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venerdì 26 giugno 2015

I Jeans



I jeans sempre più stretti e sempre più aderenti. Indossarli implica un grande sacrificio. Pur di far arrivare la cintola alla vita si mette in scena una vera danza tribale, inarcando la schiena, muovendo i fianchi a destra e sinistra e tirando, tirando forte fino a quando il cavallo non si è incastrato perfettamente nello scoscio; ahimè poi arriva il momento di unire l’asole al bottone.
Insomma dietro un bel jeans attillato si nascondono sofferenze immani, diete e quantaltro, pur di arrivare a calzarli perfettamente aderenti al corpo.

Con questa premessa cercherò di raccontarvi la strana storia che ha visto come protagonista i jeans di mia figlia Erika.

Era un sabato pomeriggio.

Erika si era comperato un paio di jeans. La taglia emme per intenderci.

Dovendo partecipare ad un festa di compleanno a tema, tutti i ragazzi e le ragazze dovevano indossare i jeans e una tishert bianca, tutto all’insegna della semplicità, perché i vestiti eleganti per una volta erano stati banditi.

Quel sabato pomeriggio mia moglie aveva accompagnato il fratellino ad una partita di pallavolo. Per mia moglie quelle occasioni rappresentano una ottima opportunità per farsi delle grandi chiacchierate con le mamme degli altri ragazzi. Me la immaginavo, seduta con le altre al bar a bersi il caffè e a sparlare di tutti e di tutte.

Quindi, già pregustavo un sabato pomeriggio tranquillo, seduto davanti alla televisione a guardarmi un film d’azione e a degustare qualche trancio di pizza farcita con prosciutto e funghi, accompagnata da un birra fredda.

Prima di inoltrarmi nei particolari di questo racconto, al fine di farvi apprezzare lo spirito della storia, è opportuno lumeggiare la mia personalità. Lavoro come autista di TIR, faccio lunghi viaggi in tutto il continente Europeo. Sono di carattere rude e amante della fica, nel senso che scoperei dalla mattina alla sera, infedele per vocazione, perché quando mi capita un occasione non mi faccio alcun scrupolo a tradire la moglie. Quindi, viaggiare nei paesi anglosassoni significa frequentare i bordelli di quei paesi liberi, che permettono ai loro cittadini di sfogare comodamente in strutture protette gli impulsi sessuali, evitando di stressarsi a scopare la puttana per strada.

Capitolo primo l’imprevisto (scritto da guzzon59)

Parcheggiato l’auto nel cortile di fronte alla casa, appena entrato gettai le chiavi nel primo cassetto. Stavo andando in cucina per preparare il companatico: cioè tirare fuori la pizza dal congelatore e mettere un paio di bottiglie di birra al freddo, quando allimprovviso sento delle urla giungere dal piano di sopra. Provenivano dalla stanza di mia figlia.

Mi preoccupai, pensando che stesse male o peggio. Feci le scale di corsa e quando ho messo piede in camera per poco mi venne un colpo

Trovai Erika, in mezzo alla stanza, che stava saltellando con il culo nudo, mentre tentava di tirarsi su i jeans. Per quanti sforzi facesse i pantaloni non ne voleva sapere di salire.

Appena mi vide:
 
“Papà ma che cazzo fai qui! Non vedi in che condizioni sono?
“Scusami! Ho sentito urlare e ho pensato che stessi male!
“Mi sto sforzando a far entrere sti cazzo di Jeans! Porca miseria sono tutta sudata!
“Scusami vado via!
“No! Dove vai?
“Be! Via! E’ imbarazzante per me restare qui!
“Aspetta! Forse potresti darmi una mano!
“E come?
“Avvicinati afferra i lati di dietro e tira insieme a me! Magari in due ci riusciamo!

L’idea mi sembrava buona. In un primo momento il culo nudo di Erika non mi aveva fatto alcuno effetto. I problemi  arrivarono quando mi trovai lo scoscio a pochi centimetri dal naso e in una posa oscena.

Così tirammo all’unisono. Lo sforzo fu talmente energico che lei finì per essere proiettata a pecorina sulla poltrona.

La posizione assunta mise la fica in bella vista e davanti a quella visione esclamai:
 
“Eh la peppa! Ma non porti le mutande?
“Cazzo papà! Invece di fare osservazioni stupide dammi una mano!
“Va bene! Non ti scaldare!

Mi inginocchiai dietro, con la faccia in linea con il suo culo nudo, e dopo aver afferrato i bordi superiori tirai con forza verso l’alto. Niente i jeans erano troppo stretti.

Ma qualcosa era successo, il suo culo a pecora aveva suscitato in me un attenzione non molto paterna.
Trovarmi davanti agli occhi, a distanza ravvicinata, la nicchia vaginale di Erika, influenzò i miei pensieri ed un terremoto di sensazioni turbò la mente.
Era impossibile restare inerti al cospetto di quel meraviglioso panorama.

Le natiche rotonde si  dividevano divinamente  in corrispondenza della fica, che sembrava incastrata come una conchiglia al centro dello scoscio. Sembrava l’immagine di una posa di playboy. Molto eccitante

“Dai proviamo ancora!
“Va… be.. ne!

Ero già emozionato. Il sangue nelle vene cominciava a bollire. La visione di quel spendido incavo vaginale iniziava a stimolare la mia fantasia.
Il cazzo, termometro di quella febbre morbosa, misurò a suo modo il livello di libidine ingrossandosi, mio malgrado ed in pochi secondi, alla massima grandezza.

“Dai papà tiriamo insieme!
“Si!... si…

In quelle condizioni non era facile collaborare. Stavo sudando dall’agitazione.
“Che fai non tiri!


Capitolo secondo: la tentazione (scritto fa guzzon59)

Stavo fermo, inpnotizzato davanti a quella fonte di piacere. La figa di mia figlia mi aveva stregato, la bramosia aveva già contaggiato la mia mente per cui persi il controllo della situazione. Ebbi l’impressione di trovarmi in uno di quei bordelli di Amsterdam e d’istinto immersi la faccia in mezzo ai glutei boriosi di Erika iniziando a mordere e a leccare la fica.

“Papà che cazzo fai?

Non potevo rispondere perché la bocca era impegnata incisivamente a nutrirsi di quella bontà naturale.

Per rendere la mia azione più tagliente le afferrai il culo e dopo aver diviso le labbra con i pollici, misi a nudo la carne viva della fica, e come un affamato di sensazioni forti mi immersi in profondità come un disperato.

Vani furono i tentativi di Erika di sottrarsi dalla mia aggressione imprevista.
Dopo alcun minuti di intensa leccata, la voce di Erika mutò ed iniziò a tradire una po di emozione. Era difficile non farsi coinvolgere da quella azione impettuosa.

“Pa… pà mmmm cazzo fer…. mati mmmm

Tutto inutile, parole vuote e prive di qualsiasi potere. Ero super eccitato. La figa di Erika in quel momento era quanto di meglio potessi avere per soddisfare una libidine cresciuta a dismissura.
Man mano che scavavo con la lingua la sentivo cedere fino quasi a partecipare. Quando finalmente….

“papà mmm si mmmmm dio sto godendo mmmm si si mi piace mmmmm

Un incitamento inutile visto che già leccavo, mordevo e succhiavo la nicchia vaginale guidato solo dalle mie cieche intenzioni ormai straripanti di libidine; ero talmente eccitato che mi ero aperto perfino i pantaloni e con un mano mi menavo il cazzo duro. Avevo trovato un accordo sinergico tra l’impegno della bocca nella nicchia vaginale di Erika e la sega.

Erika lo notò subito e senza distogliere lo sguardo, insisteva a fissarlo intensamente.

Le sue occhiate sul mio cazzo mi infodevano un energia increbile. Si leggeva chiaremente che quella curiosità morbosa celava una nascente eccitazione della sua fantasia.

Alla fine.

“visto che lo stai guardando! Non ti andrebbe di sucarmelo?

Mi piaceva essere scurrile e trattarla come una puttana di bordello. Silenzio assenso. Lo presi coma un si.

La spodestai dalla poltrona e ponendomi al suo posto me la tirai sopra il mio grembo e le spinsi la testo sul mio cazzo.

Erika si impossessò subito del pisello e attaccò a pompare come una indiavolata.
Avevo capito bene : quello era un desiderio che anelava di essere realizzato subito. Infatti il cazzo nella sue mani diventò il meglior lecca lecca che una ragazza potesse bramare.

Con quell'impegno aveva assunto una posa strabiliante, piegata con il busto sul mio cazzo, metteva in mostra il suo meravilgioso culo che era sempre scoperto. I Jeans non si erano mossi di un centimetro e le stringevano le gambe come pastoie.

Man mano che incalzava sul mio cazzo, aiutata da una mia mano che le spingeva il capo fino farglielo ingoiare tutto intero.
Nello stesso istante mi divertivo a stimolare le labbra della sua fica infilando qualche dito nel condotto vaginale.

Erika aveva una pelle liscia che a solo toccarla mi faceva venire i brividi alle radici del cazzo.

Da come pompava sul mio cazzo lasciava intendere che la troietta aveva fatto molta esperienza nell’arte orale.

Il cazzo brillava tanto era impregnato di saliva segreta in abbondanza.

Ci sapeva fare, era un vero diavolo di resistenza, perché aveva affrontato con determinazione le difficoltà di ossigeno pompando senza soluzione di continuità.
Procedeva sul mio cazzo con grande tenacia e da come mi accarezzava i coglioni anche con grande passione.

Il mio grembo era diventato un vero campo da gioco per la bocca e le mani di Erika. La sua bocca stimolavo il cazzo in tutta la sua lunghezza, mentre le mani si divertivano con i coglioni. Poi quando succhiava la cappella la mano spostava la pelle su e giù e soppesava i coglioni con molta cura.

Erika era un satannasso che sapeva bene come soddisfare un uomo.

Il godimento del cazzo, stimolato dalla sua bocca, mi aveva fatto salire il desiderio ad un livello tale da farmi aspirare ad una nuova forma di sollecitazione, più forte.


Capitolo terzo: Come al bordello di Amsterdam (scritto da guzzon59)

Le situazione era calda e adatta a fare il passo successivo.

“Vieni! stenditi sulla letto! Voglio scoparti!
“Si mmm si mmmm

Non aspettava altro. Appena posò la schiena sul materasso le sollevai in aria le gambe semi scoperti dai Jeans e puntando la cappella tesa e rossa tra le labbra della fica la spinsi fino a divaricare con prepontenza il varco di Afrodite, poi diedi una spinta più intensa ed il cazzo sparì completamente nel suo pastribolo delle delizie.

“Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaaa si mmm si mmmm

Attaccai subito a martellare in modo devastante.

Che gioia vedere il mio cazzo infilarsi nella sua fica. Era mia abitudine chiavare in maniera selvaggia, un modo che mia moglie apprezzava molto, come un vero animale.
Mi piaceva dominare la donna, scoparla intesamente fino a farle uscire l’anima dal corpo.

Ligio ai miei istinti bestiali, la tenevo bloccata come una preda, con le gambe impagliate dai jeansi, inducendola a subire una scarica possente di affondi del mio cazzo nella sua fica.

“Aaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaa dio sto morendo dal godimento aaaaaaaaaaaa
“To to mmm to lo sai che con le gambe strette sento la tua fica più serrata al mio cazzo! Mmmm è incredibile scoparti con i jeans addosso, e poi ha un colpo d’occhio incredibile mmmmmm to  to to
“Aaaaaaaaaa si si mmm dio sto godendo mmmm si si mmmmm

Dopo aver sfogato la prima rabbiosa e aggressiva libidine, me l’ero messa a pecora e in quella posa straordinaria ripresi a chiavarla con lo stesso vigore.

Erika sembrava una bambola di pezza in balia della mia perversione, strapazzata incessantemente dalle mie mani, mentre le spremevo le tette, e dal mio cazzo quando la penetravo fino all’elsa.

Continuai a montarla in tutte le maniere. Il mio modo rude di chiavare sembrava di  suo gradimento, per questo si era abbandonata completamente alla mie brame, e incitandomi a fotterla lasciava capire di aver accettato di subire tutto quello che mi passava nella mente eccitata e contorta, avvezza al sesso forte.

La voglia di possederla era incontenibile. Perché oltre a sfogarla su una giovane donna, che mi arrapava fino al midollo, mi esaltava perché era un rapporto di sesso forte che coinvolgeva mia figlia e no una anonima puttana di bordello, anche se non vedevo alcuna differenza, tuttavia la miscela psicologia dell’incesto era potente come la dinamita, una vera e propria bomba atomica dei sensi.

Mentre la stavo spolpando alla pecorina notai che il buchetto del culo non era pefettamento chiuso. Sicuramente quella via era stata pratica da altri.

Ci infialai un dito ed ottenni la conferma della mia ipotesi.

“aaaaaaaaaaa mmmmmm si si piace prenderlo nel culo sssss si sii fottimi nel culo!
“Sei proprio una troietta hahaha certo! È anche una mia fisima! Il culo di tua madre se potesse parlare ti racconterebbe una lunga storia di sodomia mmmm

Iniziai a lavorarmi il secondo canale, un dito, due e poi tre.
Mentre scavavo quel pozzo senza fondo, la sentivo ansare con un respiro pesante. Come se si stesse sforzando a cacare. Che porca! Le piaceva! Alla fine la caverna anale si era talemente allargata che era pronta a ricevere persino il mio TIR.

Impaziente di approfittare di quella nuova strategia culinaria, cambiai subito il varco. Il cazzo appena intraprese la via del buco del culo di mia figlia, lei rispose con grande entusiasmo ansimando in modo scurrile, come un volgare camionista, adottando un linguaggio che mi piaceva un casino.

“aaaaaaaaaaaaaa si si mmmmmm si inculami, inculami fottimi il culo mmmmm dio quando mi piace mmmmm prenderlo nel culo! mmm
“aaaa cazzo che figlia troia che ho mmmmm una scoperta meravigliosa mmmmm to to to mmmmm ti sfondo il culo! Toto
“Si mmmsi rompimi il culo! Voglio che anche il mio culo impari a parlare dal tuo cazzo e racconti la sua storia, come quello della mamma mmmmm
“Hahahahahah cazzo è impressionate! ma sei proprio una zoccolona hahahahha

Viste le premesse me la inculai con grande gusto per un paio di minuti. Inculare una donna è la massima fantasia che un uomo possa soddisfare, ma quando ti capita una che ci scopa regolarmente e le piace, allora diventa una vera e propria subliminazione  mentale del sesso.
Era incredibilemente vertigginoso scopare il culo di mia figlia e vedere i jeans sospesi a metà coscia, che le davano un tocco piacevole di sensualità estetitica e di provocazione senza uguali.

Mentre le sfondavo il pertugio anale, si agitava come una scrofa infoiata. Un cavallina selvaggia che dovevo tenere ferma per dare più effetto alla spinta del mio cazzo, in quel buco del culo oramai oscenamente slabbrato.

Capitolo quarto: la magna pompa (scritto da guzzon59)

Dopo averla chiavata ancora e ancora nella fica, nel culo e nella bocca, la feci stendere sul divano e ponendomi con il cazzo sulla sua faccia la trombai con forza nella bocca.

Il cazzo lo spingevo profondamente nella sua gola, agitando il bacino su e giu, fino a quando non ho avvertito i primi conati di sborra.

La sentivo sofferente, forse per debito di ossigeno, ma determinata a resistere, certo una troia del suo calibro meritava un trattamento speciale e duro, perciò ho pompato con grande energia nella fino allo estremo, fottendomene delle difficoltà respiratorie.

Al termine di una lunga e intensa sequela di affondi, mi bloccai dentro e le riempi le goti di sborra. Mi sembrò l’esaltante corrollario di quella chiavata speciale, e un degno riconoscimento per una zoccola depravata come mia figlia Erika.

L’imprevisto e anomalo rapporto sessuale, che postulava una piacevole relazione incestuosa, prometteva emozioni infinite e rappresentava, rispetto a mia moglie, la medaglia opposta del sesso anale, immensamente gradito da madre e figlia, e anche dal padre.

Così va la vita.

Guzzun59



venerdì 27 marzo 2015

INCINTA II


Gita scolastica galeotta, già, doveva essere una evasione dalla noia della scuola ed invece si è trasformata in una avventura meravigliosa che ha cambiato la mia vita e dato luogo ad episodi inimmaginabili.

Lo so che alcuni fatti accadono perché trovano riscontro anche in recessi attitudinali che con pazienza non attendono altro che scatenarsi al verificarsi di determinate condizioni. In pratica, è come dire, che il destino è già scritto nel nostro DNA. 
Sono una donna di quaranta anni. Sposata con un piccolo imprenditore che, tra alti e bassi, riesce a far sopravvivere la sua azienda. Ho due figlie. La prima non è di mio marito ma è nata da un relazione adolescenziale che è stata la causa delle vicende che sto per raccontarvi

All'epoca dei fatti avevo appena sedici anni e frequentavo il liceo. Eravamo nel mese aprile, il periodo delle gite scolastiche.
Firenze fu la più gettonata, per via del suo glorioso passato culturale e per la presenza di vestigi e opere d’arte magnifiche del medioevo.
In tutto eravamo sessanti alunni, del terzo anno.
Un pullman e via verso la città di Dante.
In quel periodo amoreggiavo con Marco. Prima di quella gita non avevamo mai avuto l’opportunità di poterci appartare per dare libero sfogo alla nostra passione; gli incontri erano fugaci e occasionali, quasi sempre fatti di brevi ed estenuanti pomiciate dietro la scuola, prima delle lezioni, o durante la festa di compleanno di amici in comune, ma non andavano mai oltre.

Quindi, ero partita illibata e mai violata da un uomo.

In albergo prendemmo posto in camere che ospitavano quattro persona, le donna da una parte e i maschietti da una altra. Fin da subito si capì che i controlli dei professori accompagnatori sarebbero stati tranquillamente aggirati. Infatti nei primi giorni si verificavano molti movimenti notturni.

La mia amica Jessica era tra le più scatenate. Lei, diversamente da me, aveva già scopato e, credo, che in quell'albergo lo facesse con più di un ragazzo, forse anche due alla volta.

Nonostante fossimo diametralmente opposte come stile di vita, eravamo amiche e tante volte aveva cercato di coinvolgermi nelle sue avventure ma, sapendo come andavano a finire certe cose, rifiutavo di seguirla.

Inoltre ero perdutamente innamorata di Marco, e qualsiasi avventura che non comprendesse la sua presenza, non mi interessava.

Lui, però, diversamente dagli altri ragazzi, era timoroso degli insegnanti e, per tale motivo, aveva paura di invitarmi in una avventura notturna.

I giorni passavano e non succedeva nulla. Le effusioni amorose si limitavano a qualche bacetto dato velocemente durante le visite guidate nei musei o in albergo.

Ma alla vigilia del rientro a casa, fui io a farmi avanti. Ero stufa di essere presa in giro dalle amiche con cui condividevo la stanza.

Così osai invitare Marco, fissandogli un appuntamento notturno. Ci incontrammo all'una di notte.
Dopo il prima assaggio di baci e pomiciata senza alcun controllo, lui mi prese per mano e mi disse:

“Qui possono scoprirci! Diego mi ha detto che al piano di sopra ci sono alcune stanze libere! Ci vieni?

Fissai il suo sguardo. Come sempre mi faceva battere forte il cuore. Lo amavo alla follia e lo avrei seguito anche all'inferno.

Risposi di si, non valutando le conseguenze nefaste di quel consenso.


Entrammo in una stanza dove c’erano due letti separati. La luce della luna penetrava illuminando gli arredi e i letti. Per certi aspetti era un atmosfera molto romantica. Iniziammo subito a baciarci. Lentamente senza staccarci di un solo millimetro e respirando solo quando eravamo in debito di ossigeno, raggiungemmo un letto.


Nella confusione dei baci mi trovai sdraiata  con lui sopra di me, incastrato in mezzo alle mie cosce spalancate mentre spingeva il suo bacino contro l’incavo vaginale. Sentivo la durezza del suo cazzo che premeva con energia sul mio pube.

Le sue mani sembravano tentacoli che si muovevano su ogni parte del mio corpo. Le sentivo scivolare sulle cosce, sui fianchi, mentre stringevano il seno.

Il mio corpo stimolato incessantemente sembrava una torcia umana. Il caldo avvampava il basso ventre, il contatto dal suo cazzo duro, che premeva continuamente, esaltava la mia immaginazione.

Lentamente, in piena frenesia dei sensi, iniziammo a spogliarci. Le bocche erano praticamente fuse. Non si erano mai staccata un secondo. Dopo alcuni minuti sentì le sue mani che avevano afferrato gli orli delle mutandine e le stavano sfilando lentamente. Per facilitargli il compito inarcai la schiena.


Quando fui nuda avverti le sue dita che già stavano stimolando le fenditure della figa.

Gemetti forte quando percepì alcune dita affondare dentro di me. I capezzoli dei seni erano super sensibili a qualsiasi contatto. Per cui avvertivo brividi intensi quando il suo petto premevano contro i capezzoli.

Ad un certo punto sento il suo pene spingere contro l’apertura della figa. La differenza di spessore rispetto alle dite si avvertiva chiaramente. Capì subito che era anche grosso di volume ed ebbi la certezza di quello che immaginavo quando incuriosita allungai una mano e lo strinsi.

“ti amo amore mmmm ti desidero! Sei bellissima! Ti amo,

Mentre spingeva il suo cazzo nella mia figa, lo sentivo sussurrare parole dolci, che in qualche modo alleviarono la paura che avevo a fantasticare quel grosso cazzo duro dentro di me.


All'improvviso ho percepito che le mie parti intime si stavano divaricando, cedendo alla pressione del suo cazzo. Poi lo sentì entrare tutto dentro di me. Dio mio il dolore fu grande.

Aaaaaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmmm Mmmmmmmmmmmmm

Dovetti mordere la sua spalla per soffocare l’urlo ed evitare che ci scoprissero. Marco si fermò dentro di me, e poi con dolcezza  baciava il mio viso sussurrando parole d’amore. Poi, lentamente,  prese a muoversi.

Mi sentivo la figa ingombra ma non era una sensazione di fastidio, anzi il dolore lentamente svaniva ed il movimento lento del suo cazzo cominciò darmi piacere.

“Mmmmmmm è bellissimo mmmm si! mi piace mmmm Marco ti amo mmm ti amo.
“mmm anche io ti amo! Amore!


Rotti gli indugi iniziammo a chiavare di brutto. Mi aveva sollevato le gambe in aria facendo leva sulle braccia robuste e in quella posa inizio a martellare duro.

Mmmmmm dio mmmm dio godo mmmmmmmmm ti amo ti amo mmmmm dio quanto ti amo si si mmmmm
“mmm sei magnifica! Ti amo tesoro! Amore mmm

Marco incitato dalla mie parole continuò a scoparmi con grande impeto. Fino a quando…

“Mmmmmmmmmmmmm si

“Mmmm grhhhhhhhhhhhhh ghaaaaaaaaaaaaaaa


Il suo corpo prese a tremare. Mi teneva stretta e lo sentivo fremere mentre continuava spingeva il suo cazzo dentro di me. Poi si placò e lentamente riprese a respirare.

In quel periodo era scema e persa per lui, quindi non pensai il rischio al quale l’idiota poteva espormi sborrando dentro il mio utero.

Dopo la gita non ci furono più altre occasioni simili. 
Un mese dopo lo lasciai perché avevo scoperto che mi tradiva con una altra ragazza. La delusione mi aveva amareggiata a tal punto che accolsi i consigli folli di Jessica: che mi incitava a reagire dicendo “chiodo scaccia chiodo”. 
Così, accettando i suoi suggerimenti iniziai a frequentare altri ragazzi, con i quali spesso ci scopavo senza tanti patemi d’animo. Dopo due mesi di intensa attività sessuale Marco mi era già passato completamente di testa.
Ma ci pensò madre natura a ricordarmi la grande cazzata che aveva commesso

Tre mesi dopo il primo rapporto, una serie di malesseri, caratterizzati da vomito e giramento di testa, insospettirono la mamma, che preoccupata pensò subito ad una visita ginecologica. 

Avendo avuto in passato dei cicli sfasati, anche di mesi, all'epoca non mi ero preoccupata eccessivamente, ma l'esito fu: incinta di tre mesi. 

Genitori furiosi. Cazziatoni a raffica. Pianti e disperazione. Quello che aggravò la situazione fu il fatto che Marco non faceva più parte della mia vita. Dissi tutto ai miei genitori. Li pregai di non coinvolgerlo. Così dopo lunghi litigi accettarono le mie condizioni. Sarei diventata una ragazza madre con un figlio di padre sconosciuto.

Cambiai liceo così nessuno dei miei compagni seppe quello che mi era successo.

Secondo capitolo (scritto da Guzzon59) La gravidanza.

Ma la storia non finisce qui. Inizia ora.

Ero al settimo mese di gravidanza. Il pancione ormai aveva deformato il mio corpo. I miei genitori mi avevano proibito qualsiasi contatto esterno. Jessica continuava a chiamarmi per sapere il motivo della mia sparizione. Le dissi che avevo cambiato scuola e che i miei genitori mi avevano proibito di frequentarla.

La gravidanza procedeva senza tanti problemi perché ero una ragazza sana e con una salute di ferro. Ma qualcosa era successo in me. Quei due mesi trasgressivi e libertini vissuti intensamente con la mia amica Jessica mi avevano aperto gli occhi e cambiato carattere.
Il sesso mi era piaciuto molto e non vedevo l’ora di ritornare a farlo, ma stavolta con le dovute precauzioni.


Ma nello stato di gravidanze in cui mi trovavo non potevo certamente praticarlo come avrei voluto, anche perché miei genitori mi avevano vietato di uscire e di vedere ragazzi. Insomma, con la gravidanza in corso d'opera ebbe inizio una vita di clausura e di privazioni mondane.


La gravidanza inoltre aveva accentuato la mia sensibilità e molto spesso sentivo i pungoli del desiderio che tormentavano i miei sensi.
Per lenirli cercavo di pensare ad altro. Ma era del tutto inutile. Dovevo toccarmi, stimolarmi fare qualcosa per dare piacere alle mie parti intime, che infuocate dal desiderio stavano soffrendo molto.

A volte mi chiudevo nel bagno e usavo quel che passava il convento. Il manico di una spazzola divenne un dildo ideale che iniziai ad usare regolarmente ed in modo spossante.


La forma allungata di una bottiglia di grappa servì la causa divinamente. Più si avvicinava il momento della gestazione e più sentivo con maggiore intensità i pruriti del sesso. Le mie voglie avevano forma fallica. Persino durante le visite dal ginecologo dovetti sforzarmi per non gemere quando il dottore infilava il suo attrezzo multiplo per ispezionare l’interno della vagina o mi toccava con le dita inguantate. Era un vero supplizio.


Ormai ero quasi all'ottavo mese di gravidanza ed i pungoli del desiderio carnale continuavano a tormentarmi rendendomi la vita un vero inferno. Nel frattempo mi ero procurato un oggetto a forma fallica, di vetro, che faceva bene il suo mestiere. Con quello, dopo una lunga ed estenuante masturbazione, riuscivo a raggiungere un certo stato di benessere, ma non era sufficiente.

Il cazzo di un uomo era insostituibile. Il contesto di una scopata con un uomo era unica per il piacere che dava. Toccare un uomo mentre ti scopa e stimolargli il cazzo duro durante i preliminari dà emozioni uniche e non ripetibili con uno strumento stupido e inanimato,

Questo pensavo mentre mi trovavo in camere da letto dei miei genitori, dove in un momenti di crisi, mi ero spogliata per darmi piacere.

I miei erano fuori e prima di sera non sarebbero rientrati.

Mi guardai allo specchio mentre mi toccavo il seno e mi accarezzavo il grosso pancione. Poi presi a toccarmi la figa. Separai le labbra e iniziai a strofinare la punta delle dita tra il perineo ed clitoride pizzicandolo. Mi guardavo allo specchio perché il grosso pancione mi impediva di vedere direttamente la mia fica che in quel momento era maledettamente arsa dal desiderio.

Mi ero portato dietro il fallo di vetro. Efficace nei preliminari, lo puntavo contro il clito e poi lo facevo scendere giù. Prima di infilarmelo nella fica lo strusciavo tra le fenditure molli per ottenere quel piacere che desideravo da impazzire.

Mi ero seduta sul bordo del letto con le cosce aperte riflessa davanti allo specchio. Mi toccavo il seno e la fica prima di dare inizio alla penetrazione. Dopo che mi ero stimolata a dovere iniziavo a giocare con il dildo di vetro, facendolo scorrere lungo la fessura della fica, in una azione sospesa prima di farlo entrare.

Poi, quando la voglia diventava insopportabile, finiti i preliminari della penetrazione presi a chiavarmi con forza.


Mi trovavo in una situazione di stallo: supina sul lettone matrimoniale, intenta a chiavare con il dildo, con le le gambe completamente spalancate, mentre lo muovevo con molta frenesia nella mia fica. 

Estraneata dal mondo ero completamente presa dall'estasi dei sensi. Con il corpo infuocato come se fossi posseduta dal demonio.
In tale situazione di estasi estrema, con i sensi completamente esaltati dal piacere, accadde l’imprevisto che cambiò la storia della mia vita.

Ad un certo punto qualcuno fermò la mia mano. Poi nello stesso istante percepì qualcosa di caldo  e solido che cominciava a spingere per entrare nella mia fica.
Era impossibile che fosse solo frutto della mia immaginazione ma lo sentivo reale, grosso e duro mentre divaricava le labbra bagnate e arrossate; poi lo avvertì entrare dentro di me e iniziare a muoversi lentamente.

“mmmmmmmmmmmm si siiiiiiiii

Il gemito mi usci naturale. Presi subito coscienza della situazione e non ebbi più alcun dubbio e non stavo sognando; quello che era entrato nella mia fica era un cazzo duro e grosso. Lo sentivo perfettamente muoversi e palpitare dentro di me.

Alzai lo sguardo e quello che vidi mi lasciò di sasso, perché mi trovai davanti la faccia di papà, sconvolta dal godimento, mentre nudo, si muoveva sopra di me impegnato in una estenuante chiavata.

Non credevo ai miei occhi. Fu come se si fosse materializzato dal nulla o dalla mia fantasia, eppure stava li, sopra di me, intento a scoparmi con grande energia.
Appena lo guardai negli occhi, vidi riflessa la mia stessa passione e per questo non gli dissi nulla. 

Poi chiusi i miei e mi concentrai sul coito, perché stavo godendo come una maiala! Quindi predisponendomi alla sua azione accettai di fatto e di buon grado di farmi sbattere da lui come una troia in una scopata terribilmente eccitante.

“mmmmm si mmmmmmmmmm si mmmm godo mmmmm

Papà non parlava ma lo sentivo ansimare in silenzio mentre si muoveva sopra e dentro di me.


Dopo qualche minuto cambiammo posizione. Mi ero messa a pecorina. Dalla forza che imprimeva quando spingeva il suo cazzo dentro di me capi che quella posa gli piaceva molto. Le sua mani come artigli, mi tenevano ferma mentre lui come un fantino in corsa si agitava dietro di me ficcando il suo cazzo tutto dentro la fica.  Dio che goduria avvertire quel cetriolo di carne scivolare nel mio utero e lo espressi a chiare lettere.

“MMmm si papà si mmmm papà mi piace! mi stai facendo impazzire grazie mmmm

Papà continua a stare zitto ma agiva. Dopo diverse posizioni mi trovai sopra di lui, in una strana smorza candela. Gli davo le spalle, lui mi reggeva dai fianchi e io mi agitavo sul suo grembo serrando il suo cazzo duro interamente nella mia fica

“mmmm si si mmmmmm

Il cazzo di papà era quanto di meglio potessi sperare in quel momento. La mia mente infiammata dal desiderio carnale si stava finalmente sfogando nel modo in cui aveva anelato durante l’autoerotismo estenuante fatto con un dildo di vetro.

Mmmm ai mmmmmm dio sto godendo mmmm si si mmmm

Ero pazzo di gioia e felice di sfogare la voglia che avevo represso in quei lunghi mesi di gravidanza. Mi sentivo al settimo cielo mentre il cazzo di papa incessante entrava in profondità dentro di me.

Dopo diverse intense pose fatte in tutte le maniere che papà gradiva, alla fine ci ritrovammo a scopare in una stupefacente missionaria. Papà mi sovrastava completamente. Lui si era incuneato tra le mi cosce aperte. Il suo ventre appoggiato al mio pancione. Ma la cosa straordinaria era il movimento energico del suo bacino tra le mie gambe spalancate mentre spingeva il suo meraviglioso cazzo dentro la mia fica ingorda e affamata di sensazioni forti.


Qualsiasi scopata mi avrebbe dato sensazioni strabilianti, ma quella era unica nel suo genere, perche si trattava di un rapporto incestuoso che si rivelò straordinariamente emozionate, perché suscitava sentimenti inauditi che non è facile descrivere.

Il rapporto incestuoso esaltava l’azione di papà e la mia. Nonostante lo stato di gravidanza mi scopava con grande energia e forza.
 
Alla fine di una lunga e possente penetrazione sentì la sua calda sborra che inondava il mio utero come un fiume in piena.

“Aaaaaaaaaammmmm mmmmmmmmmmmmmm

Papà alla fine dovette urlò per dare enfasi al suo sfogo.

Quel giorno segnò l’inizio di una meravigliosa relazione. E pensare che tutto era cominciato con una stupida gita scolastica.

Papà mi aveva confessato che mi stava spiando da molto tempo.
Quel pomeriggio era rientrato prima del previsto dimenticandosi di avvisarmi; quando mi sorprese in camera a masturbarmi rimase incantato dal mio corpo per cui restò a guardarmi in silenzio perché la scena lo eccitava; poi sedotto dalla sensualità dei miei gesti decise di partecipare idealmente sparandosi una sega; ma la provocazione del mio corpo accaldato era talmente irresistibile che non ha saputo controllare la tentazione di unirsi ai giochi.
Prima di avvicinarsi aveva imprecato con se stesso per le intenzione sbagliate, ma poi, vinto dal desiderio carnale giustificò il gesto pensando: “questa non desidera altro che chiavare! E che cazzo! Non sono mica di pietra! Devo mettere fine alle sue sofferenze! Ora ci penso io!

Così va la vita!

Guzzon59

giovedì 22 gennaio 2015

Cielo! Mio padre!

La mia storia è assurda ed ebbe inizio dopo dieci anni di matrimonio, quando a trentacinque anni, mi trovai a gestire un sovrappeso che, secondo il mio punto di vista, incrinò il rapporto coniugale.

Molte amiche mi consolavano dicendo che quei chili di troppo non erano poi tanto male e che non potevo ritenermi obesa bensì una donna in carne, molto attraente e piacevole esteticamente.

Non era così per mio marito. Infatti con il passare degli anni mi accorsi che lui non era più attirato da me; gli sguardi libidinosi lanciati sulle altre donna lasciavano intendere che non rientravo più nei suoi gusti estetici.

Nonostante abbia tentato di cambiare look adeguandolo al nuovo fisico, per esaltare i lati migliori, la delusione non venne meno perché tutti se ne accorsero tranne lui.

Il suo atteggiamento indifferente, alla fine, mi ha scoraggiato e quando la crisi raggiunse l’apice mi sono lasciata andare con un altro uomo, perché non solo apprezzava le mie qualità fisiche ma sapeva darmi sensazioni che mancavano nell’alveo domestico.


Capitolo primo (scritto da Guzzon59) Un amante perfetto.

La mia vita mutò una giornata di autunno; stavo rientrando a casa con l’autobus di linea, allorquando incontrai un vecchio compagno di scuola.

Dopo tanti anni non lo avevo riconosciuto. Da ragazzo era secco come una cannuccia, senza muscoli, quasi rachitico, con la faccia coperta di brufoli. Lo rammentai come lo sfigato della classe che non interessava ad alcuna ragazza, nonostante fosse intelligente e spiritoso. Infatti era bravo a raccontare barzellette e ad imitare i professori, per questo motivo spesse volte si cacciava nei guai.

Fu lui a riconoscermi per primo. Dopo un attimo di confusione, quando capì chi fosse rimasi stupita. Davanti a me c’era un uomo brizzolato, nonostante avesse la mia stessa età, dal fisico asciutto e robusto ma non grasso. Vestiva elegante con giacca e cravatta. Insomma il classico uomo maturo affascinante e molto attraente.

“Marco?
“Già!
“Ma sei tu?
“Si! Aspetta! prima che tu mi faccia la stessa battuta di Ilaria, te la ricordi?
“Si!
“Non sono stato a Lourds! Ahahahahah
“ahahah Ma cosa hai fatto? Sei più muscoloso! Il tuo viso e liscio! Sei diventato bello!
“ E senza foruncoli! Ahahahah
“Già!
“Un po di palestra e una vita sana! Ecco il risultato!
“Caspita! Nonostante i capelli quasi bianchi! Stai benissimo! Se vedessi gli altri! Roberto per esempio! Che era il più figo della classe ora è completamente calvo e grasso! Per non parlare degli altri!
“Anche tu stai bene!
“Mi prendi in giro? Se sono ingrassata come una balena!
“Scherzi! Se tutte le balene fossero come te! Le belle donne dovrebbero lottare a gomitate per spuntarla! Ahahahah
“ahahahhahahah ma dai! Sei il solito adulatore! Ahahah
“Dimmi che cosa fai nella vita? Ti sei sposata? Hai figli?
“Fermati fammi scegliere la busta!
“ahahahahhahah scusami! Parlami di te!
“Sono sposata da dieci anni! Ho due bambini! Un maschietto di sei anni ed una femminuccia di otto! Lavoro partime in un ufficio legale! In pratica correggo bozze!
“ahahahha cavolo! Eri la più brava in italiano! Partime?
“Si! Tre ore al giorno! Mio marito fa il vigile urbano!
“Porca puttana! Proprio ieri ho preso una multa per divieto di sosta! Ahahah forse è stato tuo marito a farmela hahahahah
“ahahahah non lo so! Ma so che è molto severo sul lavoro!
“Ho capito è uno di quelli che è… un stronz… insomma è  meglio non incontrare! Ahahahah
“Già! E tu che fai di bello nella vita? Sei sposato?
“Non sono sposato! Lavoro come funzionario di banca! Mi occupo di prestiti e finaziamenti! Roba seria da mal di testa!
“ahahah lavori in banca?
“Si!
“Ecco perché curi l’aspetto! Chissa quante donne ti vengono dietro!
“Si! ma no quelle che vorrei!
“ah ah mmm delusioni d’amore! Vero?
“diciamo che le cose non vanno mai come desideri!

Quella risposta mi fece impressione. Lo sguardo da sfigato non lo aveva mai abbandonato. Da ragazzo era divertente ma adesso, in considerazione che stavo vivendo un rapporto matrimoniale in crisi,  i suoi sentimenti mi erano affini, quindi mi suscitava compassione. Avrei voluto abbracciarlo e consolarlo con qualche carezza. Ma ci pensò il destino a farlo. Perché una brusca frenata dell’autobus mi proiettò tra le sue braccia.
Marco mi prese al volo e mi tenne stretta a se per non farmi cadere. L’autobuos riprese la corsa normalmente ma la sua mano rimase ancora cinta attorno alla mia vita.
Successe un fatto strano. Il contatto fisico improvviso ci fece fremere. Sentì il suo corpo vibrare e come una scossa che contagiò il mio.
Ci fissammo per pochi secondi, intensamente. I suoi occhi azzurri erano luminosi e splendenti. Aveva uno sguardo profondo che trasmetteva una sensazione che mi fece tremare la gambe.

Fu il classico colpo di fulmine.

“Io… io scendo alla prossima!
“Anche io… se ti..!

Una volta scesi. Continuammo a guardarci incantati. Nessuno dei due osava dire qualcosa. Da come mi guardava si capiva che gli piacevo.  Gli diedi la mano e prima che si allontanasse:

“Cosa volevi dirmi prima di scendere?
“Si.. insomma .. mi piacerebbe rivederti! Se ti va?

Senza esitare risposi:

“Si! – sembrava che non aspettassi altro- Si! Mi piacerebbe! facciamo domani?

Fu uno slancio emotivo imbarazzante, perché forse gli avevo dato l’impressione che mi stessi dimostrando troppo interessata a lui. Marco, infatti, sorrise sotto i baffi:

“Domani mattina? Certo! sono libero!
“Anche io! Potremmo incontrarci qui?
“Si! Allora a domani mattina! Ti aspetto alle dieci!
“Alle dieci va benissimo!

Dopo il primo incontro ci rivedemmo molte volte, fino a diventare amanti.

La prima volta successe a casa sua.
Eravamo talmente eccitati che facemmo l’amore in cucina, sul tavolo e sul piano cottura, come folli affamati di sensazioni estreme.
Il suo impeto mi sorprese, forse perché da anni non ero abituata ad essere presa in quel modo quasi selvaggio.
Mi aveva gettata supina sul piano della cucina poi, guardandomi come un lupo famelico, mi allargò le cosce invadendo come un feroce predatore il punto di incontro delle gambe. Era bello sentirsi desiderata da un uomo. Quello sguardo incantato su di me non lo avevo visto da molti anni.
Leccava da dio. La sua lingua forzava i recessi più intimi della vagina, mentre le sue mani guidate da una mente eccitata, marciavano decisa sulle cosce e sui fianchi fino a impossessarsi delle tette e sollazzarsi felicemente.

Era impossibile resistere a quell’uragano di stimoli globali che mi scombussolavano il basso ventre come un terremoto devastante all’ennesima potenza.

Quando ricambiai il fervore rimasi incantata davanti al suo cazzo. Grosso e lungo.
Il brutto anatroccolo era dotato; pensai che se all’epoca lo avessero saputo alcune amiche zoccole forse il suo destino non sarebbe stato quello di un ragazzo sfigato.

Appena lo afferrai, ne apprezzai la solidità e la potente durezza. Le nervature delle vene sembravano fiumi in piena in procinto di esplodere per quanto fossero ingrossati.

Quando attaccai a pompare il suo palo, Marco non resistette al desiderio di chiavarmi in bocca. Mi afferrò la testa e tenendola ferma iniziò a spingere il suo corpo. I suoi affondi inducevano la cappella a penetrare nella profondità della gola intasando l’esofago. Era difficile trattenere il respiro avendo quel grosso e lungo tubo nella faringe.

Nel momenti in cui soffrivo per debito di ossigeno lui lo capiva dallo sguardo allucinato e lacrimante. Si staccava e in quegli istanti sputavo conati di saliva schiumosa, colanti dagli angoli della bocca sul collo e sul petto.

Mi fu subito chiaro che Marco era un uomo abituato a dominare le donne. Gli piaceva dettare i ritmi e a me piaceva lasciarmi trascinare dalla corrente lussuriosa della sua mente prevaricante.

Da tempo presi l’abitudine a indossare lingerie erotica che lui apprezzava molto. Così mi abituai a vestirmi in modo provocante.

Gli piaceva vedere le mie gambe velate da calze, trasparenti, che lasciavano scoperti la pelle bianca nella parte superiore delle cosce.

La prima volta in casa sua, dopo avermi presa in tutte le posizioni che la sua immaginazione gli suggeriva, mi bloccò a pecorina sul pavimento della cucina, scaricando la sua voluttà nella mia fica, senza porsi limiti, sfogando la tensione che aveva accumulato durante gli incontri clandestini, in auto, nei cessi dei bar, nei parcheggi dei supermercati, nei garage, in luoghi e tempi che non avevano consentito di appagare come volevamo le nostre brame.
Appena il rapporto intimo si rafforzò la sua casa divenne l’alcova dove consumavamo i nostri incontri di amanti diabolici e passionali.

Quelle abitudini si interrompevano solo in occasione della visita della madre, ma dopo un po decidemmo di risolvere ripiegando nei motel. La passione che ci aveva uniti era troppo intensa e non volevamo perdere tempo in attese inutili.

Più tardi in considerazione dei rischi connesse alla frequentazione dei motel, iniziammo a incontrarci anche in casa mia, la mattina, quando mio marito era in servizio.

Il rischio era alto, ma con un po di prudenza diventava minimo perché mamma e papà lavorano, i bambini erano a scuola..

Marco, prima che cominciasse a frequentare la mia casa diventò un amico di famiglia.
Con mio marito condivideva la stessa passione per la pesca.

Capitò una cosa curiosa perché col tempo mio marito cominciò a pensare che Marco fosse un omosessuale. Il fatto che non parlasse mai di donne; che vivesse da solo e che non lo avesse mai visto in compagnia di una ragazza lo aveva insospettito. Anche i miei genitori suggestionati da mio marito videro nel suo comportamento un aspetto legato alla omosessualità.

Quel giudizio avventato tuttavia poteva servire la nostra causa. Il fatto che mio marito e i miei genitori lo giudicassero gay mi permetteva di frequentarlo apertamente e senza suscitare sospetti. Anzi mi divertivo anche a rinforzare quel giudizio errato.

Vivevo un periodo di appagante tranquillità psicofisica, perché in Marco avevo trovato l’amante ideale. Entrambi non volevamo complicazioni esistenziali con separazioni o divorzi con eventuali conflitti dovuti a cause civili. Sia lui che io ci accontentavamo dei momenti in cui potevamo scatenare le nostre voglie, evitando di esporci con incontri pericolosi.
La sua comparsa nella mia vita aveva risolto la crisi matrimoniale.
Le poche soddisfazione che ricevevo da mio marito venivano compensate alla grande dalle molte che mi offriva Marco. Costituimmo un menage a tre che stava funzionando meravigliosamente e in modo perfetto.

Ma il diavolo fa le pentole e mai i coperchi.

Capitolo secondo (scritto da Guzzon59:  Incredibilmente l’incesto.

Successe che Papà fu messo in cassa integrazione. La sua presenza in casa, la mattina, complicò i piani e rendeva difficile il collaudato menage a tre.
Tuttavia in considerazione che gli appartamenti erano situati su piani differenti ci garantiva comunque una certa sicurezza. Inoltre le frequentazioni di Marco non avevano mai allarmato i miei familiari.

Una mattina, tuttavia successe l’imprevedibile.

Quel giorno la mamma di Marco era venuta a fargli visita. Così toccò a me ospitarlo.
Quel giorno mi ero agghindata da grande troia: Sottana trasparente di seta nera, calze fine e reggicalze, tanga succinto e scarpe nere con tacco. Avevo profumato l’ambiente con essenze esotiche che alteravano la percezione dell’aria, favorendo l’eccitazione ed il desiderio.

Marco arrivò puntuale. Come d’abitudine iniziamo a baciarci scatenandoci prima all’ingresso, poi lungo il corridoio e infine in camera da letto.
Mentre lui stava terminando di spogliarsi, mi ero impegnata in un intenso giochetto con il suo cazzo duro come la pietra.

Il gioiello mi incantava ogni qual volta che lo soppesavo e l’accarezzavo; quel
giorno prima fu preda della mia bocca ingorda che lo succhiava fino all’elsa, poi fu schiavo delle mie mani vogliose che lo segarono con forza e quando lo imprigionai nelle mie tette per stimolarlo lungo tutta la sua lunghezza successe l’apocalissi:

“Ma che cazzo sta succedendo qui?
“Cielo! Mio padre?

Rimanemmo di ghiaccio appena comparve la figura di papà sulla soglia della camera da letto.

Marco imbarazzato afferrò velocemente i suoi vestiti e in pochi minuti scomparve dalla scena fuggendo come una lepre braccata da un segugio.

Papà, avvolto nell’accappatoio di spugna, in ciabatte, con le braccia incrociate, mi fissava come se volesse incenerirmi solo con lo sguardo. Inoltre da una mano pendeva una mazza da baseball.

Nei suoi occhi vidi brillare la rabbia selvaggia dei lupi.
Rimasi ancora inginocchiata davanti al letto. Incapace di alzarmi. Bloccata da quella situazione imbarazzante. Marco intanto era scomparso e mi sentivo abbandonata e terribilmente esposta all’ira di papà.

“Ma che razza di donna sei? In casa tua? Mentre tuo marito lavora? Peggio delle puttane di strada! Guardati come ti sei ridotta! Non ti riconosco più! Mi sembri una troia! Eravate talmente accaldati come cani, che non vi siete curati di chiudere la porta! Mi vergogno di avere una figlia come te!

Accidenti! Proprio così! Non avevamo preso le dovute precauzioni. Incredibilmente avevamo lasciato la porta aperta, addirittara spalancata. Fu una vicina di casa a contattare papà avvertendolo che la porta era aperta e di  aver sentito delle voci strane; preoccupata temeva che mi fosse successo qualcosa perché aveva notato un uomo entrare in casa mia. Papà, a sua volta allarmato, si era munito di una mazza di baseball precipitandosi in casa mia senza curarsi di vestirsi. I suoi capelli infatti erano bagnati e lasciavano intendere che stesse facendo la doccia.

“Mio dio! Quel coglione! Pensavo che fosse un frocio! Invece quello stronzo si fotteva la compagna di scuola facendo cornuto un uomo a cui aveva fatto credere di essere un amico! Ma che razza di uomo è? Infilarsi nelle famiglie e tradire la fiducia della gente! E tu guardati! Come ti sei ridotta! Fai schifo! Tradire un uomo che ti mantiene e ti fa vivere come una signora!

Quella frase mi fece incavolare, e presa dall’ira gli urlai:

“Basta! Basta! Giudicare dalle apparenze! Claudio non mi ama più! Mi tratta come un oggetto di nessun valore! Anzi forse gli faccio schifo come donna! Che cosa ne sai tu? Claudio non è quel grande uomo che credi che sia! È un bastardo egoista che pensa solo a farsi i cazzi suoi!
“E tu? cosa hai fatto per cambiare le cose? Ti sei fatta scopare da un altro! Lo hai sostituito a letto! Non sei diversa da lui! Porca puttana ti sei comportata come una troia!

Mi afferrò dai capelli trascinandomi in salotto. Scomparve per pochi secondi per ritornare con il grosso mestolo di legno che tenevo in cucina attaccato al muro, come ornamento. Brandendo il ramaiolo:

“Da bambina era tua madre a punirti quando facevi le cazzate! Ed io pronto a difenderti! Ma ora sei una donna adulta e dovresti capire che tipo di cazzate combini e questa non è di poco conto!  penso che le sberle di tua madre in questo momento non sarebbero sufficienti a punire la colpa di cui ti sei macchiata! Ci vuole una punizione corporale dolorosa che ti lasci il segno! e so cosa ci vuole!
“Che cosa vuoi fare?
“Inginocchiati sul tavolino! Adesso!
“ma papà! Sei impazzito!
“non sono pazzo! Devo sfogare la rabbia che mi bolle dentro! Ti sei comportata come la peggiore puttana di strada! Hai messo in pericola la tua famiglia! Meriti una lezione! Lo devo fare! Per il bene tuo e del tuo matrimonio! Se devo tacere per sempre e portarmi questo segreto nella tomba! Almeno lo voglio fare a modo mio! Ti devo punire! Ora inginocchiati sul tavolino!

I suoi occhi brillavano dalla rabbia. Il tono della voce era determinato. Brandiva il mestolo come un oggetto minaccioso, con l’intenzione di usare contro di me. Il suo comportamento mi intimoriva.
Tuttavia successe un fatto strano, papà mi stava dominando con il suo carattere violento. Mi stava trattando da schiava e voleva infliggermi pene corporali, quindi invasive. La paura si tramutò in un sentimento inaudito: emozionata, fremevo nell’attesa di ricevere la pena corporale.
Lo fissai intensamente. Il suo sguardo irato mi faceva tremare le gambe. Ero turbata dalla paura all’idea che il mestolo mi avrebbe colpito.

Non opposi alcuna resistenza, ubbidiente come un agnellino eseguì i sui ordini, quindi mi predisposi nella posizione che mi aveva imposto d’autorità. Inginocchiata sul tavolino del salotto. Sapendo quali fossero le sue intenzioni mi preparai mentalmente a subire gli effetti dolorosi che il mestolo avrebbe prodotto sulle mie terga. Iniziò subito a colpirmi senza preavviso.

“To! to! Prendi! prendi!

Ciaf! Ciaf! ciaf!

La parte piatta del mestolo di legno batteva violentemente contro la pelle delle natiche. Il dolore era forte, strinsi i denti cercando di sopportare il male e il bruciore.

“Ciaf! Ciaf! Ciaf…

Poi non sentì più nulla. Si era fermato. Pensai che l’amore paterno avesse avuto il sopravvento.

Non mi mossi. Fino a quando non me lo avesse ordinato lui decisi di restare ferma in quella posizione, in attesa che riprendesse a colpirmi ovvero mi lasciasse andare.

C’era un silenzio strano; Inoltre pensai che i colpi inferti erano stati pochi rispetto alla grande rabbia che lo animava.

Mentre riflettevo su quel fatto, successe qualcosa di sbalorditivo. Ad un tratto avvertì la sua mano che spostava di lato il perizoma, poi percepì qualcosa di duro che iniziava a premere tra le fessure della figa.

In quei momenti lo sentivo agitarsi dietro di me, avvertendo un insolito contatto fisico; quando iniziò a sforzarsi compresi che l’oggetto duro che stava affondando dentro di me era il suo cazzo. Fui scioccata. Non ebbi nenache il tempo di reagire perché la penetrazione mi aveva colto di sorpresa e lui aveva subito iniziato a chiavare in modo estenuante. Inoltre quell'assalto improvviso mi aveva paralizzato in uno stato di godimento così intenso che mi indusse persino a lamentarmi dal piacere.

“Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmmmmmmmmm

Il gemito mi uscì spontaneo. Non mi sembrava possibile che papà stesse abusando di me; non c’era il tempo di ragionare perché papà continuava a chiavarmi con foga. Mi sembrava una situazione inconcepibile ma reale, perché incredibilmente quello che si muoveva dentro di me era veramente il suo cazzo.

La penetrazione inoltre fu facilitata dal fatto che avevo la fica bagnata dall’eccitazione provocata dal dolore dei colpi di mestolo inferti sulle natiche. Ribellarsi era impossibile perché  il godimento intenso che stavo provando mi teneva praticamente inchiodata sul tavolino. Papà inoltre mi aveva bloccata con il suo grande ardore sfogato con veemenza, sembrava un ariete. Non era neanche il caso di indiganrsi per l'abuso e restare inerti cercando di soffocare quel godimento che di fatto mi stava sconquassando la fica, quindi iniziai a partecipare attivamente:

“Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmmmmmm aaaaaaaaa

Liberati i freni inibitori, cominiciai ad apprezzare il piacere che il suo cazzo mi stava procurando. Dio mio, mi sembrava di morire. Mi ero afferrata saldamente al tavolino per ammortizzare i suoi colpi devastanti. Mi stava scopando con rabbia e determinazione. Era certamente la sua ira a guidarlo. Non aveva più l’accappatoio e il corpo secco e nervoso si muoveva nudo dietro di me.

Papà era un uomo magro e ossuto. Il suo bacino solido impattava contro le mie natiche senza darmi alcun fastidio. Mi teneva saldamente dai fianchi mentre ficcava il suo cazzo dentro di me, con una forza incredibile.
Per dare slancio ai suoi affondi si aiutava con i piedi che facevano leva sul pavimento favorendo i suoi movimenti micidiali.

Passato lo scioc iniziale, mi predisposi favorevolmente al quell’assurdo rapporto incestuoso, ed accettando quell’impensabile invasione iniziai a gemere e ad imprecare il suo ardore.

“aaaaaaaaaaaaaaaa si mmmmmmmmmmmmmm si si mmmmm dio papà mmmmmm sto godendo mmmmmm

Alla fine anche papà ruppe il silenzio:

“Puttana! Sei una puttana! To to puttana mmmmm to puttana! Vuoi fare la puttana? E
così sia! Ti piace il cazzo? Ora ti accontento io puttana!
“si mmmmm si mmmmm dio godo mmmmm si mi piace il cazzo mmmmmm

La follia o forse l’effluvio delle essenze esotiche avevano avuto un ruolo determinante in quel cambiamento di programma.  Certamente la vista delle mie terga esposte a pecorina al suo sguardo lo devono avere eccitato fino a indurlo ad intraprendere quella via inaudita per padre.
Mi insultava con impropri insulsi esaltandosi nella sua azione incestuosa.
Non so, se si fosse reso conto di quanto stava succedendo. Ma la cosa non mi importava più di tanto, perché accettai coscientemente quella strana punizione che tutto sommato dava piacera anziché pene corporali, e si adattava perfettamente alla mia attitudine trasgressiva; non ero soltanto una moglie infedele e puttana ma una figlia incestuosa e zoccola a cui piaceva scopare con il padre. Il massimo della spregiudicatezza e perversioni immaginabili.

“Mmmmmmm si mmmmm si si si godo mmm dio sto godendo mmmm si si papà mmmm
“to puttana! Troia! Sei una troia! Allora non sei più mia figlia! Ma sei una puttana di strada! To to
“si si mmm si si si sono una puttana! Oddio sto godendo mmmmmm
“ora lo devi prendere in bocca ho visto che ti piace fare i pompini!

Mi venne davanti. Il suo sguardo era allucinato. Sembrava posseduto da un demone.
Parò davanti al mio naso il suo cazzo che era bellissimo. Duro e grosso. L’ho amato da subito. Mi afferrò la testa e me lo infilò in bocca.
Appena senti la tonicità del suo pene nelle gote attaccai a pompare come piaceva a me; lo succhiai intensamente e per molto tempo.

“Adesso andiamo sul letto, qui sono scomodo!

Lui ordinava e io eseguivo senza problemi, ormai succube della sua mente sconvolta dell’eccitazione e dai suoi istinti animali. Serva di un padre padrone, il massimo godimento che una donna potesse sperare di sperimentare.

Come un selvaggio mi strappò la camicia di seta nera lasciandomi solo le calze, poi mi gettò sul letto a pecorina e da dietro riprese a scoparmi con la stessa foga di prima. Anzi i suoi affondi sembravano più incisivi e devastanti.

“Aaaaaaaaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmmm dio mmmmm papà mmmmm

Il godimento era talmente forte che mi sembrava di perdere i sensi. Era una situazione infernale, incredibilmente straordinaria. Difficilmente descrivibile se non si sperimentasse di persona.

Papà continuò a chiavarmi in tutte le posizioni e dopo una estenuante pecorina, che metteva in luce una grande energia del suo fisico asciutto, alla fine di una serie infinita di affondi, penetranti e devastanti:

“aaaaaaaaaaaaaaa mmmmmmmmmmmmmmmm aaaaaaaaaaaa si si mmmm to to puttana! puttana! to Puttana!

Si alzò in piedi, mi venne davanti e menando il cazzo lo fece sborrare sul mia faccia. Era la punizione che meritavo; la massima umiliazione.

“Aaaaaaaaaaaaaa mmmmmm aaaaaaaaaaaaaaaaa

Tuttavia ero estasiate ed ancora in prede agli spasmi del godimento e come una pazza
spargevo il suo seme sulla bocca e sulle tette, succhiando ingorda le dita impregnate del liquido che mi aveva generato.

Il menage da quel giorno diventò a quattro. Non avrei mai rinunciato a Marco.
Lo convissi a riprendere il rapporto mentendogli. Gli dissi che papà era stato comprensivo e che aveva capito la natura del mio tradimento. A lui premeva la mia felicità. Per questo ci esortò ad essere prudenti. Ma con la sua complicità la tresca divenne più sicura.

Non ho mai confessato a Marco che ero diventata anche la puttana di papà.

Così va la vita
Guzzon59