale coperto dalla selva oscura. Certe volte quando mi sedevo a tavola tenevo le gambe larghe per offrigli il sublime panorama del mio scoscio straripante di peli. Gli effetti potevo constatarli quando lo sentivo parlare con la sua puttana.

Finalmente confessò che lo avevo turbato a tal punto che per calmare l’eccitazione più volte ha dovuto correre fuori nel bosco a spararsi le seghe altrimenti avrebbe ceduto alla tentazione di entrare e fottermi sul divano.
Lei ironicamente lo incalzava invitandolo ad approfittare perché da buona puttana aveva intuito che lo stavo provocando. Lui le risposte che aveva avuto la stessa sensazione ma che non se la sentiva di azzardare un gesto forse sbagliato, perché aveva paura di una eventuale reazione contraria che lo avrebbe messo in imbarazzo. Poi tagliò corto brontolando che era il nonno e non se la sentiva di approfittare di sua nipote come una qualsiasi puttana.

Sorrisi perché presi coscienza che il grosso pesce aveva abboccato all’amo. Dopo quello che avevo sentito decisi che era arrivato il momento di agire d’iniziativa con atti più espliciti; il pollo ormai era cotto a dovere.

Il nonno conosceva la mia inclinazione libertine e sapeva che ero spregiudicata e incline al sesso facile. Quindi non dovevo fare altro che provocarlo apertamente sul quel campo e lasciare che i suoi istinti animaleschi si scatenassero devastando il mio praticello. Lo avevo in pugno.

Una sera.

“Nonno!

Ero nel bagno.

“Cosa c’è!
“Potresti venire un momento ho bisogno di te!
“Ma tesoro! Non mi sembra il momento adatto!
“presto! vieni qui!

Entrò nel bagno.

“Cosa c’è?
“Guardami!

Sul suo viso comparve un espressione indescrivibile ma non era sorpreso.

Avevo puntato la manichetta della doccia contro la mia fica. Avevo separato le labbra, massaggiandola sotto il suo sguardo allucinato. Lo scroscio dell’acqua calda colpiva la carne viva bagnando il pelo.

Il nonno fissava con un espressione incantata. La mia fica lo aveva conquistato.
Mentre la inondavo d’acqua strofinavo le labbra e qualche volta affondavo le dita tra le fenditura.

Poi con una vocina da gatta morta:

“Me la lavi tu! Mi stanco a farlo da sola!

In quel momento agivo da grande zoccola. Lo stavo provocando di brutto. Qualunque uomo al suo posto sarebbe entrato nella doccia e li mi avrebbe bloccata contro le piastrelle e scopata violentemente come la cagnetta.

Il nonno si inginocchiò prese la manichette e la puntò contro la fica inzuppandola d’acqua. Poi prese a strofinarla con forza.
Era troppo per me. Vedere la sua mano rugosa e callosa immergersi nel pelo della fica; quel gesto mi trasmise un terremoto di adrenalina alla massima potenza. Fu come se mi avessero folgorata con una carica di corrente elettrica fortissima. Quando il grosso dito ad uncino del nonno sparì tra i peli della fica fu l’epifania del piacere.
Appena lo mosse, chiavandomi il canalone infiammato, esplose il mio primo orgasmo, mi strinsi le cosce e mi aggrappai alle sue robuste spalle.

“Aaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmmmmm si mmmmmmmmmmm godo nonno mmmmm

Il nonno chiuse la doccia mi prese in braccio e mi portò nella camera da letto. Tirò fuori il suo grosso cazzo e lo menò davanti a me mentre fissava la figa pelosa.
Il suo grosso cazzo spuntava minaccioso e palpitante dal grembo come una spada pronta ad affondare nel mio ventre.

Dio quando ero eccitata al pensiero che stavo per ricevere quel palo atavico dentro di me. Emozionata lo afferrai, sostituendomi alle sue mani lo menai stringendolo forte, poi, la voglia di sentirlo in bocca prevalse e in un attimo mi trovai impegnata a pompare quel voluminoso tubero che saturava le mie gote.
Ma fu per poco, perché il nonno voleva placare il grande desiderio di ficcare la sua lingua nella mia vulva pelosa.

“che figa Pelosa! Nipote o no! Hai una figa pelosa mmmmmm a cui non so resistere mmmm
“E’ tua nonno! Mmmmmm

Un invito inutile perché era già impegnato a leccarmi ogni piccolo anfratto della vagina. Incredibilmente la sua testa canuta si agitava tre le mie cosce aperte. Era straordinariamente sublime sentirlo leccare e succhiare il mio clitoride come mai nessuno aveva fatto prima di allora o forse era la situazione straordinaria che me lo faceva pensare.
Tuttavia i ragazzi con i quali avevo fatto sesso erano dei veri e propri sprovveduti senza alcune esperienza. Lui invece sapeva come far godere una donna e soprattutto come stimolarla.

Ringraziai il destino per avermi dato quella ghiotta opportunità che avvantaggiò la mia esperienza. Da lui imparai a essere donna e per il futuro ad esigere dal maschio il meglio del meglio, considerato che nella mia testa c’era lui come metro di paragone.

Man mano che incalzava con la lingua stavo impazzendo dal godimento e fremevo impaziente di sentire il suo cazzo dentro di me.

“Nonno! Prendimi mmm ti prego non ce la faccio più! Ho voglia di chiavare mmmmm

Mi ero stufata dei cetrioli.

Si alzò mi strinse un piede e lo baciò dolcemente. I suoi occhi fissavano i miei imploranti. Ero pazza e folle di desiderio. Anche i tempi di attesa erano fortemente emozionanti. Il nonno da amante esperto sapeva cadenzare gli attimi di attesa impazienti fino alla soddisfazione del mio desiderio. Sorrise e si avvicinò con il suo bacino al mio preceduto dalla lunghezza del suo cazzo. Poi finalmente il sogno si realizzò quando avvertì la grossa cappella prevaricare l’’ingresso della mia fica; infine quando fu dentro, si scatenarono l’inferno dei sensi e furono loro a dettare il ritmo di quella sconvolgente chiavata; a darmi la gioia di vita che in quel momento infondeva un senso idilliaco di perfetta fusione tra lo spirito e la carne, un unità della mia personalità che si stava realizzando pienamente.

Incredibilmente i miei genitori per allontanarmi dalle tentazioni della carne mi avevano mandata nel luogo dell’estrema perdizione dei sensi. In casa di un diavolo perverso che aveva fatto dei piaceri della carne il suo modo di essere. Ed io ero la sua degna nipote, sacerdotessa dei suoi riti incestuosi e la sua ultima puttana immolatasi sul suo grandioso obelisco.

“Aaaa mmmmmmmm aaaaaaaaaaaaaaaaaa

Impazzivo dal godimento mentre incassavo i suoi fendenti devastanti. Averlo visto all’opera con la giovane postina fu una cosa sconvolgente ma subirlo sul proprio corpo e sentirne gli effetti dal vivo e vedere quel cazzo che mi entrava fino all’elsa mi facevano sentire sensazione difficilmente immaginabile se non li avessi vissuti di persona. Mai più sperimentati nel mio futuro.

I suoi capelli bianchi mi accarezzavano il collo, la sua bocca si attaccava alle mie tette e ciucciava forte.
I capezzoli sensibili fremevano all’unisono con il grande godimento che saliva dal basso ventre e mi sconvolgeva la mente.
Il tempo e lo spazio si erano annullati. Mi trovai ad essere un fascio di nervi stimolati.

“Aaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmm aaaaaaaaaaaaaaa

Le posizioni si susseguivano e io come la postina, lo prendevo in bocca tra una pecorina, uno smorza candela e una missionaria.

Avevo perso la cognizione del tempo, mi sembrava una situazione di perenne godimento.
 
Alla fine purtroppo tutto finisce e anche io ebbi il mio carico di sborra spalmata in faccia e sulle tette.

Un colpetto alla spalla mi destò dai miei pensieri.

“Signora Tiziana! Vorrei farle le mie più sentite condoglianze!

Era la vecchia postina del paese, la ragazza giovane che il nonno si scopava. Dietro di lei c’era un ragazzo. Lo fissai.
Pensai: “Cazzo non poteva essere vero!

La sua faccia ricordava quella del nonno alla sua età.

Si avvicinò:

“Le mie più sentite condoglianze!

La vecchia postina lo presentò come suo figlio. Sorrisi perché ebbi un intuizione.

Il giovane colpito dal mio sguardo indagatore e di forte intensità, mi disse:

“So che sta ristrutturando la vecchia casa di suo nonno! Faccio tanti lavori manuali se per caso avesse bisogno di me questo è il mio numero di cellulare!

Presi il suo biglietto con sorriso malizioso.

Pensai: “Certo che ti invito. E’ il destino che ti manda!” - sorrisi verso il cielo - “Grazie Nonno!

Era come se si fosse incarnato in quell‘uomo.

Le cose andarono proprio come avevo sperato e con lui rivissi i vecchi riti incestuosi! Come il nonno anche lui era patito per la figa pelosa. Ma non si accontentò solo di me ma estese il suo interessa libidinoso anche a mia figlia adolescente dal carattere ribelle e libertino! Buon sangue non mente!

Ma questa è una altra storia.

Così va la vita!

Guzzon59